FeaturedRecensioniVideogames

World End Syndrome – Recensione

Una visual novel che unisce romanticismo, mistero e orrore!

World End Syndrome è una sorprendente visual novel nata dalla collaborazione tra Arc System Works e Toybox Inc. ed edito da PQube. In effetti vi ricordavate la prima per i picchiaduro, non è così?

In realtà, Arc Systems ha già partecipato alla creazione di visual novel, come ad esempio Xblaze, che funge da prequel alla serie di BlazBlue.

Il titolo è originariamente uscito in Giappone il 30 Agosto 2018 e solo dopo in Nord America, precisamente il 2 Maggio 2019. Noi europei abbiamo dovuto aspettare il 14 Giugno 2019 per potere mettere le mani su questo fantastico titolo, che è disponibile anche in una edizione limitata per il Day One, contenente un artbook.

Edizione limitata di World End Syndrome per Nintendo Switch esclusiva all'Europa
Una edizione limitata Day One che abbiamo solo noi europei!

A dirla tutta, è veramente difficile approcciarsi in modo corretto a un titolo di questo calibro, che sembra appartenere a più generi contemporaneamente. Unendo elementi romantici alla componente mystery e con pizzico di horror, World End Syndrome ci regalerà un’esperienza molto particolare.

Vuoi sapere perché? Scoprilo nella nostra recensione!

Un inizio molto molto interessante

World End Syndrome tiene incollati allo schermo sin dai primi attimi di gioco, dove faremo conoscenza con i personaggi del cast principale e anche molti altri che invece ricoprono un ruolo secondario, ma mai irrilevante.

La storia inizia con un ragazzo di 17 anni senza nome che riceve un invito per trasferirsi al liceo di Mihate, in seguito a uno spiacevole incidente che ha causato la morte di sua sorella maggiore.

Yukino Otonashi che tende la mano al protagonista
La prima ragazza che incontremo sarà Yukino Otonashi

Apparentemente la cittadina di Mihate sembra il solito posto recondito e noioso, dove non accade niente di particolare. La realtà è ben diversa però, infatti una terribile sventura incombe su di essa.

Mihate ospita il temibile Yomibito, uno spirito dei morti che ritorna ogni 100 anni a seminare il terrore e mietere vittime. Sin da subito, verremo forzati a unirci al Mystery Club, cioè il club dell’occulto, su suggerimento del nostro amico Kensuke.

Schermata di presentazione di Kensuke Asagi
Nel prologo faremo conoscenza col cast principale

Scopo del club sarà quello di investigare sugli eventi soprannaturali, aiutati dal libro del loro insegnante Yamashiro, intitolato World End Syndrome, che costituirà il tema principale dell’intera narrazione. A fomentare questo misterioso mito, ci sarà anche una omonima trasmissione radiofonica diretta dalla misteriosa Hikaru Tsukioka, di cui non si conosce l’identità reale.

Tutto queste informazioni verranno a galla durante il solo prologo, che culminerà inevitabilmente in un finale non molto positivo. Da questo momento in poi, rigiocando il prologo dal principio comprenderemo l’importanza delle nostre azioni e potremo accedere al vero e proprio gioco dando una risposta diversa a un dialogo.

Miu Amana nell'ombra con l'occhio sinistro illuminato
Non mancheranno i momenti tesi sin dall’inizio…

Anche se quanto detto possa rappresentare un buon punto di forza narrativo, esiste il rischio che alcuni giocatori si disinteressino subito per via di un finto finale prematuro. Se rientrate in questa categoria non disperate, dato che quanto visto durante la primissima passata è letteralmente nulla della storia vera e propria.

La ridente cittadina di Mihate

A livello visivo Mihate è abbastanza gradevole e pittoresca, alternando a scenari marittimi anche quelli boscosi o montani. Siamo anche soddisfatti dalla buona selezione di posti che potremo visitare durante la nostra esplorazione.

Gli scenari sono stati affidati a Tomio Kanazawa, che è anche il co-fondatore di Toybox Inc.e il produttore del ben noto Deadly Premonition. Assieme al suo team (Team Craze), Kanazawa ha scritto ed anche diretto World End Syndrome.

Opening di World End Syndrome
La Opening è cantata dalla doppiatrice di Maimi e il testo è stato scritto da Tomio Kanazawa

Abbiamo riscontrato i tipici tratti di una cittadina giapponese di paese, cioè di uno dei tanti stereotipi presenti in questo tipo di produzioni. Inoltre, il gioco luministico delle ambientazioni ci ha soddisfatti in misura giusta, rendendo il tutto ancora più gradevole alla vista.

I paesaggi pulluleranno di dettagli in continuo movimento che conferiscono maggiore realismo alla vita quotidiana di Mihate.

Sin da subito il posto che ci ha più incuriositi è stata la “Sacred Land” che non potremo visitare dentro, ma solo da fuori. World End Syndrome combina la giusta dose di suspense e tensione con un’altrettanta quantità di spensieratezza e relax.

Più che sentirvi oppressi dalla risoluzione del mistero di Yomibito sarete cullati dalle piacevoli interazioni coi personaggi, che sono ben variegati in termini di carattere.

Indagare ed esplorare non è mai stato così facile!

Il titolo è incentrato sulle fasi di esplorazione, sia diurne che notturne. Quasi tutti i giorni sono divisi in mattina, pomeriggio e sera; ciò significa che potremo visitare 3 posti al giorno. Non mancheranno di certo eccezioni o particolari eventi fissati per i giorni speciali, ma non vi mancherà mai il tempo per indagare i misteri di Mihate.

All’inizio vi sembrerà molto difficile orientarsi con la mappa e non saltare tutti gli eventi legati ai vari finali, ma vi garantiamo che anche qui il gioco ci dà una mano nell’impresa. Infatti, tutti i posti già visitati verranno segnati in blu, riportando anche gli eventuali personaggi incontrati in precedenza durante le scorse run.

Mappa di Mihate con i posti
La mappa di MIhate riporta i personaggi che possiamo trovare nei vari posti e in blu indica dove siamo già stati

A rendere il tutto ancora più accessibile, è il sistema di salvataggi di cui dispone questo titolo. In parole povere, il gioco tiene conto di ogni nostro progresso separatamente nei salvataggi di sistema. Quindi, ricaricando un salvataggio avremo comunque un’idea di quali scelte avremo già selezionato, senza il bisogno di ricominciare da capo o altro.

World End Syndrome fa anche un ottimo lavoro nel fornire utili informazioni al giocatore sotto forma di “tips” cioè chiarimenti o dettagli interessanti su alcuni argomenti. A dirla tutta, non poche volte si tratterà di elementi comici o delle solite buffonate raccontateci dal nostro amico Kensuke…

Il dating sim che vi aspettavate e più finali

Come intuibile da una veloce occhiata al cast principale, anche in questo gioco è possibile uscire con tutte le ragazze che ne fanno parte, cioè 5. In base alle nostre preferenze otterremo diversi finali, che contribuiranno ad ottenere la true ending, cioè il vero finale di World End Syndrome.

Per ottenere i diversi finali sarà necessario prestare particolare attenzione sin da subito con chi parleremo e con chi prenderemo appuntamento. Vi consigliamo di stare il più vicino possibile alla ragazza di cui intendete ottenere la ending per evitare di perdere il finale!

Saya Kamishiro a braccia conserte
Saya Kamishiro, la facoltosa erede della famiglia Kamishiro

Detto in altro modo, le vostre azioni cambieranno la vostra aura, quindi se avrete più aura dello stesso colore, vuol dire che sarete sulla buona strada per conseguire un particolare finale. Per evitare di perdere del tempo inutile, gli eventi importanti per la trama saranno doppiati e contraddistinti dalla scritta “Event” in alto a sinistra.

Solo ottenendo il finale di ogni eroina potrete unire tutti i pezzi del puzzle e comprendere la totalità della trama e quindi del mistero di Yomibito.

Per quanto riguarda la gestione dei suddetti personaggi femminili, possiamo dire che sono presenti quasi tutti gli stereotipi del genere.

Abbiamo Maimi Kusunose che è la cugina del protagonista ed è la classica tsundere; Miu Amana è sempre timida ma scontrosa; Saya Kamishiro incarna lo spirito della ragazzina altolocata ed orgogliosa; Hanako Yamada è la solita impacciata che sembra essere molto sospetta ed infine Yukino Otonashi è la più grande del gruppo ed è la classica tentatrice.

Primo piano di Hanako Yamada di World End Syndrome
Hanako Yamada, una ragazza tanto interessante quanto bizzarra

Anche all’infuori di questo simpatico quintetto possiamo notare di fatto altri stereotipi, ma World End Syndrome riesce a non farli pesare e a renderli piacevoli. Prima di provare il titolo ci aspettavamo un lavoro di caratterizzazione minore e molto più incentrato su questi tratti base.

Questo inevitabile lato romantico ci terrà occupati durante la nostra investigazione a Mihate, donandoci attimi di serenità nel bel mezzo di una tempesta.

Una pericolosa altalena di emozioni e sentimenti

Abbiamo giocato moltissime visual novel e questa rientra serenamente in quella nicchia di titoli che riescono a gestire bene la trama nonostante il budget non eccessivamente elevato.

Come ben sapete, la suspense viene anche creata grazie ad un saggio utilizzo delle musiche, che anche in questo caso regalano soddisfazioni. Avevamo la vaga impressione che ci fossero somiglianze con Root Letter e, come volevasi dimostrare, il compositore è lo stesso, cioè Takashi Nitta.

Gli effetti sonori sono abbastanza azzeccati e danno il loro meglio nei momenti di massima tensione.

La narrazione segue un ritmo imprevedibile, alternando a momenti di totale quiete il panico più totale e imprevisto. La resa di alcune scene e il loro collocarsi all’interno della trama sono le cose che più ci hanno sorpreso durante le ore di gioco.

Fino alla fine, sarete pieni di dubbi e perplessità, teorie e congetture su vari avvenimenti, che infine avranno una loro spiegazione coerente e sensata. Fortunatamente, non ci sono buchi di trama o eventi lasciati al fato, e la caratterizzazione dei personaggi aggiunge spessore al tutto.

Non siamo di fronte a temi totalmente nuovi, però fa piacere vedere usare in maniera appropriata il folklore e la tradizione per ricordarci che siamo sempre ancorati al passato. Non a caso, World End Syndrome è la storia di persone che patiscono in silenzio caricandosi ogni giorno dei loro fardelli.

Un’interfaccia basilare ma un menù caratteristico

L’interfaccia e i box dei testi non sono niente di particolare, anzi, risultano piuttosto semplici e “già visti”. Al contrario, il menù è davvero molto carino ed è come se fosse il nostro zaino personale per questa gita a Mihate.

Box dei dialoghi con Maimi Kusunose

Per esempio, avremo una mappa ed altri oggetti che ci permetteranno di accedere ad informazioni diverse. Un tocco di classe è dato anche degli opuscoli riportanti le descrizioni reperibili durante i dialoghi.

All’interno del menù troveremo anche gli oggetti collezionati e le missioni assegnateci, che contribuiscono a migliorare il senso di immersione e di investigazione di World End Syndrome.

Menù di World End Syndrome che mostra diversi oggetti di uso comune
Un menù davvero ben fatto! Il libretto sulla destra dovrete sbloccarlo però!

Un character design curato dal papà di BlazBlue

Yuki Kaito si è occupato del character design dei personaggi presenti in questo titolo. Come detto all’inizio di questa recensione, lo stile è lo stesso di BlazBlue, nota serie di picchiaduro.

I più accorti potranno notare che i tratti sono abbastanza riconoscibili e che questo stile rende anche bene a livello visivo. I modelli dei personaggi sono statici, ma non peccano assolutamente di inespressività anche se avremmo gradito dei modelli dinamici in grado di catturare meglio le loro emozioni.

Fra i vari personaggi non abbiamo riscontrato quel fastidioso senso di eccessiva somiglianza, rendendo il cast ancora più memorabile. Inoltre, è possibile anche vedere i personaggi muoversi di fianco in alcune scene!

Doppiaggio funzionale ed efficace

I doppiatori ingaggiati non vantano lo stesso quantitativo di esperienze rispetto a quelli di altre visual novel. Ma, al contrario di quanto possiate pensare, quasi ogni personaggio di World End Syndrome risulta ben doppiato, in particolare quelli femminili.

Menzione d’onore alle doppiatrici di Miu Amana (Shiori Izawa) e Maimi Kusunose (Hisako Tojo) che ci sono piaciute poco più degli altri doppiatori.

Una localizzazione espressiva

Ci possiamo ritenere soddisfatti della localizzazione inglese, che rende molto bene concetti estremamente orientali e riesce a farci immedesimare come si deve nel gioco.

Sicuramente, la presenza dei “tips” influisce notevolmente su questo aspetto!

Questo gioco è la fine del mondo!

World End Syndrome conferma positivamente il nostro hype iniziale e questa recensione testimonia che ne siamo abbastanza felici. Il character design, le ambientazioni e una trama interessante costituiscono i maggiori motivi per acquistare questo titolo che ha un bel po’ da dire.

Siamo rimasti meno contenti del mancato uso del touch screen nella versione Switch, ma non sono grosse pecche. La versione PlayStation 4 la reputiamo al tempo stesso meno versatile, non godendo della portabilità di quella Nintendo, che vi consigliamo invece di acquistare in caso di scelta tra le due.

Per chi se lo stesse chiedendo, la longevità del titolo si assesta intorno alle 15-20 ore circa, quindi è di media durata. Il titolo è rigorosamente in lingua inglese come quasi ogni visual novel localizzata anche da noi.

Questo collaborazione di Toybox Inc. e Arc Systems ha prodotto un ottimo risultato che costituisce una magnifica aggiunta alla vostra libreria di visual novel mystery.

Che siate novizi o già navigati nel genere, World End Syndrome potrebbe essere la vera fine del mondo per voi!

Riassumendo

World End Syndrome si conferma come un ottimo titolo che intreccia elementi romance e mystery con abbastanza classe.

Ci sentiamo fortemente in dovere di consigliarvene l’acquisto!

Overall
9/10
9/10

Pros

  • Trama complessa e in costante tensione
  • Piccoli dettagli che rendono il gioco molto più fruibile
  • Scenari ben curati e “vivi”
  • Il doppiaggio di buon livello
  • Personaggi ben caratterizzati e memorabili

Cons

  • Nessun supporto touch per la versione Switch
Tags
Vedi altro

Marco Giordano

Grande fan dei generi di stampo orientale, predilige quasi ogni genere purché motivato da scelte estetiche o da una trama solida. Attratto non solo dal lato informatico dei videogiochi, ma anche dal loro aspetto stilistico ed economico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Guarda pure

Close
Close
Close