Final Fantasy XII: The Zodiac Age – Recensione

Una nuova Remastered approda nelle nostre case. Si tratta di Final Fantasy XII: The Zodiac Age, il ritorno del dodicesimo capitolo di una saga leggendaria, capace negli anni di emozionare e catturare a se un numero infinito di estimatori, ma si tratta della solita rimasterizzazione “copia ed incolla”? Decisamente no! The Zodiac Age presenta dalla sua notevoli cambiamenti a livello di bilanciamento e soprattutto molte introduzioni fatte nella versione International, da noi Europei mai arrivata.

Siete pronti a sapere se questo è o meno un gradito ritorno?

La distruzione di Dalmasca

Tutto ha inizio a Rabanastre, capitale del regno di Dalmasca, dove nel nostro prologo-tutorial vestiamo i panni di Reks, uno dei soldati del regno intento a resistere al tremendo attacco dell’impero di Archadia. Nei nostri primi passi incontreremo il Capitano Basch, che ci aiuterà ad apprendere le meccaniche base di questo complesso titolo per iniziare così il prologo di tutte le vicende, raggiungendo la sala del trono per scoprire, tragicamente, la morte del Re, portando di conseguenza la nostra uccisione. Dopo questa tragica scena passano due anni, un time skip che ci porta ad impersonare il giovane Vaan, fratello di Reks, rimasto completamente solo visto la morte dei genitori anni or sono, finendo quindi assieme ad un gruppo di orfani per le strade di Rabanastre.

Con la voglia di riprendersi ciò che apparteneva alla gente di Dalmasca, oltre che realizzare il suo sogno di essere un avio pirata per poter finalmente essere libero di andare dove desidera, decide si infiltrarsi nel palazzo dopo l’arrivo di Vayne Solidor, nuovo console della città e figlio dell’imperatore, con l’intento di rubacchiare qualcosa di valore. Come sempre, qualcosa non va e dopo aver recuperato una particolare pietra, si ritrova inseguito da un avio pirata di nome Balthier, accompagnato dall’alleata Fran, mentre nel palazzo imperversa un bombardamento senza fine a causa all’insurrezione della resistenza contro l’impero. Una serie di eventi lo porteranno ad incontrare la principessa Ashe, ardente dal desiderio di vendicare la morte del padre e restaurare il regno di Dalmasca; da lì inizia effettivamente la nostra storia, in una successione di eventi per realizzare il sogno della principessa, incontrando alleati carismatici e particolari, vivendo vicende fortemente collegate al passato di questo incredibile mondo.

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Vecchi capolavori del passato

La rimasterizzazione è un trend sempre verde degli ultimi anni, un modo, diciamocelo, per le software house di fare soldi “facili”, senza dover elaborare qualche particolare trama o ambientazione per far colpo, ma solamente rispolverando qualche gloria del passato, con qualche tocco qui e là riguardo grafica o gameplay, per sfornare un prodotto appetibile al grande pubblico per il massimo risultato, al minimo sforzo. Ovviamente questo ha anche dei lati positivi, come permettere ai videogiocatori moderni di rivivere titoli che altrimenti non avrebbero mai potuto conoscere e qui vengono in “soccorso” le remastered, pronti ad aumentare gli incassi che questi grandi titoli avevano precedentemente effettuato.

In questo caso il restyling grafico è misero, per nostra fortuna data la scarsa qualità di alcuni settori che tratteremo successivamente, ma prende parte di quello che era presente nella versione International, mai arrivata in Europa, assieme a tantissimi cambiamenti a livello di bilanciamento e posizionamento degli oggetti, tale da risultare quasi una nuova avventura anche per chi ha spolpato la prima versione ai suoi tempi. Nello specifico: molte armi, anche tra le più importanti, hanno una location differente e soprattutto statistiche diversi, a volte maggiori o minori, i mostri ed i tesori hanno posizioni differenti e via discorrendo; tante piccole modifiche che alla fine dei conti possono dire la loro senza alcun dubbio, anche se nonostante ciò alcuni rognosi bug sono rimasti invariati dalla prima build, sottolineando però che non sono tanti ad infastidire il giocatore nella sua “nuova vita”.

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Un evoluzione continua

Ai suoi tempi risultava essere un’evoluzione dello stile Final Fantasy, un primo discostamento dallo stile puramente a turni che caratterizzava la saga in ogni suo capitolo, mettendo le basi per quello che sono stati poi i seguiti ed in primis, per alcuni piccoli aspetti, Final Fantasy XV. In cosa è così differente? In primis è da discutere è l’assenza dei turni, siamo sempre in movimento e possiamo eseguire qualsiasi tipo di azione, fermando momentaneamente il tempo, come se fosse un combattimento strategico, scegliendo un qualsiasi membro del party per effettuarli mentre ne usiamo uno con il controller. Successivamente ad un’azione, abbiamo un tempo di caricamento alla fine del quale possiamo effettuare un’altra azione, oppure, nel caso avessimo fatto un attacco semplice con l’arma, ripetere costantemente quello fino alla morte del nemico. Un aspetto che si differenzia abbondantemente dal passato è l’assenza degli “encounter”, ossia il girare per la mappa fino ad avere il pop-up in cui si affrontano i mostri; qui invece abbiamo la mappa da girare liberamente con già i mostri presenti, avvicinandoci possiamo cominciare il combattimento senza intermezzi che fanno perdere tempo, oppure senza feste di fine scontro, presenti soltanto al termine delle boss fight.

Ma la complessità del sistema di gioco non finisce qui, oltre alla presenza di tantissimi status debilitanti da gestire immediatamente mediante magie o pozioni, abbiamo un sistema di potenziamento molto particolare a scacchiera e soprattutto il Gambit.

Partiamo con la scacchiera, che si discosta abbondantemente da quello che era la sferografia di Final Fantasy X, ossia ci permette di scegliere una classe base per ogni nostro eroe avendo poi davanti una scacchiera, ogni quadrante ha un bonus all’acquisto e costa LP, ottenibili uccidendo i nemici, sbloccandolo darà l’accesso ai quadranti adiacenti e così via; con una personalizzazione possibile ottima e la combinazione con altre classi veramente interessante. Questo perché possiamo avere ben due specializzazioni per personaggio, andando a comprare infatti l’apposita casella dentro la scacchiera, sbloccheremo l’accesso ad una secondaria per amplificare la potenza del nostro eroe e creare schemi interessanti, per avere un party ottimale.

Infine c’è il Gambit, una novità assoluta per la serie che sfortunatamente è rimasta esclusiva del capitolo nel corso degli anni, ossia la possibilità di programmare tutti i nostri eroi, comprando i comandi negli appositi store, per eseguire automaticamente determinate azioni specifiche senza doverli forzatamente controllare, diciamo una sorte di IA assistita, che a nostro avviso rende decisamente bene per evitare di avere alleati potenzialmente inutili, oltre ad avere un aspetto ruolistico di alto livello. La parte interessante è specialmente nella tipologia di condizioni in cui attivare un’azione, che ricordiamo può essere attivata o disattivata in qualsiasi momento, partendo dall’attaccare un dato nemico in base ai suoi HP, alla cura degli alleati per HP inferiori ad una certa soglia e curarli da un determinato status; le scelte sono realmente quasi infinite, per cui avere un Gambit ben configurato può risultato decisivo nelle battaglie più ardue, dove il dover pensare velocemente a cosa fare può renderci difficile l’utilizzare ogni personaggio singolarmente.

A tutto questo uniamo i Mystes, suddivisi in Apoteosi ed Invocazioni. Nel secondo caso andremo a chiamare un Esper collegato a quel personaggio, dopo averlo “conquistato” al termine di un dungeon, mentre l’Apoteosi consiste in una finisher assai spettacolare a livello visivo e di danno, che può essere combinata con altre del party, per generare chain consistenti capace di effettuare danni realmente impressionanti.

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Luci ed ombre

Abbiamo visto tantissimi aspetti di rilievo per questa edizione rimasterizzata, ma non è tutto oro ciò che luccica, infatti, nonostante i filmati in computer grafica siano veramente incredibili nella loro nuova veste, il resto stona abbondantemente. Sia le cut-scene, che le texture in game risultano non affinate abbastanza, lasciandoci l’amaro in bocca, specialmente dopo aver visto quanto di buono era stato fatto ai tempi con Final Fantasy X/X-2 HD, si doveva sicuramente fare meglio per risaltare maggiormente un’opera che lo avrebbe sicuramente meritato. Questo perché, nonostante sappiamo benissimo sia una remastered per cui improponibile aspettarci grafiche paritarie ai titoli di nuova generazione, almeno un colpo d’occhio di qualità era assai gradito e voluto, anche per evitare quella sensazione sgradevole che alcuni giocatori hanno nel riprendere in mano titoli del passato. Nella fattispecie stona parecchio l’incredibile differenza tra i personaggi in-game e nei video in computer grafica, come ad esempio Vayne Solidor, dove nel secondo caso spicca per bellezza, con lo stile del classico bello-dannato dai capelli neri, mentre in game l’aspetto risulta essere assai invecchiato sia nello sguardo, che nei capelli tendenti al grigio; differenze veramente troppo abissali.

Invece sul lato sonoro vediamo ottimi miglioramenti, con musiche qualitativamente migliori e che rendono onore ad un gioco di assoluta qualità, anche il doppiaggio, sia in inglese, che in giapponese, è ben realizzato, tale da farci godere appieno la grande avventura in questo mondo.

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In conclusione

Final Fantasy XII: The Zodiac Age è indiscutibilmente un gioco da avere a tutti i costi, non tanto per la qualità di rimasterizzazione che, come potete leggere nel resto dell’articolo, vive di luci ed ombre, ma per la bellezza del titolo in se, capace di sorprendere anche dopo tanti anni di distanza, aiutando la voglia esplorativa di chi lo ha già giocato in passato, con alcune interessanti ed intelligenti modifiche. È bello vedere come alcuni giochi non ricevevano la giusta valutazioni ai tempi dell’uscita, perché paragonati con capolavori di quegli anni, possano rivalutarsi ora, dato che il paragone con le produzioni moderne del genere è assai differente rispetto al passato. Questa valutazione può essere contraddetta come confermata, ma è indiscutibile la diversità dei prodotti sfornati in quegli anni e Final Fantasy XII rappresenta a tutti gli effetti un’esponente da avere nella propria collezione, da spolpare ed amare come pochi altri.

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Amante di videogiochi e non solo, tutto quello che è informatico attira la sua attenzione, ma anche Anime e Manga non sono da meno. Sin da piccolo è abituato a giocare un po’ di tutto, ma gli action-adventure la fanno da padrone.

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