Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls – Recensione

Questa volta il mondo di Danganronpa viene proiettato al di fuori dell’universo scolastico per manifestarsi in un mondo esterno ormai al collasso. Questo spin-off della conosciuta visual novel, si propone come un TPS dalle sembianze eccentriche dall’inizio alla fine in tutte le sue componenti, unendo aspetti di puro fan service e non-sense a quelli più particolari della storia stessa.

Iniziando la modalità storia, viene narrata la vita di un’adolescente, Komaru Naegi, che dal periodo delle superiori vive rinchiusa in un appartamento senza ricordarne bene il motivo. La routine viene abbattuta da una visita misteriosa: uno strano orso vuole rompere la quiete apparente in cui viveva Naegi con propositi tutt’altro che amichevoli. L’orso, uno dei tanti Monokuma che si incontreranno per le vie del gioco, che sembra voler assumere atteggiamenti violenti non solo verso la protagonista ma anche contro qualsiasi essere umano che abbia superato la soglia dell’infanzia.

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Fortunatamente, infatti, Neagi  sopravviverà: questo coincide con la prima fase in cui il giocatore prenderà possesso del personaggio e si libererà per fuggire al di fuori dell’edificio in cerca di aiuto e risposte. Nel momento iniziale nessuno crederà in ciò che ha visto, alcuni vorrebbero anche arrestarla, ma la minaccia incombe e prima che le cose si rivoltino nei peggiori dei modi per questa futura eroina, una schiera di Monokuma invade a più riprese qualunque luogo mettendo fine anche agli accusatori di Naegi.

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Il pericolo sembra lontano? No, Naegi ha il grave difetto di non essere più nella migliore delle età: età infantile, della spensieratezza, dei giochi e dei divertimenti. La questione verrà chiarita con l’incontro prima di un servizio speciale che agiva da prima per evitare la disfatta del mondo, con cui si avranno alcuni contatti successivamente, la Future Foundation, poi con degli stessi bambini misteriosi, causa di qualunque male stia affliggendo la città.

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I personaggi incontrati durante il gioco, sono molto variegati, così come gli stessi bambini antagonisti, tuttavia per rendere la storia più interessante verranno inserite diverse figure durante il gameplay che appariranno solo momentaneamente per essere eliminati poco dopo in circostanze misteriose o che resteranno nel party. La “genocide jack” ne sarà un esempio utilissimo ai fini di gioco, personaggio stravagante, al limite della doppia personalità che però si dimostrerà un’aiutante preziosa, decidendo lei stessa infine di restare al fianco di Naegi, nonostante i numerosi sospetti sui rapporti con l’amato maestro Byakuya. Quest’ultimo infatti ha legami con Fukawa ma è lo stesso che salvò la protagonista donandole una misteriosa arma e addestrandola a procedere tra i Monokuma.  Ciò che essenzialmente porterà in salvo Naegi sarà proprio il megafono, tipico della scuola, che procurerà delle diffuse onde d’urto sonore non indifferenti tali da spazzare via i Monokuma.

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Essi, per contro, saranno molto resistenti: sarà necessario sparare anche più di tre colpi, tranne se viene individuato il punto debole dei malefici orsi. Questi con un andamento medio si dirigeranno verso qualunque essere umano abbastanza grande con il tipico sorriso che li contraddistingue da sempre nella serie, a volte ancora pieni di sangue rigorosamente rosa.

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La bizzarra arma funziona come una qualsiasi simile: ha una mira, non molto esatta purtroppo e una base di ricarica per cui ad ogni colpo perderemo “delle munizioni” , o più semplicemente la ricarica visto che non si tratta di vere armi da fuoco. Esse saranno molto varie, alcune ad esempio sono i tipici e normali colpi da “sparo” altri generano particolari energie, altre spostano oggetti e solo alcuni ben tracciati nel gioco, altre limiteranno per un periodo di tempo il movimento dei nemici facendoli iniziare a ballare e numerose altre.

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Fukawa per contro, probabilmente è la più veloce e forte avendo armi corpo a corpo, delle semplici forbici, che però nelle sue mani diventano armi di distruzione da tenere sotto controllo se si pensa che con un utilizzo eccessivo Fukawa perderebbe la testa. Infatti, le sue azioni durante il gioco sono limitate da una barra che va a tempo. Poco male, ogni elemento che costituisce le armi potrà essere migliorato e stabilizzato, oltre che acquistare munizioni in determinati punti del gioco in appositi negozi, scambiando con delle monete trovate lungo il percorso o uccidendo i Monokuma.

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I personaggi che ci seguiranno durante il gioco sono ben caratterizzati in media, ma maggiormente apprezzabili se si conosce e si apprezza Danganronpa, per cui se qualcuno dovesse iniziare con questo spin-off troverebbe solo una sommaria storia di alcuni personaggi o dei semplici cliché da anime giapponesi, particolarmente presenti. La protagonista, però, è forse la più prevedibile caratterialmente durante il gioco: ha paura, non si impone più di tanto, improvvisamente e a fasi alterne trova coraggio nell’agire come una simil-eroina, infine salverà il mondo senza che si permetta di approfondire più di tanto il suo personaggio o molti altri che passeranno in sordina che potrebbero o no avere molto altro da dire.

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Se il lato storia-personaggi è relativamente curato e giustificabile se immerso nel mondo di Danganronpa e con lunghi intermezzi che vorrebbero riportare il luce il lato visual novel, il gameplay appare interamente curioso e collegato ai precedenti aspetti: da un lato senza un vero senso, d’altro canto potrebbe essere geniale seguendo la logica della serie e dei cliché giapponesi. I percorsi sono piuttosto brevi, molto lineari, anche se il mondo di gioco appare vasto, ci saranno numerosi blocchi dati per lo più da auto o muri a bloccare qualunque passaggio alternativo e si sarà obbligati a passare da un intero edificio, anch’esso abbastanza ripetitivo, piuttosto che scavalcare l’ostacolo come invece alcune volte può accadere. Negli edifici o per strada, a volte ci saranno zone in cui dovremo muoverci seguendo una tattica per la presenza numerosa di Monokuma, i bonus saranno dati dall’utilizzo di determinate munizioni che provocano diversi effetti. L’ambiente, dunque, non è così grande e le poche vie brevi poi bloccate da qualcosa contengono informazioni sul gioco, sulle persone che erano lì o oggetti.

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O semplicemente ad aspettarci ci saranno dei bambini vestiti tutti uguali con maschere da Monokuma che non attaccheranno – e non verranno attaccati- ma che appaiono disturbati, esultando per la situazione o giocando con i resti di persone. Alcuni di loro qualche volta ci daranno regali, altre saranno solo le figure che rappresentano il negoziante. Essi non sono né più né meno di quello che sarebbe qualunque bambino in questo universo, ma certamente meno furbi e con idee meno chiare degli antagonisti per eccellenza di questo mondo, anch’essi, come detto, bambini. Saranno loro a guidare la volontà dei Monokuma e a creare disastri post-apocalittici in uno scenario del tutto surreale anche per qual si voglia scena horror, ma apprezzabile per un TPS generico e fantasioso inserito nel curioso mondo di Danganronpa.

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A spezzare la monotonia delle strade e degli edifici, ci saranno diverse tipologie di Monokuma, quelli normali, quelli che tireranno granate, quelli che attirano altri Monokuma in difesa, altri generici o i particolari boss di fine capitolo. Gli orsi, genericamente, il più delle volte saranno “nascosti” per cui sarebbe meglio agire con cautela, notando poi come Naegi sia in sostanza lenta nei movimenti;  raramente invece compaiono rompendo oggetti, altre sono occupati a sfamarsi con i resti delle persone. La scena, tuttavia, è meno apocalittica di quello che sembra, nonostante l’universo Danganronpa non si esime dal mostrare cruda violenza al suo interno: lo scopo è quello di deliziare in diverse ore i fan della serie in situazioni pur sempre improbabili o che trovano vagamente senso nel mondo di Danganronpa.

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Il gioco è essenzialmente un TPS senza pretese, la stessa Naegi è un personaggio senza particolari caratteristiche o capacità, ciò si manifesta in tutto il gameplay , una semplice ragazzina fragile senza arte né parte che però ripristina l’ordine prendendo quasi senza accorgersene tutto nelle sue mani. Il fine è anche meno eroico di quello apparente: si vuole solo far vivere un’esperienza ricca di fan service coerente con tale universo in una nuova formula data dalla stessa caratteristica dell’essere spin-off. Ormai appare chiaro che i limiti sono non solo grafici, dati da una generale grafica che appare ormai ampiamente superata, texture ambientali spesso sgranate, ma che possono essere equilibrate dall’altra parte dall’atmosfera generale di gioco e dall’aspetto fumettoso; ma anche dalla propensione o meno a questa serie. Essenzialmente consigliabile solo a chi non solo apprezza, ma ama Danganronpa, poiché molte situazioni potrebbero non essere chiare e la ripetitività in game non aiuta. Tutti aspetti negativi che per altri possono essere superati o apprezzati come invece una ventata di novità e spensieratezza del mondo di Danganronpa.

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