Neon Genesis Evangelion: anche i doppiatori scontenti

Non sono stati solo gli spettatori ad essersi scontrati con il lavoro di Gualtiero Cannarsi sul nuovo adattamento di Neon Genesis Evangelion, a sentire le parole del direttore del doppiaggio Fabrizio Mazzotta.

Uno stile forse un po’ troppo particolare

Neon Genesis Evangelion

Nella giornata di ieri, sul quotidiano La Stampa, è apparsa un’intervista a Fabrizio Mazzotta, in cui ha parlato a lungo del rapporto tra i doppiatori della serie e l’adattamento scritto da Cannarsi. 

Questi ha raccontato del clima che si respirava in studio, e di come persino dei doppiatori esperti come quelli che hanno lavorato alla serie si siano ritrovati spesso in enorme difficoltà, nel tentativo di comprendere il senso di molte battute nei copioni.

Mi hanno contattato perchè avevano visto che avevo firmato le prime direzioni e i primi adattamenti di “Evangelion” […] Netflix, in tutto questo, non c’era. La cura del doppiaggio era stata affidata alla VSI.

[…] Non si può pensare che, visto che si parla di cartoni animati giapponesi, ci rivolgiamo ad un pubblico paticolare, con interessi particolari, che ha bisogno di un linguagio particolare, perchè non è così.

[…] Pensavamo che il lavoro sarebbe proceduto velocemente. In realtà, Gualtiero  ha riscritto i copioni daccapo, facendoci perdere anche tempo rispetto alla tabella di marcia che ci eravamo imposti e ci chiedeva Netflix… Il vero problema era la riscrittura. Perchè farraginosa, difficile, incomprensibile. Apostoli o Angeli non importa. Ha anche un motivo, e Gualtiero l’ha spiegato. Il linguaggio, invece, è così involuto e complicato, che ha creato anche dei problemi in sala. Mi creda se le dico che, ad un certo punto, i doppiatori volevano abbandonare la serie perchè non riuscivano a lavorare e perchè non volevano rimetterci la faccia.

[…] Il compito del direttore del doppiaggio, invece, è leggere i copioni, capire e approfondire la storia, e dare di volta in volta indicazioni ai doppiatori. E il doppiatore recita. Ma se il testo è scritto male, e non si capisce da che parte iniziarlo e finirlo, risulta difficile anche la recitazione. Alcune volte, in questo caso, siamo stati costretti a tornare ai vecchi copioni anche solo per capire il significato di alcuni passaggi. Eravamo in cinque persone in sala, e nessuno riusciva a capirlo.

Secondo queste parole si deduce che questo approccio molto rigido alla traduzione del testo dal giapponese all’italiano abbia portato più disagi che benefici, sia a Gualtiero stesso, che ai fan della serie e persino al team dedicato al doppiaggio e a Netflix.

Ora la piattaforma ha rimosso il nuovo doppiaggio, promettendo di sostituirlo con un adattamento che renda maggiore giustizia al lavoro di Hideaki Anno.

Fonte: La Stampa

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Sono sempre stato irresistibilmente attratto dalle storie. Che vengano narrati tramite un libro, un fumetto, un film o un videogioco, nella mia vita ho sempre cercato di trarre qualcosa dai racconti: una lezione, un punto di vista, anche solo una sensazione.

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