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Exist Archive: The Other Side of the Sky – Recensione

A cavallo tra il 1999 ed il 2000 la PSOne, ormai sul viale del tramonto con la sorella maggiore PS2 in dirittura d’arrivo, riuscì a stupire il mondo dei JRPG con un titolo unico, mai veramente imitato e ancora oggi considerato un modello di riferimento per sviluppatori e fan del mondo dei JRPG. Stiamo parlando dell’algido ed indimenticato Valkyrie Profile: le esplorazioni 2D di stampo platform, lo stile di combattimento ibrido tra JRPG e Picchiaduro, la trama aperta e libera, influenzata dalle nostre gesta e dalle nostre azioni ed i personaggi indimenticabili resero Valkyrie Profile un vero classico del genere e contribuirono a proiettare i suoi sviluppatori, il talentuosissimo team tri-Ace (all’epoca già autori dei primi due meravigliosi Star Ocean) ai vertici del mondo dei developer giapponesi di giochi di ruolo.
Purtroppo il successo di Valkyrie Profile non è stato replicato dai due seguiti e, tranne qualche caso mobile di eccezione come Brave Frontier, su console non abbiamo più visto titoli che si avvicinassero alla qualità dell’avventura della solenne valchiria Lenneth.
E’ proprio per colmare questo vuoto che il cuore pulsante di tri-Ace (purtroppo reduce da un quinto Star Ocean ben poco riuscito) vale a dire il direttore e fondatore Yoshiharu Gotanda, il designer Masaki Norimoto e l’abile compositore Motoi Sakuraba si sono riuniti, con il supporto dello staff di Spike Chunsoft, per cercare di portare alla luce finalmente l’erede spirituale che Valkyrie Profile merita: Exist Archive: The Other Side of the Sky (da ora in poi solo Exist Archive) un JRPG classico che sappia far battere il cuore di fan nostalgici e neofiti allo stesso modo.
Pubblicato in occidente da Aksys Games, riuscirà questo titolo a rendere onore alla sua unica, pesante eredità e ad imporsi come nuovo classico di tri-Ace?

La Morte è soltanto il principio

La sequenza iniziale di Exist Archive è tetra e spiazzante: in una giornata come tante il giovane Kanata Kujo e la sua fidanzatina Ranze vengono coinvolti in una devastante esplosione nel centro di Tokyo. Tra le macerie, morenti, i due hanno appena il tempo di dirsi addio prima che una valanga di detriti metta fine alle loro giovani vite.
Pochi secondi dopo Kanata si risveglierà illeso in un misterioso prato fiorito al limitare di una foresta di alberi di cristallo, dove incontrerà una misteriosa ragazza dai capelli grigi: Mayura Tsukishiro, anch’essa svegliatasi da poco e priva dei suoi ricordi.
Presto i giovani scopriranno che il misterioso mondo in cui si trovano, senza Sole nè Luna e composto da isole volanti non è l’Oltretomba ma una misteriosa dimensione parallela, sviluppata attorno ad un’immensa torre, chiamata Protolexa, dove creature divine si danno battaglia da secoli. Una di queste divinità, l’oscuro Dio Yamatoga, è la causa dell’esplosione che ha coinvolto Kanata e Ranze.
Per uno strano scherzo del destino è stato proprio Yamatoga a salvare Kanata ed altre 11 persone coinvolte nell’esplosione e a trasportarle su Protolexa, dividendo la sua anima in 12 parti e fondendosi a questi essere umani per sfuggire alla sua odiata nemica Amatsume e cercare un modo per resuscitare al massimo dei suoi poteri, donando ai giovani la vita eterna come effetto collaterale. Compito di Kanata sarà di trovare e riunire le altre persone dotate dell’anima di Yamatoga coinvolte nell’esplosione di Tokyo, tra cui l’amata Ranze e con essere trovare il modo di tornare a casa. La chiave per il loro ritorno al mondo reale sarà nelle mani della dea Amatsume, guardiana di Protolexa, che però si oppone all’idea poiché vuole impedire a tutti i costi la resurrezione di Yamatoga, resurrezione invece fortemente desiderata per i loro nefandi scopi dalla fazione Chasseur guidata dalla dea Zenobia
La vicenda tutt’altro che semplice, si svilupperà lungo una lunga serie di dialoghi che inframezzano una struttura narrativa basata su missioni non particolarmente lunghe. Se il protagonista di Exist Archive si può definire un personaggio stereotipato e già visto, lo stesso non si può dire per gli altri componenti del cast, ben scritti e con una back-story molto interessante che sarà veramente un piacere scoprire collezionando particolari cristalli nascosti qui e la nelle mappe di gioco.
Va detto che il ritmo della storia è incostante e dopo un buon inizio passeremo tutta la parte centrale del gioco a sorbirci una lunga serie di noiose fetch quest, diventando semplicemente i fattorini della dea Amatsume, per riprendere i momenti epici con una fase finale dell’avventura al cardiopalma.

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Come to me, my noble Einh…ah no, gioco sbagliato

L’esplorazione in Exist Archive è piuttosto semplice, con delle sequenze platform basilari ma comunque divertenti in mappe interamente 2D che si evolvono su più livelli paralleli. Vari tool come un doppio salto o la possibilità di congelare I nemici ci permetteranno di raggiungere aree extra delle vecchie mappe (liberamente riesplorabili) portando quindi ad una buona rigiocabilità dei vecchi livelli in cerca di bonus o tesori segreti.
Visibili sulla mappa saranno delle nubi oscure semoventi, che se entreranno in contatto daranno vita ad un combattimento. Colpire in maniera anticipata con il tasto Cerchio ci permetterà di iniziare il combattimento con un vantaggio notevole.
I combattimenti di Exist Archive saranno interamente a turni, con un sistema di combattimento che ricalca a grandi linee quello offerto dal giù citato Valkyrie Profile: ognuno dei 4 personaggi che comporranno il team sarà assegnato ad uno dei quattro pulsanti frontali del pad: premendo il tasto corrispondente il personaggio selezionato eseguirà il suo attacco, consumando una porzione della barra azzurra degli AP presente sotto lo schermo. Si potrà attaccare sino alla totale consumazione della barra degli AP oppure terminare in anticipo il proprio turno, sempre tenendo a mente fattori importanti come ad esempio il fatto che gli attacchi di tipologia magica, più potenti, consumeranno più AP rispetto ai normali attacchi fisici e che le combo, ottenibili connettendo più attacchi possibile nella giusta frequenza aumenteranno la possibilità di ottenere drop ed oggetti rari dai nemici sconfitti.
La grande aggiunta rispetto a Valkyrie Profile è la fase di difesa: quando infatti termineremo il nostro turno e toccherà al nostro avversario muoversi, potremo utilizzare parte della nostra barra degli AP per difendere il personaggio ( o i personaggi presi di mira) diminuendo i danni. Ciò ovviamente diminuirà la quantità di AP disponibili all’inizio del turno successivo, rendendo necessaria un’elevata attenzione sulla gestione della barra degli AP tra le fasi di attacco e le fasi di difesa Se questa meccanica sembrerà monotona nella prime battaglie dove avremo a disposizione un solo personaggio, quando cominceremo ad avere in team composto da 4 unità potremo dare il via a combo spettacolari, portando all’attivazione più avanti nel gioco di abilità uniche ed attacchi speciali.
Il titolo offre un ottimo sistema di personalizzazione della Classe del personaggio per poter disporre di abilità sempre nuove e diverse, ma va detto che, con 12 personaggi giocabili ciascuno dotato di una classe diversa, il sistema di cambio classe diviene quasi più un optional estetico se per qualche motivo preferiamo avere determinati personaggi nel team

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Ma non avevamo già visto quel Cristallo?

Le differenze tra la versione PS4 e quella PSVita sono piuttosto sostanziose, in particolare nel comparto frame rate dove, ai 60 fps granitici della versione casalinga si oppongono i 30 non stabili della versione portatile, che soffre di cali e rallentamenti piuttosto fastidiosi, uniti a tempi di caricamento leggermente più lunghi.
Visivamente il gioco è ottimo sia su PS4 che sulla piccola di Casa Sony, con una palette di colori brillante e vibrante composta da ottimi contrasti, soprattutto nei confronti dei costumi dei personaggi, caratterizzati da un tratto deciso e con molti inserti al neon che permettono di riconoscere in ogni momento ciascun personaggio dal proprio colore.
I modelli 3D dei personaggi sono piuttosto semplici se visti nei field del gioco mentre in battaglia offrono molte animazioni varie e complesse, con una ricca scelta di dettagli preziosi come le differenti armi equipaggiate dai personaggi.
Va detto che le ambientazioni sono piuttosto ripetitive, spesso saremo costretti a vedere e rivedere la stessa mappa più volte, con semplici cambi atmosferici, di illuminazione o di posizionamento delle piattaforme e dei nemici per dare l’idea di stare affrontando una nuova zona.
Exist Archive, condivide con I suoi predecessori di tri-Ace una longevità sopra la media, si parla di 45-55 ore di gioco, unite ad un’alta rigiocabilità portata da finali alternativi, dungeon segreti e sfide secondarie.

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Voci e Suoni di un altro mondo

Il vero punto di forza del titolo è sicuramente la colonna sonora, composta con stile e maestria dall’inossidabile Motoi Sakuraba, già autore delle colonne sonore di tutti gli Star Ocean, i Valkyrie Profile e più recentemente dei Dark Souls di From Software, caratterizzata dal tocco inconfondibile del compositore, che come sempre sa dare il suo meglio nei temi delle battaglie e delle boss fights.
Il doppiaggio è l’altro punto di forza di Exist Archive: per la gioia dei fan puristi è stato infatti inserito il doppio audio Inglese e Giapponese. Il primo offre una pletora di voci anglofone piuttosto buone e sicuramente riconoscibili per chi preferisce il mondo del doppiaggio in una lingua più vicina a noi mentre il secondo offre come sempre un’interpretazione di altissimo livello, in particolare le performances dei doppiatori di Yamatoga e Mitsuhide.

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Guardare al passato è la via corretta

In un’industria ormai alla deriva, incapace di creare nuovi punti di riferimento per il futuro, guardare al passato è sicuramente la scelta migliore o quantomeno la più coraggiosa.
Exist Archive è la prova lampante che, fino a che si riescono ad offrire trame nuove e personaggi eccellenti, sapendo prendere spunto dai titoli del passato nel mondo corretto in termini di gameplay, il genere dei JRPG non necessita di stravolgimenti o imbastardimenti con altri generi videoludici che rischiano di alienare la fanbase storica per continuare ad avere successo.
Exist Archive è il seguito spirituale che mancava da decenni a Valkyrie Profile, un gioco epico ma allo stesso tempo umile, semplice nelle meccaniche ma profondo nell’esecuzione.
Va detto che alcuni difetti di struttura e di ritmo minano l’esperienza e che un grave difetto è la scarsa cura prestata nella versione portatile del titolo che, per via della struttura stessa del gioco con dungeon dalla durata media di 30/45 minuti, risulterebbe la piattaforma migliore per godersi quest’avventura.
Exist Archive è un acquisto obbligatorio per ogni fan dei JRPG della vecchia scuola ed un titolo molto consigliato per ogni fan dei giochi dall’estetica anime e dalla componente a turni.

 

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PortuXIII

Dopo anni passati ad elemosinare Game Boy/Megadrive/Snes da parenti ed amici, la mia vita è cominciata ufficialmente nel 1997 quando mi fu regalata la mia prima PlayStation. Tutto sembrava andare bene, giocavo a giochi abbastanza normali come Spyro, Crash o Tomb Raider, ma ahimè un giorno da mio zio vidi un curioso gioco, con personaggi strambi e un gameplay stranamente magnetico. Quel gioco era Final Fantasy VII e fu l'inizio della mia grave malattia ossessivo-compulsiva verso quel magico e colorato universo chiamato JRPG!

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