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Metro Exodus – Provato

Articolo a cura di Mattia Incoronato e Michele Gruosso

La saga Metro è arrivata al terzo capitolo grazie ad Exodus, sequel diretto di Metro: Last Light. Vediamo insieme quali sono state le nostre impressioni con il primo approccio a quest’ultimo.

La prima cosa che salta all’occhio una volta avviata la demo, è sicuramente il cambio di rotta per quanto riguarda le ambientazioni e la gestione dei livelli di gioco rispetto ai titoli precedenti della saga. Infatti in Exodus, per quello che abbiamo potuto vedere prevale un ambientazione più aperta incentrata su luoghi naturali. In questo caso il protagonista si trovava nei pressi di un lago immerso in un bosco.

Dopo pochi passi abbiamo potuto raccogliere componenti meccaniche e componenti chimiche necessarie al crafting (novità assoluta per il brand, visto che questa meccanica era assente nei giochi precedenti). Un aggiunta rispetto ai vecchi Metro è possibile trovarla nel sistema di personalizzazione e modifica delle armi. Tramite la pressione di un tasto è possibile analizzare l’arma impugnata per apportare modifiche a qualsiasi parte rilevante dell’arma (ad esempio mirino, calcio, caricatore ecc.) donando così maggiore profondità e possibilità di approcci al gameplay.

Inoltre, un’ ulteriore aggiunta è possibile trovarla nella manutenzione delle bocche da fuoco utilizzate dal protagonista che possono ad esempio sporcarsi durante gli scontri. Il gioco continua ad offrire la possibilità di scegliere fra un approccio più stealth o un classico approccio più immediato con scontri a fuoco diretti. Anche se la gestione delle munizioni e delle varie risorse a disposizione del giocatore rimane fondamentale vista la scarsa quantità di queste ultime. Le mappe di gioco più ampie presenti in Exodus regalano al giocatore una maggiore libertà di azione e di scelta per quanto riguarda il percorso da seguire, a differenza di Metro 2033 e Metro Last Light. Quest’elemento è sicuramente un fattore che aumenta la rigiocabilità e longevità del titolo.

Il motore grafico e la tecnologia dietro questo titolo sono sicuramente sorprendenti. Il salto qualitativo rispetto ai giochi precedenti non è solo palese ma anche estremamente notevole, tanto da convincere il giocatore in determinate occasioni a fermarsi per ammirare il paesaggio presente. Il sistema di illuminazione terribilmente curato a livello maniacale donava un ulteriore senso di realismo agli ambienti già di per se dettagliati. Non solo gli esterni ma anche gli interni degli edifici sono variegati e trattati con la stessa cura del resto del gioco. Anche il sonoro delle armi è sembrato migliorato rispetto al prequel.

In conclusione Metro Exodus sembra avere le carte in regola per essere un sequel degno di questo nome anche se la formula di gioco devia leggermente. Vedremo all’uscita del gioco se questi cambiamenti verranno apprezzati dal grande pubblico o meno. In generale l’impressione che ci ha donato il titolo da questa breve prova è sicuramente positiva, anche se è troppo presto per giudizi più approfonditi.

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Mattia Incoronato

Classe '98, appassionato fin da piccolo da videogiochi e tecnologia, studente universitario presso la facoltà di informatica di Camerino. Patito della DC Comics, del cinema e del rap italiano.

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