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Hollow Knight – Recensione

A distanza di un anno dalla sua uscita su PC, Team Cherry porta Hollow Knight sulla console di casa Nintendo, per arricchire un catalogo che, dopo un anno dall’uscita, continua a espandersi sempre di più. Il titolo è stato in grado di colpirci indelebilmente sin dai suoi primi filmati, accrescendo la nostra voglia di metterci le mani sopra, in modo da poter giudicare se effettivamente le sensazioni avute sarebbero stare confermate. Lo abbiamo testato a fondo, esplorato l’articolata mappa in lungo e in largo, arrivando al fatidico momento di esporre a voi cosa che pensiamo. Buona lettura!

Un luogo tetro in rovina

La “storia”, se così è possibile definirla, ruota attorno alla figura del nostro Hollow Knight, approdato in questo regno alla deriva, dove le informazioni basi alla comprensione di ciò che va attorno, non è raccontato da un narratore, bensì dall’insieme di documenti e informazioni carpite dagli altri NPC, che racchiudono tutto il mondo di gioco. Come ogni narrazione di questo genere, che abbiamo imparato molto ad amare e odiare in questi ultimi anni, la ricerca e l’attenzione per ogni singolo dettaglio la fanno da padrone, per riuscire a carpire quante più informazioni possibile dalle poche che abbiamo a nostra disposizione.
Ciò che possiamo intravedere, oltre che preannunciarvi senza andare troppo nel dettaglio, è la presenza di un regno alla rovina, dopo il sacrificio di un grande guerriero del passato per mantenere la “vita” in questo mondo. Ma i meccanismi che lo sorreggono cominciano a scricchiolare, con il vedere consumare ogni persona e oggetto, diventando esseri vacui. Notate qualche somiglianza a titoli usciti recentemente?

Gameplay rapido e immediato

Quando si ha davanti un titolo di questo genere, è fondamentale soffermarci sull’effettiva bontà o meno del sistema di gioco, dato che consiste, alla fine dei conti, dell’anima di tutta la produzione. In questo caso, nella sua semplicità, riesce a essere tremendamente difficile da fare completamente proprio, visto l’elevata difficoltà in generale del titolo, tra nemici agguerriti, boss molto resistenti e con pattern di attacchi non scontati, oltre a una libertà di movimento e attacco limitata alle quattro direzioni, essendo vincolati alla bidimensionalità.
Per questo motivo tutto gira attorno all’apprendimento, capire per filo e per segno tutte le componenti che abbiamo davanti: dalla tipologia di attacchi che possiamo effettuare, il miglior mix di abilità per il nostro stile e per counterare al meglio i nostri avversari, capire come questi ultimi si muovono e soprattutto come possono infliggerci danno, oltre che tanti altri aspetti che scoprirete una volta addentrati in questo mondo.
L’apprendimento passa attraverso la morte, solo venendo sconfitti più volte sarà possibile imparare dai nostri errori, vedere il come poter abbattere boss, esplorare pericolose aree e via discorrendo, assomigliando per cerchi aspetti, solo cronologicamente parlando, a quanto vediamo nei vari Souls Like che si stanno susseguendo, quasi incessantemente, negli ultimi anni. Un’altra affinità con questi è la presenza del rimpianto, quello che abbiamo perso nella nostra ultima vita ed è proprio lì ad attenderci, in moda da poterci riappropriare di tutti i Geo che avevamo accumulato, ma se dovessimo invece morire prima di farlo, lo vedremo sparire definitivamente. Vi ricorda per caso qualcosa?
Il potenziamento del nostro eroe passa attraverso lo sblocco di alcune abilità, tramite uccisione di boss, oppure il loro ritrovamento nei meandri della mappa, assieme alla ricostruzione di maschere in grado di aumentare la nostra vita ed essenze
Tutto gira attorno a queste, ottenibili dai nemici oppure costruzioni sparse, che ci consentono di lanciare magie, usare determinate abilità, oppure, tramite l’utilizzo della concentrazione, ricaricarci la vita; insomma, è a tutti gli effetti un aspetto fondamentale da tenere in considerazione.
Infine è importante discutere delle abilità legate agli slot, acquistabili durante il corso del gioco da un mercante, in grado di personalizzare al meglio quello che è il nostro stile di gioco, per affrontare al meglio le battaglie che avremo davanti, dato che hanno un impatto realmente notevole sulle nostre prestazioni offensive e non solo.

Un level design da applausi

Uno degli aspetti che più ci ha affascinato durante il corso dell’avventura, è sicuramente il level design. Questo riesce, come pochi altri, a ricreare un totale filo conduttore tra le varie aree che abbiamo visitato, tra una serie incessante di connessioni e soprattutto scorciatoie sbloccabili. Sotto un certo punto di vista è fondamentale che questo sia effettivamente così, dato che, l’assenza quasi totale di spostamenti rapidi se non per alcune gallerie, grazie al supporto di un coleottero imponente, avrebbe distrutto tutta la natura del gioco in se.
Invece gli sviluppatori sono riusciti in questi “mini miracolo”, rendendo intrigante l’esplorazione, facendo pesare il meno possibile i lunghi spostamenti “manuali”, grazie anche a una serie considerevole di checkpoint, sotto forma di panchina, sparsi nella mappa e soprattutto posizionati in posti strategici, in modo tale da essere quasi alle porte di ogni settore importante.
Uno dei lati che rende meno adatto a tutti il titolo, dato che non tutti hanno la pazienza di esplorare tutte le aree “al buio”, è l’assenza di una mappa e indicatore rispetto al dove siamo. La prima, di ogni area, è ottenibile dal cartografo, in costante viaggio per il mondo di gioco alla scoperta di ogni sua area, dando a noi l’arduo compito di rintracciarlo per non brancolare nel buio. Il suo ritrovamento è “facilitato” dal sonoro, vista la sua abitudine a fischiettare, permettendoci di trovarlo e finalmente avere una vaga idea, dopo aver raggiunto delle panchine, di dove siamo. Riguardo invece alla nostra posizione all’interno della mappa, è tutto strettamente collegato all’utilizzo o meno di un’abilità che troveremo nelle prime fasi di gioco, occupandoci uno slot, ma aiutandoci enormemente nell’orientamento in questo mix labirintico di cunicoli e scorciatoie.

Il design è semplicemente strabiliante

Quando si parla di design si è sempre sul filo tra oggettività e soggettività, sapendo benissimo quanto questo singolo dettaglio dipende quasi interamente dal gusto personale di chi lo gioca. A noi, come preannunciato all’inizio dell’articolo, ha folgorato sin da subito, grazie al suo disegno pulito, ambientazione tetra e uno stile che richiama molto opere del passato, lasciandoci quella calda sensazione di nostalgia mista a novità. Il nostro eroe è semplicemente bellissimo da vedere, ben dettagliato nella sua semplicità, così come i mostri e boss che affronteremo durante il nostro lungo viaggio, oltre a una ambientazione che nel suo insieme ci ha lasciato piacevolmente sorpresi.
In particolare non soltanto in termini di realizzazione o level design, come discusso abbondantemente in precedenza, ma per la varietà tra le aree, mettendoci davanti sfide sempre nuove e avvincenti, grazie a nemici in perfetto tema con l’area, oltre ad una quasi totale diversità tra loro, accrescendo la nostra curiosità nel domandarci: “Chissà cosa ci sarà dopo”.
A questo aggiungiamo un comparto sonoro semplicemente da urlo, vi invitiamo senza la minima riserva ad ascoltarvi alcune delle OST presenti nel titolo per godere pure voi di un qualcosa realmente eccezionale, con un magistrale lavoro di Christopher Larkin.
Ma non è solo questo a sorprenderci, quanto pure le voci dei personaggi, l’atmosfera che si respira, grazie agli effetti sonori che accompagnano le nostre sessioni di esplorazione e combattimento, dovendo spesso stare attenti a ogni minimo rumore per rintracciare ciò di cui abbiamo bisogno, soprattutto quando non abbiamo punti di riferimento a cui appoggiarci.

In conclusione

Hollow Knight, come spesso ci sta capitando di avere tra le mani in questo fantastico mondo che è l’indie nato da Kickstarter, è una piccola perla, un Metroidvania che richiama per certi aspetti meccaniche Souls Like, creando un mix divertente e soprattutto veramente molto complesso, facile da imparare e difficile da fare completamente proprio, grazie a un livello di sfida sempre sul pezzo. Inoltre va sottolineato quando il lavoro da parte del team relativo al comparto tecnico, oltre che allo studio dell’ambientazione come design e struttura delle aree, sia realmente speciale, il tutto accompagnato da una OST in grado di soddisfarci in toto.

Precisiamo quanto la sua difficoltà possa a volte essere tremendamente frustrante, quanto d’altro canto invece appagante, per cui il come e quanto vi piacerà dipende, quasi interamente, dal vostro modo di giocare e gusto personale, ma a nostro avviso è un titolo a cui va data una possibilità, ne vale realmente la pena.

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Emanuele Cevoli

Amante di videogiochi e non solo, tutto quello che è informatico attira la sua attenzione, ma anche Anime e Manga non sono da meno. Sin da piccolo è abituato a giocare un po' di tutto, ma gli action-adventure la fanno da padrone.
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