Poco più di un anno fa CD Projekt RED rilasciava colui che avrebbe vinto il Game of the Year 2015, stiamo parlando ovviamente del capolavoro The Witcher 3: The Wild Hunt, uscito in versione GOTY alla fine del mese di agosto per Next-Gen e PC, con gioco base e le sue fantastiche espansioni rilasciate nel corso dell’anno: Hearts of Stone e Blood and Wine. Siete pronti a rivivere nuovamente l’ultima avventura dello Strigo?

Geralt di Rivia, il Carnefice di Blaviken

I Witcher sono persone modificate tramite geni mutageni specifici per incrementarne le capacità fisiche e rigenerative, questi per lo più sono bambini rubati alle famiglie e trasformati in questa sotto specie di “mostri”; non tutti ovviamente ci riescono a causa di questi mutageni fortemente velenosi, anzi solo una piccola percentuale supera la trasformazione e questa è irreversibile. Questo concetto è fondamentale per iniziare a parlare di questo mondo, dove i presunti salvatori non sono altro che meri mercenari, disposti ad eliminare qualsiasi creatura per denaro, ma allo stesso tempo aspramente denigrati per questo loro essere diversi, i più bersagliati dall’odio indiscriminato della gente nonostante la loro indubbia utilità.

Da quest’odio parte il prologo di The Witcher 3: Wild Hunt, con il popolo libero traviato da voci che vedono la magia come il male, causa di ogni cosa maligna e terrificante, dove le persone devono da se cacciare le creature bramose di sangue senza l’aiuto di mostri; un lavaggio del cervello per instaurare un epoca di terrore e discriminazione verso tutto quello che è ai loro occhi anormale, da un mutaforma, ad un vero Witcher, fino agli utilizzatori della magia, curatori o maghi indiscriminatamente.

Protagonista dell’avventura in questo terribile mondo è come sempre Geralt di Rivia, una figura sempre misteriosa e famosa in ogni dove con tanti soprannomi differenti, da lupo bianco per i suoi capelli color cenere, a Carnefice di Blaviken, per questioni trattate durante la trama e nello specifico nei romanzi, fino ad assassino di re, per le vicende narrate nel secondo capitolo della saga; assieme a lui vi sono una miriade di personaggi più o meno importanti, dalle maghe Yennefer e Triss, ai compagni Witcher Vesemir, Lambert e Eskel, per poi concludere questa mini lista con Ciri, l’allieva e sentimentalmente figlia adottiva di Geralt. È proprio attorno a lei che maggior parte della trama girerà attorno, con noi alla sua ricerca per salvarla a tutti i costi dalla Caccia Selvaggia: dei leggendari guerrieri comandati da Eredin, provenienti da mondi paralleli alla caccia di Ciri per via dei suo sangue ancestrale.

Volutamente in questo breve paragrafo non si parla nello specifico di trama, sia per la sua assoluta complessità, sia per evitare un qualsiasi spoiler, dato che è tutta da gustare dall’inizio alla fine, orchestrata alla perfezione e con molte scelta da poter effettuare, ma soprattutto di emozioni.

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Viaggio per i Regni Settentrionali

Uno degli aspetti più impressionanti del titolo rimane l’ambientazione, una netta distinzione tra ogni città, prevalentemente se si considerano quelle di maggior importanza come Vizima e Novigrad, oltre alle indimenticabili e selvagge Isole Skellige; passando ad un verde incontaminato tendente ad una sfumatura dorata, merito delle coltivazioni onnipresenti, alle cime innevate e coste tempestose. Se poi ci aggiungiamo la meravigliosa vista che il ducato di Toussaint regala sin dai primi istanti, un insieme di colori vividi e vivaci, con fortissime tinte rosse regalate dalle rose e vigneti, il luogo dove gli abitanti ritengono scorra più sangue che vino; ovviamente in questo caso stiamo parlando del luogo sbloccabile nell’ultimo DLC, Blood and Wine, un aggiunta stilistica di spicco.

Tornando alla mappa tradizionale come si accennava pocanzi, vi sono nette distinzioni tra culture e colori di ogni luogo: nella zona meridionale, vicino all’impero Nilfgaardiano, vi sono più tratti distintivi di una civiltà nobile, distaccata drasticamente da quella contadina delimitata da Bianco Frutteto, dove i civili sono i balia delle creature più terribili che si possa immaginare. Richiamando quello discusso prima, andando più a nord, precisamente nella “ridente”, per chi abbia avuto la fortuna di giocare i predecessori, cittadina di Novigrad vi sono forti tinte dell’influenza della Redania, guidata da Re Radovid V, con l’odio sempre maggiore per ogni individuo minimamente diverso dalla “normalità”, una riproposizione fantasy di quello che è stato l’odio razziale durante la seconda guerra mondiale e non solo.

Oltre a questi è chiara l’impronta nordica e vichinga che pervade le isole Skellige, dove tutto viene guidato dall’onore e dalla fame di battaglie, un territorio difficile sia da comandare, sia soprattutto con cui averci a che fare; infine i territori della caccia selvaggia, un infinità di universi paralleli esplorabili soltanto da poche persone dotate di poteri sovrannaturali, tra cui la nostra Ciri.

Insomma una struttura assai complessa, con tradizioni ed usanze ben precise, tanto da rendere vivo un mondo sempre ricco di avvenimenti, pochissimi titoli, o anche solo universi narrativi, possono dire di aver fatto un lavoro anche lontanamente simile.

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Tutto frutto dell’esperienza

Premettendo che la GOTY non rappresenta un gameplay minimamente rinnovato rispetto alla versione “liscia”, ma è d’obbligo trattare questo argomento mettendo come termine di paragone gli altri titoli della saga. In The Witcher era stata altamente criticata, giustamente, l’eccessiva legnosità dei comandi ed una non del tutto chiara struttura del battle system; nel secondo capitolo, The Witcher 2: Assassins of Kings, questo era stato abbondantemente limato, ma non c’era traccia di quella maturità che abbiamo in questo terzo capitolo, merito di una crescita costante e con un budget finalmente all’altezza del talento degli sviluppatori.

Molti penseranno che sia tutto dovuto, però sono pochissimi i team in grado di capire dove colpire per trasformare un quasi flop, in un capolavoro assoluto, CD Projekt RED in questo rappresenta la bandiera di questo “movimento”, grazie ad un titolo mai troppo legnoso, se non in determinati frangenti con un numero di nemici elevato, un alternarsi frenetico di Segni e colpi di spada, costellati da armi da lancio o esplosivi, unguenti e pozioni utili a darci buff momentanei causandoci tossicità; una struttura tanto complessa, quanto estremamente solida in ogni suo punto, una vera sorpresa che in tanti aspettavano, c’era sicuramente fiducia nel team, ma nessuno poteva pensare un miglioramento tale.

Parte della complessità è data dalla scheda dettagliata di ogni creatura, con abitudini, punti di forza e punti deboli, costringendoci, fortunatamente oserei dire, a preparaci accuratamente prima dello scontro, specialmente se il livello è pari o superiore al nostro, senza le dovute precauzioni moriremo inevitabilmente.

Rimane imprecisa la fase a cavallo, sacrificata per migliorare il resto del gioco, con movimenti molto innaturali, misteriose sparizioni ed una miriade quasi interminabile di compenetrazioni fastidiose.

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Un edizione da ricordare

Qui si parla della versione PC, essendo quella che abbiamo potuto assaporare maggiormente ed i contenuti extra sono davvero molteplici; oltre a tutte le patch, DLC gratuiti ed espansioni, vi sono tantissimi goodies digitali, come: la colonna sonora di tutte le 35 tracce, render, artwork di personaggi e luoghi, artbook da oltre 200 pagine in PDF, comics in lingua inglese, mappa in alta risoluzione, tutti i video pubblicitari in HD, avatar, wallpaper ed infine dei Paper Toys molto simpatici.

Raramente possiamo vantare un quantitativo di contenuti così vasto, anche se è da contestualizzare che si trattano di prodotti non fisici, ma acquistando la versione digitale potete avere tanto materiale interessante che può da solo incuriosire e lasciarsi “sfogliare” per parecchie ore, soprattutto per i fan di Geralt e soci rappresenta una piccola bibbia da conservare gelosamente, senza considerare la presenza scontata delle espansioni, due avventure di rara bellezza, quasi paragonabili alla trama principale come profondità, con ovvie differenze come ore di gioco richieste per il loro completamento.

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Due mondi paralleli

Spesso si discute delle differenze tra mondo PC e Console per i singoli giochi, capita frequentemente la presenza di porting scarni qualitativamente per una delle due periferiche, in questo caso, dopo aver testato per molte ore la versione PC e PlayStation 4, abbiamo davanti davanti due prodotti ottimi, con qualche difetto, ma da ricordare. Vige però un grosso ma, su computer possiamo godere di una risoluzione e dettagli realmente mastodontici rispetto alla controparte console, un frame rate più stabile e dei caricamenti decisamente più brevi, in molti si sono lamentati della loro eccessiva lunghezza dopo ogni morte, certamente non siamo davanti ad un azzeramento d’essi, ma un sostanziale miglioramento; inutile parlare poi della possibilità di giocarlo in 4K ed utilizzare tanti altri filtri per il miglioramento grafico, come detto del titolo sembra quasi d’essere davanti a due mondi paralleli, entrambi nel loro piccolo molto belli, ma uno nettamente superiore all’altro.

Sempre tecnicamente parlando mi voglio soffermare sul comparto audio, ovviamente non vi sono differenze qua, ma è raro poter godere di track così poetiche e epiche, ognuna speciale a modo suo e merita di essere ascoltata più e più volte, rendendo piacevole anche le più noiose fasi esplorative del titolo; a volte l’eccellente sonoro fa molta differenza.

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In conclusione

The Witcher 3: The Wild Hunt come tutti sappiamo è un titolo da ricordare ed è entrato nella storia come uno dei migliori RPG usciti, tutto frutto di un trascorso burrascoso e con una software house capace d’imparare dai propri errori, fino a creare un prodotto che rimarrà impresso nella nostra memoria a lungo. In questa edizione, ricca di contenuti extra, possiamo vivere l’ultimo viaggio video ludico dello Strigo, Geralt di Rivia: personaggio che abbiamo saputo apprezzare ed amare in tutti questi anni, soprattutto grazie allo splendido lavoro di Andrzej Sapkowski, con la sua magica penna ha saputo regalarci un mondo spettacolare ed un personaggio ricco di carisma. A volte il passaggio da carta a digitale porta piccole perle, questo è uno dei rarissimi casi in cui accade; buon risposo Geralt, te lo sei meritato!

The Witcher 3: Game of the Year Edition
MastodonticoGOTY ricca di contenutiBlood and Wine e Hearts of Stone fantasticheGraficamente strabiliantePersonaggi carismaticiTrama profonda
Caricamenti un po’ lunghiSi vede la maturazione del battle system, ma qualche difetto c’è ancoraPrima o poi deve terminare
9.5Voto
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