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Rise of the Tomb Raider – Recensione

Siamo cresciuti insieme a lei e nonostante ciò non sembra assolutamente che già siano passati ben vent’anni da quando l’abbiamo conosciuta. Chi vi scrive è un nostalgico, che nonostante la nostra cara Lara Croft sia stata mutata nel corso del tempo, a causa di un esigenza di un pubblico molto ben diverso rispetto a quello di vent’anni fa, è ancora qui a emozionarsi insieme a lei. Il buon Rise of the Tomb Raider è già uscito un annetto fa sulla piattaforma Xbox One per poi arrivare pure su PC pochi mesi dopo, rimanendo comunque un esclusività temporale su console. Dopo un anno di attesa il gioco arriva in un edizione chiamata “Celebrazione dei Vent’anni“, proponendo non solo per la prima volta il gioco base, ma anche dei contenuti esclusivi che saranno disponibili nelle altre piattaforme in maniera gratuita, per chi possiede il season pass, oppure acquistabili singolarmente dagli appositi store. Fin prima di mettere le mani su questo prodotto avevamo grandissime aspettative, visto che il predecessore c’aveva completamente convinti, confidando nell’operato di Crystal Dynamics, gruppo molto competente in grado di far tesoro dai propri errori con una volontà di migliorarsi sempre. Il prodotto che ne è uscito è di ottima fattura, ma vi spieghiamo nel dettaglio il perché in questa recensione.

Scavando nel passato ma rimanendo nel presente

Una volta che avremo dato il via alla storia principale ci ritroveremo nelle fredde alture della Siberia, mostrandoci un breve scambio di dialoghi tra la Miss Croft e Jonah Maiava, un carissimo amico della nostra giovine eroina. Dopo pochi minuti il gioco ci porterà cronologicamente a qualche tempo prima nella zona afosa della Siria, introducendoci così il viaggio che Lara Croft ha intrapreso lungo questo capitolo, nel quale si è focalizzata sulla ricerca della tomba del profeta mortale e la benedizione della vita eterna. A questa ricerca ci si stava dedicando Richard Croft ovvero il padre di Lara, ma purtroppo non riuscì a compiere il suo obiettivo ed a svelare il mistero, infatti l’unica cosa che trovò fu solo l’infamia di mass media a portarlo al suicidio.

Rise of the Tomb Raider

La zona Siriana è solo introduttiva, non avremo modo di esplorarla lungo il nostro viaggio, quindi niente zona calda e sabbiosa. Sebbene possa sembrare inutile, il capitolo in Siria è importantissimo per la comprensione dell’intera storia, da lì parte il tutto. La storia del gioco ha un ritmo altalenante, tra alti e bassi riesce a trovare un equilibrio, anche se c’è da dire che gli alti sono fatti molto pressanti nella prima parte del gioco dove dopo un primo colpo di scena l’hype è sprizzato alle stelle. Il nostro principale nemico è la Trinità, un gruppo di fanatici che come Lara e ad allora il padre cerca disperatamente la fonte per la vita eterna, dando così la caccia pure all’esile Croft. Gli antagonisti e personaggi secondari di questa nuova vicenda sono tutti di buon livello, possiamo dire che siamo rimasti soddisfatti dalle motivazioni dei primi, anche se ci saremmo aspettati magari qualche informazione più utile diretta piuttosto che attraverso i diari e messaggi radio sparsi per il gioco. Come avete ben capito, nel gioco sono presenti dei collezionabili sotto forma di messaggi radio o diari che permettono di approfondire al meglio la storia dl presente e del passato, per comprendere la storia che trasuda dai luoghi che visitiamo, grazie a ciò si riesce a creare uno schema mentale di ciò che in passato è accaduto. Nonostante i clichè ci sono e pure spesso, il caro Tomb Raider rivendica dalla sua una narrazione originale, in uno schema al di fuori di quanto visto magari in Uncharted, il tutto raccontato attraverso l’ambiente e le persone che ne fanno parte, coinvolgendo il giocatore a trecentosessanta gradi per tutta la sua durata e oltre. Verso la fine il gioco fa un abuso degli scontri a fuoco, costringendo in maniera obbligatoria a combattere per poter proseguire, mettendoci in uno status di ripetitività forzata e strascicando lentamente verso il finale. Nonostante le vicende con uno degli antagonisti viene chiusa alla fine del viaggio, purtroppo il racconto lascia uno spazio aperto, con una scena After Credit che costringe il giocatore ad attendere un sequel per poterne comprendere a pieno il significato. Di certo che sia sicuro un sequel non è un male, però ci saremmo aspettati una scena After Credit un po’ più incisiva. Il gioco si fa pure carico di qualche scena paranormale verso la fine, che un po’ c’ha ricordato in più punti la parte finale di Uncharted 2: Il Covo dei Ladri con dei nemici con delle particolari abilità.

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Esplorazione e sopravvivenza in un miscuglio

In questo nuovo capitolo, come nel suo predecessore, è stato adoperato un miscuglio tra esplorazione e sopravvivenza, condito da uno sviluppo particolare del personaggio, partendo dall’equipaggiamento fino ad arrivare ad un proprio e vero albero delle abilità. Andiamo con ordine, parliamo prima delle abilità, queste sono divise in tre rami: Caccia che permette di sviluppare al meglio le doti di sopravvivenza contro gli animali, combattimento che riesce a sviluppare al meglio le abilità combattive sia fisiche che con armi da fuoco di Lara ed infine Sopravvivenza che è principalmente dedicata al crafting e alla cura del nostro personaggio. Per quanto riguarda l’esplorazione, anche in questo capitolo abbiamo delle mappe molto ampie e piene di contenuti, infatti sarà possibile svolgere sia missioni secondari consegnate da NPC oppure a completare le tombe o altre cose di contorno come collezionabili e le esplorazioni delle caverne. Il fattore sopravvivenza si fa pressante lungo il corso del gioco, anche durante gli scontri a fuoco facilmente i nostri nemici riusciranno a metterci con le spalle al muro, costringendoci o a una ritirata strategica oppure al curarci al volo per poi scontrarci nuovamente nell’immediato. Purtroppo negli scontri non si può nascondere che il titolo ha un sistema di mira non proprio preciso, il più delle volte ci siamo ritrovati leggermente “impacciati” nel mirare, specialmente negli scontri più movimentati lo sconforto si fa molto pressante e fastidioso.

Rise of the Tomb Raider

Dalla sua Rise of the Tomb Raider ha uno sviluppo di parametri originali come l’apprendimento delle varie lingue in modo da tradurre i monoliti sparsi nel gioco. Per poter sviluppare la nostra conoscenza è richiesta la lettura di più monumenti o indizi lungo il corso del gioco, scovabili sia in luoghi insidiosi come grotte che in posti meno improbabili come edifici abbandonati o di un certo rilievo. Le scalate sono nuovamente frequenti anche in questo capitolo, già viste nei precedenti capitoli e riproposte nuovamente qui così come le frecce a corda, fondamentali per l’avanzamento del gioco. Abbiamo gradito la presenza del rampino visto che ci permette di salvarci pure in fasi critiche, visto che non mancherà occasione di fare un passo falso verso un precipizio o un salto mal calibrato. Ciò che brilla più di tutto di questa produzione sono le ambientazioni, in alcune fasi sono veramente da spacca mascella ed il tutto è solamente mosso da una console, dimostrandoci che sebbene sia in arrivo la PRO, la versione normale dell’ammiraglia Sony può ancora dire la sua. Le tombe fanno il loro dovere, proponendo aree sempre molto varie e uniche, anch’esse ornate al meglio grazie all’ottimo engine di Rise of the Tomb Raider.

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Tantissimi contenuti aggiuntivi a favorire la longevità

In questa edizione per PlayStation 4 sono contenuti tutti i dlc, il primo dedicato alle missioni stoicismo ovvero un survival in cooperativa online dove in aree procedurali avremo la possibilità di scontrarci diverse orde di nemici. Altro contenuto aggiuntivo interessante è “Legami di Sangue”, storia ambientata interamente dentro il maniero Croft, esplorando quest’ultimo alla ricerca del testamento di Richard Croft senza la possibilità di interazioni in combattimenti o simili, si può dire che si tratta di un esperienza interamente “Culturale” ai fini di approfondimento. Il DLC poc’anzi citato non è l’unico ambientato nel maniero, infatti anche “Il Risveglio della Fredda Oscurità” è ambientato in quella location ma contornato dagli zombie, con una storia di contorno non molto originale ma che comunque sa trattenere per la sua durata. Come ultimo DLC abbiamo lasciato Baba Yaga, perché è l’unico che è amalgamato all’interno della storia principale, infatti per poterlo giocare dovremmo prima raggiungere la Base Sovietica e iniziare una side quest che ci trasporterà in questo viaggio paranormale. Come avete ben capito, i contenuti aggiuntivi non sono il top della produzione ma sicuramente sono delle buone aggiunte che favoriscono la longevità del titolo, specialmente per lo stoicismo in co-op, ottimo per passare qualche ora in compagnia di amici.

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L’engine che muove il titolo è veramente ottimo, riesce a raggiungere un impatto visivo molto incisivo specialmente nei modelli poligonali dei personaggi. Il più delle volte siamo rimasti soddisfatti dagli immensi luoghi, visto che offrivano degli scorci visivi niente male che rendono l’esperienza di gioco molto più piacevole del previsto. La componente audio vanta di tantissimi doppiatori italiani talentuosi, prima fra tutti Benedetta Ponticelli che come nel precedente capitolo ha doppiato Lara. La sua bella figura l’ha fatta anche il comparto audio, ornato da tantissimi effetti da oscar e una colonna sonora eccellente e dulcis in fundo un emozionante ending theme.

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Commento Finale

Inutile girarci a torno, Rise of the Tomb Raider è una produzione che va promossa senza se e senza ma, visto che presenta uno sviluppo ed una maturazione del personaggio in maniera fluida e d’impatto. In questo capitolo i ragazzi di Crystal Dynamics hanno reso l’ascesa alla maturazione di Lara in maniera impeccabile, portandola a scontrarsi contro diverse realtà e contro il suo tortuoso e tormentoso passato movimentato anche dalla responsabilità che aveva nei confronti del padre. A giocare a favore del titolo vi è anche una componente survival ed esplorativa molto marcata e ampia, sebbene quest’ultima non è propriamente accompagnata da una narrazione da oscar, ma comunque quest’ultima è molto apprezzabile e si fa amare anche con il suo finale che pretende obbligatoriamente un sequel. Che altro dire? Sicuramente questo è uno di quei titoli che non può mancare nella vostra collezione, visto che Lara è tornata e l’ha fatto nel migliore dei modi.

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Federico Molino

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.

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