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God Eater 3 – Recensione

Com'è questo capitolo realizzato appositamente per PC e PlayStation 4?

Dopo aver portato i primi due capitoli su PC, PlayStation 4 e PlayStation Vita, Bandai Namco torna alla carica con God Eater 3. Si tratta del primo capitolo della serie, da sempre considerata rivale di Monster Hunter, pensato appositamente per PC e PlayStation 4, abbandonando completamente le console portatili.

Quando abbiamo provato il titolo qualche mese fa, abbiamo potuto apprezzare la fluidità durante i combattimenti e abbiamo notato in parte un certo allontanamento dal genere Hunting Game per adottare un approccio più Hack’n Slash.

God Eater 3, nella sua versione completa, sarà riuscito a confermare le buone impressioni che abbiamo avuto durante la prova? Non ci resta che addentrarci nella recensione per scoprirlo.

In lotta per la libertà

Riprende lo scontro tra Aragami, temibili mostri nati dalle mutazioni delle Oracle Cells, e i God Eater, gli unici in grado di brandire i God Arc, armi realizzate proprio con le Oracle Cells.
Questa volta, però, alcuni Aragami si sono adattati per vivere in territori più ostili, l’umanità rimasta si concentra per contrastare questa minaccia una volta per tutte, portando alla nascita dei GEA. I GEA, o God Eater Adattabili, sono alterati geneticamente in tenera età per poter combattere contro questa nuova minaccia. Vengono, inoltre, tenuti in schiavitù e fatti uscire esclusivamente per combattere.

Ci ritroviamo proprio a impersonare uno di questi GEA, avendo la possibilità di personalizzarlo tramite un editor, e di come la sua vita e quella dei suoi compagni viene cambiata dopo l’incontro fortuito con Hilda Henriquez, stravolgendo completamente la loro vita di prigionia.

Il problema di God Eater 3 è che, nonostante le premesse siano interessanti, oltre che più dark rispetto a quanto visto in passato nella serie, tutta la trama prosegue senza particolari colpi di scena, sfruttando stereotipi visti e rivisti e finendo col far perdere interesse abbastanza velocemente.

Non aiuta nemmeno la completa assenza di personalità da parte del protagonista, il quale si limiterà ad annuire o a scuotere la testa durante ogni dialogo. Non viene nemmeno data la possibilità al giocatore di compiere qualsivoglia scelta per cercare di renderlo maggiormente partecipe della storia in cui, alla fine, siamo solo meri spettatori.

Tante missioni, poca varietà

Passando al gameplay, ci ritroviamo di fronte a un sistema di combattimento semplice, efficace e molto frenetico. Abbiamo un vasto arsenale di armi a nostra disposizione sia di armi bianche che di armi da fuoco, in modo da poter scegliere quelle più adatte alle nostre esigenze. Inoltre tutte le meccaniche viste in passato tornano più fluide che mai, e gli scontri risultano davvero dinamici.

Un grosso problema, però, è che God Eater 3 rischia di venire facilmente a noia dopo poche ore di gioco per due motivi. Il primo è il livello di difficoltà che, per quasi la totalità dell’avventura, è inesistente; il secondo è la monotonia di fondo che caratterizza le missioni.

Le missioni disponibili, tra principali e secondarie, sono davvero tantissime, ma sono tutte fin troppo simili tra loro e, dopo averne fatta qualcuna, difficilmente verrà voglia di completarne altre. Anche gli Aragami, dal design interessante, tendono a diventare ridondanti dopo poco, e lo stesso discorso vale per gli scenari in cui ci ritroviamo a combattere, i quali di primo acchito sono anche abbastanza suggestivi, ma si ripetono per tutto il gioco (e sono poco meno di una decina) e sono parecchio vasti, ma anche privi di contenuti.

Un modo per rendere God Eater 3 un’esperienza più divertente è affidarsi al multiplayer, che ci permette di continuare la storia online, oppure buttarci nelle Missioni d’assalto, dove potremo combattere in compagnia di altri giocatori (fino a otto) contro Aragami che daranno un po’ di filo da torcere rispetto al resto del gioco.

Dal passato con furore

Tecnicamente sembra che Bandai Namco non abbia voluto osare particolarmente nella realizzazione di questo terzo capitolo.
Ci ritroviamo di fronte una buona direzione artistica, e si vede soprattutto con gli Aragami, con gli scenari e con le cutscene animate, e a un gioco molto fluido e senza cali di frame rate, ma il comparto tecnico in sé risulta piuttosto obsoleto. È un vero peccato perché questo è il primo capitolo della serie pensato appositamente per PC e PlayStation 4 e si sarebbe decisamente potuto fare di più.

Il sonoro, d’altro canto, risulta ineccepibile: il doppiaggio, disponibile in inglese e in giapponese, è di buona fattura in entrambi i casi, così come la colonna sonora è ben realizzata.

In conclusione

God Eater 3 è rimasto fin troppo ancorato al passato, non riuscendo a evolversi e a portare qualche novità all’interno del franchise. Non aiuta nemmeno la trama a risollevare la situazione, la quale risulta scritta in modo frettoloso e facendo perdere rapidamente interesse dopo le promettenti premesse.

Con le offerte proposte dello stesso genere è difficile che nuovi giocatori decidano di approcciarsi a questa serie, mentre i fan del franchise potrebbero decidere di dargli comunque una possibilità.

God Eater 3

Riassumendo

God Eater 3 risulta un capitolo che continua sulla scia dei predecessori senza portare cambiamenti per svecchiare la serie. Come se non bastasse, il comparto narrativo risulta piuttosto fiacco e poco degno di nota.

Overall
6.5/10
6.5/10

Pros

Tante missioni…

Gameplay semplice ed efficace

Cons

… Che a lungo andare risultano molto ripetitive

La storia non ingrana mai davvero

Tecnicamente arretrato

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