Dodonpachi Resurrection – Recensione

L’arrivo di Dodonpachi Resurrection su Steam non è certo stato sorprendente, tra le tante software house giapponesi Cave è stata tra le prime a voler ampliare le proprie vedute e portare i propri giochi al di fuori delle console fisse e portatili.

In questi anni, difatti, il parco giochi della software house ha abbracciato il mercato degli smartphone e solo di recente si sono iniziati a vedere i frutti di questa politica su Steam, ad aprire le danze sono stati Mushihimesama e Deathsmiles.

Dodonpachi Resurrection può essere visto come una conferma dell’interesse dei giocatori PC verso questo genere di gioco e la prospettiva di ottimi guadagni, oltre che una possibilità più concreta di vedere convertiti shoot’em up di altri sviluppatori nipponici.

Cosa è Dodonpachi

Dodonpachi è forse la serie più famosa di Cave, negli ultimi venti anni numerosi sono stati gli episodi pubblicati tra console fisse e sale giochi raccogliendo sempre numerosi consensi grazie ad un gameplay brutale ma immediatamente divertente.

Con la presenza di tantissimi proiettili a schermo, un contatore dei punti sempre più alto inanellando serie consecutive di nemici abbattuti, un uso ragionato delle bombe e sostanziosi bonus per chi riesce a giocare nel modo più pulito possibile senza perdere vite, questo titolo riesce a farsi valere.

Qualcuno ricorderà certamente come Dodonpachi Resurrection sia in precedenza uscito su Xbox 360, ed infatti la conversione qui recensita non è un porting diretto  una raccolta delle varie revisioni del titolo base uscite dal 2010 ad oggi.

In altre parole, una volta avviato il gioco potremo scegliere se giocare la versione 1.5, la versione 1.51 o la versione Black Label, considerando che ogni versione ha varianti tarate per il principiante o l’esperto per un totale di ben otto possibilità a nostra disposizione.dodonpachi resurrection black label

Non è da sottovalutare la scelta di Cave e Degica, i nomi possono ingannare ma già tra la 1.5 e la 1.51 ci sono evidenti differenze nell’uso delle bombe e nel sistema di punteggio, la Black Label addirittura aggiunge nuovi boss da affrontare soddisfacendo alcune condizioni oltre ad un generale ribilanciamento del gioco.

Chiaramente, le differenze non sono immediatamente comprensibili da un novizio ma chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il genere capirà subito quanta carne al fuoco sia stata messa in questa conversione.

Prima di ogni partita potremo scegliere il tipo di navicella e di avatar da usare, ogni tipologia ha una sua arma unica e un tipo diverso di bomba con un differente impatto nel gameplay, per cui è difficile scegliere a priori quale sia lo stile di gioco più adatto al giocatore e sarà necessario testare ogni scelta il più possibile.

Il gameplay di Dodonpachi Resurrection

Il gameplay vero e proprio, come già annunciato, è il classico bullet hell dove dovremo farci spazio tra migliaia di proiettili a schermo e orde di nemici pronti da abbattere, oltre a buoni riflessi sarà richiesta una buona dose di ragionamento nel tentativo di uscire puliti dai complessi pattern nemici.

Allo stesso tempo, dovremo fare attenzione a non azzerare il contatore di combo pena perdita di consistenti moltiplicatori e punteggi alti ma il peggio arriva con i boss, tanto imponenti alla vista quanto brutali da affrontare.

Fortunatamente, Cave ha ben pensato di non lasciare i giocatori in balia degli eventi per cui è stata inserita una modalità Allenamento nella quale poter testare ogni singolo livello e migliorare sempre di più i propri riflessi e la propria memoria per poi progredire sempre meglio nell’inferno progettato dalla software house nipponica.

Sulla longevità c’è da fare un discorso a parte: una partita completa a Dodonpachi Resurrection non va oltre i 40-45 minuti di gioco ma il problema non è tanto quello quanto arrivare a vedere il finale! Come avrete intuito il gioco non perdona e saranno necessarie ore e ore di allenamento e tentativi prima di raggiungere il boss finale o, per i più competitivi, anche dei boss segreti.

Ad enfatizzare l’anima competitiva del titolo arriva la possibilità di consultare le leaderboard dei punteggi mondiali potendo anche sottomettere i propri.

Quello che è il pregio più grande ne è anche il limite più grosso, Dodonpachi Resurrection non è un gioco per tutti e infatti non tutti avranno la pazienza di approcciarlo per come è stato pensato.

dodonpachi resurrection gameplay punteggio

L’abito che fa il monaco

Tecnicamente parlando, il motore grafico bidimensionale usato mostra i muscoli e non solo: la fluidità d’azione non incappa mai in rallentamenti nonostante la moltitudine di oggetti a schermo.

Per quanto il PC di test abbia una configurazione di alto livello, posso garantire che il titolo sia molto leggero e scalabile per poter essere giocato anche su piattaforme meno prestanti.

Altro punto a favore sono i disegni di personaggi e ambientazioni, rispetto ad altri prodotti dello stesso genere. Cave ha curato il tutto nei minimi dettagli favorendo l’immersione nelle atmosfere belliche del titolo, come dimostrato dall’eccelso sonoro con uno stile vibrante ed elettrica che ben accompagna il ritmo forsennato del gioco.

dodonpachi resurrection livello

Un inferno di proiettili nel verso senso della parola

Dodonpachi Resurrection è stato un successo nelle sale giochi, lo è stato su Xbox 360, lo è anche su PC grazie ad un gameplay collaudato e ad ampie possibilità di scelta in modo da soddisfare ogni tipologia di giocatore.

Non è comunque un titolo da consigliare a cuor leggero, rientra in un genere particolare ed inusuale per i videogiocatori più giovani per cui consiglio vivamente di provarlo in qualche maniera prima di procedere all’acquisto.

Avatar

Tante le cose che lo appassionano: i videogiochi, la musica, l’informatica, il calcio, il basket… Cerca sempre di valorizzare i prodotti meno in vista e di analizzare ciò che lo circonda in maniera da avere sempre nuovi punti di vista e nuove idee.

Leave a Reply