Atelier Lulua: The Scion of Arland – Recensione

Finalmente, eccoci a parlare di Atelier Lulua: The Scion of Arland, il nuovo capitolo della serie principale di Atelier, di Gust, divisione di sviluppo di Koei Tecmo.

Dopo avervi parlato di Nelke & the Legendary Alchemists: Ateliers of the New World nell’altra nostra recensione, abbiamo deciso di raccontarvi la nostra esperienza con il sequel della trilogia di Arland!

Originariamente iniziata su PlayStation 3, la trilogia di Arland ha un suo seguito solo ora e non mancheranno difatti i riferimenti agli altri 3 capitoli che compongono la serie: Rorona, Totori e Meruru.

Un inizio nostalgico

La nostra avventura inizia con la presentazione di Elmeluria Frixell (per gli amici Lulua), figlia della famosa alchimista Rorona che dovreste ricordare dal primo titolo della trilogia. A differenza della madre, ha molta strada da fare prima di potersi definire una vera e propria alchimista coi fiocchi, visto che è abbastanza imbranata!

Dopo un’esplorazione, un misterioso libro le piomba in testa dal nulla e qui inizia la vera e propria storia. Lulua è l’unica capace di leggerne il contenuto, che appare invece vuoto agli altri. Il libro viene chiamato Alchemicriddle.

L'Alchemicriddle appare come per magia a Lulua, splendendo di luce dorata

Come se il libro leggesse nella mente della giovane Lulua, ogni ricetta che le serve viene mostrata nell’Alchemicriddle e spetterà a lei decifrare il testo criptico e trovare i materiali necessari.

A differenza di molti altri JRPG a cui siamo abituati, la serie Atelier tratta ancora una volta tematiche più leggere e meno cupe, dato che nel caso di Atelier Lulua non ci sono veri e propri antagonisti da sconfiggere.

Ricordiamo che questo titolo ha luogo diversi anni dopo la trilogia originale e non mancheranno riferimenti che i fan di vecchia data ricorderanno.

Gameplay al confine tra alchimia e tradizione

Come in ogni titolo della serie, l’alchimia ricopre una componente molto importante per proseguire nella storia e ovviamente per combattere al meglio. Atelier Lulua non aggiunge niente di innovativo o di mai visto al gameplay, rendendo non solo accessibile il titolo ai novizi ma anche garantendo un sistema abbastanza rilassante e immediato.

Un esempio di attacco eseguito in battaglia su Atelier Lulua: The Scion of Arland

Non mancheranno di certo gli elementi più tecnici, come ad esempio la possibilità di interrompere il turno nemico e molto altro.

Un’altra fase importante è quella dell’esplorazione, necessaria per recuperare i giusti materiali. Anche qui niente di particolarmente strano o che salta all’occhio, però vi possiamo assicurare che ci siamo divertiti ad esplorare il colorato mondo di Lulua.

Lulua alle prese con la pesca durante un'esplorazione

Elmeluria Frixell, per gli amici Lulua

La protagonista cresce abbastanza bene nel corso della storia, iniziando come la solita ragazzina impacciata che ha tanta voglia di migliorarsi.

Possiamo dirvi che la caratterizzazione in questo caso è graduale e sarà un piacere per i fan della serie e in particolare della trilogia vederla maturare.

La protagonista Lulua a spasso per la città

Non mancheranno anche incontri “formativi” con vecchi personaggi della trilogia originale, ma lasciamo a voi scoprire di chi stiamo parlando!

Un comparto sonoro e un doppiaggio di tutto rispetto

Un punto forte di Atelier Lulua è proprio la cura dedicata alle musiche, sempre variegate e con quel senso di spensieratezza e leggerezza che caratterizza da sempre la serie.

Impossibile non citare l’eccellente lavoro svolto per il doppiaggio, che per nostra sfortuna esiste solo in giapponese e nemmeno in inglese, anche se questo trend è già noto da Atelier Lydie & Suelle.

Le animazioni e l’appagante veste grafica

Lo stile candido e vivido dei giochi della serie Atelier è da sempre uno dei tratti più preponderanti e che ci sentiamo in dovere di menzionare.

Questa schermata di sintesi mostra l'aspetto grafico accattivante del titolo

E come non parlare delle adorabili animazioni dei personaggi, che conferiscono quella sensazione di “vita” ai dialoghi.

Dei DLC di cui si poteva anche fare a meno

Nota estremamente dolente di questo splendido titolo sono proprio i contenuti aggiuntivi. Non è una bella sensazione quando alcuni personaggi sembrano volersi unire al nostro team durante il corso della storia perché sono appunto DLC.

Speriamo che in futuro venga rivista questa politica che mina indirettamente l’esperienza di gioco.

Un sequel di classe per una trilogia di classe

Atelier Lulua: The Scion of Arland si conferma come un ottimo capitolo che continua quanto posto dalla trilogia originale ed anche come il posto migliore dove iniziare.

Allo stesso tempo gode di una natura antitetica, dato che è sì un ottimo inizio, ma è anche l’ottima conclusione di una storia lunga e sconosciuta ai novizi.

Con un lato tecnico di tutto rispetto e un gameplay immediato, vi consigliamo caldamente di dare una chance a questo titolo!

Riassumendo

Atelier Lulua: The Scion of Arland è il titolo più accessibile dell’intera serie e porta rispetto ai suoi predecessori.

I nuovi fan non saranno capaci di apprezzarlo al 100% visti i numerosi riferimenti ai titoli passati, ma resta comunque l’ideale per chi vuole approcciarsi a questa longeva serie.

Voto Finale
8.2/10
8.2/10

Pro

Gameplay intuitivo e immediato

Graficamente appagante

Un Atelier molto accessibile

Pieno di rimandi al passato

Un ottimo cast

Contro

Nessuna innovazione rispetto ai predecessori

La politica dei DLC è strutturata male

Non si gode al 100% senza i vecchi titoli

Il motore grafico non rende benissimo

Avatar

Grande fan dei generi di stampo orientale, predilige quasi ogni genere purché motivato da scelte estetiche o da una trama solida. Attratto non solo dal lato informatico dei videogiochi, ma anche dal loro aspetto stilistico ed economico.

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