Negli ultimi anni il termine “Musou” è diventato sempre più d’attualità, accrescendo la sua fama nel panorama video ludico nostrano e non solo, ma è tanto tempo che questi giochi girano sulle nostre console. Sono passati quasi 20 anni dall’uscita del primo titolo del genere ed in Giappone è sempre stato sinonimo di vendite, facendosi un nome sempre maggiore come sinonimo di titoli Action, con caratteristiche molto simili al classico Hack And Slash, nato ed attribuito ai titoli di Omega Force e Koei (ora Koei Tecmo), contraddistinti dal singolo personaggio buttato in mezzo alla mischia dovendo lottare, con un mix di azioni spettacolari e spesso irrealistiche, contro orde di nemici quasi interminabili e boss relativamente temibili.

Questo genere, sin dalle sue prime uscite, ha avuto sempre i medesimi punti di forza e debolezza; per il primo caso possiamo citare: grande divertimento, grazie alle sue manovre incredibili e gameplay solitamente fluido ha sempre concesso tante ore di spensieratezza a chiunque li abbia mai apprezzati, una piccola nota RPG, essendo nato nel sol levante è quasi impensabile vi sia l’assenza di una leggera dose di gioco di ruolo e questo regala sempre quel qualcosa in più, un atmosfera particolare, di cui ne parleremo più avanti nello specifico date le miriadi di ambientazioni viste ed infine l’alta longevità, essendo tutti altamente rigiocabili e potenzialmente quasi infiniti.

L’altra faccia della medaglia ha sempre visto la presenza di difetti importanti, portando spesso e volentieri tanta gente ad evitare anche solo di provarli, alcuni esempi lampanti sicuramente sono: l’enorme ripetitività, questa racchiude la maggior parte dei problemi poiché le azioni possibili sono sempre le stesse e vengono ripetute quasi inesorabilmente per ore ed ore, la poca interazione, tutti quelli usciti finora sono assolutamente carenti in quanto interazioni possibili con le ambientazioni ed un lato tecnico spesso trascurato, specialmente nella scorsa generazione sembrava essere un aspetto secondario rispetto a tutto il resto, ma si sa l’occhio vuole la sua parte.

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Si è parlato solo degli aspetti più lampanti, ma ce ne sono molti altri racchiusi in questi titoli, che spesso neanche sono conosciuti data la loro natura di nicchia; anche se le uscite nel corso degli anni sono state molteplici con qualsiasi protagonista possibile. Partiamo dalle saghe di Dynasty Warriors, in cui vengono narrate le gesta romanzate dei grandi guerrieri cinesi all’epoca della guerra dei Tre Regni (Wu, Shu, Wei), giungendo poi a Samurai Warriors, analogamente al precedente vi sono presenti tantissimi samurai leggendari del periodo Sengoku (quali per esempio Masamune Date e Nobunaga Oda), fino alla riproposizione di anime/manga o di altre saghe videoludiche snaturando quasi sempre il loro generare natio.

Un esempio recentissimo è l’acclamato Dragon Quest Heroes L’alberto della vita e la radice del male, titolo d’assoluta qualità che prende una famosissima saga come quella di Dragon Quest e lo trasforma in un concetto di gioco totalmente diverso dal puro JRPG, altri esempi sono Hyrule Warriors (con protagonista il mondo di Zelda), Dynasty Warriors Gundam e si aggiungono riproposizioni da anime come: First of the North Star Ken’s Rage, Oce Piece Pirate Warriors e Arslan The Warriors of Legend (la cui uscita è imminente nel mese di Febbraio). Questi in Giappone interpretano il ruolo di trascinatori realmente importanti di vendite anche delle singole console in cui escono, cavalcando l’onda del loro successo in televisione o nella loro versione cartacea.

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Tutte le ambientazioni di cui si è parlato sono realizzate con grande cura, trasportando quasi fedelmente le storie realmente narrate originariamente, rivisitate tutte in modo più eroico e romantico; un esempio di questa qualità è lampante in Samurai Warriors, dove i ciliegi in fiore la fanno da padrone portando su schermo un atmosfera spettacolare da vedere, ma anche la desolazione presente in First of the North Star (per i fan di Ken il Guerriero) è semplicemente quasi perfetta, dimostrando, nonostante i difetti che incorrono quando si parla del lato puramente tecnico, una grande cura per i particolari e fortunatamente nella generazione in corso pare esserci un deciso cambio di rotta per quanto riguarda la mera grafica, con ultime uscite ricche di effetti luce e texture (uno su tutti è Samurai Warriors 4) che non sfigurano minimamente in confronto ai diretti competitori.

Questa è la mia piccola analisi sulla “riscoperta” di un genere potenzialmente incredibile, ricco però di pecche sempre smussabili col tempo, che merita di essere maggiormente conosciuto nel nostro paese, ma in particolare almeno provato, dato che potrà piacere molto più di quanto si possa pensare, sempre se non si detesti visceralmente la ripetitività.

La prima puntata della nuova rubrica “Alla riscoperta dei generi” è finita qui, rimanete sintonizzati per future riproposizioni con protagonisti altri generi del mondo video ludico e tanto altro ancora!

 

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