Samurai Warriors: Spirit of Sanada – Recensione

Un nuovo Samurai Warriors arriva nelle nostre case, stiamo parlando di Spirit of Sanada, un capitolo inatteso per gli estimatori del brand, ma che punta a lasciare il segno per alcune interessanti innovazioni. In primis il focus su una singola fazione: i Sanada; andando per cui ad analizzare il loro punto di vista e di conseguenza le vicende che gli ruotano attorno, una delle più apprezzate e seguite, grazie soprattutto alla presenza di Yukimura Sanada, uno dei protagonisti di questo capitolo. Saranno riusciti i ragazzi di Omega Force e KOEI Tecmo a regalarci un prodotto di qualità, in grado di elevarsi rispetto ai predecessori? Andiamo a scoprirlo!

Nei panni dei Sanada

Sempre periodo Edo, sempre ad assistere alle vicende che hanno condizionato la vita dell’attuale Giappone, con una divisione costante in casate pronte a tutto per soverchiare le altre, sotto la costante scusante del voler portare la pace in una terra unita, quando il desiderio più grande era rappresentato dalla sete di potere. A differenza di quanto visto in passato, dove prendevamo parte alle campagne più famose e sanguinolente utilizzando tutte le fazioni in causa, analizzandone i vari aspetti storici, questa volta il focus è incentrato sulla famiglia Sanada, con una finestra abbastanza estesa sui Takeda.

Amata moltissimo dai fan della saga e del periodo Edo, la famiglia Sanada incarna, almeno in chiave puramente romantica, l’ideale di coraggio ed orgoglio, guerrieri che combattono fino all’ultima goccia di sangue in corpo, dando tutto per proteggere il nome del proprio clan. Ovviamente non sappiamo quanto questo sia storicamente vero in ogni suo aspetto, ma essendo il nome sulla bocca di tutti, possiamo supporre che un fondo di verità ci sia e questo basta ad alimentare la nostra voglia nell’approfondire il loro punto di vista in quegli anni di guerra incessante.

La trama va a coprire un ampio periodo storico, andando ad iniziare con il “giovane maestro” dei Sanada, uno degli strateghi più influenti dei Takeda, ossia Masayuki Sanada e successivamente dei suoi figli: Nobuyuki e Yukimura, che vedremo ancora in fasce durante le prime battute dell’avventura. Il tutto si concluderà invece con la campagna di Osaka, nei panni di un cresciuto Yukimura, come mai lo abbiamo visto nel corso di tutti gli altri capitoli del brand, con un design realmente accattivante e realizzato alla perfezione. Ovviamente in questa parte non andremo ad analizzare questo aspetto, ma come tutta la trama di sviluppa e la sua qualità, riassumibile in una parola: inaspettato.

Mai ci saremmo aspettati una trama ricca e piena di colpi di scena, con uno sviluppo lineare ed intenso, tutto fuorché quello a cui siamo abituati ad assistete e la cosa ci ha piacevolmente colpiti, facendoci seriamente sperare che anche i seguiti spirituali siano caratterizzati dalla stessa cura per i dettagli. A spiccare sugli altri è indubbiamente il carattere dei personaggi, che viene fuori ad ogni cut-scene, ad ogni dialogo; in qualsiasi momento possiamo capire cosa provano ed il loro carattere fino in fondo, nonostante non vengono aiutati da filmati di rilievo a livello qualitativo ed è questo a stupirci maggiormente, quanto riescono a colpire con quel poco di cui il titolo è dotato.

Spirit-of-Sanada-Clan

Missioni o storia?

Ci sembrava riduttivo discutere di questo aspetto in poche righe, visto che rappresenta, assieme alla trama in se, una delle maggiori differenze dal passato, ossia la modalità storia. Non siamo più davanti ad una serie di stage da compiere in successione, andando a scoprire la storia dietro alle battaglie più importanti di quegli anni, bensì siamo dentro ad una vera e propria campagna, girando per le città, parlando con la gente, interagendo con alleati e venditori, per acquistare oggetti, costruire tonici, allenarci, potenziare l’armamentario dei personaggi sbloccati e via discorrendo. Una struttura completamente diversa che va ad arricchirsi di missioni esplorative e quest secondarie assegnateci dagli NPC in giro per la città, in modo da guadagnarci la loro gratitudine. È certamente possibile rivivere le battaglie come se fosse una sorta di modalità libera, tramite le cronache, ossia la possibilità di rigiocare gli stage in qualsiasi momento senza per forza continuare nell’avanzamento generale, ma come potete ben intuire, la voglia di scoprire come tutto si svilupperà è troppo grande, fino a rendere questa una modalità un contorno, tanto per dare agli utenti una possibilità in più.

A condire il tutto vi sono pure delle azioni secondarie in grado di donarci materiale aggiuntivo utile, queste sono sotto forma di mini giochi e consistono in: pescare, coltivare il terreno usando dei semi, dialogare con altri protagonisti con un tè e, dopo una donazione all’altare, fare il gioco dei tre bicchieri per trovare l’oggetto più prezioso. Un’aggiunta sicuramente secondaria, ma che regala un po’ di varietà e non guasta mai.

Questa via è migliore rispetto alla precedente? Secondo noi si, permette di vivere questa avventura in maniera totalmente diversa, prendendola sotto certi aspetti ancora più sul serio, invece di trasformare l’intero titolo in un mero arcade a stage, poi quando c’è un background così ricco e colmo di storia, diventa un peccato non sfruttarlo fino in fondo. Ancora siamo lontani dall’avere una struttura in grado di emozionarci come la storia dovrebbe, visto anche il classico romanzato della saga e dei personaggi che puntano più al fan service, piuttosto che alla realtà storica, ma la strada è quella giusta e le possibilità di realizzare in futuro qualcosa di stupefacente ci sono, basta solo voler investire in merito.

Samurai-Warriors-Spirit-of-Sanada-13

La guerra è sempre dietro l’angolo

Le battaglie sono strutturate in multi-stage, quindi un susseguirsi di scontri che vanno alla fine a formare un pezzo di storia, come per esempio L’incidente di Honnō-ji, dove ci fu il tradimento di Mitsuhide Akechi verso Nobunaga Oda. Ogni scontro ha, come di consueto, una serie di condizioni per portarlo a termine, oltre alla possibilità completare degli obiettivi secondari che ci daranno dei punti stratagemma, ma cosa sono questi nello specifico? Evidenziati come il simbolo dei Sanada, quindi divisi in sei cerchi, ci permettono di interagire nella battaglia con una serie di azioni possibili in grado di darci un notevole vantaggio, a costo di uno dei cerchi riempiti. Una novità interessante in grado sia di semplificare certe battaglie, sia di gestire strategicamente le risorse, per utilizzarli nei momenti di maggior bisogno, per le cose realmente necessarie.

Oltre agli scontri principali vi sono anche stage secondari, che andranno  a completare il livello narrativo del singolo capitolo, assieme a task secondari presi dagli NPC delle varie città, che consistono solitamente in missioni di esplorazioni nelle singole mappe presenti. Insomma c’è molta carne al fuoco e tante possibilità di gestire a nostro piacimento l’avventura, potendo scegliere se andare per la via completista, ottenendo informazioni ed oggetti particolari, oppure dritti per la nostra strada, perdendoci qualcosa di interessante alle spalle.

Come accennato pocanzi, i nostri personaggi possono potenziarsi sia come caratteristiche, sia per l’arma. Quest’ultima tramite il fabbro, dove ad ogni incremento di livello grazie all’esperienza sul campo, potremo inserire degli slot per renderla sempre più forte, aumentando poi il livello di quest’ultimi tramite l’utilizzo di oggetti che raccoglieremo nelle esplorazioni e nei vari stage. Mentre per le caratteristiche c’è il Dojo, che ci permetterà, una volta sbloccati tramite l’innalzamento del livello che sarà possibile fare sempre lì con la spesa dell’esperienza del clan, di aumentare il grado di Rage, Musou e numero di attacchi massimi effettuabili da ogni personaggio sbloccato.

Samurai-Warriors-Spirit-of-Sanada-15

È tempo di andare sul campo di battaglia!

Come analizzato, uno degli aspetti negativi del titolo è la carenza di modalità giocabili, andando però ad avere una qualità superiore sotto ogni punto di vista. Nel sistema di gioco invece, per fortuna, non vediamo un calo quantitativo, ne tantomeno qualitativo, andando a prendere a piene mani il sistema di combattimento di Samurai Warriors 4-II, uno, se non l’unico, aspetto realmente positivo del titolo.

Negli anni abbiamo potuto constatare come il gameplay dei Samurai Warriors sia andando lentamente a mutare, con tocco quasi impercettibile che però, guardando a ritroso, rivelava la sua grande importante nell’evoluzione della saga. Il picco è stato raggiunto con il quarto capitolo e possiamo godere di questa innovazione anche qua, con combo orientate sia per gli attacchi normali, che gli hyper (attacchi pesanti), andando a creare un numero di combo notevolmente più elevato, oltre a distinguere maggiormente i singoli personaggi per il loro stile di lotta. A condire il sistema abbiamo poi la Rage, una modalità in cui il personaggio sarà inarrestabile, capace di provocare ingenti danni e più questa sarà alta, più l’attacco musou diverrà terribilmente potente; ma il suo utilizzo è da vedere pure in chiave difensiva, tanto che con la pressione del tasto X in determinati momenti, come per esempio attacchi speciali nemici, potremo schivarli o contrattaccare, andando a spendere uno dei punti Rage accumulati.

Infine a condire questo gameplay sempre più ricco, abbiamo le finisher quando l’avversario è stordito, che fungono da esecuzione per quest’ultimo, assieme all’attacco speciale con R1, diverso per ogni personaggio, consistendo solitamente in un singolo attacco a mo di presa per infliggere ingenti danni al singolo bersaglio o ad area, oppure un buff momentaneo delle caratteristiche.

I contro, sfortunatamente, rimangono gli stessi, anche se fortemente soggettivi, ossia: la ripetitività. Da buon Hack and Slash, tutto il sistema di combattimento consiste nella ripetizione incessante degli stessi comandi per l’intera battaglia, che tende a durare tra i 15 ed i 30 minuti ed obiettivamente parlando, non tutti hanno la pazienza di effettuare questa serie di comandi senza annoiarsi. Proprio per questo motivo la saga è sempre stata ritenuta molto di nicchia, dove soltanto coloro che non soffrono di questa noia da ripetitività, possono riuscire a godersi titoli in grado di divertire ed anche rilassare, definendolo anche un’ottima fonte anti-stress.

SWSpiritofSanada_Screenshot04

A quando un nuovo motore?

Era aspettato, ma ammettiamo che un po’ di delusione c’è stata a vedere lo stesso motore grafico del passato utilizzato in questo capitolo, avendo ovviamente dei limiti ben noti e visibili a schermo. Non tanto per il frame rate e fluidità, sempre di altissimo livello in questa “Next Gen”, bensì per una qualità globale di basso livello, con texture non sempre all’altezza e dei modelli non definiti a dovere, guardando gli altri titoli sul mercato e soprattutto dopo aver visto degli accenni di quel che sarà Dynasty Warriors 9, lasciandoci l’amaro in bocca.

A livello di design siamo sempre sugli stesse considerazioni, personaggi principali di altissimo livello, molto belli da vedere e con tratti caratteristici ben definiti, ma la stessa cosa non si può certo dire per i secondari, l’ennesimo attacco dei cloni su schermo che, alla lunga, arriva a stuccare nella speranza di vedere qualcosa di diverso. In aggiunta a questo, i limiti del motore vengono palesati da un level design degli stage realmente scarno, con un interazione ridotta all’osso, con la sola possibilità di distruggere qualvolta dei muri che interrompono momentaneamente l’accesso ad altre aree; insomma, molto poco rispetto a quello che ormai ci aspettiamo come standard minimo di qualità.

Per il lato sonoro invece è da elogiare il doppiaggio originale e le musiche, come sempre, nonostante la presenza di tracce non in tema Edo, ma utilizzate come carica adrenalinica extra, di qualità e belle da ascoltare, senza andare a stuccare, come accade per altri reparti del gioco, lasciandoci per cui molto soddisfatti.

samurai warriors yukimura

In conclusione

Samurai Warriors: Spirit of Sanada non rappresenta a tutti gli effetti una nuova via del brand, ma bensì una riproposizione di ciò che abbiamo visto negli ultimi capitoli, assieme a qualche meccanica nuova che strizza l’occhio ai classici RPG, con una modalità storia che fa da fulcro a tutto, differenziandosi sostanzialmente dai canoni che hanno caratterizzato ogni musou di casa KOEI Tecmo. Questa nuova riproposizione è a tutto gli effetti un’opera di qualità, sempre per i fan, capace di regalare ore di divertimento, oltre a quel pizzico di novità che lascia piacevolmente spiazzati, grazie ad una story line stranamente non banale, che va a modificare parzialmente le vicende del periodo Edo viste nei predecessori. Per cui, nonostante un introduzione piuttosto lunga e lenta nel suo svolgimento, consigliamo caldamente l’acquisto ad i fan della serie e dei musou in generale, sicuramente non saranno delusi da questo prodotto, mentre per gli altri ritorniamo al solito discorso che viene ripetuto per ogni titolo del genere, se la ripetitività non è eccessivamente ledente per voi potete dargli un’opportunità, altrimenti meglio guardare altrove.

Samurai Warriors: Spirit of Sanada
Avatar

Amante di videogiochi e non solo, tutto quello che è informatico attira la sua attenzione, ma anche Anime e Manga non sono da meno. Sin da piccolo è abituato a giocare un po’ di tutto, ma gli action-adventure la fanno da padrone.

Leave a Reply