Dragon Quest: L’emblema di Roto – Recensione

E anche la Perfect Edition di Dragon Quest: L’emblema di Roto ha raggiunto la sua conclusione con il quindicesimo volume. Ne avevamo già parlato diversi mesi fa, in merito alla qualità dei primi dodici volumi in un articolo che fungeva d’anteprima alla recensione finale, infatti oggi, siamo qui per dare le conclusioni su quest’opera. Parto nel tranquillizzare a chi non ha letto l’articolo poc’anzi citato, in queste conclusioni farò un recap generico sulla trama e sulla qualità, fino a giungere al discorso finale per le conclusioni. Il primo pensiero che passa in mente con la parola “Dragon Quest” è sicuramente la saga videoludica, ormai famosa in terra nipponica e non, che si appresta a raggiungere il suo undicesimo capitolo della saga principale nell’anno che giungerà a breve. La trama dell’emblema di roto farà felice i più anzianotti, per chi come noi ha giocato il famigerato Dragon Quest III, visto che il manga si ricollega a quest’ultimo. Non vogliamo perderci in futili chiacchiere, quindi, vi auguriamo una buona lettura.

Un ringraziamento speciale all’editore Star Comics per averci fornito i volumi per questa recensione.

Dragon Quest Saga – L’Emblema di Roto Perfect Edition N.1Titolo: Dragon Quest: L’emblema di Roto
Editore IT: Star Comics
Autore: Kamui Fujiwara
Volumi: 15
Prezzo: 8,00€ (Cad.uno)

 

 

 

 

 

 

Il tutto parte del nome

Le vicende narrate si svolgono dopo che il leggendario Roto ha sbaragliato il malvagio Re Demone Zoran e il perfido Baramos, salvando l’intero mondo. A seguito di un era di pace duratura, i figli di Roto, Carmen e Loran, fondano due omonimi regni nel quale regna la pace guadagnata faticosamente dal padre. Purtroppo questo periodo di tranquillità è destinato a finire per mano del Re Demone Imagine, che tramite un perfido piano vuol maledire i due primogeniti di entrambi i regni di sangue blu. Lo scopo del perfido essere è quello di maledire tramite un nome Arus, il figlio di Re Carmen, un nome che se battezzato porterà il bambino a vivere una vita insieme ai demoni e portare il caos nell’intero regno e non solo. Nonostante il piano sia stato sventato da delle coraggiose gesta umane, nello specifico da Bolgoi e la figlia Lunafra, non si può dire lo stesso del regno di Loran.

Nel regno di Loran il regno non ha avuto una gran fortuna, infatti il figlio è stato battezzato con il nome maledetto di Jagan, nome che in primo luogo era destinato ad Arus, ma che grazie alle gesta dei fidati compagni di Carmen si è evitato tale evento. Purtroppo questo ha comportato un regno totalmente devastato, governato da Jagan, dedito ormai alle forze demoniache, il cui suo unico scopo è quello di radere al suolo tutto il bene che emana Arus. L’evoluzione della trama è ben strutturata, si parte da una prima parte di prologo molto introduttiva ma dettagliata fino ad arrivare nel fulcro dell’azione, con complicanze tipiche dei Shonen ma che strizza l’occhio a produzioni più tetre e violente. Un aspetto dove spicca sicuramente Dragon Quest L’emblema di Roto è quello della sceneggiatura, tutte le scene sono ben dettagliate, inoltre la storia è molto piacevole da seguire, non si riesce mai a distogliere gli occhi dal volume in lettura. A giovare ancor più a favore dell’opera è la caratterizzazione dei personaggi, ben curata, specialmente per quanto riguarda Arus,un giovane ragazzo che muterà per i via del corso degli eventi, dove le sconfitte saranno il suo pane quotidiano per imparare gli errori, il tutto amalgamato in una vicenda molto emozionante, nulla da invidiare alla sua controparte videoludica, anzi, per certi versi l’opera cartacea è molto più immersiva e toccante.

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Perfect Edition di nome e di fatto

L’avevamo pure detto durante la nostra anteprima, ma lo stile ricorda e ricalca alla perfezione quello del maestro Akira Toriyama, autore del celebre Dragon Ball. Ricordiamo che Toriyama ha collaborato al character design della saga, specialmente negli ultimi capitoli, dove ha avuto un ruolo chiave, ricordando per certi versi in alcuni personaggi di Dragon Quest diverse icone di Dragon Ball. Nonostante ciò, Kamui Fujiwara trova un proprio stile, nonostante sia con la base di Akira Toriyama, proponendo dei scorci visivi molto superbi e curatissimi. Il finale che propone L’emblema di Roto è molto piacevole, giunge al termine in maniera impeccabile senza lasciare nulla di in sospeso, evitando quel senso di vuoto e frustrazione che ultimamente è molto pressante nelle opere moderne. L’obiettivo di Fujiwara era quello di far sentire a proprio agio chi ha seguito le vicende videoludiche, infatti le ambientazioni trasudano di richiami all’opera ludica proponendo delle ambientazioni puramente fantasy riviste in versione manga e non più dai canoni dell’8bit dettati dall’engine della console dei tempi.

A distanza di tutti questi anni vedere una Perfect Edition così ben curata per Dragon Quest L’emblema di Roto ci rende veramente felici, il nome dell’edizione è azzeccata. Come vi avevamo già accennato nell’anteprima, la cover principale è di un traslucido unico, che ammalia per l’ottimo artwork che solitamente raffigura un personaggio chiave del volume. Possiamo confermarvi che anche gli ultimi volumi sono degni di quella qualità, proponendo anche in quest’ultimi – al loro interno – l’artwork originale dei volumi che uscirono ai tempi. Vogliamo riconfermare quanto detto nell’altro articolo, la carta è di una qualità superba, facile da sfogliare e molto resistente, mettono in risalto in maniera espressiva i disegni, compensando il costo degli otto euro di volume cad. Uno.

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Commento Finale

Concludendo possiamo dire che Dragon Quest L’emblema di Roto è un opera che và assolutamente acquistata, visto che propone una storia interessante dall’inizio alla fine, donando al lettore un finale degno di tale nome. Ad aggiunta alla qualità del manga và anche lodato il tipo di narrazione, fluida, ben scritta e molto imprevedibile in alcune situazioni. Vogliamo promuovere a pieno quest’opera, ritornata dalle ceneri per spiccare nuovamente il volo come una fenice, illuminando il cammino e distinguendosi dalla massa degli Shonen. Capolavoro consigliato vivamente.

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.

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