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Xenoblade, Xenogears e Xenosaga: guida definitiva alla serie

Oltre venti anni in compagnia delle serie "Xeno"

Negli ultimi anni Xenoblade Chronicles ha guadagnato sempre maggiore popolarità, grazie soprattutto all’inclusione di Shulk in Super Smash Brothers ed al terzo gioco della serie uscito su Nintendo Switch, Xenoblade Chronicles 2.

Non tutti tuttavia conoscono Xenogears e Xenosaga, due serie JRPG create da Tetsuya Takahashi prima del suo lavoro su Xenoblade Chronicles, che è stato chiamato così proprio per rendere omaggio ai suoi predecessori.

Queste tre saghe tuttavia condividono molto di più di un semplice prefisso e ideatore; temi, pensieri filosofici ed addirittura eventi di trama e worldbuilding li rendono più vicini di quanto si possa pensare. Qual è quindi il filo conduttore che le unisce? E da quale gioco è meglio cominciare per approcciarsi alla serie?

Per scoprirlo dobbiamo seguire non solo gli avvenimenti all’interno dei giochi, ma anche quelli riguardanti il loro travagliato sviluppo, che ha sempre profondamente influenzato il prodotto finale.

L’origine di tutto: Xenogears, Final Fantasy VII e Chrono Trigger

Nel 1994 Tetsuya Takahashi e sua moglie Kaori Tanaka erano graphic designer per Final Fantasy VI e Chrono Trigger. È in questo periodo che presentarono a SquareSoft una proposta per lo script di ciò che sarebbe dovuto diventare Final Fantasy VII, il quale venne tuttavia rifiutato per essere troppo oscuro e complesso per gli standard della serie.

Sebbene la possibilità di trasformare quello script nel prossimo Final Fantasy venne negata, venne tuttavia concesso di continuare lo sviluppo come titolo separato dalla serie. Per un periodo si pensò di renderlo parte della serie di Chrono Trigger, per la quale la coppia aveva già lavorato, ma alla fine la portata del progetto ha spinto per la creazione di una nuova IP: Xenogears, uscito su PlayStation 1 nel 1998.

Xenogears official art

La storia era incentrata intorno a Fei Wong, un ragazzo affetto da amnesia che vive nel villaggio di Lahan. Al centro di una terribile guerra, il villaggio si trova ben presto sotto il fuoco incrociato e Fei, nel tentativo di proteggerlo utilizzando un potente tipo di mecha chiamato Gear, finisce col distruggerlo. Una volta esiliato dal resto della comunità, inizia un lungo viaggio alla scoperta di sé stesso e del mondo in cui vive.

Limiti di budget e una difficile gestione delle risorse, tuttavia, portarono a tagliare alcune parti del gioco, al punto che il secondo disco consisteva quasi esclusivamente di dialoghi e cutscene, con limitatissime parti di gameplay. A causa delle scarse vendite Square negò la creazione di un tanto necessario sequel, facendo così morire prematuramente il progetto.

Il gioco non è mai stato rilasciato in Europa, ma ha ricevuto una localizzazione in inglese per gli Stati Uniti. Nel 2011 il gioco è stato reso nuovamente disponibile in formato digitale sugli store americani di PlayStation 3 e PSP, con la possibilità di trasferire i salvataggi tra le due console.

Xenosaga Episodio I e la fondazione di Monolith Soft

È nel 1999 che Tetsuya Takahashi e Hirohide Sugiura decidono di fondare la propria software house, Monolith Soft., accogliendo all’interno di essa la maggior parte dello staff dietro Xenogears e Chrono Cross.

Finalmente nel 2002 esce su PlayStation 2 Xenosaga Episode I: Der Wille Zur Mach, sviluppato da Monolith Soft e pubblicato da Namco.

Riprendendo la quasi totalità degli elementi di Xenogears, questo gioco è tuttavia ambientato in un universo totalmente differente, e approfondisce ulteriormente le radici filosofiche del predecessore.

Il sottotitolo del gioco fa riferimento all’omonima opera di Friedric Nietzsche “La volontà di potenza”, dove viene esplorato il concetto di come l’ambizione sia la principale forza che muove gli esseri umani, e pertanto è ciò che conferisce loro il libero arbitrio e il potere di esercitarlo, due dei temi centrali del gioco.

Xenosaga episode I

In questo titolo l’umanità vive da oltre 4000 anni nello spazio, dopo aver abbandonato il suo pianeta natale. Essa è in guerra contro entità extraterrestri noti col nome di Gnosis, le quali cercano di rubare ai terrestri lo Zohar, un gigantesco artefatto in grado di generare energia praticamente infinita e aprire portali spazio-temporali. La protagonista del gioco è Shion Uzuki, una ricercatrice delle Vector Industries creatrice di KOS-MOS, un’androide costruita appositamente come arma anti-Gnosis.

Il gioco riscontrò un relativo successo, abbastanza da convincere Namco a finanziare un seguito. Ha inoltre ricevuto alcune re-release negli anni successivi tra cui Xenosaga Freaks per PlayStation 2, una raccolta delle cutscene di gioco che include una versione modificata del gioco Mojipittan. È stato infine realizzato un adattamento anime di 12 episodi a cura di Toei Animation.

Xenosaga the Animation

Purtroppo anche questo titolo non ha mai raggiunto il territorio europeo. Nel 2006 è stato portato su Nintendo DS assieme a Xenosaga episodio II, ma tale versione è sempre rimasta esclusiva giapponese. L’unico modo per approciarsi al gioco al giorno d’oggi è quindi importare la versione americana assieme ad una PlayStation 2 NTSC-U, oppure guardare la serie animata.

Xenosaga Episodio II: il capitolo oscuro della serie

Dopo la pubblicazione del primo episodio, Takahashi decise di prendersi una pausa e lasciare la gestione della serie ad alcuni membri dello staff più giovani, fornendo alcune linee guida. Tuttavia il risultato non fu quello sperato: il nuovo scrittore Norihiko Yonesaka basò lo script del gioco sul lavoro originale di Takahashi e Tanaka, ma portò anche numerosi cambiamenti, nel tentativo di portare la serie in una nuova direzione.

Tra i cambiamenti più grandi si possono notare un nuovo stile artistico, molto più incentrato su dei design realistici, e un cambio della prospettiva da cui la storia viene raccontata: sebbene Shion e KOS-MOS mantengano un ruolo centrale all’interno della trama, infatti, la narrazione si concentra molto di più su altri membri del party.

Xenosaga episode II

La trama tratta un misterioso culto originato migliaia di anni prima nella cosiddetta Lost Jerusalem, che venera lo Zohar come una reliquia e simbolo della volontà divina. Il compito di Shion è quello di svelare le loro macchinazioni, ed impedire loro di prendere il controllo dell’intera galassia.

Il sottotitolo, “Jenseits von Gut und Böse”, richiama ancora una volta le opere di Nietzsche: “Al di là del bene e del male” parla di come non esista una moralità assoluta ed essa sia differente per ogni singolo individuo, pertanto bisogna superare tali concetti assoluti per comprendere appieno le ragioni dietro le azioni di ciascun individuo, anche quello in apparenza più malvagio, come accade per l’antagonista principale del gioco.

Tuttavia il risultato non fu quello sperato. Molti fan della serie non apprezzarono i cambiamenti apportati, e sebbene il titolo ottenne un discreto successo, fallì comunque a raggiungere gli obiettivi di vendita prefissati. Questa è stata anche l’ultima volta in cui Kaori Tanaka è stata coinvolta nei progetti dell’azienda, in quanto durante la produzione del gioco si ritirò dal progetto.

Episodio II è l’unico titolo della serie pubblicato anche in Europa, il 24 Ottobre 2005 su PlayStation 2.

Xenosaga I&II, Pied Piper e A Missing Year, le tre storie perdute

Tra Luglio ed Ottobre del 2004 è uscito un titolo spin-off, Xenosaga: Pied Piper per telefoni cellulari. Diviso in tre capitoli, questo titolo è ambientato 100 anni prima Xenosaga Episodio I e spiega la storia di Ziggurat 8, un androide che sarebbe diventato fondamentale nel corso di Episodio III.

In seguito Tetsuya Takahashi spiegò che originariamente questo racconto doveva far parte di Episodio II, ma il team di sviluppo scelse di tagliarlo per poterlo vendere separatamente. Essendo stato sviluppato esclusivamente per i dispositivi Vodafone giapponesi, oggi è ormai impossibile da recuperare, ma esiste una traduzione operata dai fan di tutti i dialoghi del gioco.

Xenosaga I&II DS

Tra il 2005 e il 2006 sul sito ufficiale giapponese di Namco è stato rilasciato Xenosaga II-III: A Missing Year, una serie di video animati ambientati a metà tra i due giochi. Dopo l’uscita di Episodio III tali video sono stati rimossi, e sebbene non siano mai stati localizzati ufficialmente è disponibile una traduzione operata dai fan.

Sebbene la storia raccontata non sia indispensabile per la comprensione del finale della serie, fornisce alcuni approfondimenti sulla caratterizzazione dei personaggi, soprattutto Shion Uzuki.

In occasione dell’uscita di Xenosaga Episodio III, venne infine pubblicato un remake dei primi due titoli su Nintendo DS, dal nome Xenosaga I&II, il quale tuttavia non è mai stato localizzato per i territori fuori dal Giappone.

Questo remake mantiene la storyline principale degli originali per PlayStation 2, ma apporta alcune modifiche al secondo episodio per eliminare alcuni buchi di trama al e fornire gli elementi per capire al meglio il finale di Episodio III. Anche in questo caso un gruppo di fan ha recuperato e tradotto l’intero script del gioco.

Xenosaga Episodio III: la fine di un’era

Per la realizzazione di Episodio III, Takahashi tornò alla guida del team di sviluppo. A causa delle incongruenze portate da Episodio II e del timore per la cancellazione della serie, tuttavia, il progetto originale per il gioco dovette essere profondamente modificato. La lunghezza della serie venne dimezzata, ed Episodio III venne profondamente alterato per funzionare sia da capitolo conclusivo della storia, sia da porta d’ingresso per un eventuale sequel.

Il sottotitolo scelto per questo gioco è “Also sprach Zarathustra”, dal libro più famoso del filosofo tedesco. In “Così parlò Zarathustra” il tema centrale è l’essere umano, e come questo sia solo un ponte per raggiungere il prossimo stadio dell’evoluzione, l’Oltreuomo. È inoltre in quest’opera che viene citata la frase “Dio è morto”, ed entrambi i temi vengono ripresi e rielaborati dal gioco.

Xenosaga episode III

La storia è nuovamente incentrata su Shion, intenzionata a svelare una volta per tutte i misteri dietro lo Zohar e gli Gnosis. Nel corso della trama viene anche presentata T-elos, una nuova androide costruita dalle industrie Vector come rimpiazzo per KOS-MOS.

Pubblicato in Giappone e Nord America nel 2006 su PlayStation 2, il titolo venne lodato dalla critica, ma questo non bastò a salvare la serie. Episodio III infatti non riuscì mai a raggiungere le vendite dei titoli precedenti, spingendo Monolith Soft. a cancellare qualsiasi progetto futuro per la serie.

L’intervento di Nintendo e la nascita di Xenoblade Chronicles

È nel 2007 che Nintendo acquista da Namco l’80% delle azioni di Monolith Soft., che diventa così uno studio first-party della casa di Mario. Per i tre anni successivi avrebbe collaborato alla creazione di Super Smash Bros. Brawl e diversi altri JRPG, talvolta anche assieme a Namco.

In questo periodo tuttavia Tetsuya Takahashi stava progettando una nuova opera, in cui l’umanità viveva sul corpo di due immense divinità decedute nei tempi antichi. Dopo aver realizzato un modello in scala di questa ambientazione per presentarlo a Nintendo, il team di sviluppo iniziò a lavorare a Monado: Beginning of the World.

Xenoblade Chronicles Bionis e Mechonis

Solo dopo la presentazione all’E3 2009 Satoru Iwata, presidente di Nintendo, avrebbe contattato Takahashi per proporgli di cambiare il titolo, dandogli il prefisso “Xeno-” e trasformandolo in quello che oggi conosciamo come Xenoblade Chronicles.

I due enormi titani, Bionis e Mechonis, sono morti in un duello migliaia di anni prima, e sui loro corpi sono nate due razze completamente diverse, gli Homs e i Mechon. Shulk è un ragazzo della colonia 9 che scopre di poter impugnare la Monado, l’unica arma capace di distruggere le corazze metalliche dei Mechon che vogliono invadere la sua casa. Le abilità di questa spada fermano qui, poichè è in grado di donare al suo possessore brevi visioni del futuro, meccanica ripresa anche nel gameplay.

A differenza di Xenosaga, che sotto molti aspetti riprendeva la storia incompleta di Xenogears, Xenoblade Chronicles mantiene per tutto il tempo una sua identità originale, prendendo dai predecessori solo alcune tematiche centrali, come il dualismo uomo-macchina, il potere intrinseco della volontà umana e il conflitto con Dio.

Xenoblade Chronicles concept art

È il primo titolo “Xeno” ad essere stato interamente localizzato in italiano, uscito in Italia il 2 Settembre 2011 per Nintendo Wii. Nel 2015 ha ricevuto un porting per New Nintendo 3DS sotto il nome di “Xenoblade Chronicles 3D”, e nello stesso anno è stato reso disponibile sul Nintendo eShop di Wii U.

Xenoblade Chronicles X ed il ritorno alla space opera

È nel 2013 che Monolith Soft. annuncia di essere al lavoro su un nuovo titolo per Wii U, presentando solo il suo nome in codice “X”. Due anni dopo uscì Xenoblade Chronicles X, sequel spirituale che tuttavia aveva pochissimi elementi in comune col predecessore.

Sebbene le basi del gameplay abbiano subito solo alcuni ritocchi, il focus e la portata dell’opera sono cambiati totalmente. Abbandonata la stretta narrativa lineare tipica del genere JRPG, Xenoblade Chronicles X basa la sua intera essenza su Mira, il pianeta da esplorare in totale libertà dopo che la razza umana è stata costretta ad abbandonare la Terra. Fa inoltre ritorno la possibilità di guidare potenti mecha chiamati Skell, elemento di gameplay assente in Xenoblade Chronicles ma fondamentale negli altri titoli precedenti.

Anche lo stile artistico è nuovamente cambiato, passando dal misto realistico-fantastico del predecessore ad uno nettamente più fotorealistico.

Xenoblade Chronicles X concept art

Questa volta le citazioni ai titoli precedenti si fanno più forti, con il ritorno di alcuni elementi passati oltre al tema del rapporto con la tecnologia e l’essenza dello spirito umano presenti in ogni gioco, ma nonostante ciò rimane uno spin-off della serie.

Sebbene i fan inizialmente non abbiano apprezzato il fatto di controllare un protagonista muto, il titolo ha riscosso un notevole successo, diventando presto uno dei giochi più venduti su Wii U, ancora l’unica console su cui è possibile giocarlo.

Xenoblade Chronicles 2: il ponte tra il passato ed il futuro della serie

Siamo infine arrivati a Xenoblade Chronicles 2, il capitolo più recente uscito nel 2017. Ancora una volta Monolith Soft. dimostra di volersi continuamente reinventare, segnando un netto distacco con Xenoblade Chronicles X.

In questo titolo vediamo infatti il ritorno ad una narrativa lineare, e l’ambientazione torna ad essere la schiena di immensi titani, che tuttavia passano da due ad una decina. Anche lo stile artistico subisce un’inversione di tendenza, lasciando l’approccio realistico ai soli ambienti ma optando per uno stile estremamente vicino a quello dei manga ed anime per i personaggi.

Xenoblade Chronicles 2 concept art

La trama inoltre prende ispirazione in modo ancor più prepotente dai passati Xenogears e Xenosaga, non limitandosi a citarne i temi ma rielaborando e riproponendo alcuni elementi della storia delle due serie passate. Essa segue le avventure di Rex, un giovane sognatore che spera di raggiungere il mitico Elysium per salvare il suo mondo morente, e Pyra, la leggendaria Aegis che vuole ricongiungersi col suo divino creatore, l’Architect.

È stato inoltre rilasciato come DLC un capitolo prequel, dal nome “Xenoblade Chronicles 2: Torna the Golden Country“, ambientato 500 anni prima gli eventi del gioco. Esso è disponibile anche in edizione fisica, ed entrambi i giochi sono disponibili su Nintendo Switch.

Xenoblade Chronicles 2 Torna cover art

Per saperne di più su questi ultimi due titoli, potete leggere le nostre recensioni su Xenoblade Chronicles 2 ed il DLC Torna the Golden Country.

Quindi da dove è meglio iniziare?

Come abbiamo visto quindi, sia Xenosaga che Xenoblade Chronicles 2 devono tutto a Xenogears, in quanto tentativi di portare a termine quell’idea avuta oltre venti anni fa.

Ogni serie è tuttavia scollegata dalle altre, per cui ciascuna può essere un efficace punto da cui iniziare, tuttavia giocando i tre Xenoblade Chronicles per ultimi potrete apprezzare al meglio l’evoluzione che ha subito la serie Xeno nel corso dei decenni. Xenosaga e Xenogears invece sono abbastanza “intercambiabili”, ma per lo stesso motivo è probabilmente meglio cominciare con il titolo per PlayStation 1.

All’interno della stessa serie Xenoblade Chronicles c’è un po’ di confusione sull’ordine in cui è preferibile giocarli, dato che sulla carta sono tutti scollegati. In realtà Xenoblade Chronicles 2 ad un certo punto crea un collegamento con il primo capitolo, che diventa quindi il punto di partenza ideale, mentre Torna the Golden Country è preferibile giocarlo dopo aver seguito l’avventura di Rex e Pyra, a causa di spoiler minori sulla trama che contiene al suo interno. Xenoblade Chronicles X invece rimane scollegato da tutto, per cui lo si può recuperare in qualsiasi momento.

La chiave di tutto: Xenogears Perfect Works

Più volte nel corso di questo articolo abbiamo detto come ci sia un piano dietro ad ogni serie Xeno, progetto che non è ancora stato portato a termine. Nel 1998, subito dopo la pubblicazione di Xenogears, la casa editrice DigiCube fece uscire Xenogears Perfect Works, un artbook del gioco curato dal direttore Tetsuya Takahashi.

All’interno di questo volume viene spiegata nella sua interezza la visione dietro al gioco, e vengono evidenziati gli elementi di trama degli altri giochi che avrebbero dovuto completare la storia, molti dei quali sono stati riutilizzati per Xenosaga e Xenoblade 2.

Dato che approfondire ulteriormente il contenuto di questo libro richiede una certa dose di spoiler su tutti i titoli della serie, tuttavia, abbiamo deciso di parlarne in un altro articolo dedicato.

Speriamo che questo articolo vi abbia fatto comprendere meglio l’origine e la natura della serie “Xeno”, e vi abbia incuriositi riguardo i titoli più vecchi della serie.

Fonti utili: Xenogears e Xenosaga Wiki, Xenoblade Wiki, XenoMira, Xenogears Italia

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Alberto Marcuzzi

Amante dei videogiochi di ogni genere fin dalla tenera età, è inevitabilmente attratto dai titoli provenienti dalla terra del Sol Levante. Quando inizia un nuovo gioco, non è soddisfatto finché non ne ha sviscerato tutte le meccaniche.

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