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Assassin’s Creed: Origins – Recensione

Siamo rimasti per un po’ di tempo in attesa che Ubisoft rivelasse qualcosa sul nuovo Assassin’s Creed. Questo doveva servire a proporre all’utenza qualcosa di fresco e genuino, visto i semi-disastri creati da Syndicate, ma sopratutto da Unity. La pausa ha sicuramente dato i frutti, visto che quello che oggi chiamiamo Assassin’s Creed: Origins è un prodotto dalla qualità sopraffina; non esageriamo se diciamo che si tratta di uno dei titoli più interessanti e ammalianti di quest’anno, che è stato già ricco di sorprese in ambito videoludico. A guidare il timone è stavolta Ubisoft Montreal, con a capo il direttore, nonché la geniale mente di Ashraf Ismail, che ha saputo mettere sul mercato qualcosa di intrigante, ma sopratutto soddisfacente. La saga ha sempre suscitato l’interesse di una grande fetta dell’industria videoludica, appunto per questo non ci siamo lasciati scappare l’occasione di mettere le mani su questa produzione. La nostra gita in Egitto è stata piacevole, questo si è sicuramente capito, ma le motivazioni ve le elenchiamo in questa recensione.

L’Egitto della redenzione

La storia prende inizio nell’Egitto del periodo Tolemaico, dove dopo una breve sequenza del passato del Medjay Bayek di Siwa ci ritroveremo proiettati in una scena un po’ brutale. Il nostro Egiziano sta malmenando un individuo a noi sconosciuto, ma di cui ci viene ben presto spiegato che fa parte di un ordine di uomini mascherati a cui Bayek sta dando alla caccia. Dopo diverse ore e alcuni flashback, capiremo che il viaggio del nostro eroe è quello di una redenzione verso questo ordine, per quello che hanno fatto alla sua famiglia, ma di questo non scendiamo nei dettagli per evitarvi degli spoiler. I personaggi che compongono tutte le vicende narrate sono di uno spessore unico, partendo da quelli principali come Aya, nonché moglie del nostro protagonista e di Cleopatra, qui resa magnificamente.

Non sono solo le vicende che ruotano attorno a Bayek ad essere importanti, ma anche quello che compone il presente all’interno del gioco, visto che per diversi anni siamo rimasti fermi e immobile a causa di una “non presenza” diretta di sequenze sul presente. Questa volta è giocabile, impersoneremo un personaggio del tutto nuovo chiamato Layla, anche se le funzioni con quest’ultima saranno veramente limitate e ridotte all’osso, ma fortunatamente con quelle poche scene che la rendono protagonista si riesce ad avanzare sulla narrazione del presente. Il filone narrativo in sostanza è di qualità, anche se purtroppo circa alla metà delle vicende risulta essere un po’ troppo lineare, a causa anche di diverse interruzioni provocate dal farming obbligatorio. Come già detto, i personaggi sono tutti ben caratterizzati, il tutto tra l’altro ornato da una longevità che supera le venti ore solo per le missioni principali.

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Agire sempre nell’ombra o no?

Parliamoci chiaro, la struttura tecnica di Assassin’s Creed: Origins è molto varia ed innovativa per certi versi, ma i richiami ad altri produzioni ci sono e sono evidenti, ma questo non deve per forza essere un punto negativo. Il sistema di battaglia, qua reso molto più simile a quello di The Witcher con qualche meccanica da Soulslike, a pad alla mano soddisfa molto, si ha quel senso di scontro impegnativo in ogni battaglia. La difficoltà da questo punto di vista è innalzata, a causa della presenza di un livello del personaggio, che una volta innalzato riceveremo un bonus di forza e difesa oltre che un punto da spendere dentro l’albero di potenziamento. Questi, come avrete ben capito, progredisce ottenendo punti esperienza dalle missioni o completando determinate attività secondarie, ma una volta avanzati di un livello avremo un punto che possiamo spendere nelle diverse abilità che Bayek potrà usare, tra le tante ad esempio la possibilità di recuperare le frecce che i nemici ci scagliano e rimangono incastrati nel nostro scudo. L’utilizzo degli Archi qui è finalmente diventata cosa importante, perché la mira è totalmente gestita dal giocatore e non più dal lock-in come nei vecchi capitoli della saga.

La parte ruolistica torna a farsi pressante anche nell’equipaggiamento, avremo a disposizione degli slot per le armi a lunga distanza ed altri per le armi da combattimento, come sciabole, spade e scudi. Oltre a quello citato prima sarà possibile cambiare pure la cavalcatura, oltre poter livellare la nostra faretra o armatura. Attenzione però, qui è possibile acquistare nuovi abiti, ma non influiranno nelle statistiche, sono state aggiunte solo per la libertà di estetica verso il giocatore. Ad accompagnarci in questa strepitosa avventura vi è Senu, un’aquila ormai fedele da diversi anni al nostro Bayek di Siwa. Il nostro pennuto svolge dei compiti fondamentali, visto che individuerà nelle missioni l’obiettivo chiave o nel caso dell’esplorazione, trovare i tesori e segnalarci i nemici che intravede volando. L’uso di questa feature è sicuramente importante contando il livello di sfida del gioco, molte volte è consigliato utilizzare un approccio calibrato e poco vistoso, usufruendo di tutte queste funzioni che ci agevolano.

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La terra delle possibilità

Il gioco ci offre tantissime possibilità all’interno della vasta mappa di gioco, tra le tante diverse missioni secondarie, che come abbiamo anticipato prima, molte sono fondamentali per la progressione del personaggio e non arrivare impreparati agli scontri più impegnativi. Alcune Quest Secondarie sono veramente soddisfacenti, offrono delle sottotrame molto ben articolate, riducendo così quel senso di ripetitività che solitamente contraddistingue questo genere di giochi open-world. Se tutto ciò non è abbastanza, l’esplorazione delle lande di gioco è qualcosa che si fa piacevolmente, specialmente quando si ci ritrova all’interno di un qualche tomba oscura, dove le trappole sono dietro l’angolo. La longevità è veramente ottima, inutile dire che per completare tutto, tra missioni principali ed attività secondarie le cento ore vengono superate senza alcun problema, contando che noi per completare solo lo scenario principale abbiamo speso quasi ventitre ore di gioco effettivo. Il Level Design è sopraffine, non è manca occasione dove non rimanessimo colpiti dalla grande varietà, ma sopratutto dei richiami egiziani e greci, perché sì, Assassin’s Creed: Origins rispetta anche i conflitti che vi erano all’epoca del regno di Tolomeo.

Il motore grafico utilizzato in questo capitolo è veramente ottimo, la distanza focale su una PlayStation 4 rende veramente molto bene, inoltre la differenza con la versione PRO è veramente minima, sebbene quest’ultima rende meglio nelle performance di gioco. Aldilà delle previsioni, non abbiamo riscontrato alcun calo di framerate, neanche nelle fasi più concitate del gioco, in questo frangente Ubisoft è riuscita ad ottimizzare alla perfezione la sua creatura. Il tutto non è esente di difetti ovviamente, purtroppo capita spesso di riscontrare qualche incertezza nelle texture che compongono il terreno, specialmente nelle zone d’ombra dove riescono a mascherarsi a dovere. Altro difetto e problema che abbiamo riscontrato è quello che ripetendo per determinate volte una missione a causa della morte del protagonista, l’applicazione si chiude per un errore non ben specificato e si è costretti a riaprire il gioco, che fortunatamente predispone di un salvataggio automatico ben realizzato.

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Mi muovo meglio!

Il set di animazioni che compongono ogni singolo modello poligonale soddisfano appieno, specialmente durante le cut-scene, dove è possibile ammirare tutta la bellezza del motion-capture in diverse espressioni dettagliate. Come ogni Assassin’s Creed che si rispetti, anche qui la colonna sonora è importante e ben composta, la cara Sarah Schachner è riuscita nel suo intento di lasciare il segno nel comparto audio. Pure il doppiaggio Italiano è ottimo, troviamo tantissime voce importanti, come quella di Bayek di Siwa che è doppiato da Ruggero Andreozzi, ma segnaliamo la presenza anche di Emanuela Pacotto, Claudio Moneta, Stefania Patruno e altre voci importanti della scena del doppiaggio italiano.

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Commento Finale

Gli Assassini sono tornati e l’hanno fatto nel migliore dei modi con un titolo di qualità, soddisfacente e che una volta finito lascia il segno in quest’anno già ricco di produzioni di spessore. Come avevamo già detto, per noi il titolo è promosso, le idee che il team di sviluppo ha inserito in questo Assassin’s Creed: Origins sono solo da lodare, molte è vero che sembrano richiamare altre produzioni, ma questo dimostra come certe altre opere possono solo essere d’ispirazione per altri. Ebbene sì, questa saga era una sfera dorata che aveva perso il suo splendore, ma dopo un attenta analisi ed una pausa benefica è riuscito a brillare nuovamente, riducendo i granuli di polvere che ne minavano la sua qualità. Per noi è assolutamente promosso.

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Federico Molino

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.

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