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Onimusha: Warlords – Recensione

Il ritorno nel Giappone feudale...

Sono passati diciotto anni da quando Onimusha si apprestava ad approdare su PlayStation 2. Non possiamo dimenticarlo, quell’epoca fu piena di sorprese, in particolar modo Capcom tirò fuori dal cilindro questa nuova IP che ci portava nel Giappone feudale in un genere Action che approcciava le meccaniche già viste nell’horror d’eccellenza: Resident Evil.

La nostalgia è palpabile, è stato un annuncio di un certo spessore per chi come noi ha vissuto quegli anni con gli occhi sognanti. Tornando con i piedi a terra, quest’oggi ci ritroviamo tra le mani una remastered di un titolo uscito oltre dieci anni fa, il quale aldilà della pulizia subisce in maniera inevitabile il peso degli anni.

La saga non vede un uscita ufficiale di alcun tipo dai tempi di Onimusha: Dawn of Dreams, la volontà di ripescare la serie con una remastered va assolutamente apprezzato. E così, ci siamo messi con tastiera e mouse alla mano e abbiamo accompagnato il nostro giovane samurai nel suo viaggio dopo tutti questi anni.

La storia del Samurai rosso

La figura chiave della storia è Samanosuke Akechi, ispirato alla figura di Akechi Hidemitsu, famoso per aver sposato la figlia di Akechi Mitsuhide durante il periodo Sengoku. Nel filmato di apertura vedremo il nostro eroe che è immerso in una folle battaglia nella quale assiste alla morte di Oda Nobunaga, figura di grande spicco per quel periodo, ricordato spesso per le sue innumerevoli conquiste.

onimusha warlords recensione

Il gioco ci porta a diversi anni da quella battaglia, dove la principessa Yuki Saito consegna una letta a Samanosuke chiedendo a gran voce aiuto, dato che nel castello accadono cose inspiegabili. Il giovane parte insieme alla sua compagna Kaede, inseparabile spalla che ci aiuterà lungo il nostro percorso narrativo. La storia inizia con il rapimento della principessa da parte di un grande demone che ci scaglierà contro la sua forza riducendoci in fin di vita. La narrazione è ancor oggi godibile, anche se la sua scarsa durata intacca un po’ sulla produzione, ma i riferimenti all’epoca Sengoku e ad alcune figure di spicco sono piacevoli e coerenti.

Il lato tecnico del titolo ha subito un grosso cambiamento, in primis perché finalmente è possibile muoversi con la levette analogica, cosa che era impossibile ai tempi poiché il tutto era relegato alle direzionali. Il combattimento è strutturato molto bene, nonostante la base sembri quella di Resident Evil, a conti fatti ci troviamo un action molto tecnico.

Uno degli elementi più importanti oltre all’attacco è il parry, dovremo premere la parata al momento giusto e vi possiamo assicurare che non è compito facile, anche perché un semplice errore ci costerà un gran quantitativo di punti vita. Durante il combattimento con il giusto tempismo è possibile effettuare dei danni critici che mettono in ginocchio anche il più forte dei nemici, al tutto ci mettiamo che abbiamo a disposizione tre armi, ognuna predispone di un elemento, come il fuoco ad esempio.

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Il potere è tutto

Il potenziamento del proprio equipaggiamento è un altro compito abbastanza importante, ci permette infatti di ampliare la nostra potenza; oltre al fatto che alle volte è richiesto al giocatore di dover raggiungere un determinato livello con un’arma, dato che delle porte per essere sbloccate richiederanno quest’ultimo requisito.

Per poter potenziare le nostre fidate e affilate katane, dovremo recarci allo specchio, spendendo le anime che lasciano i nemici una volta abbattuti. Per raccogliere le anime dovremo usare il nostro guanto e dovremo essere rapidi, perché dopo pochi secondi quest’ultime scompaiono e non sarà possibile recuperarle.

Gli enigmi presenti sono il giusto antipasto per chi vuole un guanto di sfida oltre alle battaglie. Uno degli elementi appaganti di Onimusha è quello di poter esplorare ogni angolo in modo da trovare dei potenziamenti segreti o un qualche scrigno nascosto dietro ad alcuni vasi.

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Le novità

I miglioramenti sono palpabili, sicuramente la possibilità di poter usare l’analogico aiuta ai videogiocatori più giovani di apprezzare questa produzione nonché gemma del passato. Anche se bisogna ammettere che usando questi nuovi controlli si perde un po’ quell’anima vintage che ha da sempre contraddistinto la serie di Onimusha, assaporando un prodotto da un gusto leggermente diverso di quello dell’epoca.

Noi abbiamo testato il gioco anche con la tastiera, possiamo dire che i controlli sono mappati piuttosto bene, anche se il problema principale risiede che il gioco non ha alcun tutorial per i tasti, quindi bisogna andare a fare un po’ di “scouting” all’inizio.

Il comparto grafico nonostante presenta una pulizia generale alle texture e ai modelli poligonali, il peso degli anni non riesce a schiacciarlo in alcun modo. Gli sfondi, alcune texture e degli elementi a schermo che sono disegnati, fanno percepire che si tratta di un gioco che ha alle spalle ben diciotto anni.

Tuttavia, ci teniamo a dire che Capcom ha fatto il possibile per rendere il gioco più godibile. I 60 fps hanno migliorato l’esperienza nel gameplay, non a caso i combattimenti sono molto più fluidi e divertenti.

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Commento Finale

Per noi è una Remastered promossa quella di Onimusha: Warlords, siamo felici che Capcom abbia deciso di ripescare il brand dal famoso cilindro delle IP perse. Il nostro augurio principale è quello che gli sviluppatori possano portare anche gli altri capitoli se non addirittura un nuovo titolo inedito sulla nuova generazione di console.

Gli unici difetti risiedono nel fatto che si tratta pur sempre di un titolo uscito ben diciotto anni fa, alcune cose sono rimaste legnose come ai tempi e per chi è più giovane può risultare difficile digerire certe parti di gioco.

Onimusha: Warlords

Riassumendo

Onimusha: Warlords rappresenta la volontà di Capcom di voler recuperare il brand dalle Ip che si sono smarrite lungo tutti questi anni. La produzione è ancor oggi godibile.

Overall
7.5/10
7.5/10

Pros

Piacevole da giocare

Le ambientazioni sono sempre particolari

La possibilità di giocarlo con l’analog è comoda ma…

Cons

…intacca leggermente lo spirito del gioco

Si sente il peso negli anni nel comparto grafico

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Federico Molino

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.

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