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Wonder Boy The Dragon’s Trap – Recensione

Molti, me compreso, sono troppo giovani per potere ricordare o addirittura aver giocato a Wonder Boy The Dragon’s Trap, il quarto titolo della serie Wonder Boy.

Uscito originariamente su Master System e Game Gear nel 1989, è stato rilasciato un remake del gioco, disponibile per Nintendo Switch, Xbox One, PlayStation 4 e PC. Il gioco è sviluppato da Lizardcube e pubblicato da DotEmu.

Il titolo è un platform con qualche elemento tipico dei giochi di ruolo, come la possibilità di equipaggiare armature e spade per migliorare le statistiche del giocatore.

La maledizione del Drago

Wonder Boy The Dragon’s Trap riprende le gesta del nostro eroe da dove le avevamo lasciate (se l’abbiamo giocato) durante l’assalto al castello del Drago Mecha.

Creando una nuova partita in uno dei tre slot disponibili potremo scegliere se affrontare il gioco come ragazzo o ragazza ed uno dei tre gradi di difficoltà di gioco fin dall’inizio. Avremo una modalità facile, dove i nemici rilasceranno più oggetti, monete e cuori per ripristinare la salute, una normale e bilanciata, ed infine una modalità difficile, dove i cuori rilasciati dai nemici saranno ridotti e col passare del tempo la nostra vita verrà lentamente consumata, costringendo il giocatore ad un approccio più frenetico per evitare l’esaurirsi dei punti salute.

Questa scelta comunque non ci porterà ad una partita troppo facile e monotona oppure ad un impegnativo e frustrante gioco. In qualsiasi caso, dovremo impegnarci e stare attenti alle nostre mosse, perché il gioco punisce l’approccio senza strategia.

Ambientiamoci in Wonder Boy The Dragon’s Trap

Durante il primo livello, ambientato nel castello del Drago Mecha, potremo prendere confidenza coi comandi, che rispetto alle versioni precedenti sono stati migliorati.

  • Con lo stick sinistro o il DPAD potremo muoverci, abbassarci e aprire le porte
  • I dorsali R ed L serviranno a scorrere fra gli oggetti utilizzabili
  • Il tasto A per poter usare l’oggetto selezionato
  • Col tasto B salteremo
  • Con Y attaccheremo
  • Ed infine con ZR potremo cambiare velocemente la grafica in 8-bit; premendo invece lo stick destro potremo cambiare la musica e gli effetti sonori in chiptune rètro

Una caratteristica che risalta subito all’occhio è la possibilità di poter cambiare in tempo reale la modalità di gioco da moderna a rètro. Questo introdurrà un fattore nostalgia che ci catturerà il cuore.

Proseguendo nel primo livello affronteremo il primo boss del gioco. Una volta sconfitto però saremo inseguiti da una fiamma.

Una volta toccata ci introdurrà nella meccanica di gioco principale del gioco: le maledizioni lanciate dai draghi che sconfiggeremo. A causa dei malefici verremo trasformati in animali diversi, stravolgendo la meccanica di gioco.

Ogni maledizione porterà degli stravolgimenti al nostro eroe, ad esempio il Topo potrà arrampicarsi sulle pareti, ma avendo la spada corta lo costringerà ad avvicinarsi al nemico.

Nel gioco dovremo battere un totale di 6 draghi per spezzare la maledizione e poter tornare così alla nostra forma umana.

Tuttavia il gioco è abbastanza breve, anche con la difficoltà maggiore in 5 ore lo si può completare appieno, collezionando ogni equipaggiamento e oggetto presente, rimanendo però molto piacevole da rigiocare.

Benvenuto a Monster Land!

La prima cosa sulla quale cade l’occhio è ovviamente il comparto grafico. A partire dal menù, coloratissimo e disegnato a mano, come il resto del gioco, mentre si procede nell’avventura sembra di essere coinvolti in un cartone animato interattivo.

Le animazioni fluide, unite allo sfondo che si sposa con l’ambiente circostante e le ombre dinamiche, fanno immergere il giocatore nella terra dei mostri. Inoltre, nonostante i dettagli curati maniacalmente, anche durante gli scenari più complessi avremo un’esperienza di gioco senza rallentamenti e piacevolissima.

Musica travolgente per tutte le orecchie

Le melodie completamente riarrangiate ed orchestrate forniscono un’atmosfera frenetica e divertente.

Michael Geyre, il musicista a capo del progetto, è riuscito a ricreare e arrangiare interamente la colonna sonora originale di Shinichi Sakamoto attraverso un lavoro orchestrale. L’artista si è rivolto a diversi strumenti per immergere il giocatore nell’atmosfera dei vari scenari, senza discostarsi dalle tracce originali.

Nel pacifico villaggio avremo una rilassante chitarra spagnola ad accompagnarci coccolandoci in un momento di pace apparente. Mentre nel cupo scenario della palude avremo dei rabbiosi violini per trasmettere la paura, infine nel deserto avremo invece delle percussioni che ricordano la musica folcloristica asiatica.

Conclusioni finali su Wonder Boy The Dragon’s Trap

Squadra che vince non si cambia. Prendere un gioco cult per gli appassionati e stravolgerlo, lasciando però l’effetto nostalgia originale è una mossa astuta.

Nonostante il fatto che sia troppo breve, il gioco è perfettamente bilanciato e rigiocabile. Unica vera nota negativa è il prezzo, molto alto per quanto valido. Difficoltà non deprimente, unita ad un comparto grafico fluido e coloratissimo ed una colonna sonora travolgente e melodica rendono Wonder Boy The Dragon’s Trap una piccola chicca da tenere nella nostra collezione videoludica.

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Giovanni Panoga

Videogiocatore di non troppa vecchia data e appassionato di viaggi mal organizzati. Nel tempo libero lavora.

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