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The Legend of Zelda Breath of the Wild – Recensione

La saga di the Legend of Zelda è una delle più conosciute nel panorama videoludico. La sua fama nel tempo è stata segnata dal maestro Aonuma, che ne ha fatto il titolo di punta della grande azienda. Il segreto dell’opera è data dall’innovazione nel tempo, mantenendo una base tipica strutturale del gioco. Infatti il titolo si è evoluto nel tempo, passando da diversi tipi di approcci, da una visuale interamente dall’alto, con ancora degli sprite di pochi colori, a quelli più complessi, ai capitoli interamente 3D da Ocarina of Time, Wind Waker, Majora’s Mask, Twilight Princess, i ricchi colori di Skyward Sword per arrivare ad una serie di remake, senza rinunciare alle esperienze offerte dai nuovi comandi del Wii o del DS. Nel tempo, anche Link ha subito varie trasformazioni, da un Link adulto, ad uno bambino, ad un toon Link. L’immersività, la raffinatezza dell’ambiente esplorativo, la comodità dei comandi da utilizzare sul protagonista nel suo movimento, nei combattimenti sempre più realistici; che inizia ad avere un proprio mondo di amicizie, posti e villaggi si fa sempre più dettagliata. Una naturale evoluzione partendo dagli ambienti di Skyward Sword, da cui prende molto il titolo, per alcuni modi di combattere, correre, sarebbe stato qualcosa che avrebbe osato ancora di più. E così è stato, dopo anni di sviluppo, con l’arrivo di Breath of the Wild, che non dimenticando le basi su cui si fonda il suo successo, vuole esagerare dando sempre qualcosa in più al giocatore che ha la possibilità di agire come meglio crede in un vero open world.

In un primo momento, l’esperienza di questo attesissimo titolo inizia da un risveglio inaspettato. Link, infatti, sarà portato ad accedere da subito ad una vastissima zona immersa nel verde, in uno spettacolare panorama che a dispetto della grandezza, può solo accennare a quanto sarà mostrato al giovane ragazzo. Grazie alla tavoletta Sheikah, misterioso elemento di equipaggiamento che rivelerà le sue meccaniche nel primo santuario, Link sarà  guidato da un’immensa forza e intelligenza. Gli Sheikah, salvarono più volte il mondo dalla minaccia di  una calamità, così come viene narrato dal vecchio misterioso appena incontrato.

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Non saranno pochi gli elementi sconosciuti al giocatore: appena uscito dalla caverna nella zona “del risveglio”, il senso di immensità e di smarrimento faranno da padrone. Eppure, nonostante tutto, i minimi elementi su cui si è a conoscenza, o per via dell’esperienza sul campo, daranno sempre uno scopo al nostro eroe, che sia un senso di scoperta, necessità di equipaggiarsi o andare avanti con la storia per sconfiggere la calamità più grossa dell’intero gioco: un misterioso palazzo avvolto da un alone oscuro e di mistero. Ci viene infatti da subito accennato della presenza di Ganon, re maligno, che deve essere contrastato. Non necessariamente bisognerà ascoltare il vecchio che ci darà, nella fase iniziale, degli spunti. Infatti, si potrà fin da subito partire all’avventura, scoprire segreti e ammirare il vasto paesaggio, tra lo scandire della notte e del giorno, attenti al prossimo avversario o accampamento che ci si presenta davanti. Come in altri della serie, ad esempio Ocarina of Time, l’alternanza delle varie fasi del giorno porterà con sé diversi mostri a seconda del momento.

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I mostri sono piuttosto vari superata la prima area, tuttavia, a volte gli stessi Boblin potrebbero attaccare in gruppo e dare qualche problema se, ad esempio, non verrà attuata la strategia migliore. Alcuni di essi sono più forti ed altri non hanno lo stesso equipaggiamento: per questo sarebbe meglio sfruttare gli elementi naturali dell’ambiente o la loro posizione, inoltre è consigliabile tenere o sfruttare le risorse a disposizione in base al pericolo. Potremo decidere, ad esempio, di iniziare l’attacco da dentro da una posizione sopraelevata con l’arco, o perché no, lanciare un masso se l’ambiente lo permette. Elemento particolare è proprio la natura: ci accompagnerà e ci darà un senso di immersione non trascurabile. Tuttavia, essa, per quanto godibile agli occhi, per lo splendido lavoro fatto a livello estetico, potrà essere fonte di avversità o dare vantaggi: starà al giovane avventuriero saperla sfruttare al massimo, conoscendola, a farne il proprio habitat.

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Potremo, inoltre, aiutarci a ricordare punti strategico come: il punto in cui si scopre la casa del vecchio che potrà fornire una particolare tuta, cedendo alcuni materiali; il punto in cui si può cucinare; villaggi; una zona di pesca; una particolare arma… come una spada nella roccia. Tra queste puntine da inserire nella mappa, poche saranno visibili al di fuori di essa una volta chiusa, per cui bisognerà gestirle al meglio. Molte di più invece quelle di varie forme (come una spada, una pentola, ecc.) che potrebbero aiutarci ad individuare il luogo guardando la mappa. Essa impone al giocatore di scoprire da sé tutto ciò che per lui sarà utile o i luoghi importanti, gli unici elementi forniti saranno i nomi in generale delle aree. Ma nulla è perduto: grazie a delle torri, piuttosto alte e ben visibili, sarà possibile guardare dall’alto il grande mondo per individuare i punti essenziali.

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Interessante come, anche andando in giro senza un vero scopo, solo per esplorare la mappa, potremo creare un equipaggiamento degli di nota. La natura sarà una sorta di compagnia-aiutante o nemica a seconda di come viene sfruttata. Se c’è un blocco tra un percorso e un altro dovremo girarci bene in torno perché un’ascia potrebbe abbattere un albero che si trasformerà in via di collegamento. In una deviazione per un santuario potrebbe trovarsi un tesoro con abiti, riforniture, segreti, armi. Esse potranno essere qualunque cosa che verrà lasciato dal nemico: un osso, un ramo, una lancia, le mazze, gli scudi, gli archi e frecce (anche queste potranno essere semplici, infuocate…).  Tuttavia, depredare i corpi non sarà l’unico modo di ottenere armi, alcune come le spade invece saranno quelle più difficili da trovare, soprattutto esse saranno elementi nascosti in certi dungeon o punti insoliti della mappa.

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Tutto l’armamentario, sarà destinato a rompersi dopo un quantitativo di utilizzi e maggiormente l’arma in questione sarà efficace alla lunga, più questa avrà più colpi a disposizione. Gli scudi di legno saranno anche destinati a scomparire del tutto dopo una serie di colpi parati o per via del fuoco, così come per le mazze. I santuari non sono in successione e per quanto il giocatore è libero di andare dove meglio preferisce, alcune volte sarà lo stesso sistema di gioco ad indicare la necessità di essere in possesso di alcuni oggetti (ad esempio emblemi che testimoniano il coraggio), altre saranno proprio la difficoltà eccessiva rispetto all’esperienza cumulata a rendere impossibile continuare.

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Dunque ci troveremo di fronte ad un gameplay frustrante? No. Non sarà immediato, in certi casi, né nei combattimenti, né nel trovare la strada, ma partendo da un buon equipaggiamento e della disponibilità equilibrata di cuori (che come sempre indicheranno la vita), si potrà trovare il giusto modo di eliminare l’ostacolo che ci si para davanti. Innumerevoli potrebbero essere i game over, solo per qualche passo in più da una zona accessibile ad una meno alla portata del giocatore, tuttavia grazie agli innumerevoli autosalvataggi e la possibilità di salvare in qualunque momento, poco si perderà e si acquisterà in consapevolezza ed esperienza.

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Nei dungeon, i classici della serie, si potrà davvero sfruttare la tavoletta Sheikah come mezzo con cui spostare blocchi, casse ed elementi altrimenti impraticabili. Anche qui il vantaggio dato dalla tavoletta sarà proporzionato agli enigmi e all’ingegno del giocatore: essa non sarà una facilitazione, ma un elemento di arricchimento nella fase puntata più sul ragionamento del giocatore. Altre volte, infatti, non sarà necessaria e allora in quel momento bisognerà aguzzare l’ingegno e sfruttare le meccaniche presenti all’interno del dungeon, come da sempre nella serie, aiutati dai mezzi a disposizione (come le bombe ad aprire i passaggi tra insolite mura…). I segreti e le zone nascoste non mancheranno, per questo è consigliabile esplorare al meglio e cercare più varchi possibili, perché un buon segreto potrebbe solo arricchire l’esperienza.

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I personaggi di gioco saranno vecchie conoscenze, tra i soliti e arricchiti popoli dei villaggi, nuovi e curiosi personaggi, una Zelda tra la natura e nuovi boss ad ostacolare la serenità del giovane eroe. Essi più che arricchire la storia, andranno ad alleggerire le fasi del gemaplay con simpatiche scene e spesso ci forniranno curiosità o nuovi elementi che amplieranno la sezione dello stesso gameplay. Il mondo di gioco è davvero immenso, ciò è dire poco, molto è stato fatto dagli sviluppatori in tutti questi anni di lavoro e revisione, rendendo le due versioni disponibili quasi identiche, piene di colori e ben dettagliata a livello grafico. Nulla si può ridire riguardo alla fisica dell’ambiente o dei personaggi, assenza di glitch o bug di sorta, anche con un’alterazione dell’ambiente o per i corpi dei nemici caduti. Ciò che rende piacevole e sempre sorprendente la nuova esperienza in questo the Legend of Zelda carico di novità, è che sarà proprio il giocatore a scoprire tutto e a creare un eroe degno di nota con le proprio forze sin dall’inizio, cosa che renderà soddisfatto chiunque voglia una buona sfida alla ricerca dell’ignoto. Egli dovrà sopravvivere e per questo motivo sarà meglio da subito individuare gli elementi che potranno essere usati come cura o mischiabili per creare altre pozioni, altri elementi più rari, o magari in cambio di altro si potrà avere qualcosa che migliora l’esperienza di gioco.

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Per quanto riguarda il comparto sonoro, ben implementato anche a livello portatile, per lo più saranno i suoni naturali a farci da compagna, ma questo non fa che aiutare ad immedesimarsi nella situazione ricca di imprevisti. Non mancheranno nelle fasi di scoperta o durante lotte molto più impegnative ricche musiche di sottofondo. Sopravvivenza, acquisizione di conoscenze, astuzia e divertimento sono probabilmente le parole chiave di questo titolo per cui Nintendo ha puntato tanto al lancio della sua nuova console, Switch, che sembra essere del tutto riuscita nell’impresa sia a livello portatile che da home console. Le uniche problematiche potrebbero essere alcuni secondi prima nel passaggio tra tv e dispositivo portatile e piccoli rallentamenti ancora più trascurabili durante la fasi di salvataggio.

Insomma, the Legend of Zelda Breath of the Wild non può che soddisfare a pieno tutte le aspettative di qualunque giocatore che aspettasse il titolo da tempo, la sua ricchezza di missioni, segreti, esplorazione e la magia delle ambientazioni, non può che innalzarlo a titolo di punta di Switch o Wii U. Chiunque volesse per la prima volta approcciarsi alla serie, potrebbe benissimo iniziare dal grande risveglio di Link, eroe che parte dal nulla, per accrescere le sue competenze col progredire dell’esplorazione. Infatti, per quanto il titolo offra una buona difficoltà, non vieta di prendere tutto il tempo che si desidera per decidere come e quando affrontare le varie situazioni. Il fine non cambierà: prima o dopo, la leggenda sarà conclusa e la pace ristabilita su Hyrule grazie all’eroe leggendario.

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