PUNCH LINE – Recensione

Dall’autore della serie Zero Escape non ci saremmo mai aspettati una produzione come quella di Punch Line. Le linee narrative della serie poc’anzi citata non rientra nello stile di Punch Line, Kotaro Uchikoshi si è distaccato totalmente da quei temi seri e cupi che da sempre c’hanno accompagnato nelle sue opere. Partiamo da una premessa, la serie nasce principalmente come un anime giapponese, trasmesso sulla piattaforma online Crunchyroll e attualmente disponibile anche con i sottotitoli italiani. Nonostante un nome importante è presente nel titolo, il tutto è passato piuttosto in sordina, non ha riscosso il gran clamore che ci sarebbe aspettato da un opera del genere. A tirare il timone dello sviluppo vi è 5pb, che per l’ennesima volta ci getta in un mondo colorato e piuttosto spinto, facendoci assaporare piaceri dediti alla vista umana. Un breve ringraziamento va principalmente a Pqube che si sta immolando per portare queste opere di nicchia anche in occidente, permettendoci così di gustarle in un linguaggio a noi comprensibile.

La trama di Punch Line – come giusto che sia – rientra tra quelle più stravaganti ai quali i nostri cari amici nipponici c’hanno da sempre abituato. Il protagonista Yuta Iridatsu, abita in una pensione che si chiama Koraikan nel quale alloggiano altre quattro ragazze dal nome Mikatan, Rabura, Ito e Meika. Il nostro giovane eroe si ritroverà coinvolto in un dirottamento di un autobus, nel quale il suo corpo viene privato della sua anima, rendendolo così una sorta di spirito errante dalle fattezze umane. Il ragazzo viene guidato da un felino dal nome Chiranosuke, il quale gli spiega che per tornare alla normalità dovrà trovare un antico libro dal nome Nandala Gandala, ma per farlo, dovrà vedersela con una serie di avversità che attanaglieranno le sue coinquiline.La cosa divertente è che, Yuta non deve per alcun motivo vedere della biancheria femminile per due volte di fila in poco tempo, poiché questo causerebbe la fine del mondo.

L’inizio è piuttosto lento, ci verranno introdotte molte cose sul mondo di gioco, nonostante l’eccessivo fan-service presente. La narrazione di Kotaro Uchikoshi si fa sentire solo dopo un po’, lanciando dei segnali molto interessanti che al fan più sfegatato faranno piuttosto piacere. Il gameplay di fondo è molto semplice, avremo sezioni nel quale saremo chiamati a completare delle stanze come se fossero dei puzzle oppure a spaventare le ragazze per ottenere i punti azione. Come avrete ben capito si tratta di una Visual Novel, la componente giocabile è un elemento molto secondario, che viene inserito giusto per spezzare la monotonia, anche se quest’ultimo molte volte stanca.

Se prendete il gioco solamente per la parte giocabile vi fermiamo qui, perché il titolo è destinato principalmente agli amanti della Visual Novel, quindi per chi si vuole far ammaliare da una storia di tutto rispetto, che con le sue note di fan-service riesce ad accontentare ogni videogiocatore al quale si rivolge. L’idea di aggiungere una parte giocabile non è malvagia, ma è stata inserita come una sorta di mini-gioco. Il principale compromesso che bisogna accettare è la velocità di svolgimento, poiché Punch Line parte seriamente solo dopo diverse ore, perché l’inizio è piuttosto lento e privo di colpi di scena che possano far esclamare “wow!”.

L’engine con il quale è stato composto il videogioco non è tra i migliori, la versione da noi testata ovvero quella per PlayStation 4, dispone di alcuni modelli poligonali che possono essere quantomeno accettabili – che nelle fattezze e nello stile possono ricordare quelli di Gal*Gun – ma per gli ambienti non ci siamo proprio. Le zone che compongono Punch Line sono caratterizzate da alcune texture paurosamente scandalose, la maggior parte sono sfocate e mal riposte, addirittura c’è capitato di trovare luoghi con colori totalmente fuori sincronizzazione. Il comparto grafico sfigura poiché parliamo di un hardware ad alte prestazioni come quello di PlayStation 4, perché nel caso fosse stato solo per PlayStation Vita, la questione sarebbe stata trattata diversamente. Almeno il comparto audio è piacevole, non ci possiamo lamentare per quello che i nostri cari amici nipponici hanno riservato per noi. I principali temi del gioco sono molto piacevoli d’ascoltare e vengono proposti di frequente.

Commento Finale

In conclusione Punch Line non è un prodotto malvagio, tutto sommato è riuscito a intrattenerci nella sua durata facendoci anche divertire. Certo, il principale target della produzione è rivolto a chi ha adorato la versione animata, il quale a noi non ha nemmeno convinto moltissimo. Il problema principale di Punch Line risiede nella monotonia delle fasi giocabili e nella narrazione che impiega un bel po’ di tempo a partire. Altro problema è il comparto grafico, inaccettabile per una piattaforma e un hardware come quello di PlayStation 4. Tirando le somme, Punch Line è consigliato a chi cerca una visual novel stravagante e divertente, senza troppe pretese.

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Punch Line

Punch Line

In conclusione Punch Line non è un prodotto malvagio, tutto sommato è riuscito a intrattenerci nella sua durata facendoci anche divertire. Certo, il principale target della produzione è rivolto a chi ha adorato la versione animata, il quale a noi non ha nemmeno convinto moltissimo.

Il problema principale di Punch Line risiede nella monotonia delle fasi giocabili e nella narrazione che impiega un bel po’ di tempo a partire.

Altro problema è il comparto grafico, inaccettabile per una piattaforma e un hardware come quello di PlayStation 4. Tirando le somme, Punch Line è consigliato a chi cerca una visual novel stravagante e divertente, senza troppe pretese.

Voto Finale
6.5/10
6.5/10

Pro

Storia piuttosto divertente ma…

La colonna sonora è magnifica

Lo stile di Uchikoshi è presente

Contro

…molto lenta a partire

Graficamente inguardabile su PlayStation 4

Le fasi “giocate” sono troppo poco elaborate

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.

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