Danganronpa 1-2 Reload – Recensione

La raccolta di Danganronpa comprende capitoli già usciti separatamente su altre piattaforme, il primo ed il secondo, ora riproposti in un unico pacchetto su PS Vita e come novità su PS4. Non si può negare che Danganronpa sia permeato da una cultura prettamente giapponese, lontanissimo da qualsiasi aspetto occidentale. Inoltre, i capitoli, si configurano come visual novel, altro aspetto che potrebbe aumentare le distanze dal suolo occidentale, più volte visto come non veri e propri videogiochi. Eppure, questi romanzi interattivi, che di recente stanno sempre più prendendo piede anche da noi, danno la possibilità di immergersi in storie bizzarre, come quella di Danganronpa.

Danganronpa inizia da subito spiegando l’ambiente scolastico in cui si andrà a vivere la maggior parte di ore come un-forse- normale adolescente. In particolare, un gruppetto di 15 ragazzi in età ancora scolastica, si ritrovano a convivere forzatamente all’interno dell’istituto dove sono stati invitati a completare gli studi. Infatti, tutti, per meriti o qualità erano stati convocati in una delle più prestigiose scuole, la Hope’s Peak Academy, rimanendo poi bloccati in un “incubo”.

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Le regole non sono più quelle di una comune scuola, ma sussistono e richiedono una totale sottomissione da parte dei ragazzi, per essere attuate. Le regole sono particolari, i concorrenti altrettanto. Ritroviamo tra i partecipanti i tipici ragazzini illustrati in qualsiasi manga o anime, dal tipo o alla tipa brava nello sport, all’idol, i ragazzi più misteriosi, colui che segue alla perfezione le regole, il bullo, il nerd e così via. Mentre il nostro protagonista è altrettanto prevedibile, un comune ragazzo che non ha nulla di più né di meno rispetto alla media, ma che sognerebbe come un po’ tutti un futuro prestigioso offerto dalla succulenta proposta.

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Insomma i tipici canoni sono rispettati, ma nonostante l’apparente prevedibilità, i fatti che si andranno a sviluppare, mischiate alle personalità dei ragazzi, non saranno altrettante certi. Si vivranno molte ore a scuola, si potrà interagire durante le fasi libere, ma poi accadranno eventi che in ogni caso capiteranno ad un certo punto della storia. Infatti, ci sono fasi di esplorazione libera che riguardano per lo più un’interazione libera con ambiente e persone, a descrizione del giocatore si potrà influenzare o conoscere maggiormente qualcuno rispetto ad altri, offrendo anche regali. Alcuni elementi su cui sarebbe meglio soffermarsi saranno evidenziati di un altro colore, bisognerà andare sulle varie proposte ed affrontare un argomento. L’ambiente è osservabile e non sempre si potrà interagire. L’altro aspetto sono gli eventi narrativi di gioco, sostanziale differenza tra i due capitoli; un’ultima caratteristica sono i casi da risolvere con fasi di ricerca indizi e veri tribunali dopo. Durante l’esplorazione si noterà una certa particolarità della scuola, le telecamere sono ovunque, pronte a riprendere i ragazzi come in una prigione o in un gioco crudele. Durante la fasi esplorative si nota come viene inserito uno o più personaggi in 2D su ambienti che hanno una loro profondità quasi a voler tornare ad assumere tutte le proporzioni mantenendo lo stesso stile di disegno.

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Tutto questo iter sarà un infinito ripetersi, a meno che qualcuno non decida di diminuire il numero dei partecipanti, con la morte. Queste folli regole, ideate da Monokuma, un orso apparentemente dietro tutta la storia, sembrano portare a casi estremi le sequenze di gioco. Le preoccupazioni saranno molte inizialmente e i ragazzi sembrerebbero prendere in considerazione regole personali non ufficiali oltre quelle obbligatorie, come non uscire di notte dalle stanze, ad esempio. Tuttavia, le regole informali potrebbero non essere rispettate e il tempo che passa, o che non passa, non avendo notizie esterne, porta alla disperazione: l’agire o l’impazzire. Sarà compito del protagonista svelare le problematiche in veri e propri processi.

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La configurazione del gioco a stampo investigativo, oltre che da visual novel, suscita non poco interesse anche tra il pubblico europeo che ha avuto, negli anni passati, modo di avvicinarsi ad altri titoli simili. I due capitoli cambiano in protagonisti ed ambientazioni, ma tutti e due sono basati sul mettere in luce i segreti della prestigiosa scuola.  Ovviamente in entrambi i casi per quanto possa esistere una via di fuga dalla disperazione dentro la scuola, l’eliminazione dei partecipanti appunto, dovrà essere fatta di nascosto, senza che nessuno se ne accorga. Un po’ come indicare delle regole solo per vedere come esse possano essere scardinate in qualche modo: d’altra parte non ci si potrebbe aspettare altro da un sadico orso assassino.

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Ed è proprio in quel momento che quando si pensa di conoscere a fondo i personaggi, un po’ perché caratterizzati da personalità tipiche, un po’ perché nelle ore libere si impara a conoscerli quasi obbligatoriamente, emergono colpi di scena. La coscienza e il buon senso, sono caratteristiche che di certo l’essere umano ha acquisito nel tempo, vivendo in società, ma quando questa è ridotta all’osso e sorretta da regole assurde, ogni uomo potrebbe iniziare a dimenticare tutto e a dare il via ad una serie di accadimenti malati, rivelando il proprio essere.

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La sceneggiatura, tuttavia, non gode sempre di fasi entusiasmanti: già dall’inizio si soffre di una lentezza nel proseguire nella trama, se non per alcuni interessanti o divertenti dialoghi, che spesso aggiungono poco e niente allo script iniziale, ma servono alla conoscenza del personaggio o per avere nel complesso fasi “meno impegnative”. Fasi che potrebbero essere state costruite meglio, anche per il limite, soprattutto iniziale, dell’ambiente scolastico seppur caratterizzato da tutti gli spazi tipici di una scuola superiore giapponese. Fasi, anche, essenziali per arrivare al potenziale che offre la trama generale.

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Sostanzialmente, poco cambia rispetto alle versioni originali portatili, la lettura potrebbe appesantire su un console fissa, ma qualche aggiunta per i minigiochi e la grafica riadattata, rendono altrettanto godibile il titolo per brevi o lunghe sessioni sia su console fissa che portatile.  Bisogna ammettere, in ogni caso, che su grande schermo si risente leggermente della qualità delle immagini, soprattutto di sfondo, che a volte non sono sempre sufficientemente dettagliate come dovrebbero. Questo però non limita l’apprezzamento del gran lavoro compiuto sul design dei personaggi che si mantiene caratteristica della saga in entrambi i capitoli. Personaggi che sono animati bene anche della voce prestatagli: ogni personaggio sembra prender vita in modo perfetto con una voce adeguata al loro aspetto e personalità. Il comparto audio fa dunque il suo dovere anche nei sottofondi musicali in alcune occasioni.

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Nonostante la lentezza eccessiva, rispetto alle fasi più importanti della storia e del gameplay interessante, Danganronpa è un titolo apprezzabile a patto che si abbia abbastanza pazienza da conoscere la storia ed i personaggi in tutti i loro aspetti, nei lunghi dialoghi. Consigliamo quindi il titolo a coloro fossero interessati ad una trama così particolare, rimanendo consci della tipologia di gioco non adatta a tutti.

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