Una delle dicerie più diffuse nella scena videoludica odierna è la questione del combattimento a turni: sempre più giocatori sono convinti che i turni siano retaggio di un passato ormai lontano essendo oramai una meccanica di gioco stantia e chiusa al rinnovamento.
Atlus, per l’ennesima volta nella sua storia, dimostra come gli scettici sbaglino a celebrare la morte del turno e Persona 5 è manifesto di questa rinascita.
Arrivato sugli scaffali giapponesi a settembre 2016 e solo poche settimane fa nei negozi americani ed europei Persona 5 è il risultato di una gestazione lunghissima (il gioco, originariamente, era previsto per fine 2014) e i mesi intercorsi tra la versione giapponese e quella occidentale non hanno fatto altro che aumentare l’attesa dati i pareri positivissimi al riguardo da parte degli utenti nipponici.

Phantom Thief alla riscossa!

L’inizio di Persona 5 è spiazzante, il giocatore si ritrova catapultato nel vivo dell’azione e, pur non capendo immediatamente cosa stia succedendo a schermo, potrà iniziare a prendere confidenza con l’interfaccia e con il gameplay. Una volta finita questa sezione un lungo flashback ci porterà all’origine della vicenda ed è qui che faremo la conoscenza di Akira, un ragazzo costretto a trasferirsi in un’altra città a causa di uno spiacevole episodio per cui dovrà essere ingiustamente processato; il nostro avatar rimarrà nella cittadina un anno intero e frequenterà la prestigiosa Shuujin Academy ma, ben presto, scoprirà che l’annata non sarà esattamente tutta rose e fiori… Non voglio parlare ulteriormente della trama poichè la narrativa è ricca, interessante, piena di situazioni memorabili e capace di far riflettere il giocatore a più riprese sui più svariati temi, non nascondo che Persona 5 abbia una sorta di fascino “oscuro” e atmosfere spesso opprimenti seppur mitigate a più riprese da siparietti che sanno strappare più di un sorriso. La qualità del background narrativo è ulteriormente impreziosita da una ottima scrittura dei dialoghi, per quanto alcune volte i discorsi possano sembrare fin troppo prolissi Atlus ha svolto un eccellente lavoro di scrittura e potremo entrare nel vivo della caratterizzazione psicologica di personaggi giocabili e non, considerata poi l’importanza delle relazioni nel gioco (ci arriveremo dopo) la capacità di scrivere uno script convincente è tantissima roba. Nei forum di discussione si segnalano a più riprese traduzioni di frasi o periodi non all’altezza, effettivamente c’è più di un errore di traduzione più dovuto a voler per forza tradurre in modo letterale che altro ma niente che mini la godibilità e il coinvolgimento.

Piccola postilla: come in tutti i Persona il protagonista è senza nome e saremo noi a decidere come chiamarlo, nel paragrafo ho usato “Akira” perchè è questo il nome che appare nel manga dedicato al gioco, ma non vi è alcun vincolo al riguardo e potete scegliere il nome che più vi aggrada.

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Gameplay e Slice of Life

I veterani di Persona sanno già cosa aspettarsi dal gameplay e vero e proprio, tuttavia è necessaria una piccola introduzione per chi fosse completamente a digiuno della saga e delle sue evoluzioni. Laddove i primi due episodi di Persona fossero dei canonici giochi di ruolo con elementi da dungeon crawler (in particolare il primo capitolo) dal terzo capitolo in poi la software house ha voluto creare un mix tra la componente puramente ruolistica e una componente “Slice of life” in cui il giocatore dovesse anche occuparsi della vita scolastica e sociale del proprio avatar; le due fasi sono interconnesse dal momento che la crescita personale è strettamente legata al miglioramento delle nostre capacità e dei nostri Persona.
Il calendario del gioco segue l’andamento dell’anno scolastico, a parte eccezioni come vacanze o giorni festivi ogni mattina sarà dedicata alle lezioni mentre il doposcuola o la sera potranno essere sfruttate a nostro piacimento; tutte le azioni compiute durante il giorno contribuiranno a migliorare le Social Stats del protagonista. Per esempio rispondere correttamente alle domande proposte dai professori migliorerà la nostra Knowledge, guardare un film horror o di fantascienza aumenterà il parametro Guts, prendersi cura della pianta nella nostra stanza migliorerà Kindness e così vale per Proficiency e Charm etc. Elencare il numero di attività tramite le quali coltivare questi parametri sarebbe lungo e svelerebbe fin troppe sorprese, l’importante è far capire quanto le nostre azioni abbiano effetto immediato su di noi e sul mondo di gioco e quanto il numero di possibilità offerte dalla città dove siamo ospitati sia semplicemente incredibile.

Uno dei meriti più tangibili di Atlus è quello di aver saputo riproporre alla perfezione il microcosmo di un canonico studente giapponese e un giro in città ci permetterà di usufruire delle più svariate opportunità tra librerie, cinema, armeria, noleggio DVD, ristoranti, sale giochi e chi più ne ha più ne metta! Fossimo stanchi di girovagare spendendo e spandendo potremo sempre trovare un lavoro part-time capace di garantire uno stipendio e, spesso e volentieri, un miglioramento esponenziale della Social Stat dedicata; ricordatevi però che non è importante quante attività svolgiate ma il tempo speso, nel caso di un lavoro o di un film ad esempio consumeremo tutto il tempo pomeridiano passando poi direttamente alla sera dove il cerchio di possibilità si riduce drasticamente (e scoprirete ben presto perchè).

La gestione della parte “Slice Of Life” trova la sua massima espressione nello sviluppo dei Social Link, rapporti intrattenuti con i personaggi che faranno parte del nostro party durante i combattimenti e con altri personaggi non giocanti; inizialmente si potrà stringere amicizia solo con un limitato numero di avatar e solo andando avanti con la storia o facendo salire di livello le Social Stats potremo sbloccare ulteriori Social Link. Ogni amicizia è legata a doppio filo con la natura dei nostri Persona, più approfondiremo i rapporti più il Persona con affinità uguale all’amico in oggetto otterrà dei bonus in termini di esperienza e abilità; spesso e volentieri diverse opzioni di interazione saranno vincolate ad un determinato livello delle nostre statistiche per cui sarà fondamentale bilanciare la crescita personale con quella sociale.

Persona5

Take Your Heart!

Se in Persona 3 il tema fondante era la tredicesima ora e in Persona 4 il Midnight Channel, il cuore pulsante di Persona 5 è racchiuso nel “Take Your Heart” spesso usato nella campagna pubblicitaria e che ha dato il nome anche alla Limited Edition del gioco.

La nostra avventura ruoterà attorno all’esplorazione dei Palace, edifici che prendono la forma dei desideri distorti degli antagonisti da affrontare all’interno dei quali è presente un tesoro, letteralmente il “cuore” e la cosa più preziosa del personaggio in questione; il nostro compito sarà quindi quello di rubare questo tesoro al fine di sconfiggere psicologicamente l’avversario di turno e distruggendone la parte perversa. Rispetto a Persona 3 e Persona 4 ogni Palace è curato in maniera inverosimile, finita l’era delle stanze sempre uguali per abbracciare architetture e stili coerenti con l’identikit caratteriale del guardiano di ogni palazzo, gli stessi nemici (le canoniche Ombre) non saranno più semplici comparse ma saranno parte integrante della narrativa contribuendo ad aumentare l’immersività. Ottime notizie anche per ciò che concerne il gameplay vero e proprio, l’esplorazione non si limita a proporre un continuo attraversamento di stanze per arrivare al piano successivo ma il nostro avatar potrà nascondersi dietro le coperture per sorprendere il nemico e ottenere un cospicuo vantaggio in battaglia oppure passare oltre, potremo arrampicarci e proseguire nelle parti alte in modo da non farci notare e così via, Atlus lascia che il giocatore possa letteralmente sbizzarrirsi nel cercare il miglior approccio possibile.

Occhio però al tempo a disposizione, ogni Palace dovrà essere completato entro tot giorni di gioco pena game over, specie nelle prime ore e/o ai livelli più alti di difficoltà ogni sortita nel dungeon dovrà essere attentamente pianificata e sarà fondamentale sbloccare al più presto le stanze sicure su ogni piano in modo da poter agevolmente tornare nel mondo reale e prepararsi al meglio.

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Fedele alle origini

Come già preannunciato in apertura Persona 5 non tradisce le proprie radici tornando a proporre un sistema di combattimento a turni con la ormai consolidata formula basata su attacchi elementali e non e sulla necessità di capire debolezze e forse delle Shadows, bisogna giocare a cervello acceso poichè usare attacchi a caso non farà altro che portare ad una morte spiacevole; rimangono i cavalli di battaglia come le Abilità e l’All-Out Attack mentre, direttamente dai primi due Persona e dalla saga di Shin Megami Tensei, tornano le armi da fuoco e la possibilità di ottenere Persona tramite contratto; quando un nemico sarà isolato, stordito o allo stremo delle forze potremo interagire direttamente con lui per convincerlo a unirsi al nostro party, le risposte variano da caso a caso e starà a noi rispondere in modo corretto ricordandoci che, in ogni caso, non potremo reclutare Persona di livello più alto di noi. Una volta reclutati i Persona potremo usare la Velvet Room per registrarli nel Compendio (un vero e proprio bestario) oppure fonderli per ottenere Persona ancora più forti… Finita qui? Non proprio! In alternativa ai Palace il gioco ci offre la possibilità di esplorare i Mementos, dungeon slegati dalla trama principale in cui potremo affrontare vari tipi di nemici al fine di tenerci in allenamento e guadagnare soldi e nuovi Persona, dal momento che i Palace non possono essere più visitati dopo aver sconfitto il boss relativo sarà essenziale servirsi dei Mementos per accrescere le proprie abilità e potenziare il proprio arsenale.

Tecnicamente parlando l’ultima opera Atlus non spicca certo per counting poligonale o particolari tecniche di programmazione ma poco importa, stilisticamente non è veramente secondo a nessuno: la prima volta che avvierete il gioco penserete di essere davanti ad un anime per quanto le sequenze animate e i disegni dei personaggi siano dettagliati e ben caratterizzati, da notare in particolare la predominanza dei colori nero e rosso la quale sottolinea quando il team di sviluppo si sia spesso servito degli accostamenti di colore per caratterizzare ogni singolo capitolo della saga. Non da meno la colonna sonora, per chi scrive l’OST è di poco inferiore a Persona 4 Golden ma sempre di altissimo livello, si alternano pezzi più “funky” a temi più malinconici e oscuri in maniera molto elegante e medesime lodi possiamo tesserle per il doppiaggio inglese e giapponese.
Parlare di longevità è riduttivo, per completare una prima giocata almeno 100 ore saranno necessarie tanta è la quantità di cose da fare sia come storia principale sia come attività secondarie, se volete poi completare il NG+ per massimizzare Social Stats e Social Link il counter supera abbondantemente le 150.

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Commento Finale

Persona 5 è uno di quei giochi per i quali è difficile fare una recensione, è un titolo talmente variegato e ricco di sorprese da non poter essere racchiuso nei soli caratteri di testo.
Persona 5 è un atto di amore verso un tipo di gioco di ruolo che sembrava ormai al tramonto, è un atto d’amore verso la concezione più classica di videogioco grazie ad una cura realmente certosina e alla passione che trasuda da ogni pixel… Che siate malati di gioco di ruolo o appassionati della prima ora il capolavoro Atlus non può sfuggirvi, è forse il miglior esponente del genere degli ultimi anni e sarà un vero e proprio termine di paragone per il futuro.

 

Persona 5

Persona 5
9.5

Voto

10/10

    Pros

    • La trama è ricca di colpi di scena e dannatamente interessante
    • Quantità mostruosa di cose da fare
    • Gameplay consolidato con tante aggiunte
    • Più di 100 ore di gioco
    • Stilisticamente inarrivabile

    Cons

    • Traduzione inglese migliorabile
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