Lost Sphear, sviluppato da Tokyo RPG Factory, continua il modello già iniziato con “I Am Setsuna” e lo arricchisce ulteriormente con nuovi elementi che faranno sicuramente ricordare al giocatore il brivido degli RPG a 16-bit che erano tanto amati negli anni ’90. Sebbene il gioco goda di un UI abbastanza buona, si può notare da subito che sia carente sotto alcuni punti di vista che esporremo in seguito.

 

Entriamo nei dettagli della trama da subito…

 

La storia parla del giovane Kanata e dei suoi amici d’infanzia (orfani come lui) Lumina e Locke, che decidono di partire all’avventura dopo l’avvento di una calamità sul loro paesino natale, incontrando nel mentre un misterioso avventuriero di nome Van. Come si può constatare, la trama ricalca quella di altre vecchie glorie, riprendendo il modello del mondo in balia a una calamità e le eventuali soluzioni per “sbrogliare” la situazione problematica creata, ponendo il fulcro sul protagonista-prescelto; il giovane eroe dispone infatti di un potere unico nel suo genere, è in grado di recuperare oggetti o persone “smarrite” (in questo caso smettono anche di esistere) in base ai ricordi che riesce a reperire, riportando quelle sagome prive di vita al loro stato originario! Idea abbastanza originale e simpatica, anche se potrebbe fare storcere il naso dopo un po’, visto che spesso l’uso di tale abilità è spesso forzato o comunque non sfruttato in maniera più completa (spesso basterà estrapolare i ricordi necessari dialogando con alcuni NPC nel corso della storia e interagire con la sagoma “smarrita”).

E sempre a tal proposito, la mappa di gioco si presenta costellata con numerosi punti sui quali è possibili sperimentare tale potere, permettendoci così di creare veri e propri artefatti con differenti bonus (sia in combattimento che sulla mappa), che avremo la possibilità di impiegare in multiple copie (in alcuni casi) per aumentare i diversi vantaggi che ci garantiranno; è sicuramente una meccanica che tratta i ricordi in maniera piuttosto fredda e distaccata, l’inserimento di ulteriori scene o digressioni avrebbe sicuramente reso l’ottenimento di alcuni frammenti ben migliore! Un concetto così importante necessita sicuramente di più “calore” e sentimento per definirsi pienamente integrato nell’intreccio.

 

 

Il lato gameplay deve molto a vecchie glorie come “Chrono Trigger”, il sistema ATB del gioco è infatti piuttosto adatto (un sistema di battaglia che prevede l’esecuzione di un’azione al riempirsi della barra ATB, che svuoterà nuovamente quest’ultima causando il ripetersi del ciclo) e si presta bene per il tipo di combattimenti, favorendo quindi un saggio uso del posizionamento e delle aree di azione, dato che gestire il rapporto con lo spazio ed anche il tempo con cui la barra scorre si dimostra necessario. L’utilizzo delle “Vulcosuits“, speciali tute robotiche che garantiscono poteri unici, danno maggiore caratterizzazione alle figure dei personaggi in vario modo (essendo capaci di conferire nuovi tipi di attacchi o abilità da usare), tuttavia non vengono presentate adeguatamente a livello di trama sebbene siano dotate di nomi e specifiche uniche, avrebbe sicuramente giovato una maggiore descrizione esplicita. Ancora più importante l’utilizzo degli strumenti, molte volte infatti sarà necessario farne un saggio uso, addirittura preponderante nelle prime fasi del gioco dove il grinding puro si rivelerà non necessario.

 

Sin dai primi attimi saremo immersi nel gergo tecnico del gioco, pieno di lore ed espressioni riconoscibili da “I Am Setsuna“, quali “Sprintnite” (gemme equipaggiabili con effetti aggiuntivi o in grado di potenziare gli altri armamenti) oppure “Momentum” (attivabile in determinate condizioni per garantire l’uso di bonus), per non menzionare i diversi tipi di armi che dispongono i membri del nostro party! Idea piuttosto interessante dotarli di armi diverse, non del tutto nuova, ma comunque apprezzabile.

Un aspetto molto rilevante sono i dungeon che dovremo affrontare per progredire nella storia, si presentano discretamente strutturati e coerenti con la logica del gioco, ma peccano per alcune caratteristiche che potrebbero stancare e che andrebbero invece affinate meglio, ad esempio la musica di sottofondo non varia se non in pochissimi casi e molti nemici sulla mappa possono essere facilmente aggirati o sconfitti in pochi turni persino avendo impostato la difficoltà più alta. Nonostante ciò, la maggior parte di essi sono abbastanza suggestivi e possono comunque affascinare, le battaglie con i boss inoltre sono piuttosto carine ed alcune di esse offrono un livello di sfida gradevole (anche se non quanto un fan hardcore vorrebbe, ma il gioco non è indirizzato a quel target).

Proprio come i dungeon analizzati in precedenza, la mappa si presenta adatta col clima rilassante e spensierato che il prodotto vuole conferire, il tutto accompagnato da una rilassante musichetta che ci accompagnerà nelle nostre avventure – graficamente coerente con lo stile 16-bit che il gioco vuole proporre, la mappa soffre però dell’assenza di quest secondarie che avrebbero sicuramente giovato e dato maggiore spessore al gameplay, visto che molte aree sono presentate al giocatore direttamente e senza che gli si lasci spazio per eventuali zone nascoste o segrete, cose che sono gradite agli occhi di fan di vecchia data del genere.

Il motore grafico della console ovviamente non è impiegato in misura massiccia, essendo un titolo che non necessita di alte prestazioni tecniche, di conseguenza non si ravvisano notevoli variazioni fra le versioni Old e la Pro; menzione necessaria al lato tecnico: durante i combattimenti possono verificarsi lag durante l’input di alcune mosse o abilità, problema riscontrato dopo alcune ore di gioco ma non preoccupante! Avendo provato la versione Sony non posso dare particolari giudizi sulla versione per Nintendo Switch, che reputo comunque più consona per tale tipo di giochi, visto che la portatilità con un titolo del genere è abbastanza ottimale (e anche perchè i comandi del DualShock 4 risultano superflui per questo gioco).

Conclusione

Sebbene il gioco abbia idee interessanti, molte di esse non vengono sviluppate a dovere e spesso sembrano più un costante richiamo al passato che il frutto di un ragionamento tecnico/ logico, cosa che potrebbe dare fastidio agli amanti del genere, va comunque ribadito che il target sono i giocatori appena approcciati al genere o comunque gli amanti dei vecchi classici che desiderano rivivere alcune vecchie emozioni sopite. Il gioco è ottimizzato discretamente, ma il comparto sonoro poteva essere certamente curato di più aggiungendo altre tracce o variando le musiche all’interno dei dungeon.

Nota dolente pure la storia e il suo intreccio, nulla di particolarmente nuovo o originale, comincia a prospettarsi migliore dopo qualche ora visto che parte molto lentamente; la generale lentezza della trama, la sovrabbondanza di riferimenti e alcuni personaggi non molto caratterizzati appesantiscono ulteriormente il ritmo di gioco, anche se il gameplay può divertire così come l’uso del menu e degli equipaggiamenti vari. Ricordiamo inoltre che il gioco non è presente in lingua italiana, ma ad ogni modo il livello di lingua richiesto è piuttosto basso salvo qualche espressione gergale tipica del genere.

Per concludere il discorso, titolo vivamente consigliato ai novizi o ai fan sfegatati del precedente “I Am Setsuna“, poco consigliato ai fan hardcore del genere o a chi cerca un alto livello di sfida o una trama ben strutturata.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lost Sphear - Recensione
Adatto ai noviziStile grafico nostalgico
Assenza di sfida per i fan del genereTrama non molto originaleSi sente la mancanza di uno stile proprio
7Overall Score
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