Horizon: Zero Dawn – Recensione

Dopo la presentazione all’E3 2015, in cui vinse il premo di gioco più originale della manifestazione, Horizon: Zero Dawn è giunto nelle nostre case, con un attesa che ha attanagliato ogni fan possessore di una PlayStation 4 sin dal primo giorno. Anche se vi era pure uno spiraglio di paura provocato dalla software house sviluppatrice, una Guerrilla Games fin troppo bistrattata ed autrice di giochi di tutto rispetto tra cui la serie Killzone, che è riuscita a mettersi definitivamente in luce al grande pubblico con la consacrazione definitiva, mostrando quello che sono in grado di fare. Sono riusciti infatti a catapultarci in un mondo dove le macchine hanno preso possesso del pianeta e l’umanità è rilegata ad una mera comparsa, ma cosa è successo e cosa sta per accadere sul pianeta Terra? Questa è la nostra missione, impersonando la giovane Aloy, ragazza emarginata dalla sua tribù da quando era in fasce, pronta a tutto per scoprire la verità dietro alle proprie origini, fino a rimanere coinvolta in qualcosa di molto più grande e sconvolgente. Siete pronti a scoprire cosa si nasconde nei meandri della terra?

L’alba di una nuova era

Una volta selezionata la lingua del gioco, una cinematic partirà fungendo da prologo dell’intera vicenda. Il tutto si concentra su Rost, un esiliato della tribù dei Nora a cui viene affidata una bambina ancora in fasce, una senza madre come viene chiamata dalla tribù, nel suo viaggio verso la benedizione della tenera creaturina, gridando il suo nome alla Madre, l’entità venerata. Giunto sul posto trovò Madre Teersa, una delle matriarche della tribù, pronta a benedire la bambina nonostante l’opposizione delle altre; da qui a poco sentiremo per la prima volta il nome della nostra protagonista gridato dalla cima della montagna: Aloy.

La ragazza sin da bambina è stata costretta a vivere da esiliata, senza contatti con altre persone al di fuori di Rost, vista con disprezzo da ogni persona della tribù che incappava in lei, fino ad atti di bullismo provocati dal disprezzo per la sua stessa esistenza. Un giorno però Aloy fece una scoperta eccezionale: durante una fuga per la disperazione cadde in una buca profonda, arrivando nel luogo appartenente ai predecessori, le persone che prima di loro abitarono la Terra, ancor prima che le macchine presero possesso di essa. In questa struttura ormai distrutta dal tempo, trovò un Focus, uno strumento in grado di riprodurre ologrammi contenenti tutta la conoscenza del passato, oltre ad essere utile per l’identificazione di ciò che la circonda. Con il suo aiuto e quello di Rost, Aloy comincia un lungo addestramento per poter un giorno scoprire la verità dietro il suo essere emarginata, conoscere le proprie origini e rispondere a tutte le domande che ogni giorno continua a porsi, da qui ha inizio la prima parte del gioco, che ci porterà poi, in seguito ad un avvenimento molto importante, ad esplorare tutto il mondo oltre il confine della terra sacra per scoprire cosa è successo alla Terra prima dell’arrivo della macchine, il perché sono loro le dominatrici ed i misteri terribili che si nascondono sotto il suolo terrestre, nei luoghi in cui riposano i cosiddetti “Demoni di Metallo”.

Il resto della trama è un susseguirsi di tragiche ed importanti scoperte, arrivando ad eviscerare tutti gli avvenimenti che hanno portato ad essere la Terra ciò che è ora, niente viene lasciato al caso e tutto viene rivelato; con una sceneggiatura ben realizzata ed un susseguirsi lineare di eventi, rendendo facile tenere il passo con il proseguimento dell’avventura, raccontata in modo tale da non annoiare mai ed anzi, tenere sulle spine il giocatore con una sana voglia di scoperta.

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Datemi un arco e vi conquisterò il mondo!

Il sistema di gioco ruota attorno ad armi primitive, per la maggior parte, trasformate con una tecnologia superiore grazie ai pezzi raccolti dalle macchine, con qualche eccezione di tecnologie meno rudimentale. Tra queste spicca su tutti l’arco, presente in tre categorie distinte: da caccia (datoci in dotazione ad inizio gioco), da guerra e di precisione; ognuno ha dalla sua delle caratteristiche ben definite che possono variare il nostro approccio alla battaglia. Per esempio l’arco da caccia è caratterizzato da un ottima velocità di estrazione e caricamento della freccia, con una portata media, ideale per gli scontri ravvicinati per poter scagliare un gran numero di frecce in poco tempo; mentre passiamo all’altro estremo con l’arco di precisione, con munizioni più costose da realizzare ed una potenza notevolmente superiore, oltre ad avere una portata ideale per colpi dalla lunga distanza, il suo difetto è la lentezza nel caricamento del colpo, rendendolo sconsigliato nelle battaglie movimentate a corto raggio. A questi si uniscono anche armi di supporto per ogni situazione, dalle trappole, categorizzate come oggetti consumabili a singolo utilizzo, ad armi per immobilizzare la nostra preda, molto utili nelle battaglie contro le macchine più ostiche; infine vi sono le armi ideali contro gli umani, ossia un lancia bombe ed  il “Rattle”, uno spara frecce a raffica con una precisione precaria, ideale per ingenti danni a distanza ravvicinata.

Ognuna di queste deve essere scambiata presso i mercanti in cambio di oggetti collezionabili nel mondo di gioco, oltre ad una buone di frammenti metallici, l’equivalente della moneta di gioco; mentre per i proiettili potremo sia acquistarli, che craftarli. Quest’ultima parte è una delle fondamentali del titolo oltre ad esserne una delle feature più apprezzabili, la possibilità in qualsiasi momento durante l’azione, tramite un rallentamento temporaneo del tempo, di generare munizioni in maniera rapida e semplice per le nostre armi utilizzando le risorse richieste; queste possono essere raccolte durante la nostra avventura depredando qualsiasi cosa si presenti a tiro, dalle piante per potersi curare ed avere legname per le frecce, agli animali propensi a “donarci” carne e pelli, per poter craftare pozioni oppure abiti dai mercanti.

Ultimo punto riguardo il sistema delle armi e armature riguarda i buff, questi non sono altro che rune applicabili all’equipaggiamento, a seconda del suo numero di slot disponibili, alternandone le abilità sensibilmente, questo può aiutarci ad assottigliarne i difetti, come il basso danno dell’arco da caccia oppure la poca mobilità di quello di precisione, oppure aumentarne esponenzialmente le doti positive per generare armi di distruzione. Queste rune si suddividono in non comune, raro e molto raro, andando a modificare solitamente i danni, mobilità, penetrazione, resistenza e danni elementari; attenzione però una volta inserita una di queste non sarà possibile recuperarla ed in caso di vendita dell’equipaggiamento, oppure se si decidesse di applicarne un’altra, la perderemo, a meno di sbloccare una specifica abilità che le renderà rimovibili.

E proprio ora ci colleghiamo all’albero delle abilità, uno schema molto semplice e lineare suddiviso in tre categorie: Predatrice, Audace e Raccoglitrice. La prima è una sezione dedicata in primis alle abilità di natura offensiva, come un aumento dei danni ravvicinati e negli attacchi a sorpresa; l’Audace invece rappresenta un incremento della nostra abilità dalla lunga distanza, con la possibilità di scoccare più frecce contemporaneamente ed aumentare la modalità concentrazione, per avere più tempo nello scoccare colpi precisi nei momenti decisivi. Infine c’è Raccoglitrice, l’area incentrata sulle abilità di supporto o utili allo sviluppo del personaggio, oltre che del suo inventario, in cui troviamo una percentuale incrementata di raccogliere risorse e, come anticipato prima, di riutilizzare le rune, oltre che le trappole inesplose. Tutte queste abilità andranno sbloccate tramite l’ausilio di punti, questi si otterranno ad ogni incremento del livello, oltre che come premio nella conclusione di alcune missioni principali e secondarie.

Un’altra possibilità interessante di gameplay è rappresentata dalla possibilità di intraprendere gli scontri sia stealth che azione pura, ovviamente ognuna di esse rappresenta dei vantaggi e svantaggi, tra cui un azione più lenta, ma redditizia, contro un divertimento maggiore che ci esporrà ad una serie di rischi notevole. Oltre a queste tipologie di approccio ne abbiamo potenzialmente una terza molto duttile: l’Override; questo ci permette di prendere il controllo delle macchine non corrotte per un determinato lasso di tempo, estendibile mediante le abilità della Raccoglitrice, rendendola nostra alleata contro gli avversari, oltre al poterla cavalcare come mezzo di trasporto rapido e per la battaglia, visto il loro notevole danno.

Infine il Focus rappresenta per noi una feature fondamentale, dall’utilizzo come raccoglitore di dati per leggere note del passato ed ascoltare tracce audio, sia in battaglia per scannerizzare gli avversari in cerca d’informazioni, come il loro livello, il nome e soprattutto i punti deboli da sfruttare, per rendere più tattico e mirato ogni scontro che andremo ad affrontare.

Però non è tutto oro ciò che luccica, anche questo sistema di gioco ha dei difetti, tra cui la mancanza di una vera varietà di armi, racchiuse in un modello per ogni grado di rarità, senza magari un armamentario “speciale” con caratteristiche tutte sue, cosa che invece accade per gli abiti, il che rende meno emozionante una grande componente dei giochi che strizzano l’occhio alla fase ruolistica, ossia appunto il desiderio costante di scovare un arma speciale dopo averne testate una lunga serie. In aggiunta sono acquistabili soltanto dai mercanti senza possibilità di loot, che viene ristretta alle risorse ed alle rune. Anche queste non sprizzano di originalità essendo sostanzialmente un numero esiguo, con la sola peculiarità delle statistiche randomiche, ma che alla fine ruotano attorno a quella decina di bonus.

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Un mondo tutto da esplorare

Horizon rappresenta l’ennesimo esponente della tipologia Open World, titoli non suddivisi in livelli dove possiamo vagare a nostro piacere per la mappa, completando una serie di quest principali o secondarie per proseguire la trama. Il problema di questo stile di gioco risiede nell’abilità degli sviluppatori nel ricreare un mondo vivo e bello da esplorare, assottigliando al minimo la ripetitività che può distruggere completamente l’esperienza di gioco; in questo caso l’operato di Guerrilla Games è stato eccellente in quasi ogni sua parte.

Il numero delle missioni è più che accettabile, con una story line principale che si aggira, se effettuata senza l’accompagnamento di secondarie, sulle 19 ore di gioco, mentre in caso di completismo si ha un impennata notevole che varia al seconda del giocatore. Il motivo di ciò è dato dalla bellezza dell’ambientazione, rendendo molto stimolante l’esplorazione e la ricerca di aree nascoste, oltre al fermarsi per emozionanti scontri contro veri e propri colossi d’acciaio.

Parlando di quest secondarie possiamo racchiuderle in: commissioni, campo dei banditi, terreni di caccia, aree corrotte e calderoni. Mentre tutte sono più o meno intuibili, dalla bassa complessità, i calderoni merinato una delucidazione: sono aree nascoste, tendenzialmente delle grotte, in cui vengono prodotte le macchine e da cui noi possiamo trarre grande potere sotto forma di un potenzialmente dell’Override, permettendoci di ampliare la tipologia di macchine che potremo via via controllare. Un ultima tipologia di azione secondaria è quella di arrampicarsi sulle macchine più alte per rivelare l’area nascosta circostante, una cosa già vista in tanti esponenti del genere, ma che risulta tutto sommato piacevole.

Per quanto sia bello effettuare ogni singola azione tra quelle elencate, risulta tuttavia un numero esiguo, con una ripetitività d’azione che presto o tardi si farà sentire, ma che non mina particolarmente l’esperienza di gioco, sempre ad alti livello ed incredibilmente divertente, però si poteva fare qualcosa in più sotto questo aspetto.

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Un comparto tecnico da urlo

Il nuovo motore grafico utilizzato per Horizon mostra i muscoli, con un dettaglio incredibile ed effetti luce da far brillare gli occhi a chi incappa negli indelebili scorci presenti, senza la minima titubanza del frame rate, rimanendo in qualsiasi situazione fluido e perfetto, per garantire un esperienza di gioco assoluta. Alla paletta di colori calda e ben realizzata, aggiungiamo una definizione dei personaggi di alto livello, nelle loro espressioni facciale e nei riflessi possiamo constatare una cura del dettaglio minimale, niente stona e tutto crea un insieme poetico, in grado di far gioire chi stava aspettando il titolo da tanto tempo, oltre agli amanti dell’estetica, con un livello artistico da cinque stelle.

Da puntualizzare inoltre che il titolo gira a meraviglia sui “vecchi” modelli di PlayStation 4, con un ottimizzazione che quasi nessuno si aspettava visto la sua predisposizione per il modello Pro; proprio per quest’ultima riesce a dare il meglio di se potendo scegliere tra due modalità di performance differenti: 1080p per 60frame e 4K per 30 frame. Il titolo rimane assolutamente godibile in entrambe le modalità, con una gli scorci risulteranno più dettagliati e vividi, con un colpo d’occhio certamente superiore, mentre con l’altra le fasi frenetiche d’azione daranno il meglio, data la perfetta fluidità.

Infine per quanto concerne il lato tecnico bisogna parlare del sonoro, nello specifico partiamo dall’analisi della traduzione italiana, con un doppiaggio molto ben realizzato, a nostro avviso, caratterizzato da un ottima recitazione dei protagonisti ed un insieme di reazione della popolazione alle scene violente molto realistico. Oltre a questo la soundtrack è di tutto rispetto, con tracce coinvolgente e ben scelte, anche se non rappresentano il punto clou del comparto in generale, riescono in ogni caso a fare la loro parte.

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In conclusione

Le aspettative dietro Horizon: Zero Dawn erano enormi, sono state rispettate? Decisamente si. È un titolo ricco di contenuti con un tasso tecnico ben sopra alla media, il tutto condito da un sistema di gioco solido e divertente, oltre ad avere una sceneggiatura notevole. Certamente anche il titolo di Guerrilla Games ha dei difetti, nessuno ne è esente, come una scarsa varietà di missioni, nonostante siano tutto sommato divertenti da portare a termine; però questa è soltanto una piccola scheggiatura ad un opera mastodontica, che molti possono anche definire con il termine capolavoro. Horizon ha la straordinaria capacità di indurre qualsiasi persona, anche le meno abituate ad azioni simili, a rimanere fermi per osservare i magnifici scorci e le mastodontiche macchine che li occupano il più delle volte, con un atmosfera particolare e magica che ci porterà ad effettuare innumerevoli foto, rese migliori dalla Modalità Foto presente nel menù. Insomma un prodotto fantastico che questa software house, a tratti sottovalutata, ha saputo realizzare, essendo a tutti gli effetti uno degli acquisti obbligatori per i possessori di PlayStation 4. Aiutate anche voi Aloy nella sua ardua impresa di salvare la terra dalla distruzione delle macchine, non ve ne pentirete.

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Amante di videogiochi e non solo, tutto quello che è informatico attira la sua attenzione, ma anche Anime e Manga non sono da meno. Sin da piccolo è abituato a giocare un po’ di tutto, ma gli action-adventure la fanno da padrone.

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