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Mistover – Recensione della versione Nintendo Switch

Le nostre impressioni sul nuovo dungeon crawler roguelike

Mistover, sviluppato da Krafton, Inc., è da poco uscito per Nintendo Switch, PlayStation 4 PC.

Il titolo è un dungeon crawler roguelike di chiara ispirazione a Darkest Dungeon, sia per quanto riguarda il metodo di gestione del party che per lo stile artistico.

Sarà riuscito però a distanziarsi abbastanza dal predecessore ed al contempo a risultare un’esperienza godibile? Scopritelo in questa nuova recensione.

La trama

Prima di cominciare, premettiamo che selezionando “New Game” potremo scegliere tra tre tipi di difficoltà: Easy, Normal e Hard. Per poter dare maggiori dettagli sul bilanciamento generale del gioco, abbiamo scelto la seconda.

Non esiste, inoltre, una localizzazione in italiano, quindi ogni termine del gioco verrà lasciato in inglese.

Il titolo inizia con una cutscene che ci mostra l’ambientazione di gioco nel dettaglio: a seguito dell’apparizione del Pillar of Despair, un tornado di proporzioni colossali, un’enorme schiera di abomini si è scagliata contro il regno di Arta, portando l’umanità sull’orlo dell’estinzione.

Cutscene introduttiva di Mistover

Quando tutto sembrava perduto, un miracolo ha fatto sparire le creature mostruose, permettendo ai pochi superstiti di riorganizzarsi e ricostruire la società.

Per evitare ulteriori catastrofi simili, negli anni si è andato a creare un corpo di ricerca (i cosiddetti “Corps”) che esplora l’interno del vortice nella speranza di trovare una soluzione alla catastrofe incombente.

È a questo punto che il gioco effettivo comincerà: il giocatore impersonerà il comandante di uno di una di queste squadre, il quale però avrà perso completamente la memoria, finendo per vagare nel vortice senza meta.

Solo l’intervento di un paio di guardie riuscirà a salvarlo e a riportarlo in un posto sicuro, un paesino del regno di Arta.

Mistover screenshot (6)

Questo luogo sarà la nostra base operativa durante il gioco, e sarà qui che potremo comprare oggetti, gestire il nostro party, reclutare nuove reclute e così via.

La trama del gioco proseguirà man mano che prenderemo nuove missioni dall’Office e le completeremo esplorando le varie mappe dei dungeon.

Da questo punto di vista abbiamo apprezzato la trama, che per quanto semplice riesce a risultare interessante per il giocatore.

Alla scoperta dei dungeon

Accedendo al Pier potremo avere una panoramica di ogni area che avremo sbloccato. Ciascuna di esse avrà diversi dungeon, ognuno con mostri di livello e difficoltà diversi.

All’inizio potremo accedere solo alla Misty Forest, man mano che andremo avanti però sbloccheremo nuove aree, che spazieranno da cattedrali abbandonate a città infestate, sempre mantenendo un alone lugubre che contribuirà alla resa dell’atmosfera di gioco.

Mistover screenshot (1)

I dungeon di Mistover, a differenza di Darkest Dungeon, saranno sviluppati su una mappa a griglie generata proceduralmente nella quale potremo trovare scrigni, oggetti e nemici. Ogni movimento sarà segnato come un turno, consumando cibo e luminosità nel processo e completando man mano la mappa di cui saremo forniti.

La gestione delle nostre risorse durante il dungeon crawling è sicuramente il fattore chiave per riuscire a completare con successo ogni nostra esplorazione: rischiare di più per completare ogni angolo della mappa potrebbe portare all’esaurimento delle risorse e quindi alla morte di qualche membro del party, mentre un approccio più conservativo potrebbe lasciarci con un nulla di fatto.

L’approccio ad ogni situazione deve esser inoltre ponderato in base al Doomsday Clock, un orologio che avremo sempre in alto a sinistra ad Arta.

Mistover screenshot (3)

Perdere troppi oggetti in un dungeon o far morire diversi membri del party porterà le lancette dell’orologio ad avanzare: nel caso in cui arrivassero a segnare la mezzanotte, avverrà la fine del mondo, causando un game over prematuro e costringendoci a ricominciare da capo.

Fortunatamente, nel caso in cui esplorassimo bene il dungeon, uccidessimo abbastanza nemici e gestissimo bene la nostra squadra, le lancette avranno modo di tornare indietro, offrendo al giocatore un po’ di respiro.

I combattimenti e la gestione del party

La mappa del dungeon sarà cosparsa di nemici, che potranno essere passivi o addirittura spaventati dai nostri personaggi oppure aggressivi, tentando di intercettarci non appena entreremo nel loro campo visivo. Una volta toccato il nemico, comincerà la battaglia.

In pieno stile Darkest Dungeon, il gioco utilizza un sistema di combattimento a turni, mettendo però più in risalto il posizionamento di ciascun personaggio grazie alla presenza di 3 righe e 3 colonne nelle quali spostarci.

Mistover screenshot (5)

La maggior dimensione del campo di battaglia torna molto utile per donare profondità ai combattimenti, anche perché il combattimento di per sé è una versione molto semplificata rispetto al titolo di Red Hook Studio, avendo molti fattori in meno da tenere d’occhio.

Ad esempio, tutti i DoT, che siano sanguinamenti o avvelenamenti, saranno unificati sotto il termine generico “Bleed”, e non sarà nemmeno presente una barra di sanità mentale da gestire.

Altro cosa da tenere sott’occhio durante un combattimento saranno i membri del party stessi: ognuno di loro, oltre a degli slot per un’arma, un’armatura e due accessori, avrà una lista di 5 skill da utilizzare, un attacco normale e 4 che richiederanno l’utilizzo del mana.

Avanzando a livello 2, inoltre, sarà possibile sbloccare una skill combinata che sfrutterà il potere di due personaggi per infliggere un attacco devastante. Nel gioco potrete trovare 8 classi disponibili che saranno reclutabili e gestibili nell’Expedition Center.

Essendo il titolo un roguelike, ogni volta che un nostro personaggio verrà privato di tutti i suoi HP e subirà qualche colpo di troppo, esso morirà permanentemente, perdendo tutti i progressi che avremo accumulato con lui e potendo recuperare solo a fine missione i suoi equipaggiamenti.

La gestione del campo di battaglia sarà quindi fondamentale per evitare l’annientamento completo, anche se, in linea con altri giochi dello stesso genere, l’RNG avrà moltissima influenza sui nostri processi decisionali.

Anche a difficoltà Normal il gioco risulta esser molto punitivo, e qualsiasi passo falso potrà avvicinarci sempre di più alla morte ed al naturale avanzamento del Doomsday Clock. Si rimane comunque nel limite del corretto, ma consigliamo difficoltà più alte di Easy solo se volete mettervi alla prova.

Un comparto artistico con molto carattere

Come per altri titoli legati intrinsecamente a Darkest Dungeon (ad esempio Vambrace: Cold Soul), anche in Mistover la componente artistica fa la sua figura, riuscendo a creare una fusione molto ben riuscita tra uno stile fumettoso e gotico e un character design anime (i personaggi che controlleremo tenderanno più verso il chibi).

Mistover screenshot (4)

Molto ben gradito anche l’impegno che si è dato nel doppiaggio dei vari personaggi (anche se presente solo in giapponese). Pure i membri del party che controlleremo avranno linee di dialogo unico in base alle circostanza, donandogli profondità caratteriale.

Un fattore che però penalizza un po’ il comparto artistico nel suo complesso sono sicuramente le tracce musicali che ci accompagneranno nell’avventura, le quali risulteranno banali e ripetitive anche dopo poche ore di gioco.

Un lancio abbastanza problematico

Nonostante il titolo avesse ricevuto anche una beta precedentemente, il lancio è stato tutt’altro che felice, presentando bug minori come alcune animazioni un pochino rotte (come potete vedere nella clip sottostante dallo spostamento scattoso dei nemici) ma anche bug abbastanza severi.

 

Alcuni giocatori hanno infatti fatto notare come il Doomsday Clock, spesso e volentieri, avanzasse nonostante fosse stata fatta un’esplorazione meticolosa. Il bug è capitato anche a noi in un paio di occasioni, lasciandoci non solo perplessi ma anche parecchio frustrati.

Fortunatamente alcuni aggiornamenti dei giorni successivi hanno risolto tutti questi problemi, ma in generale questo fatto ci hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca.

In conclusione

Mistover riesce a prendere a piene mani la formula di Darkest Dungeon e a farla sua, grazie a un approccio diverso nel dungeon crawling e ad uno stile anime che riesce a dargli un carattere diverso e ben marcato rispetto al predecessore.

Le tracce musicali ascoltabili durante l’avventura però rischieranno quasi di ammorbare il giocatore a causa della loro ripetitività, per non parlare dei problemi al lancio che in alcuni casi hanno minato la godibilità complessiva del gioco.

In generale, comunque, lo consigliamo vivamente per tutti gli amanti dei combattimenti a turni che vogliono mettersi alla prova ed ai fan di Darkest Dungeon per riempire l’attesa che li separa dall’uscita del secondo capitolo.

Mistover

Riassumendo

Mistover riesce a rinnovare la formula proposta da Darkest Dungeon egregiamente, riuscendo ad assumere un carattere proprio grazie al particolare dungeon crawling ed al lato artistico che si rifà agli anime chibi.

Le tracce sonore purtroppo non riescono ad essere all’altezza, e i problemi al lancio hanno minato parzialmente la godibilità del gioco per tutti coloro che lo hanno acquistato.

Overall
7.5/10
7.5/10

Pros

  • Stile artistico accattivante
  • Sistema di combattimento profondo
  • Molto punitivo ma corretto e soddisfacente

Cons

  • Tracce musicali non all’altezza
  • Diversi problemi anche abbastanza gravi lo affliggevano al lancio
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Simone Chincarini

Anche se non può dire di esser stato videogiocatore da quando era bambino, può comunque vantarsi di avere una buona conoscenza del settore e di varie saghe storiche e/o molto famose, come i Souls e gli Halo. Quando non gioca, ascolta metal, guarda serie tv e prova a laurearsi.

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