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The Sinking City – Recensione della versione Nintendo Switch

Siamo tornati ad Oakmont per investigare l'occulto

Le opere del maestro H.P Lovecraft sono da sempre state fonte di ispirazione per una enorme quantità di media e la sua influenza è riscontrabile in moltissime opere. I videogiochi non sono da meno e sono diversi quelli che hanno preso ispirazione dai suoi racconti.

Fra gli ultimi titoli usciti non possiamo non nominare Call of Chtulhuche è stata capace di raccontare la mitologia Lovecraftiana in modo più che discreto.

Partiamo dal presupposto che non è semplice traslare nel mondo videoludico delle opere letterarie così complesse. Visto che queste ultime fanno della capacità di costruire ansia e terrore grazie alle parole il proprio punto di forza.

The Sinking City è però disposto a provarci e per questo siamo tornati ad Oakmont, pronti a scendere nell’abisso dell’occulto.

Se siete interessati vi rimandiamo alla recensione della versione PlayStation 4.

Una storia tipicamente Lovecraftiana

The Sinking City si apre con i più classici stigmi di H.P, difatti Oakmont è un’oscura cittadina, piena di segreti e attanagliata da una costante atmosfera tetra. Charles Reed è il nostro protagonista, un investigatore privato giunto in città per cercare la fonte delle sue visioni.

Proprio come già scritto durante la precedente recensione, il comparto narrativo e l’intreccio proposto dalla scrittura di The Sinking City è l’aspetto migliore della produzione. La sceneggiatura è di ottimo livello e molti dialoghi sembrano letteralmente usciti fuori da uno dei racconti del maestro.

Il team di sviluppo ha saputo egregiamente riproporre un’atmosfera in linea con il contesto e coerente con l’ambiente di gioco. Proprio per questo, il titolo (seppur non esente da difetti) ci ha saputo catturare.

Inoltre l’ottima quantità di quest secondarie (più o meno interessanti) riescono ad ampliare la lore di gioco, proponendo svariate situazioni.

Pronti a svelare i segreti della città

Il titolo presenta una struttura open world in terza persona ed il gameplay si suddivide principalmente nelle meccaniche di investigazione e quelle di combattimento. Proprio come già confermato dalla versione precedente, nei momenti in cui si indaga il gioco riesce a dare il meglio di se.

Riuscire a mettere insieme i pezzi di un caso, risolvere un indagine e scoprire man mano i segreti della città risulta essere sempre molto soddisfacente. Sopratutto grazie al fatto che il titolo aiuta molto poco il giocatore, lasciandolo essere artefice della risoluzione degli eventi.

Nel momento in cui entrano in gioco le meccaniche action del titolo, i problemi della versione precedente vengono riproposti in maniera ereditaria anche nella versione Nintendo Switch.

Il sistema di mira è purtroppo molto legnoso, spostarsi in maniera efficiente è difficoltoso e posizionare le trappole è tutt’altro che semplice. La possibilità di mirare grazie ai sensori di movimento dei joy-con non aiuta, visto che anche quest’ultima alternativa risulta essere molto imprecisa.

A conti fatti, si salva davvero poco delle fasi shooter del gioco e forse concentrarsi su un titolo completamente investigativo sarebbe stata la scelta migliore.

Una versione ancor più storpiata

Il titolo, già nella sua versione PlayStation 4, non eccelleva dal punto di visto tecnico ed ora i problemi sono stati amplificati. Il team di sviluppo ha dovuto affrontare la sfida del porting su Switch, combattendo con i limiti tecnici dettati dall’hardware della console, ma il risultato è a malapena sufficiente.

Graficamente i modelli (tolti quelli di alcuni protagonisti) risultano essere poco curati, per via delle texture a bassa risoluzione utilizzate per questa versione. Inoltre è presente un costante effetto di pop-up delle texture e dei modelli poligonali durante l’esplorazione della cittadina.

I tempi di caricamento risultano essere più lunghi rispetto alla versione PlayStation 4, anche se in modalità docked i difetti citati poco fa riescono ad essere leggermente limati.

La qualità delle traccie audio sembra essere invece rimasta coerente, senza essere sottoposta a compressioni estreme.

L’atmosfera e l’ambiente che sono stati ricreati dal team di sviluppo, risultano però nel complesso talmente suggestivi che il colpo d’occhio generale riesce spesso e volentieri ad andare oltre questi difetti tecnici. Difatti in molti momenti è possibile avere la sensazione di sentirsi davvero all’interno di uno dei racconti dedicati al mito dell’antico Cthulhu. 

In conclusione

The Sinking City è un titolo che presenta diversi difetti tecnici, ampliati da questa versione gambizzata rispetto all’originale. Allo stesso tempo è forse il titolo che dal punto di vista narrativo è riuscito maggiormente a proporre una versione videoludica accurata delle opere di Lovecraft. 

Grazie ad una sceneggiatura interessante, un’intreccio che farà contenti tutti i fan del maestro dell’occulto e delle fasi investigative capaci di soddisfare, il titolo ha comunque qualcosa da dare ai giocatori.

Ci sentiamo di consigliare il gioco a tutti i fan di H.P, che sapranno sicuramente andare oltre i vari problemi che presenta The Sinking City. Per tutti gli altri, fateci un pensiero quando scende di prezzo se l’idea di investigare su casi paranormali e oscuri vi stuzzica.

 

The Sinking City

Riassumendo

The Sinking City è un titolo capace di proporre una trama ed un intreccio narrativo degno delle opere di H.P Lovecraft. Se i problemi tecnici del titolo non vi spaventano potrete godere di un’avventura degna di nota per gli amanti del genere.

Overall
6.5/10
6.5/10

Pros

Atmosfera suggestiva

Ottima sceneggiatura

Fasi investigative appaganti

Cons

Fasi action poco curate

Graficamente indietro rispetto alle altre versioni

Pop-up di texture e caricamenti lunghi

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Mattia Incoronato

Classe '98, appassionato fin da piccolo da videogiochi e tecnologia, laureato in informatica presso l'Università degli Studi di Camerino. Amante della DC Comics e del cinema.

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