Sono passati già molti anni da quando abbiamo stretto tra le nostre braccia da videogiocatori il primo NieR, tanto discusso, ma anche altrettanto amato da molti. La geniale mente dietro a tutto ciò è Yoko Taro, autore anche della serie Drakengard che per certi versi è il prequel di questo nuovo brand. Nonostante nessuno si aspettasse un ritorno di questa serie, ecco che Yoko Taro a sorpresa si presenta sul palco di Square-Enix con NieR Automata, stavolta accompagnato dai formidabili ed acclamati Platinum Games, conosciuti per la loro grande abilità nel creare dei combat system degni di nota. Nella loro complessità, i giochi del simpatico sviluppatore nipponico, sono sempre stati mediocri a causa di un comparto tecnico non sempre al passo con i tempi, basti vedere il più recente Drakengard 3, che riscontra diversi vertiginosi cali di framerate sulla vecchia figlia di Sony ovvero PlayStation 3. Questa volta però, ci sono tutte le carte in tavola per sfornare un titolo ottimo a livello narrativo – come gli altri – ma stavolta, accompagnato da un comparto tecnico valido e competitivo, pronto a fronteggiare il mercato odierno e ad offrire un esperienza unica nel suo genere. Inutile dire che l’esperimento è andato a buon fine, il titolo che è finalmente giunto nelle nostre mani rappresenta perfettamente l’opera d’arte che Yoko Taro è finalmente riuscito a donarci insieme ai Platinum Games, un esperienza particolare, emozionante, ma soprattutto unica. Il nostro resoconto è finalmente giunto, dopo diverse sessioni che hanno totalizzato ben oltre le sessanta ore di gioco.

Per la gloria dell’umanità!

La nostra eroina 2B ed il suo compagno 9S, fanno parte di un organizzazione chiamata YoRHa, dedita alla salvezza del genere umano. Da qualche tempo ormai, gli esseri umani sono stati trasferiti sulla luna, distanti da casa visto la ribellione delle biomacchine, minacce che hanno preso vita per colpa di alcuni esseri viventi classificati come “Alieni”. Questa divisione ha il principale compito di difendere l’umanità e riuscire a debellare la Terra da questa minaccia. La squadra YoRHa è costituita da androidi, che non hanno il diritto di provare emozioni per non compromettere la missione che devono adempiere. La nostra missione prende inizio in una spedizione verso una fabbrica del quale si è avvertita la presenza di una biomacchina di classica “Goliath”, una di quelle più gravi, ad accompagnarci – come preannunciato prima – un androide di nome 9S appartenente alla classe degli scanner. Dai primi dialoghi tra i due, possiamo apprendere come 2B sia molto distaccata dal ragazzo, fredda e che è principalmente coerente con gli ordini che gli sono stati impartiti. Senza troppi rallentamenti, ci ritroveremo nel fulcro della storia, anzi, nell’apparente storia, visto che molto più avanti ci ritroveremo un quadro ancor più ampio di quel che possiamo immaginare.

La drammaticità e l’emozioni forti sono onnipresenti in ogni fase, già dalle prime ore si può avvertire come Yoko Taro voglia far immedesimare il videogiocatore in queste vicende molto ardue e complicate, che sembrano non trovare una via di sbocco. Come è solito fare il crudele sviluppatore nipponico, la storia non è fin da subito chiara, alla fine della nostra prima giocata sembrerà che il tutto si è concluso in maniera fin troppo sbrigativa, ma non è così, visto che quella che apparentemente sembra essere la fine del gioco non lo è, basterà caricare il proprio salvataggio per ritrovarsi a vivere altre “trame” che ci faranno apprendere meglio questa narrazione, che ci condurranno verso il vero e toccante finale. L’aspetto psicologico degli androidi e biomacchine gioca un ruolo fondamentale, dove il dubbio dell’esistenza grava su questi e cosa può comportare a lungo andare una situazione di “insanità mentale”. Possiamo dirvi con certezza che NieR: Automata riesce a raccontare una delle storie più belle e particolari, ma soprattutto uniche in questo settore videludico, riesce a raggiungere vette dove altri non hanno mai osato, in una storia ricca di colpi di scena, da un messaggio molto profondo e toccante. La sceneggiatura è ottima, ci sono scene di tutti i tipi così come con le inquadrature, ricche di dettagli importanti ai fini narrativi.

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Androidi e Biomacchine emotive

Dalla sua, NieR: Automata propone dei personaggi indimenticabili, partendo dalla sensuale protagonista 2B, complessa e con un background veramente tosto, ma delicato e toccante come le sue linee. Anche il giovanissimo 9S è un personaggio degno di nota, forse si tratta di quello con il lato psiche molto più complesso di tutta l’opera, un individuo che fino alla fine riuscirà a dar qualcosa al giocatore. Per quanto riguarda la terza ed ultima protagonista, A2, non possiamo approfondirvi nulla per evitare spoiler, ma possiamo sicuramente confermarvi che si tratta di un personaggio che giocherà un ruolo molto importante in tutta la vicenda narrata dal gioco e lascerà anche lei un messaggio importante alla fine del racconto. Durante il gioco ci saranno tantissimi momenti che ammiccano l’occhio ai tre Drakengard, ma soprattutto al primo NieR, importante all’interno delle vicende dei soldati di YoRHa. Le ambientazioni giocheranno un ruolo chiave per la produzione di Square Enix, una terra desolata, ma allo stesso tempo infestata da biomacchine che nonostante la devastazione ha molto da dire, evocativa e meravigliosa, in certi frangenti sfoglia, ma non per dimenticanza degli sviluppatori, ma bensì, perché la narrazione lo richiede. Lo abbiamo ribadito più volte, la storia di NieR Automata è eccellente, il finale è altrettanto soddisfacente, aggiungendo sempre dei pezzi nuovi a questo tripudio di emozioni forti e vivaci dove Yoko Taro si è divertito nuovamente a giocare con i sentimenti di chi sta vivendo questa nuova storia cruda, ma ammaliante.

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Il piacere di un comparto tecnico solido

In NieR: Automata non è si è mutata totalmente la formula lasciata in eredità dal suo predecessore, ma è stata solamente rivisitata e perfezionata, andando a smussare quei difetti che tanto hanno fatto discutere diversi anni fa. Essendoci dietro la geniale mente dei Platinum Games, il gameplay risulta molto frenetico e divertente, le combo della nostra 2B sono brutali, ma delicate, con delle movenze sensuali che risaltano anche il suo corpo che sprizza femminilità da tutti i pori. Ogni protagonista ha uno stile di combattimento proprio, appunto di questo volevamo accennarvi che 9S essendo solamente un androide di supporto – anche detto scanner – non è abile nelle battaglie, ma padroneggia lo scontro attraverso la manomissione delle biomacchine, un mini-gioco dove ci ritroveremo con un puntatore a distruggere le anomalie fino ad arrivare al nucleo principale, una volta completato il mini gioco, vedremo il nemico di turno saltare in aria o per lo meno, provocargli un danno consistente. Le combo non sono così semplici come nel primo NieR, il titolo richiede astuzia e una elaborata strategia, dato che schivate e colpi ben assestati sono la chiave che porta alla vittoria, tutto ornato ovviamente dalle giuste combo e dal giusto tempismo, a causa di nemici molto tosti, dotati da una intelligenza artificiale veramente competitiva e reattiva. Gli scontri saranno totalmente aperti, quindi senza difese, visto che non è presente un opzione per potersi parare, a questa, viene in soccorso la schivata che fungerà anche da “parry” permettendoci di contrattaccare a ogni schivata effettuata perfettamente. Nella battaglia ci viene in soccorso il nostro adorato POD, che prende quasi il ruolo del vecchio Grimoire Weiss del primo NieR, sferrando dei proiettili e delle raffiche veramente devastati se ben sfruttate. Il nostro POD sarà completamente personalizzabile, possiamo affidargli diverse abilità e tecniche, inoltre, sarà possibile averne più di uno, ma dovremo prima trovarli e ripararli durante la nostra giocata. La fluidità delle battaglie è da lodare, un lavoro spettacolare che porta la giocabilità a livelli mai visti prima, battaglie frenetiche e mai stancanti, accompagnati da una sceneggiatura da brivido. Seguendo la falsariga del predecessore, NieR Automata, propone delle sessioni shooting vecchio stile, in alcune sezioni in due dimensioni e altre tridimensionali, marchio tipico di Yoko Taro. Il tutto arricchisce in maniera sublime la produzione, specialmente in queste scene di shooting con l’esoscheletro della classe YoRHa, piacevoli e che non guastano nel ritmo narrativo della produzione. A subire questo cambio di sceneggiatura non sono solo le battaglie a bordo dell’esoscheletro, ma anche durante gli scontri normali, ritrovandoci con un inquadratura da Platform bidimensionale.

Dentro questa miscela di piaceri non poteva mancare un sistema di potenziamento dei nostri eroi, infatti, sarà possibile potenziarli attraverso dei chip – effettivamente essendo degli androidi si amalgama perfettamente l’idea – di potenziamento, che potranno essere acquistati attraverso dei materiali che troveremo uccidendo le tanto odiate e perfide biomacchine di turno. I chip installabili hanno un limite, i nostri protagonisti hanno una memoria tipo storage di un HDD, dove è possibile raggiungere un certo limite di “installazioni” che in seguito sarà possibile ampliare attraverso alcuni compiti secondari.

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Difficoltà all’orizzonte?

Padroneggiare il tutto però, richiederà tantissimo tempo, trattandosi di una combinazione di scelte abbastanza particolari e non molto immediate, visto che bisogna valutare sempre da battaglia in battaglia quale parametro è più utile da potenziare per non ritrovarsi scoperti difronte ai nemici. Avremo a disposizione pure dei venditori e dei potenziatori di armi, questi ci permetteranno di acquistare diverse stazze di armi – come accadeva in Drakengard e il primo NieR –, ognuno con un suo moveset, da quello più scaltro a quello più pesante, ma incisivo nel danno. Diverse battaglie con i Boss c’hanno dato del filo da torcere lungo la nostra giocata, specialmente nelle fasi finali delle storie alternative, dove la difficoltà subisce un impennata pazzesca, ma che non dispiace, lanciando così una sfida in più al giocatore che si sta cimentando nell’impresa di compiere tutti i finali di NieR: Automata. Una volta terminata la storia, la situazione si inverte, avremo il totale controllo sui nemici, risultando l’esperienza fin troppo facile e banale, rimuovendo totalmente il senso di sfida creato verso la fine della storia. Quindi sì, se c’è un difetto da trovare nell’ultima fatica di Yoko Taro è proprio quella del bilanciamento della difficoltà, non troppo coerente e sbilanciata in troppi frangenti.

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Visione e sonoro, un miscuglio di sensazioni piacevoli

Già avevamo potuto godere dei bellissimi ambienti di gioco attraverso ai primi artwork rilasciati dagli sviluppatori, ma vederli dal vivo hanno un tutt’altro effetto. Le ambientazioni sono molto evocative e provocano grandi soddisfazioni, partendo dalla location principale della città devastata, dove la natura ha preso il sopravvento sulle cose materiali dell’uomo. Il verde è un po’ ovunque, è la parte predominante delle ambientazioni di NieR: Automata, ma non è l’unica a mantenere lo stupore del giocatore, basti vedere il Luna Park, luminoso e particolarissimo, un tocco d’arte magistrale donatoci dagli sviluppatori. Purtroppo ad affliggere cotanta bellezza vi è un framerate non sempre solido come i tanto promessi sessanta frame per secondo, ma anche un comparto grafico non proprio privo di difetti, con rozzi poligoni e pop up continui lungo l’esplorazione, che fanno quasi sempre storcere il naso. Per quanto riguarda i personaggi principali, beh, possiamo dirvi che sono gli unici a essere gestiti in maniera maniacale a livello grafico – e no, non solo per il didietro di 2B, sporcaccioni -, proponendo un aspetto visivo piacevole lungo l’utilizzo del nostro personaggio. Altro difetto che abbiamo riscontrato durante la nostra prova è che durante i caricamenti degli ambienti, capita più volte di vedere il gioco fermarsi per qualche secondo e poi riprendere, come se per un attimo si fosse freezzato. Le animazioni son ben gestite e dettagliate, peccato però, che durante i dialoghi dei personaggi se puntiamo la telecamera su di loro, noteremo che la bocca è ferma, nonostante questi gesticoleranno durante i dialoghi.

Il comparto sonoro è veramente eccellente, gli effetti sonori sono più che piacevoli, le biomacchine emettono degli effetti “macchinosi”, un po’ quello che ci si aspetterebbe da parte di alcuni rottami vecchi. Anche il doppiaggio inglese va assolutamente lodato, i doppiatori hanno svolto un lavoro superbo, sono riusciti a rendere molto espressiva la voce creando un contesto coerente con quel che succede sullo schermo. Per quanto riguarda la colonna sonora, vediamo protagonista di questo tripudio di emozioni forti, il maestro Keiichi Okabe, che lo ricordiamo per il recente Drakengard 3 e il suo emozionantissimo brano “The Silence Is Mine”. La soundtrack composta dal maestro accompagna perfettamente la storia narrata in NieR: Automata, con pezzi delicati e lirici al momento giusto, riscaldando gli animi dei giocatori ed a condurli fino alla fine di questo emozionante viaggio targato Yoko Taro.

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Commento Finale

Siamo infine giunti alla fine di questa lunghissima recensione dedicata a NieR: Automata. Fortunatamente possiamo promuovere con un ottimo voto la nuova produzione di Platinum Games e Yoko Taro, si tratta di una delle produzioni più belle che quest’anno ci potevano donare, una storia emozionante e profonda, che lascia il suo segno nella pelle del videogiocatore. Nonostante qualche difetto nel comparto grafico, è difficile non ammirare le ambientazioni evocative e uniche di questa produzione, i colori sono sopraffini, inoltre riesce a ritagliarsi un piccolo spazio nelle ambientazioni più belle del settore videoludico all’interno del proprio cuoricino. In conclusione, possiamo dire che NieR: Automata c’è piaciuto, un titolo che va assolutamente giocato se siete fan delle opere di Yoko Taro, di Platinum Games o in generale, delle storie ben raccontate, ma uniche nel loro genere, un diamante che non dovrebbe mancare nella ludoteca di ogni videogiocatore che si rispetti.

NieR: Automata

NieR: Automata
9.2

Voto

9/10

    Pros

    • Narrazione emozionante fino alla fine
    • Ambientazioni uniche ed ammalianti
    • Personaggi indimenticabili
    • Soundtrack sublime
    • Gameplay targato Platinum Games

    Cons

    • Certe volte il framerate non è stabile
    • Texture non sempre eccelse
    • Difficoltà sbilanciata in certi frangenti
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