Quando si pronuncia il nome Dragon Quest, riaffiorano sempre bellissimi ricordi inerenti a questa saga, che siano opere letterarie o videoludiche, la serie è sempre riuscita a strappare un pezzo di cuore di ogni singola persona che ha avuto modo di incappare nel brand. La saga nasce principalmente come un JRPG quindi nel settore videoludico, ma con l’andare nel tempo non sono mancati romanzi, diversi anime di cui uno arrivò perfino in italia ma sotto il nome de Cavalieri del Drago basato sui racconti del manga Dai – La Grande Avventura pubblicato in italia da Star Comics. Quest’oggi noi vi raccontiamo in questa anteprima le impressioni sui primi dodici volumi della Perfect Edition dell’emblema di Roto, manga che racconta parte della linea temporale tra il terzo e il primo capitolo della serie. In questa prefazione vogliamo rassicurare tutti coloro che sono nuovi in questo brand, perché Dragon Quest: L’emblema di Roto è perfettamente godibile come storia a se anche per chi non ha giocato alcun capitolo della serie, visto che è raccontato tutto in maniera impeccabile senza remind importanti a conoscenze di altri lidi.

Un ringraziamento speciale all’editore Star Comics per averci fornito i volumi per questa anteprima.

Dragon Quest Saga – L’Emblema di Roto Perfect Edition N.1Titolo: Dragon Quest: L’emblema di Roto
Editore IT: Star Comics
Autore: Kamui Fujiwara
Volumi: 15
Prezzo: 8,00€ (Cad.uno)

 

 

 

 

 

 

Una pace non duratura

Il progetto di Kamui Fujiwara vede come protagonisti del lato narrativo del manga Chiaki Kawamata e Junji Koyanagi, che si occupa quest’ultimo dei disegni insieme a Kamui Fujiwara. Aprendo il volume possiamo in primis notare quant’è ammaliante la pagina a colori nella quale viene spiegato che nel mondo ormai vige la pace grazie alla sconfitta del Re Demone Zoma e Baramos da parte del leggendario eroe Roto. Il mondo è diviso da due regni: Loran e Carmen, che hanno preso i nomi dai loro governatori discendenti di sangue blu. A far vacillare questa pace duratura vi è il sommo Re Demone Imagine, capace di soggiogare in una missione il povero Re Carmen nel tentativo di maledire suo figlio Arus – nonché il nostro giovane protagonista del manga –, provando a battezzarlo con un nome intriso di maledizioni, in modo da scatenare il caos, una volta cresciuto, assieme ai demoni in questo mondo. Fortunatamente il malvagio piano viene sventrato dal fidato generale Bolgoi e la figlia Lunafrea, i quali riescono a strappare dalle braccia del demone il piccolo e esile Arus. Il giovane principe è anche discendente di Roto e questo comporta una grandissima forza la quale si manifesterà per la prima volta proprio durante il suo salvataggio. Da questa vicenda Arus ne esce orfano, poichè durante il salvataggio il demone uccise entrambi i genitori, costringendo i suoi salvatori a fuggire per allontanarsi da quei insidiosi nemici.

Il regno di Loran non ha avuto la stessa “fortuna” di quello di Carmen, infatti il figlio nato in quel regno fu chiamato Jagan, nome destinato prima ad Arus per via del Demone Imagine. L’altra parte del regno è ormai pervasa dalle forze demoniache oltre che a un sovrano – ovvero Jagan – con un potere malvagio al di fuori di qualsiasi schema naturale. La storia propone queste tematiche molto oscure che quasi si vogliono discostare per quanto dure sono trattare dal genere Shonen, ma fortunatamente alla fin fine il racconto scorre nei giusti canoni. La narrazione è condita da colpi di scena per nulla scontati e da situazioni molto varie e poco prevedibili, basti vedere negli scontri il cui vincitore è difficile da intuire fino quasi alla conclusione di quest’ultimo. Probabilmente Dragon Quest: L’emblema di Roto è figlio di un epoca dove il fan service era una parola poco comune e non tanto chiara, ma in ogni caso vogliamo confermare che non vi è alcun tipo di fanservice spinto come avviene solitamente in sti generi – qualcuno ha fatto l’occhiolino a Bleach o a Fairy Tail? –, concentrandosi così solamente sulla cura di ogni singola sfumatura narrativa.

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Eroi e Antagonisti in un ottimo contesto

I personaggi sono tutti abbastanza curati, ovviamente a causa della sua durata non troppo estesa alcuni vengono bozzati in maniera molto marginale, lasciando più spazio a chi nelle vicende ha un ruolo più di rilievo. Il caro Arus può ricordare in diverse scene Goku e non solo per via dell’aspetto estremamente simile ma, per il modo da agire, un cuore puro che accresce lungo la storia che si prodiga al bene comune sebbene c’è al rischio la sua stessa vita. L’unico problema della narrazione è che non sempre può far piacere il suo andamento un po’ brusco, sono presenti fasi dove la storia non darà nemmeno un momento per respirare continuando con situazioni incresciose che invidierebbero quasi quanto visto con Berserk e la mano di dio. A chi è abituato a questo tipo di lettura no-stop di situazioni difficili, farà sicuramente piacere la presenza di antagonisti ben caratterizzati e ben studiati, si può dire che Jagan sia un po’ come il doppelganger del protagonista con una presenza costante che lo opprime perennemente lungo il corso narrativo.

Il manga graficamente strizza molto l’occhio allo stile di Akira Toriyama autore del celebre Dragon Ball, che come ben sappiamo ha anche collaborato al progetto ma solo sulle opere videoludiche, basti vedere le forme a “carica massima” che ricordano in tutto e per tutto il Super Saiyan. Come vi abbiamo detto lo stile somiglia molto a quello del maestro Toriyama, ma fortunatamente il manga prende una sua identità sugli scenari e su alcuni personaggi secondari, sebbene lo stile rimanga la personalità non mancherà a ogni singola tavola sia negli ambienti che nel character design. Rimanendo sempre nella zona grafica, abbiamo gradito moltissimo le key art che sono presenti tra un capitolo e l’altro, colorati e vivaci che conferiscono ulteriore valore al volume. Nelle prime tavole il fattore meraviglia per gli ambienti sarà poco presenza, ma lungo andare ci accorgeremo come l’atmosfera e la caratterizzazione di ogni singolo luogo sia impeccabile donando quasi un esperienza full-immersion che non ha nulla da invidiare a un opera interattiva come un videogioco.

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Un edizione perfetta sotto ogni aspetto

dragon_quest_saga_-_l-039-emblema_di_roto_perfect_edition_12_-di_15-La versione da noi analizzata è la Perfect Edition fornitaci dall’editore italiano Star Comics, tipica edizione che come suggerisce il titolo è perfetta e migliorata con una qualità maggiore. Questa nuova edizione propone una qualità maggiore della copertina con un effetto traslucido che risalta molto gli artwork in prima pagina, inoltre come vi abbiamo già detto sono presenti delle pagine a colori. La cosa che sicuramente c’ha fatto piacere è la possibilità di poter ammirare in ogni singolo volume le copertine con gli artwork originali in una apposita pagina in qualunque loro posizione: front, back e icon. La qualità della carta usata è molto spessa e robusta evitando così di essere facilmente stropicciate in maniera accidentale oltre che risaltare in maniera maggiore i disegni in ogni singola tavola. Il costo si mantiene su una giusta linea a nostro avviso, otto euro per un ottima qualità di materiali e un numero soddisfacente di pagine da poter leggere.

Ormai mancano solo tre volumi alla fine di questa riedizione del manga, noi non vediamo l’ora di sapere come andrà a finire le vicende di Arus e i suoi compagni, ma per il momento possiamo perfettamente promuovere l’opera e consigliarla a chiunque voglia uno Shonen che non si perda in futili vicende, che ingrana in maniera istantanea con una serie di vicende interessanti e di qualità.

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