Yakuza Kiwami – Recensione

Sono passati ben undici anni da quando SEGA pubblicò questa nuova produzione chiamata Ryu Ga Gotoku, conosciuto da noi con il nome di Yakuza. Dopo tutti questi anni siamo di nuovo qui a parlarne in una recensione, ma stavolta del suo remake, uscito già in Giappone l’anno scorso a gennaio ed in arrivo da noi il 29 Agosto. Sicuramente è una produzione fatta con amore verso i fan, molti di noi affronteranno questa esperienza con nostalgia – come abbiamo già fatto noi – ed emozionandosi non solo con i contenuti che già conosciamo, ma con altri nuovi implementati per l’occasione ed adattati alla timeline del prequel Yakuza Zero. Il titolo è ancor tutt’oggi valido, grazie anche ai nuovi contenuti, ma per scoprire il perché dettagliatamente vi rimandiamo alla nostra recensione. Buona lettura e ricordate sempre: Il Dragone di Dojima vi tiene d’occhio!

Il Dragone di Dojima continua a stupire

Partiamo da una prima introduzione alla storia e del perché tutt’oggi sia ancora valida. La narrazione parte con una serie di filmati che ci introdurranno i personaggi principali, tra cui il protagonista Kazuma Kiryu. Dopo una serie di dialoghi tra il protagonista e Nishiki Akira – amico d’infanzia del protagonista -, scopriremo che la spasimante di Kazuma è stata rapita. Da qui partiranno una serie di eventi drastici, dove Kiryu si addosserà la colpa dell’uccisione di Sohei Dojima, affiliato del clan Tojo. L’uccisione di questo grande esponente della mafia giapponese è avvenuto per mano di Nishiki, ma pur di proteggere la sua amata ed il caro “fratello” d’infanzia, Kazuma si farà carico di questa grossa macchia criminale e finirà in carcere per ben dieci anni. Dopo aver scontato la pena, scopriremo come molte cose sono cambiate a Kamurocho e di come Nishiki Akira non è più la persona che conoscevamo. Al centro della storia si pone la sparizione di Yumi la ragazza che ama il nostro eroe – e la protezione di una ragazzina di nome Haruka che è alla ricerca della propria madre che apparentemente è collegato al caso di Yumi, oltre che la stessa bambina ha un valore di ben dieci milioni di Yen, diventando così un bersaglio del nostro ormai rivale Nishiki e dei grandi esponenti della Yakuza. La narrazione si mantiene sempre a livelli altissimi, perché nulla viene lasciato al caso e tutto viene spiegato in maniera minuziosa, tenendo sempre il giocatore al centro dell’attenzione di queste vicissitudini. Al tutto sono state aggiunte una serie di nuovo cut-scene ben piacevoli da vedere. Per portare al termine solamente la storia principale, occorrono ben quattordici ore di gioco, un po’ meno rispetto ai capitoli più recenti come il cinque o anche lo stesso Zero, dove servivano ben oltre le trenta ore.

Il gameplay riprende le basi di Yakuza Zero, introducendo così nel primo capitolo i vari stili di combattimento. Avremo a disposizioni quattro tipi di stili di lotta, ma il più importante resta quello dello stile del dragone, che non sarà facilmente potenziabile con i punti, come solitamente siamo abituati a fare, ma dovremo soddisfare determinate condizioni. Il più delle volte queste condizioni si rifanno al sistema di Majima Everywhere, una nuova implementazione di Kiwami dove Majima ci perseguiterà per tutta la città e troverà sempre una scusa per affrontarci. Ogni volta che abbatteremo il nostro bizzarro “amico”, sbloccheremo una nuova combo o tecnica. Continuando sempre sul discorso di Majima, questa nuova “feature” è contestualizzata all’interno della narrazione, addirittura nella prima ora di gioco. L’aggiunta è sicuramente piacevole, dona luce nuova al primo capitolo. Tra le novità troviamo le sub-story, ricche di storie interessanti e buffe, come siamo stati del resto abituati da Yakuza, arricchendo così il piatto della longevità e a colmare la durata non proprio eccelsa della narrazione principale.

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Test your own strenght

Come vi abbiamo anticipato poc’anzi, anche qui è presente un sistema di potenziamento per il tenebroso Kazuma Kiryu. I punti da poter spendere nella sezione “abilità” li otterremo attraverso gli scontri, infatti ogni nemico sconfitto ci fornirà un quantitativo di punti che servirà a riempire una barra verde posta al di sopra dell’energia. Ogni qualvolta che la barra si riempie otterremo un punto. Possiamo assicurarvi che capiterà molto spesso di ritrovarsi con ben cinquecento o seicento punti da spendere tutti in una volta, specie quando si ci scontra con nemici dall’energia simile a “Mini-Boss”. Il titolo non richiede nessun tipo di farming selvaggio per progredire nella storia, ma nonostante ciò le difficoltà sono sempre dietro l’angolo per via degli scontri non del tutto semplici, specie quelli posti nella storia. Anche quando avremo l’inventario pieno di medicine, il gioco ci metterà alla prova facendoci consumare tutte le nostre provvigioni, soprattutto nelle fasi finali. Il livello di sfida quindi resta invariato da quello originale, mantenendo sempre uno standard alto e competitivo, donando un senso di soddisfazione a ogni scontro impegnativo completato con successo. Le attività sono molte, tra le tante citiamo la sala giochi SEGA, un classico onnipresente in ogni titolo della serie. Tra le tante altre attività ci sono gli sviluppi di relazione all’interno di pub “sconci” o altri minigiochi come le micromachines, dove inoltre qui incontreremo una vecchia conoscenza per i giocatori di Yakuza Zero. Una delle feature che è stata mantenuta è quella degli armadietti da aprire utilizzando le vari chiavi che troveremo a terra in giro per la città.

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Il Climax uditivo ed un engine non eccelso

Vi ricordate il buon vecchio doppiaggio inglese che il primo Yakuza proponeva sull’ormai pensionata PlayStation 2? Bene, dimenticatelo. In questo Kiwami avremo solo quello Giapponese, visto che ormai anche in occidente siamo abituati alla voce nipponica, dato che son secoli che non viene doppiato in un linguaggio occidentale. La qualità come sempre è ottima, voci molto espressive e chiare, sempre piene di vitalità e che riescono a trasmettere l’emozione del momento. La pietanza è arricchita da una serie di soundtrack eccelse, partendo dai battle theme a quelli di circostanza dettati da una determinata situazione narrativa.

Trattandosi di un Remake anche la veste grafica è stata rimessa a nuovo. Il titolo usufruisce dello stesso engine utilizzato per Yakuza Zero, apportando qualche miglioria negli effetti particellari, ma portandosi dietro diversi difetti che avevamo anche noi citato durante la recensione del prequel. I modelli poligonali per quanto ottimi quelli principali, sfigurano difronte a quelli degli NPC di meno importanza, oltre che spesso ci ritroveremo una composizione poligonale non proprio decorosa per gli ambienti, specialmente in una sessione della storia dove ci ritroveremo in macchina lungo una strada monotona e sempre uguale. Nonostante quei difetti, alcuni volti nei filmati più importanti riescono a trasmettere un pathos incredibile in un contesto maturo. Peccato che il team di sviluppo non abbia pensato di sistemare quelle leggere sfumature, in quel caso la produzione avrebbe non poco goduto di un valore maggiore agli occhi del videogiocatore più attento ed esigente.

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Commento Finale

Siamo giunti alla conclusione di questo viaggio letterale di Yakuza Kiwami, quindi è l’ora di tirare le somme. Possiamo sicuramente dire che il remake è riuscito a donarci le stesse emozioni di ben undici anni fa grazie alla sua narrazione curata nei minimi dettagli e riportata a nuovo dall’engine. Purtroppo il titolo non è esente da difetti significativi come la composizione di texture povere. Nonostante tutto per noi è un titolo da promuovere e da giocare assolutamente, specialmente se si è alla ricerca di una ventata d’aria fresca o se si vuole iniziare questa serie. Ne consigliamo assolutamente l’acquisto.

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.

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