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Wolfenstein II: The New Colossus – Recensione

Quello di Wolfenstein è un brand che ha fatto la storia, tra i migliori FPS mai prodotti, tanto da rimanere impresso nel cuore dei videogiocatori di vecchia data. Dopo un momentaneo calo, ha rivisto la luce grazie al passaggio di consegna a Bethesda, che ha saputo, scegliendo team di sviluppo validi, ridare nuova vita al brand, facendolo tornare la gemma che era agli albori. The New Colossus punta a migliorare quanto di buono fatto in The New Order, con un nemico ancora più grande, una trama coinvolgente ed un’azione senza pari, carica di adrenalina e spettacolarità in ogni suo frangente.

Siete pronti ad impersonare nuovamente lo spietato Terror-Billy?

Terror-Billy torna in azione!

La storia parte subito dopo il termine di The New Order, con un B.J. Blazkowicz ridotto in fin di vita, a lottare con tutte le forze rimaste per non morire. Dopo numerosi tentativi di tenerlo in vita e svariati mesi, si risveglia durante un attacco nazista alla sua nave da parte di Frau Irene Engel, pronta a tutto pur di eliminarlo. Lui, sfortunatamente, si ritrova privo di forze e della facoltà di sfruttare pienamente il suo corpo, non riuscendo nemmeno a camminare con le proprie gambe, costringendoci ad eseguire tutto il primo livello su una sedia a rotelle, nel tentativo di raggrupparsi con il resto della squadra.

Dopo una serie di avvenimenti, di cui non tratteremo per evitare di rovinare qualsiasi sorpresa, l’obiettivo principale, oltre alla solita vendetta verso il nemico nazista che ha conquistato il mondo intero, portando via svariate persone care al protagonista, sarà quello di svegliare il popolo americano per scatenare una rivoluzione, l’unico barlume di speranza per soverchiare l’amaro destino a cui il mondo è inevitabilmente destinato.

La trama scorre senza intoppi e carica di adrenalina in ogni suo punto, costellata di avvenimenti tragici e colpi di scena che ci hanno lasciati a bocca aperta, rendendola decisamente piacevole ed epica, pari al suo predecessore.

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Una profondità mai vista prima

L’aspetto che più contraddistingue The New Colossus è la psicologia approfondita dei personaggi. È triste ammettere che questa, col passare degli anni, è andata inevitabilmente a scemare, fino a “regalarci” personaggi, siano protagonisti o antagonisti, totalmente anonimi e privi di mordente. Per questo siamo rimasti decisamente soddisfatti da come gli sviluppatori hanno approfondito ogni aspetto di tutti i personaggi presenti, rendendoli più umani e meno “super uomini”, nonostante il trash e l’esagerazione la facciano ancora da padrone.

In particolare è straziante, in senso buono se si può dire così, l’involuzione di B.J. Blazkowicz, da soldato impavido alla ricerca di azione e violenza per vendicarsi, a persona stanca di lottare, mentalmente e soprattutto fisicamente provata, sentendo sempre presente sulla sue spalle l’ombra della morte, assieme al peso delle persone a lui care perse durante la sanguinolenta strada. Lo si denota soprattutto dal suo parlare ad un defunto in particolare, quasi stesse delirando, con una fortissima nota di malinconia, rassegnato al suo destino, cosa constatabile anche dal suo sguardo durante le cut-scene in cui è protagonista. Ad approfondire il suo background narrativo abbiamo a disposizione una serie di flashback, in cui vivremo in prima persona la sua infanzia e potremo constatare quello che era il suo nucleo famigliare, oltre al modo di pensare dell’America di quegli anni.

Ma non è solo lui ad aver ricevuto questo miglioramento, anche Anya, Set, Grace – la nuova arrivata -, Fergus o Wyatt a seconda di chi si è salvato, fino a soprattutto la terribile Frau Irene Engel, godono di luce propria, con un carattere decisamente più dettagliato ed unico, oltre ad uno spazio maggiore per metterlo in mostra, specialmente l’ultima citata essendo per l’occasione l’antagonista principale delle vicende.

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Armi in spalla e via all’assalto

La struttura di gioco rimane bene o male immutata, non che ci fosse bisogno di un qualche cambiamento, con qualche ottimizzazione puramente marginale, in grado però di rendere più fluida la manovra, quindi maggiormente godibile per il videogiocatore. Un aspetto inserito è quello della doppia arma, già presente, ma ristretto ad una stessa tipologia di arma; qui è possibile usarne due di qualsiasi tipo, selezionandole dal menù circolare molto rapidamente, per una doppia potenza di fuoco, che in certi frangenti non guasta mai.

Quello che contraddistingue Wolfenstein è il suo essere semplice, quanto efficace: non abbiamo milioni di tasti o combinazioni, ma tanta potenza di fuoco, mista ad un’aggressività che rapisce ed immedesima totalmente, rendendoci molto concentrati sull’azione con i riflessi all’erta. Questo perché ogni passo falso può portarci alla morte, dato l’alto danno ed il numero elevato di nemici su schermo, assieme ad un quantitativo di vita esiguo, specialmente nelle fasi iniziali, creando un vero e proprio netto distacco rispetto alle sue fasi finali.

Il tutto è causato sostanzialmente dalla precaria condizione psico-fisica del nostro eroe, obbligandoci ad agire più lentamente ed accorti, per evitare di incappare in una morte prematura; mentre in seguito, a causa di determinati avvenimenti, che oseremo definire quasi sconvolgenti, avremo un’accelerazione improvvisa, catapultandoci nell’azione vera e propria, frenetica, crudele e di adrenalina in ogni suo istante.

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La strada per la liberazione è lunga

Come discusso poc’anzi, il nostro obiettivo differisce leggermente rispetto al precedessore, rimanendo sempre sui binari della vendetta, ma per uno scopo più grande, provando a portare avanti le veci altrui. Questo viaggio, intriso di sangue nazista ed esplosioni, ci ha accompagnato per circa dodici ore, ma che sarebbero potute essere decisamente di più eseguendo tutte le side-quest presenti, tra i dialoghi e mini missioni con gli NPC presenti sul “Martello dell’Alba”, oltre che alla mappa di guerra, dove, grazie alla raccosta delle tessere Enigma provenienti dai cadaveri degli ufficiali, potremo stanare ed annientare tutti quanti i più altolocati generali dell’esercito nazista. Questa può portare la longevità globale del titolo tranquillamente sulle ventidue ore, cariche di adrenalina e divertimento, con la voglia, una volta finito, di ricominciare nuovamente ad un livello di difficoltà maggiore, in cerca di ulteriore sfida.

E’ arrivato il momento di parlare di sfida, dato che il titolo ce ne offre molta, grazie anche ad una vasta serie di difficoltà selezionabili, una più distruttiva dell’altra, dove verremo messi a dura prova in qualsiasi momento, da avversari sempre più assetati di sangue ed intelligenti.

Alone di mistero invece, per il momento, riguardo la voce “Camera Blindata” presente nel menù di gioco: essa possiede un countdown che scadrà il 7 Novembre, solo ad allora ci sarà chiaro il suo contenuto e cosa potenzialmente potrà offrire al titolo; sarà nostra premura comunicarvelo celermente al momento opportuno.

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Un dettaglio spacca mascella

L’Id Tech 6 mostra i muscoli, dopo essere già stato utilizzato in Doom e Dishonored 2, diventando assoluto protagonista di questo nuovo capitolo di Wolfenstein, riuscendo a migliorare enormemente già quanto di buono era il predecessore. Proprio questo dettaglio ci ha lasciato sbalorditi durante le prime ore di gioco, con l’aggiunta di cut-scene letteralmente spacca mascella, anche grazie al nuovo look di B.J. Blazkowicz, raffiguranti lo stress fisico e mentale dovuto alle continue lotte, oltre che agli avvenimenti vissuti nelle battute conclusive di The New Order. A tutto questo è da affiancare una fisica molto più performante, senza imprecisioni o sbavature, facendo sentire maggiormente il peso di ogni singolo elemento vediamo su schermo, rimanendo per giunta stabile a 60 frame per secondo, stabili e pronti a garantirci un’esperienza videoludica senza pari.

A contendersi lo scettro di protagonista riguardo il comparto tecnico abbiamo il sonoro, composto sia da un doppiaggio di estrema qualità, anche e soprattutto in lingua italiana, che per la soundtrack, in cui il geniale Mick Gordon è riuscito ancora una volta a lasciare il segno. Proprio questa è in grado di trasportarci durante tutte le sessioni di gioco, dalla più alla meno frenetica, con una precisione sbalorditiva, alimentando l’adrenalina nelle fasi più concitate. Infine menzione per il brano di chiusura, “We’re not gonna take it”, brano originalmente dei Twisted Sisters uscito nel lontano 1984, reinterpretato in chiave Metal da Veilröth, chiudendo in bellezza un’opera stratosferica.

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In conclusione

Siamo davanti all’ennesima perla, da quando Wolfenstein è passato nelle sapienti mani di Bethesda abbiamo avuto solo gioie e questa è sicuramente la più grande. Ogni singolo dettaglio è curato alla perfezione, da un comparto grafico sbalorditivo, tale da eclissare il precedente, una colonna sonora memorabile grazie al grandioso lavoro di Mick Gordon, fino ad un gameplay sempre adrenalinico e la trama, costellata da personaggi caratterizzati in ogni loro dettaglio, di qualità indiscutibile. A tutto questo aggiungiamo la chicca per i nostalgici, che consiste nel poter rigiocare Wolfenstein 3D da un cabinato, esattamente come lo abbiamo lasciato nel lontano 1992, regalando emozioni che sono difficili da esprimere a parole. Quindi, chiunque apprezzi il genere FPS ed i fan più incalliti del brand non debbono assolutamente lasciarsi sfuggire un capolavoro simile, perché di questo si tratta, senza se e senza ma. Forse la storia poteva essere lievemente più lunga, ma si chiude nel miglior modo possibile e soprattutto al momento giusto, non lasciando alcun sentore di amaro in bocca.

Correte a comprarlo, Terror-Billy e gli americani vi aspettano per schiacciare un po’ di nazisti!

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Emanuele Cevoli

Amante di videogiochi e non solo, tutto quello che è informatico attira la sua attenzione, ma anche Anime e Manga non sono da meno. Sin da piccolo è abituato a giocare un po' di tutto, ma gli action-adventure la fanno da padrone.

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