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1 – MGSV The Phantom Pain

Senza alcun dubbio il gioco che ho aspettato di più in assoluto. Metal Gear Solid è la mia saga preferita in assoluto e The Phantom Pain, per quanto non sia quel capolavoro assoluto che in tanti ci aspettavamo, rimane un’esperienza di altissimo livello. Parliamoci chiaro: è uno di quei capitoli della saga che ha diviso la fanbase e continuerà a dividerla, la mancanza della missione 51 è pesante dal momento che uno degli archi narrativi principali non viene concluso ma, nonostante tutto, amo questo gioco. Amo il gameplay portato ai massimi livelli possibili per uno stealth game, il level design che permette una molteplicità di approcci allucinante, la varietà di armi e accessori a disposizione. Il finale, a mio parere, è magistrale dal momento che sintetizza pienamente l’idea di Kojima che fa da fondamento all’ultimo titolo targato Kojima Productions e ritengo che diverse scelte a prima vista sconvolgenti (i dialoghi in cassetta, le poche linee di dialogo pronunciate da Venom Snake, la scelta dei testi della colonna sonora…) trovino una chiara spiegazione nel momento in cui ci fermiamo a riflettere sul finale.

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2 – Bloodborne

Bloodborne è stato il motivo principale per cui ho scelto di acquistare una Playstation 4, sono sempre stato appassionato della saga fin dai tempi dell’uscita asiatica di Demon’s Souls che ritengo ancora oggi il miglior Souls mai fatto.
Dark Souls 2 aveva lasciato più dubbi che certezze sul futuro della saga, pur essendo oggettivamente un ottimo titolo è stato a mio parere un Souls deludente a causa di scelte opiniabili come il riciclo di boss e ambientazioni, una mappa di gioco priva di coerenza e un livello di difficoltà livellato verso il basso. Bloodborne, che vede il ritorno di Miyazaki nel ruolo di Director, è una vera e propria rivoluzione: gameplay totalmente votato all’azione dove allo scudo si sostuiscono parry e schivate, meno armi e buff ma moveset ampliati ed estremamente flessibili, ambientazioni che passano dal fantasy stile Berserk ad un racconto di Lovecraft in cui non mancano le citazioni (il Marchio del Cacciatore è palesemente il Mark Of Sacrifice di Berserk scevro di alcune parti). Gradita aggiunta i Dungeon Del Calice di difficoltà sempre crescente dove dovremo affrontare nemici e boss sotto particolari condizioni. Il risultato è di livello altissimo, a mio parere si pone un poco dietro Demon’s Souls nella mia classifica di preferenze, un vero capolavoro che qualsiasi possessore di Playstation 4 dovrebbe possedere nella propria collezione.

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3 – Life Is Strange

Anche qui una lunga attesa prima di poterlo giocare, dopo ogni commento trovato sui forum ero sempre sul punto di acquistare il Season Pass per poi frenarmi pensando che sarebbe stato meglio aspettare il rilascio di tutti gli episodi.
Una volta finito ho divorato il prodotto Dontnod con rara avidità, le lacrime di commozione sul finale sono testimoni di quella che è stata un’esperienza videoludica splendida e, per certi versi, unica. Per quanto il plot possa apparire banale è la sua messa in scena a stupire e ad elevare Life Is Strange al rango di grandissimo gioco. Siamo di fronte ad un’avventura investigativa in cui Max Caulfield, la protagonista, si ritrova ad indagare sulle molteplici ombre che avvolgono il prestigioso istituto Blackwell sito ad Arcadia Bay. Durante una normale giornata scolastica, in seguito ad un tentativo di omicidio a cui Max assiste, quest’ultima scopre di poter riavvolgere il tempo e se ne serve immediatamente per salvare la vittima la quale si rivela essere Chloe Price, sua ex-migliore amica che non incontrava da diversi anni. Vi lascio il piacere di scoprire l’evolversi delle vicende, io posso solo dire che raramente ho visto personaggi così ben scritti in un videogioco: Max pensa, evolve la sua personalità, fa considerazioni, sa emozionarsi e così Chloe, Warren, Kate e tutta Arcadia Bay. Rimarremo incollati allo schermo affezionandoci a loro e riuscendo ad essere emotivamente coinvolti in ogni sfumatura del copione scoprendo quanto la storia dietro Life Is Strange sia tutto tranne che una commedia adolescenziale con uno scontato happy ending. A mio parere è l’unica avventura interattiva che possa avvicinarsi alla prima stagione del “The Walking Dead” di Telltale, ora che esce retail non c’è davvero nessun motivo per perdersi questa perla firmata Dontnod Entertainment.

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4 – Dragon’s Crown

Vanillaware è una delle poche software house a mantenere un livello qualitativo medio alto delle proprie produzioni, Dragon’s Crown non è altro che l’ennesima meraviglia di questi sviluppatori.
Dragon’s Crown è un beat’em up di stampo classico con parecchi elementi RPG come il livello, il loot di armi e accessori, diverse classi tra cui scegliere e ben cinquanta subquest da completare a corredo della Main Story. Fiore all’occhiello di questa produzione una modalità cooperativa fino a quattro giocatori che eleva il divertimento al cubo, io l’ho completato a tutte le difficoltà in singolo e posso garantirvi che anche da soli Dragon’s Crown si rivela essere un’esperienza di gioco divertente e piuttosto profonda. Da segnalare un comparto audiovisivo di una bellezza esemplare, personaggi e sfondi sono completamente in un 2D disegnato e colorato magistralmente, completerete le subquests anche solo per godermi le splendide illustrazioni guadagnate come ricompensa. Ulteriore motivo per recuperare questo gioco solo le varie aggiunte completamente gratuite come la difficoltà Ultimate, la Mirage Tower e diversi bilanciamenti al gameplay.

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5 – Dust: An Elysian Tail

Ho sempre pensato che il Playstation Plus per Playstation 4 fosse molto sottovalutato a causa del suo offrire prevalentemente indie e giochi digitali, il 90% dell’utenza si ferma a guardare due screen per schifare i giochi in questione quando tutto ciò è sbagliatissimo, il Plus ha offerto tanti giochi meritevoli e Dust rientra appieno in questa categoria.
Dust: An Elysian Tail è un hack’n slash dalla struttura simile ad un Metroid (il classico metroidvania) dove dovremo aiutare Dust a recuperare la memoria e a scoprire il suo passato. Il gameplay può essere considerato un Devil May Cry in 2D, tante le combo a disposizione con particolare accento sulle combo aeree e sulla possibilità di sviluppare gli scontri in verticale, a nostra disposizione avremo i poteri di Fidget con i quali sfoderare combo magiche devastanti. Dust potrà sviluppare le proprie abilità guadagnando XP come in un canonico RPG tramite scontri o subquest, potremo anche destreggiarsi in sfide di varia difficoltà nell’Arena. Unico neo i boss, poco ispirati e con pattern d’attacco banalissimi, per il resto gioco straconsigliato.

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6 – Resogun

Housemarque è oramai un punto di riferimento per quanto riguarda gli sparatutto, Super Stardust HD e Dead Nation ne sono la dimostrazione. Resogun, disponibile al lancio della Playstation 4, è un canonico sparatutto a scorrimento orizzontale dove dovremo affrontare una serie di livelli con un limite di crediti a disposizione. Per quanto possa sembrare più semplice rispetto a tanti altri shoot’em up il titolo Housemarque richiede molta dedizione per essere sviscerato in ogni sua meccanica con il risultato di divenire molto facilmente una droga. All’attivo ho circa 200 ore di gioco e non mi sono ancora stancato grazie alle molteplici modalità a disposizione e le sfide settimanali che donano ulteriore varietà ad un pacchetto già molto ricco.
Esemplare il costo del Season Pass: 7 Euro per un gran numero di contenuti sostanziosi e tante, tante ore di divertimento aggiuntivo in singolo e online.

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7 – Valiant Hearts: The Great War

Se Ubisoft spesso e volentieri alterna ottimi giochi a ciofeche Ubiart non sbaglia un colpo e, dopo il bellissimo Child Of Light, sforna Valiant Hearts: The Great War.
Il gioco è ambientato durante lo svolgimento della prima guerra mondiale e ci vedrà controllare quattro personaggi legati tra di loro o per motivi di parentela o perchè le loro storie, in qualche modo, si intrecciano durante il gioco. Ogni livello è diviso in diverse sezioni dove dovremo risolvere enigmi, agire in modo stealth, completare Quick Time Event o aiutare altri personaggi. La ricostruzione storica compiuta è encomiabile, i collezionabili raccolti sono relativi a particolari accessori tipici di quell’epoca e ogni sezione è accompagnata dalla descrizione degli avvenimenti in cui ci ritroveremo ad agire. Il finale è da lacrime agli occhi e coglie in pieno il messaggio di Valiant Hearts circa la guerra e le sue conseguenze. Valiant Hearts è l’ennesima dimostrazione di come un gioco all’apparenza semplice faccia letteralmente il culo a titoloni con millemila poligoni e budget stratosferici, un gioco che chiunque dovrebbe giocare.

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8 – Transistor

Avete presente ICO, Shadow Of The Colossus, Vanquish o Metal Gear Rising? Capolavori che creano dipendenza nel giocatore, che lo spronano al classico “Una partita ancora e poi smetto” ma che, prima del previsto, finiscono. Più o meno questa è la sensazione che si prova giocando a Transistor, una piccola perla che, pur appartenendo ad un genere mediamente longevo come il gioco di ruolo, in 3-4 ore è bello che finito. Ma quelle 3-4 ore sono di altissimo livello grazie ad un comparto artistico meraviglioso, ad una colonna sonora che ben si adatta all’atmosfera di dolore e malinconia respirata dal giocatore e ad un gameplay unico. Quest’ultimo pesca a piene mani dai linguaggi di programmazione e si fonda sulle funzioni e sui limitatori: i primi permettono a Red di acquisire nuove abilità, queste ultime cambiano a seconda che vengano impostare in uno slot attivo oppure passivo, i secondi attivano malus atti ad aumentare il livello di difficoltà a fronte di guadagni di XP più sostanziosi. Gli scontri si possono svolgere sia a turni che in tempo reale conferendo maggiore tattica al tutto, per chi non fosse soddisfatto della durata ci sono le cosiddette sfide sandbox per mettere alla prova le abilità dell’utente sotto certe condizioni.
La trama è lasciata all’interpretazione personale, vedremo Red e il suo fidato Transistor muoversi in uno scenario desolato dove solo i dialoghi con i boss, i terminali video e i dialoghi di Transistor possono aiutarci a ricostruire le vicende. Un’opera di rara caratura, peccato per la longevità e una certa ripetitività di fondo dopo la prima run.

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9 – Don’t Starve Console Edition

All’annuncio di Don’t Starve su PS4 tanti erano i dubbi: come si sarebbe comportato il gioco su console senza mod e senza controlli da tastiera? La conversione, contro ogni pronostico, risulta eccellente! I controlli sfruttano pienamente i tasti del pad e il touchscreen, i movimenti con l’analogico risultano anche più comodi rispetto alla controparte per PC. Il titolo Klei, per chi non lo conoscesse, è un sandbox in cui dovremo sopravvivere più giorni possibili procacciando cibo, raccogliendo materiali per costruire armi o ripari, tagliando il fuoco per i falò e tanto altro, un vero e proprio manuale di sopravvivenza. Trovando l’apposito portale nella sandbox potremo iniziare la modalità Avventura, cinque livelli di crescente difficoltà dove dovremo raccogliere quattro oggetti per passare al livello successivo, in tutto ciò dovremo anche stare attenti a sopravvivere senza essere uccisi pena ricominciare da capo. Un titolo molto particolare su cui non avevo particolari attese ma che si è rivelato essere un ottimo gioco.

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10 – NBA 2K16

La decima posizione vedeva molte alternative ma ho voluto premiare NBA 2K16 per il semplice fatto che è stato l’unico titolo sportivo in grado di prendermi per tante ore. Rispetto ad un FIFA o un Pro Evolution Soccer è decisamente più carico di contenuti tra il MyCareer, il MyPark, l’esperienza di stagione e la MyLeague dove poter gestire una franchigia NBA nei minimi dettagli. Tantissime le squadre a disposizione, oltre alle 30 canoniche dell’NBA presenti anche alcuni team di Eurolega e le squadre storiche. Gradevole il “Be The Story” di Spike Lee che seguirà l’evoluzione del nostro giocatore fino al primo anno nella lega, il MyCareer è anche utile per prendere piano a piano confidenza con quella che è una simulazione a tutti gli effetti. Padroneggiare NBA 2K16 è come guidare una Ferrari: all’inizio vi sembrerà ingestibile, piano piano l’esperienza vi regalerà grandissime soddisfazioni. Non per chi si stufa facilmente, per gli appassionati e per chi cerca una simulazione degna di questo nome è un titolo da avere.

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