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Mafia III – Recensione

La serie “Mafia” è sempre stata importante per il panorama video ludico, con quel tocco cruento nel mondo dei sandbox; l’ultimo capitolo è ormai datato Agosto 2010 sulla precedente generazione, in cui erano narrate le vicende di Vito Scaletta nei primi anni ‘50, catapultato di forza nella Mafia diventando nel corso della trama una persona molto rispettabile per l’organizzazione. In Mafia III siamo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, un atmosfera molto differente e soprattutto un protagonista totalmente agli antipodi: Lincoln Clay, rappresenta la personificazione del soldato al rientro dalla guerra in Vietnam, che viene assalito dal desiderio di vendetta; in una città, New Bordeaux, dove vige una suddivisione netta in ghetti con forte razzismo verso le persone di colore, alla fine dei conti siamo negli anni dell’omicidio di Martin Luther King, quindi con una forte congruenza storica e di pensiero. Questa nuova avventura sarà all’altezza delle precedenti?

Sangue porta altro sangue

Negli anni ’60 la Mafia continuava ad imperversare sul territorio americano, dopo la legalizzazione degli alcolici la loro morsa sui cittadini e lo stato non tendeva minimamente ad allentarsi: lo spaccio di droga, prostituzione ed i primi tentativi di gioco d’azzardo erano all’ordine del gioco; cosa meglio di un documentario può raccontare queste vicende? La particolarità della narrazione di Mafia III è proprio questa, è un mix tra l’azione, si può dire del passato e flash continui dal presente, mediante documentari ed interviste con i protagonisti, oltre a foto vere e non dell’epoca in modo tale da ricreare una situazione totalmente credibile al videogiocatore, nonostante la non reale esistenza di New Bordeaux. Il bello di tutto questo è il conoscere protagonisti estranei e non alla vicenda proprio tramite i loro racconti sui trascorsi di quel tormentato periodo storico, oltre alla spiegazione più nel dettaglio di quello che andremo a vivere pochi istanti dopo; per il resto stiamo parlando non della solita storia di Mafia, ma più di una vendetta totale verso un individuo che fa parte dell’organizzazione, quasi come se l’attacco ad essa sia un pretesto per colpire bensì la persona in tutto quello a cui tiene.

Questo desiderio di vendetta porta Lincoln a ricreare una famiglia mafiosa a tutti gli effetti, imparando lui stesso durante la sanguinosa strada cosa si prova ad esserlo; sappiamo bene da film del genere o giochi che il sangue porta solo altro sangue, come un circolo vizioso che porta a bagnare tutte le strade di New Bordeaux in una guerra civile in piena regola, fomentando ancora di più una critica città in seguito ai recenti tragici avvenimenti di quel periodo storico.

In sintesi, per evitare spoiler, la trama è orchestrata divinamente, è coinvolgente, profonda e nel suo essere chiara sin dall’inizio si presenta quasi inaspettata; un qualcosa da ricordare e da cui molti dovrebbero prendere spunto facendo giochi di questo tipo, dove una regia impeccabile riesce a mascherare, benché solo lievemente, i numerosi difetti tecnici quasi invalidanti.

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Vecchie conoscenze e nuovi interpreti carismatici

Tra il vecchio ed il nuovo c’è un denominatore comune: la caratterizzazione eccellente. Ogni personaggio ha un suo background ben definito ed un carattere preciso e pungente, certamente si intendono solo quelli protagonista della trama; da Vito Scaletta, un graditissimo ritorno in grande stile sempre più dentro al giro della Mafia e della Commissione con cui ha a che fare nel secondo capitolo, al boss Sal Marcano, con una visione molto psicologica del suo modo di vedere i mafiosi ed i suoi desideri più imprevedibili, John Donovan, agente CIA molto idealista e pronto a tutto per ripulire il paese, Padre James, ex soldato e teppista che per salvare la sua anima decise di intraprendere la via della fede, al nostro Lincoln Clay.

Un escalation di qualità su tutti i campi per ognuno di loro e non solo, è impossibile non farsi trascinare dalle loro vicende e dal loro passato, tanto da affezionarci a tutti o quasi; sicuramente questo è uno dei punti forte del titolo, personaggi in grado di reggere la trama e di elevarla all’ennesima potenza, grazie a cosa sono in grado di fare e che noi non possiamo nemmeno immaginare fino alla fine del gioco.

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Quasi come un Rambo di colore

Lincoln Clay sicuramente non è quel tipo d’individuo che passa inosservato, alto quasi un metro e novanta per quasi un metro di larghezza, ironicamente parlando, è come trovarsi di fronte un armadio dell’Ikea assetato di sangue, per questo viene naturale definirlo praticamente un Rambo di colore, dato che tutte le azioni che intraprenderemo saranno solitarie contro eserciti infiniti di mafiosi e li elimineremo senza pietà; inoltre c’è da precisare anche il come questo avviene, tralasciando le sparatorie dove tutto deriva anche dall’abilità del singolo giocatore, le scazzottate non hanno storia, quando si affronta Lincoln non si cammina più sulle proprie gambe, si sente evidente una disparità di forza quasi disarmante contro qualsiasi individuo ci si pari davanti.

Tralasciando questo fattore onnipotenza, l’azione del gioco è semplicemente divertente e cruda al punto giusto, riesce a rendere bene la crudeltà dei mafiosi in quegli anni, le esecuzioni non sono soft, ma realmente cattiva con la voglia di infliggere quanto più male possibile al nemico; per molti magari potrebbe anche essere un esagerazione o un problema, secondo me invece dipinge fedelmente il modo di fare in quegl’anni, senza perbenismi o altro, solo violenza allo stato puro eseguita da gente senza pietà.

Un unico aspetto realistico si evidenzia in tutta la faccenda ed è la possibilità di portare solo un arma leggera ed una pesante, niente arsenali alla GTA, nonostante a tratti sembra questo titolo lo voglia emulare dato il suo essere arcade a dispetto dei predecessori, rendendo molto tattico lo scontro a fuoco per risparmiare quanti più colpi possibile, oltre al preferire per lo più atteggiamenti furtivi a quelli aggressivi.

Riepilogando il sistema di gioco è ottimo, molto divertente e vario, in grado di intrattenere senza particolari problemi, non fosse per la ripetitività delle missioni, a condire il tutto vi è pure un sistema di guida ottimo a mio avviso, molto superiore a tanti titoli del genere, non propriamente simulativo, ma neanche arcade allo stato puro, ci vuole accortezza nelle manovre ed un minimo di apprendimento per padroneggiarlo al meglio.

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Alti e bassi incontrollabili

In un titolo di questa levatura si cercano sempre quelle sfumature per criticarlo a più non posso, il problema sussiste nel fatto che queste non sono semplici sfumature, ma voragini in grado di inghiottire chi sta provando a terminarlo. Partiamo dall’intelligenza artificiale, che sia amica o nemica è imbarazzante, difficilmente possiamo dire di aver provato qualcosa di peggiore negli ultimi anni; alleati praticamente inutili e nemici letteralmente stupidi, fino al punti di essere eliminati “furtivamente” camminando tra loro, la loro forza consiste soltanto nel numero e nel danno dei loro proiettili, per il resto è come combattere contro un esercito di scimmie ubriache. Uno dei punti cardine di questa definizione è per l’appunto il poterli affrontare furtivamente, ma il problema è come questo avviene: basterà avvicinarsi ad una sporgenza e fischiare, allora uno dei nemici e sottolineo uno soltanto anche in presenza di un numero maggiore, si avvicinerà a noi per poi venire asfaltato da Lincoln, mentre l’altro la stragrande maggioranza delle volte si sarà girato senza proferire parola; stessa cosa vale anche per approcci ravvicinati di due nemici colti di sorpresa, totalmente passivi alla nostra violenza.

Altro aspetto negativo è nelle sparatorie, qualora dovessero perderci di vista, invece di cercarci per l’area, continueranno a sparare verso il punto in cui prima eravamo, più volte capita di aggirare il nemico e vederlo intento a sparare con una palizzata davanti a lui senza alcun sentore di presenza nemica; potrei soffermarmi per ore a descrivere quanto tutto questo possa risultare tragicomico, visto che come detto il precedenza l’unica difficoltà del titolo deriva dai danni subito e non dovrebbe essere così.

Per continuare la fiera degli orrori come non parlare della terribile ripetitività del titolo; da precisare prima di tutto che le azioni da svolgere non sono noiose anzi, prese singolarmente sono alche molto divertenti, ma se ripetute inesorabilmente per una ventina di ore buone, la cosa diventa insostenibile. Le azioni di cui parlo aimè sono fondamentali per il proseguo dell’avventura, poiché dovremo conquistare tutte le zone della città, acquisirne il racket per poter andare a colpire direttamente Sal Marcano, ma la loro conquista costituisce sempre nello svolgere le seguenti azioni: parlare con il contatto di Donovan o degli affiliati, interrogare gli informatori, uccidere i reggenti del racket, distruggere i loro luoghi di profitto, pedinarli per poi alla fine uccidere il boss della zona; in seguito questo procedimento andrà effettuato anche per il secondo boss di quest’ultima per poi affrontare il protettore del quartiere, a volte bisognerà in seguito eliminare anche un pezzo grosso dopo tutto questo susseguirsi d’azioni.

Come potete ben intuire il tutto sulla carta sembra anche divertente, ma quando diventa routine allora si arriva ai limiti della disperazione, soprattutto se giocato in un lasso di tempo relativamente breve senza adeguate pause con altri titoli o attività.

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Una mancanza di rifinitura

La qualità è un marchio di fabbrica che non tutti i titoli possono contare di avere e questo non è certamente il caso, è strano dirlo dopo aver osservato gli scorci di New Bordeaux, specialmente durante i tramonti e gli eccezionali effetti luce, insieme a delle cut-scene curate nei minimi particolari tanto da farci scappare qualche sporadico “wow”; però ci sono dei seri problemi riguardo al comparto tecnico del gioco, in primis imperfezioni grafiche ed un frame rate ballerino. Quest’ultimo non svaria pesantemente durante l’esperienza di gioco, ma non si assesta mai precisamente ad una cifra ben definita, facendo mancare totalmente l’effettuo fluidità all’azione che tanto avrebbe giovato al titolo; mentre i difetti grafici sono di molteplice natura, da un filtro che appare sporadicamente sullo schermo rendendo la visuale come un negativo fotografico, a pop-up continui e corpi che si compenetrano con il terreno, oltre alla presenze di dialoghi al posto delle cut-scene di bassissima qualità.

Fortunatamente per quanto concerne il motore fisico, il titolo si salva alla grande, con tantissime oggetti distruttibili, coperture non impenetrabili, forte sensazione di pesantezza dei colpi durante le risse e dei proiettili nelle sparatorie, nessuna finta parete, per quanto riguarda eventuali proiettili vaganti in grado di colpirci se protetti ed una fisica delle macchine notevole, nonostante la vena arcade degli urti molto marcata.

L’audio invece è semplicemente spettacolare, sia le tracce audio che ci accompagnano nei lunghi viaggi in auto, sia il doppiaggio sono di altissimo livello, molto immersive nel periodo storico in cui ci troviamo e soprattutto per il contesto mafioso, tutto è molto coinvolgente e curato alla perfezione; se solo anche il lato grafico avesse avuto una simile cura…

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In conclusione

Mafia III è un titolo molto particolare, sotto certi punti di vista può essere quasi un capolavoro, mentre per altri un disastro inaspettato. Alterna costantemente problemi a pregi, a partire da un ottimo gameplay afflitto da un’IA orribile ed una ripetitività al limite dell’insopportabile, con una grafica a tratti stupenda costellata da una miriade di imprecisioni, per concludere con una trama meravigliosa sotto ogni punto di vista. Posso definire il titolo un’occasione mancata di creare una perla video ludica, se solo ci fosse stata una maggior cura per i dettagli in fase di rifinitura staremo parlando di tutt’altro gioco, è un vero peccato poiché una regia simile avrebbe meritato molto di più. Mi sento di consigliare fortemente il titolo agli amanti della saga ed ai fan delle storie crude di Mafia, a patto che riusciate a sopportare la forte ripetitività, in caso contrario meglio affidarsi ad altri titoli.

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Emanuele Cevoli

Amante di videogiochi e non solo, tutto quello che è informatico attira la sua attenzione, ma anche Anime e Manga non sono da meno. Sin da piccolo è abituato a giocare un po' di tutto, ma gli action-adventure la fanno da padrone.

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