La storia di Kingdom Come: Deliverance è decisamente interessante, con quel tocco di romanticismo che non guasta mai, partendo dal presupposto che si tratta di un titolo creato grazie al crowfunding di Kickstarter e non solo. I ragazzi di Warhorse Studios, che ricordiamo, per quanto sia uno studio nuovo, è formato da personale di tutto rispetto, capitanati da Daniel Vavra, co-founder ed ex-membro del team di 2K Czech, oltre che autore di Mafia, un brand tutto fuorché sconosciuto. Il titolo durante la sua ricerca fondi raggruppava in se le speranze di tanti, quella nella fattispecie di vedere nascere un titolo diverso dal solito, capace di colmare le mancanze di un genere tanto vasta, quanto appunto lacunoso sotto l’aspetto del realismo, come è quello degli RPG.
Oggi, a distanza di sei anni dall’inizio del suo sviluppo, dopo l’ottenimento della licenza del CryEngine 3, possiamo mettere le mani su questa ambiziosa opera, che è ci ha incuriositi per una moltitudine di motivi, tra i quali vedere se da Kickstarter può nascere un prodotto meritevole di fiducia, in grado di discostarsi dal binomio, che con il tempo ha preso sempre più piede tra i meno assidui frequentatori della piattaforma, tra questa e gli Indie.
Saranno riusciti di ragazzi di Warhorse Studios a mantenere le promesse fatte, regalandoci una perla unica? Andiamo a scoprirlo!

In Boemia nel 1400

Siamo nel regno di Boemia nel 15esimo secolo, dopo la morte di Re Carlo IV, tanto amato dai sudditi, il figlio Venceslao IV sale al trono, ma a causa della sua natura “pigra” e poco adatta alla figura di un Re, riesce velocemente ad inimicarsi molti dei nobili che, proprio a causa del suo bistrattare la vita di corte per attività frivole, decidono di affidarsi al fratellastro, Re Sigismondo di Ungheria. Da qui partiranno una serie di sanguinose lotte nel tentativo di imporre il proprio dominio nei feudi fedeli, andando a coinvolgere anche Henry, il nostro protagonista.
Nello specifico il giovane vive nella tranquilla cittadina di Skalica, figlio di un fabbro molto famoso nel regno, restio a fargli vivere la vita che in passato è stata la sua, introducendolo invece nella vita da manovale.
Un giorno però il grande esercito di Re Sigismondo arrivò alle porte, ricco di mercenari Cumani ed ungheresi, pronti a depredare e distruggere qualsiasi cosa si ponga davanti al loro cammino. Proprio durante questo attacco, sotto forma di cut-scene, vedremo una delle scene più forti per il protagonista: la perdita dei genitori davanti ai propri occhi, rimanendo inerme senza la possibilità di salvarli, facendosi dilaniare dal senso di colpa e vedendo accrescere il proprio desiderio di vendetta per gran parte della trama.
Da qui inizia la nostra storia, dopo una disperata fuga verso il feudo vicino in cerca di riparo e aiuto, per poi cominciare una lunga gavetta, fatta di compiti dai più ai meno nobili, scontri, allenamenti per diventare cavaliere e ottenere vendetta. Una via lunga ed emozionante in ogni suo frangente.

Tra storia e realismo

La trama di Kingdom Come: Deliverance non brilla per fantasia o per una regia indimenticabile, ma si lascia vivere in maniera lineare, riuscendo a tratti anche ad appassionare, specialmente gli amanti del genere, dato che rispecchia in ogni suo aspetto una classica campagna ruolistica. Ognuno di essi sotto questo senso è curato sin nel minimo dettaglio, facendoci completamente immergere nell’atmosfera, che è realizzata in una maniera semplicemente mozzafiato, rendendoci effettivamente noi stessi protagonisti delle vicende e non meri spettatori, come siamo invece abituati.
Da aggiungere in ogni caso che la trama nel suo proseguo è costellata di colpi di scena molto interessanti, che possono senza ombra di dubbio colpire e stupire, facendoci venir voglia di vedere come anche solo una piccola quest andrà a finire, ma l’aspetto più caratterizzante del titolo rimane la sua totale libertà d’azione, che analizzeremo più nello specifico in seguito.
Una domanda che sorge spontanea quando ci si comincia a informare sul titolo è la seguente: Cosa differenzia Kingdom Come: Deliverance dagli altri RPG usciti nel corso degli anni? La risposta è semplicemente una: Realismo. Che sia inteso come storico, per la sua fedele riproduzione in ogni minima sfaccettatura, oppure per la struttura degli eventi che si susseguono, variando costantemente a seconda di tempistiche, scelte precedenti ed attuali, fino anche alle abilità del protagonista, rendendo tutto “vivo” e quasi vero.
È proprio questo senso di “vero” che scaturisce da ogni piccola cosa che affrontiamo ad essere incredibilmente affascinante, facendoci, a volte, tralasciare aspetti negativo che il titolo propone e che indiscutibilmente possono ledere seriamente all’esperienza di gioco, come bug, dai più ai meno gravi, oppure semplici scelte tecniche, che tendono a portare più frustrazione che divertimento, sia per una via legittimamente realistica, che per semplice errore di realizzazione e valutazione.
Il realismo inoltre è dato anche dalle piccole cose, quali per esempio la condizione del nostro personaggio, infatti più ci stancheremo, maggiore sarà la vita e stamina che ci verrà detratta, obbligandoci a dormire per recuperarla. Questo tipo di detrazione avverrà anche a causa della fame e questa necessita di un piccolo approfondimento: è essenziale saziarci quando ce ne sarà il bisogno, ma bisogna stare attenti a non esagerare per evitare indigestioni e soprattutto evitare, a meno dell’utilizzo di determinate abilità, cibi avariati, essendo in grado di avvelenarci e senza l’utilizzo di un antidoto, portarci a morte quasi certa.

Elencando altri aspetti realistici caratteristici del titolo arriviamo alla reazione delle persone alla nostra presenza, che è determinata da svariati elementi quali: la nostra reputazione, che cambia a seconda delle azioni che compiremo in bene e in male, dal nostro armamentario ed infine dalla nostra pulizia. Ebbene si! Anche la pulizia ha un ruolo rilevante nel titolo, per esempio se andremo in giro con la spada completamente ricoperta di sangue, incuteremo timore negli abitanti circostanti, per cui è sempre meglio monitorare anche questo aspetto.

Gioco di ruolo all’ennesima potenza

Il titolo punta fortemente su due aspetti cardine: Realismo e Ruolismo. Riguardo il primo caso ne abbiamo parlato molto e continueremo a farlo nelle prossime sezioni dell’analisi, dato che entrerà in gioco il come influenza le scelte di gameplay dei combattimenti; per ora invece vedremo come tutta l’atmosfera di gioco viene adattata a questa ideologia sposata dagli sviluppatori. In primo luogo gli spostamenti non sono automatici, bensì vedremo, sulla mappa di gioco con la nostra icona a mo di gioco da tavolo, il nostro personaggio muoversi seguendo un percorso fino alla destinazione. Ma non è finita qui, oltre all’avanzamento del tempo costante, abbiamo a che vedere con altri due aspetti: gli incontri e le limitazioni relative al peso. I primi sono di vario genere: dagli assalti nemici, fino a rapine, mendicanti o ritrovamento di carcasse, tutti visionabili oppure evitabili, con una percentuale di riuscita data dalle nostre statistiche. Mentre riguardante il peso, se supereremo il massimo trasportabile dal protagonista, non potremo usufruire del viaggio rapido.
Anche il tempo è un fattore fondamentale, determinate quest non saranno disponibili per sempre e il suo scorrere può alterarle, come anche eliminarle definitivamente, impedendo il classico “raccolgo tutte le secondarie e quando ho voglia le completo”, ponendosi per cui sotto una luce decisamente più realistica.
Passiamo ora alla discussione sul Ruolismo, premettendo che Kingdom Come: Deliverance rappresenta completamente ciò che è veramente un Gioco di Ruolo, anche se legato al “lato puro” del termine, comprendendo e riferendosi prettamente ai ruolismi cartacei o da tavolo, come per esempio D&D e via discorrendo. Per cui è “strano” vedere una tale cura e minuziosità per ogni singolo dettaglio in un videogioco, essendo allo stesso tempo una cosa incredibilmente positiva, che negativa, dato che diventa strettamente collegato alla persona che prende in mano il titolo, oltre a rientrare nella categoria dei titoli di “nicchia” del genere RPG.
In Kingdom Come: Deliverance abbiamo a disposizioni svariate azioni da poter compiere, ognuna con un esito che influenzerà indelebilmente il proseguo della nostra storia, potendo rivedere o meno personaggi, terminare anticipatamente o prolungare quest, sbloccarci dei dialoghi interessanti oppure semplicemente poter intraprendere ogni missione in diverse maniere, a seconda della nostra capacità e interpretazione del personaggio, oltre che della storia in se.
È realmente straordinario sentire di avere tra le mani il potere di alterare concretamente tutto il mondo di gioco, dove ogni scelta ha un peso specifico, oltre ad avere libertà di comportarci come preferiamo e intraprendere le battaglie, o semplicemente le missioni, a modo nostro, senza rimanere su un binario prestabilito da terzi.
A tutto questo aggiungiamo la scelta di come rimediare risorse, se cacciando o comprandole nei negozi, poter pescare oppure andare nella locanda, cucinare oppure mangiare cibi crudi, fino anche a decidere se ripararci da noi l’armamentario, mediante kit oppure la mola per le armi, invece che magari delegare il compito ad artigiani, previo salato compenso. Ma non è tutto qua, infatti i “mini-giochi” includono anche la possibilità di giocare a dadi, scommettendo i propri soldi, creare pozioni, rimedi o grappe tramite il banco alchemico ed effettuare lavori di vario tipo.
Infine è giusto citare il lato culturale che il buon Henry può coltivare, migliorando sensibilmente a leggere e scrivere, portandolo a essere in grado analizzare tomi decisamente interessanti nel proseguo della storia, oltre a leggere ricette, tecniche di combattimento oppure semplicemente facilitarci la vita in determinate missioni, in cui il saper leggere può essere di grandissimo aiuto. Anche la sua realizzazione è interessante, non venendo visualizzato con un semplice “non so leggere” a schermo, ma aprendo un libro vedremo scritte senza alcun nesso logico, proprio perché magari il protagonista non conosce quei caratteri o parole, mentre andando via via a migliorare diverranno parole e frasi a senso compiuto, migliorando anche la nostra interpretazione dei testi.

Libertà di personalizzazione

Ecco uno degli aspetti più attesi dagli amanti del genere: la realizzazione e personalizzazione del protagonista.
Partiamo dal presupposto che il nostro Henry non sarà modificabile, quello è il nome, quello è l’aspetto, si può alterare solamente il suo vestiario. In compenso ogni singolo oggetto che indosseremo sarà visualizzato sia a schermo, che fisicamente sul personaggio in game e nei video, avendo un’ampia varietà di indumenti, per l’esattezza quattro per ogni area del corpo (Testa, Busto, Gambe e Armamentario), andando a includere l’armatura esterna ed eventualmente la cotta di maglia o tessuti sottostanti.
Ogni singolo oggetto ha dalla sua determinate caratteristiche, che ovviamente influenzano le statistiche dal nostro personaggio, sia in termini difensivi, che “secondari”, quasi per esempio il carisma, la visibilità che avremo in combattimento, il quanto veniamo notati dagli altri, il rumore provocato ad ogni nostro passo e via discorrendo. Ogni singolo oggetto indossabile, che sia armatura o arma, ha una condizione, questa cala a seconda dell’utilizzo, arrivando a usurarsi strada facendo e portando una conseguenza minor efficienza del suddetto, obbligandoci, nel caso volessimo tenerlo e renderlo il più performante possibile, a riparlarlo, aggiungendo che l’usura porterà anche un abbassamento radicale del prezzo di vendita.
Ora passiamo ad un argomento “spinoso”, ma che con tutta probabilità soddisferà i curiosi e i ruolisti in generale, ossia il come potremo potenziare Henry, tolto il mero equipaggiamento. Non abbiamo statistiche alterabili con punti esperienza, tutto varia con “esperienza”, utilizzando volontariamente questa ripetizione, dato che più effettueremo un’azione, più acquisiremo punti esperienza e saliremo di livello in quello specifico campo, sbloccando ogni tot di livello un punto abilità spendibile. Queste possono dare bonus e malus allo stesso tempo, oppure sono relative ad una determinata condizione, come per esempio l’utilizzo di un arma forza invece di una agilità, oppure il trovarsi in città piuttosto che in campagna, andando a costruire una vera e propria identità per il nostro personaggio, dato che sarà difficile poterle ottenere tutte ed alcune andranno letteralmente a escludere la loro controparte.
Questo è un aspetto molto interessante che abbiamo potuto amare anche in passato, crescere letteralmente con il nostro personaggio, migliorando nell’arte del combattimento sia a livello di abilità personale, che punteggio, avendo sempre una maggiore fluidità di movimenti e danni aumentato, oltre appunto alle abilità appena discusse e aggiungiamo che il numero di caratteristiche è notevole, variando da quelle fisiche a tutte le armi da combattimento, fino alle azioni effettuabili nei “mini-giochi”, per renderli sempre più efficienti e nelle fasi finali anche automatizzarli, come per esempio permettere la produzione automatica di pozioni, avendo ingredienti e ricetta disponibili.

Errori di valutazione o scelte non condivise?

Sono presenti svariati aspetti che possono essere visti in entrambi i modi, tra questi spicca il sistema di salvataggio. Per chi non lo sapesse, non è possibile salvare quando vogliamo, ma dovremo sottostare a determinate limitazioni quali: l’utilizzo di un oggetto chiamato “Grappa del Salvatore”, ottenibile nelle taverne a prezzi considerevoli oppure creandolo con l’alchimia, dormendo su letti comodi, utilizzando i bagni oppure affidarci a sporadici salvataggi automatici, solitamente corrispondenti all’inizio di missioni principali o alla loro fine. Questo è un aspetto interessante, per continuare la politica del “puoi fare tutto, ma per farlo ti serve qualcosa”, che è alla base del realismo in generale, ossia l’impossibilità di creare qualcosa dal nulla, ma allo stesso tempo non sposa il mondo videoludico, dato che vi possono essere crash di sistema, oppure molto più semplicemente la necessità, per svariati di motivi, di staccare la sessione anticipatamente.
A leggere le ultime note degli sviluppatori, si sono resi conto di quanto questo al momento non sia corretto e pare vogliano aggiungere la possibilità di uscire dal gioco, salvando automaticamente la sessione a quel preciso momento, ma è un “Work in Progress” per cui vedremo come decideranno effettivamente di muoversi.
Un altro grave problema riguarda lo scassinamento, meno ingombrante sulla versione PC visto l’utilizzo del mouse, avendo un concept quasi completamente errato, facendoci desistere seriamente qualora ci ritrovassimo a una qualsiasi serratura chiusa, per il suo essere terribilmente scomodo e impreciso.
A fare da contorno abbiamo letteralmente una miriade di bug, alcuni esilaranti e potenzialmente quasi innocui, altri invece in grado di ledere seriamente all’esperienza del videogiocatore. Nel primo caso mettiamo come esempio il cavallo, capace di incastrarsi spesso e volentieri quando saltiamo ostacoli, rimanendo in posizioni al limite del tragicomico, nel secondo invece la “levitazione improvvisa”, che ci vedrà staccare i piedi dal suolo volando in aria, portandoci a una morte orribile causata della caduta rovinosa; questa se unita al discorso del salvataggio, può creare non pochi problemi.
Questi e tanti altri sono i piccoli/grandi problemi che affliggono i titolo e che sicuramente almeno una volta, se siete fortunati, incontrerete se visiterete questa Boemia, ma abbiamo fiducia che gli sviluppatori saranno in grado nei prossimi mesi di limitare quanto più possibile i danni.

Un gameplay complesso ed appagante

Probabilmente siamo alla parte più complessa e spinosa della nostra analisi, che racchiude al suo interno sia oggettività, che soggettività, quest’ultima perché ovviamente è innegabile il fatto che possa piacere o meno a seconda della propensione del singolo videogiocatore che vi si cimenterà.
Gli sviluppatori avevano in mente un’idea chiara, a nostro avviso, ossia quello di regalare un prodotto realistico e complesso, capace di essere appagante in ogni suo frangente. Su questo possiamo dire, in completa oggettività, che ci sono riusciti, dato che l’intero sistema di combattimento e non solo richiedono un livello di apprendimento elevato, che è possibile solamente ottenere dopo svariate ore di gioco, come se noi stessi migliorassimo in simbiosi con Henry, per diventare cavalieri sempre più abili e temuti in tutto il regno.
Proprio questo realismo però può portare l’utenza ad amarlo oppure odiarlo, dato che si parla di una struttura molto complessa, meccanica e per nulla fluida, oltre ad avere come preannunciato, un livello di difficoltà non indifferente; infatti, parlando ora del combattimento, potremo morire in qualsiasi momento, contro qualsiasi avversario, se non prestiamo sufficiente attenzione alle sue movenze, armi e abilità.
Andando più nel dettaglio il sistema di combattimento di suddivide in due fasi ben distinte: Attacco e Difesa. Certamente detta così può sembrare molto banale, ma c’è molto altro dietro da eviscerare e cominceremo da quella che ha meno complessità, ossia l’attacco.
Abbiamo la possibilità di colpire in sei differenti direzioni: in alto, sinistra, in basso a sinistra, destra, in basso a destra ed infine centralmente (solo mediante stoccate); queste possono essere utilizzate con due tipologie di attacchi: Fendenti e Stoccate. La prima consiste nell’attacco pesante, sferzate di grande intensità, che a seconda dell’arma utilizzata, possono arrecare danni considerevoli, ma d’altro canto sono parecchio lente. Mentre le stoccate rappresentano l’attacco rapido, il più amato dalle armi leggere e influenzate dall’agilità, capaci di destabilizzare l’avversario ed infliggere un costante danno quando meno se lo aspetta per bucare le sue difese, consentendoci di attaccare anche centralmente.
Queste possono essere combinate tra loro per generare una serie di combinazioni, capaci di superare anche le difese più impenetrabili, anche se non così facili da effettuare, essendo soggette facilmente a contrattacchi.
Riguardo la difesa invece il discorso si fa più complesso ed articolato, proprio perché entrano in gioco alcune variabili “impazzite”, tra cui il nostro armamentario, quello avversario, la nostra stamina e soprattutto prontezza di riflessi. Potremo parare sia mediante uno scudo, che ci permette una copertura maggiore e più facile, ma coprendoci abbondantemente la visuale oltre ad appesantirci, oppure con la nostra arma, ma in questo caso sarà obbligatorio bloccare l’attacco nella sua stessa direzione per evitare di essere colpiti.
Ad ampliare il discorso va aggiunto il fatto che ogni parata ci consumerà stamina, rendendoci sempre più vulnerabili e meno propensi all’attacco; proprio qui vengono in soccorso altre tre abilità difensive: la Schivata, il “Parry” e la Parata Perfetta. Ognuna di queste ha un suo timing prestabilito, che varia dalle nostre statistiche e quelle dell’attaccante, oltre che dalla sua arma. La prima ci permette, come intuibile da nome, di evitare agilmente l’attacco in arrivo, se però effettuata al momento giusto, altrimenti rimarremo prede facili per l’affondo nemico, più l’agilità è elevata, più sarà facile ed efficace. Il “Parry” consiste nel premere il tasto della parata nel momento in cui l’avversario sta sferrando il colpo per deviarlo, precisamente quando al centro del “mirino” appare lo scudo, in questo modo non subiremo danno, ne perderemo stamina, mandando in difficoltà l’avversario.
Infine c’è la tipologia difensiva più ardua, la Parata Perfetta, che è molto simile al Parry, con la sola differenza che va eseguita qualche istante prima, in modo da rispondere più prontamente all’attacco, deviando più agilmente il colpo per poi colpire con un contrattacco automatico.
Come potete notare le tipologie di attacco e difesa sono molteplici, oltre a essere molto complesse da fare nostre, ma non è tutto qua. Il realismo è dato anche da altri fattori, come il sanguinamento conseguente determinati attacchi, il subire danni in specifiche aree del corpo che potrebbero addirittura farci cadere l’arma se ben assestati, oltre al dover tenere d’occhio tutti i fattori fisici del nostro personaggio, dal peso portato alla stanchezza, per evitare di partire con un handicap durante il combattimento.
Altri aspetti strategici per lo scontro sono rappresentati dall’utilizzo dei calci, oppure delle prese, queste consistono dell’attaccare fisicamente a corta distanza l’avversario, per poi attaccare in una direzione per prendere il sopravvento su di lui, disorientandolo e abbassandone momentaneamente la guardia, l’ideale per infliggere costantemente danni, non dandogli tregua neanche per un istante.
A questo aggiungiamo l’impossibilità di utilizzare oggetti durante la battaglia, ma solo nei momenti di calma, quindi ogni momento va studiato accuratamente, valutando quando è il momento di rifocillarci e invece quando è l’attimo perfetto per lanciarsi alla carica, anche se non dipenderà sempre noi, essendo un semplice cavaliere.

Un regno meraviglioso

Questa Boemia ci ha lasciato più di una volta a bocca aperta, per quanto nel singolo aspetto il lato tecnico sia ottimo, ma non eccelso, specialmente nei modelli dei personaggi, mentre riesce a dare il meglio riguardo le ambientazioni, specialmente se le si guarda nel suo insieme. Infatti, per quanto ci sia la presenza massiva si pop-up riguardo le piantagioni e fiori, oltre che animali, vedere scorci al tramonto o all’alba, ma anche solo una giornata soleggiata o piovosa in campagna, ha un fascino particolare e difficile da raccontare a parole. Tale bellezza ci ha portato più di una volta a fermarci per osservare e obiettivamente parlando quante volte accade nei videogiochi moderni? Per quanto la grafica in generale possa essere spacca mascella, conta soprattutto l’aspetto artistico e in questo caso va promosso a pieni voti, essendo stato capace di ricreare esattamente l’atmosfera medievale che tutti, o quasi, ci immaginavamo fosse.
Come si accennava poc’anzi, tolto l’aspetto ambientazione e di atmosfera, il titolo non brilla particolarmente, con personaggi non molto curati, specialmente i secondari, mentre i principali riescono a trasmettere emozioni e carattere da ogni sguardo, dialogo e azione, immedesimandoci completamente in questo magnifico regno. Tolti i volti però non siamo davanti a qualcosa di strabiliante, con la presenza di aliasing nel corpo e vestiario degli abitanti, oltre alla presenza costante di penetrazione degli elementi circostanti, sia per quanto riguarda i modelli degli abiti-armature, che soprattutto le persone, vedendoli più di una volta incastrarsi in tavoli, muri e ogni elemento che rappresenta fisicamente un ostacolo, per non parlare dei cavalli.
A tutto questo uniamo anche un frame rate impreciso e non è di aiuto al gameplay un po’ legnoso, fatto così, a nostro avviso, per un motivo, in modo da rendere meglio l’aspetto realistico che gli sviluppatori volevano regalare, ma una maggiore solidità avrebbe aiutato enormemente tutto il sistema tecnico e di gioco.
Sul lato sonoro invece non abbiamo dubbi: siamo davanti a un lavoro eccelso. A nostro avviso ogni singola soundtrack è azzeccata, inserita nel momento giusto con le tonalità corrette, capace di regalare emozioni perfette per la situazione, da quelle più movimentate nei combattimenti, costellate di grida dei guerrieri (anche se avremmo preferito la possibilità di urlare noi stessi, come grido di battaglia, per migliorare ancora di più questa immersione), fino a quelle tranquille presenti nel mezzo della campagna durante le lunghe traversate. Inoltre anche il doppiaggio inglese risulta ben fatto, con qualche piccola imprecisione saltuaria, fatta di toni che si ripetono spesso e movenze nei dialoghi non idilliache, ma che tutto sommato riesce a fare il suo sporco lavoro.

Passione

Pensiamo non ci sia termine migliore per descrivere Kingdom Come: Deliverance e i suoi sviluppatori, cosa che sfortunatamente vediamo molto di rado negli ultimi anni, per quanto sicuramente ci sia, non viene dimostrata con fatti concreti.
In questo caso è innegabile vedere quante imprecisioni, bug più e meno gravi costellino il prodotto, ma allo stesso tempo ogni singolo dettaglio trasuda la passione degli sviluppatori ed è una sensazione veramente appagante da carpire, perché si intuisce quanto tutto il gravoso lavoro sia stato fatto non soltanto per un guadagno finale, quanto per regalare all’utenza che tanto gli ha supportati, specialmente nella campagna Kickstarter che ha permesso questo miracolo, quello che si aspettavano.
Per questo non ci sentiamo di criticare aspramente il loro lavoro, anche perché a livello monetario e umano, specialmente riguardo la manodopera, era difficile far uscire un prodotto migliore, per quanto alcune accortezze era d’obbligo e non sono giustificabili, ma è un lavoro da apprezzare in toto, soprattutto notando quanto impegno post rilascio stanno eseguendo. Vi ricordiamo infatti che al momento sono uscite due patch, decisamente corpose che sommate raggiungono i 40 GB, ma non sono le uniche in programma, una terza è in fase di approvazione per il rilascio, mentre la quarta è in via di sviluppo, tutte mirate a migliorare l’esperienza dell’utenza, andando a toccare la stabilità, bug di alcune quest, il tanto odiato, giustamente soprattutto su console, sistema di scassinamento e molto altro.
Per concludere questa piccola sezione, va lodata la passione e dedizione del team, pronta a tutto non tanto per raccogliere più moneta, ma rendere felice coloro che hanno puntato su di loro e questo vale più di qualsiasi proclamo si possa fare. Quando si dice che i fatti parlano più delle parole stesse.

In conclusione

Kingdom Come: Deliverance è a tutti gli effetti una perla, che ogni purista del genere dei Giochi di Ruolo, intesi sia da tavolo/cartacei, che digitali, deve per forza giocare, tralasciando il fatto che possa apprezzarlo o meno. È impossibile non notare quanto gli sviluppatori abbiamo impresso la loro passione in ogni singolo pixel di questo titolo, dagli aspetti più importanti a quelli più insignificanti, ognuno trasuda semplicemente passione. Però è innegabile che il titolo, allo stato attuale, presenti degli errori considerevoli, in grado di minare seriamente l’esperienza di gioco, che si tratti di frustrazione dovuta a errori di programmazione, oppure perché non è alla fine dei conti un’opera adatta a tutti, fino alla semplice irritazione per la presenza di bug stupidi e a volte in grado di causare impedimenti. A incoraggiarci sotto questo punto di vista è la celerità e sforzo con cui gli sviluppatori stanno prontamente correggendo, modificando e analizzando ogni singolo aspetto che la community considera errato, per regalarci, giorno dopo giorno, un titolo sempre migliore, in grado di far gioire i puristi che tanto attendevano un qualcosa di simile nella propria collezione.
Per cui concludendo, ci sentiamo caldamente di consigliare l’acquisto di Kingdom Come: Deliverance, nonostante gli errori e le pecche, i ragazzi di Warhorse Studios ci hanno messo letteralmente l’anima dentro e si vede, facendo innamorare chi, come noi, è appassionato degli RPG; potrà probabilmente piacervi come non, ma una chance la merita senza ombra di dubbio.

Kingdom Come: Deliverance
Realismo allo stato puro.Immersivo all’ennesima potenza.Sistema di combattimento complesso, ma appagante.Tante cose da poter fare.Ogni scelta ha un peso specifico notevole nel proseguo della storia.Trama lineare, ma appassionante.Lato RPG curato nei minimi particolari.La Boemia del 1400 è realizzata con grandissima cura, regalando scenari mozzafiato.Si vede chiaramente la passione degli sviluppatori.
Texture dei personaggi non realizzate al meglio.Framerate ballerino.Alcune scelte non convincono appieno.Molti Bug, tra cui anche alcuni gravi.Animazioni dei dialoghi non sempre all’altezza.Presenza abbondante di pop-up degli oggetti.
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