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Blizzard e Hong Kong – La miccia che ha innescato un caso mediatico

Aumentano le tensioni tra i videogiocatori e le "avide multinazionali"

In pochi si sarebbero potuti aspettare che la decisione da parte di Blizzard di sospendere per un anno il pro-giocatore cinese di Hearthstone Blitzchung da ogni evento competitivo avrebbe destato così tanto scalpore.

Questo ban, causato dalle affermazioni pro-Hong Kong del giocatore durante uno stream ufficiale, ha causato rapidamente la più grossa protesta online che la software house si sia mai ritrovata ad affrontare, trasformandosi in poco tempo in un vero e proprio incidente internazionale.

Per questo motivo abbiamo deciso di raggruppare le ultime vicende, analizzando i fatti da un punto di vista esterno e oggettivo.

Partiamo dal principio

Durante un’intervista al Grandmasters Asia Pacific il giocatore competitivo di Hearthstone, Blitzchung, ha appoggiato le proteste che tutt’ora infervono a Hong Kong nei confronti del governo cinese, indossando come se non bastasse una maschera antigas per richiamare i protestanti.

“Liberate Hong Kong. Rivoluzione della nostra era!”

Da qui la decisione di Blizzard di punire non solo i due intervistatori e caster dell’evento, ma anche Blitzchung stesso, il quale si è trovato improvvisamente privato del premio spettatogli e della possibilità di partecipare a ulteriori tornei competitivi targati Blizzard per un anno.

La decisione sembra essere stata presa in quanto il comportamento del pro-player violerebbe il regolamento secondo cui i partecipanti non sono tenuti in alcun modo a danneggiare l’immagine dell’azienda e offendere uno o più gruppi di persone, tuttavia il popolo è convinto che questo sia in realtà un tentativo di Blizzard di mantenere buoni rapporti con la Cina, uno dei principali finanziatori dell’azienda.

Non a caso Tencent Holdings, società per azioni cinese, detiene parte delle azioni di Blizzard (insieme ad altre case di sviluppo occidentali quali Riot ed Epic Games), inoltre l’account ufficiale cinese di Blizzard si è posto in maniera decisamente più aggressiva sull’argomento, asserendo di non supportare in alcun modo quanto detto da Blitzchung e difendendo quindi “l’orgoglio della nazione”.

E’ interessante menzionare il fatto che Blizzard ha iniziato a bannare gli utenti del forum ufficiale che aprono nuovi thread inerenti alla situazione cinese per 1000 anni.

Si raccoglie ciò che si semina

In breve tempo la notizia ha fatto il giro del web e ha scatenato, quasi ironicamente, non poche proteste, tra cui il cartello pro-Hong Kong del team American University mostrato alla telecamera durante un torneo universitario di Heartstone.

Non essendo arrivate subito delle contromisure, il team ha deciso volontariamente di ritirarsi dal torneo dopo quest’ultimo match, in segno di protesta nei confronti di Blizzard.

Verranno comunque sospesi pure loro per 6 mesi a distanza di una settimana.

Copertina cartello di protesta

Un altro caso di censura è sicuramente quello di Justin “Jayne” Conroy, un coach dell’Overwatch League, il quale sarebbe stato costretto a cancellare un tweet nel quale criticava aspramente la compagnia.

La situazione è rapidamente finita fuori controllo, uscendo dall’ambito videoludico e richiamando l’attenzione del mondo della politica, in particolare i senatori americani Marco Rubio e Ron Wyden (rispettivamente parte del partito repubblicano e democratico), che non hanno tardato a esprimere il loro dissenso riguardo a questo tentativo di censura.

Conflitto interno

Il malcontento è talmente diffuso che è arrivato a radicarsi proprio in Blizzard stessa.

Alcuni dipendenti hanno infatti manifestato apertamente la loro opposizione verso la decisione presa nei confronti di Blitzchung, arrivando persino a coprire le scritte “Every Voice Matters” (Ogni voce conta) e “Think Globally” (Pensa globalmente) davanti agli studi dell’azienda.

Non solo, ogni giorno un nutrito gruppo di impiegati degli studi della compagnia si riunisce in quella stessa piazza per dissociare la loro opinione da quella dei “piani alti” della sede.

Lo stesso ha fatto online, tra l’altro, uno dei principali sostenitori del progetto WoW Classic nonché direttore di WoW Vanilla, Starcraft e Diablo 2, Mark Kern, anche se non lavora più al momento per la software house.

Il commentatore di Hearthstone Brian Kibler, inoltre, ha già annunciato che si rifiuterà di lavorare con la compagnia per le finali delle competizioni Grandmasters. Sebbene Kibler fosse d’accordo sul fatto che Blitzchung avesse violato le politiche della compagnia, ha affermato che la punizione sembrasse troppo dura per la situazione.

Ha scritto Kibler:

“La pesantezza della situazione fa sembrare come se qualcuno abbia insistito nel fare di Blitzchung un esempio, non solo per scoraggiare altri dal fare atti simili in futuro, ma anche per placare quelli sconvolti dallo sfogo stesso. Questo tipo di appagamento non è qualcosa a cui io, in buona coscienza, voglia essere associato“.

Insomma, sembrerebbe quasi che Blizzard stia ottenendo l’effetto opposto a quello desiderato.

Il tentativo di mantenere pulita la propria immagine si è rivelato infine la causa stessa della sua rovina, mostrandosi al pubblico come un’azienda egoista dedita unicamente al “vile” guadagno e irrispettosa nei confronti della community che li ha da sempre supportati.

Blizzard passa al contrattacco

Dopo giorni di silenzio stampa, è proprio il presidente di Blizzard J. Allen Brack a rispondere direttamente alla questione scatenatasi tramite un post sul suo sito ufficiale, il quale, tuttavia, ha scatenato ulteriori polemiche.

Per farla breve, il presidente nega la presunta contraddizione riguardo i valori morali dell’azienda e le decisioni effettuate nell’ultimo periodo, sostenendo inoltre che la loro relazione con la Cina non ha in alcun modo influenzato il loro comportamento.

In secondo luogo, è stata comunicata la decisione di ridurre la punizione assegnata a Blitzchung da un anno a sei mesi e di restituire il premio sottrattogli in quanto ottenuto in maniera legale.

Lo stesso è stato fatto per i due presentatori, i quali son passati dall’esser licenziati all’avere un semplice ban di 6 mesi.

Aria di rivolta

Inutile dire che la risposta di Blizzard non ha sortito l’effetto desiderato, peggiorando possibilmente ancora di più la situazione.

Blitzchung stesso ha asserito che, sebbene abbia apprezzato il tentativo della compagnia di alleviare la situazione, sei mesi sembrano ancora piuttosto eccessivi rispetto a quanto si meriterebbe.

Il giocatore diventato simbolo di questa protesta ha inoltre dichiarato di avere sensi di colpa nei confronti dei due caster puniti insieme a lui, i quali avevano l’unica colpa di essere presenti al momento della sua dichiarazione.

La community ritiene quindi fallace il discorso del presidente di Blizzard, soprattutto per quanto riguarda le affermazioni sulla relazione con la Cina, ritenute ampiamente contraddittorie visti i recenti eventi.

Per questo motivo stanno iniziando a muoversi proteste concrete nei confronti della compagnia, la più importante senza dubbio quella dell’organizzazione non-profit “Fight For The Future“, che ha aperto un sito nel quale viene espressa la volontà di organizzare una protesta proprio al BlizzCon (dall’1 al 3 Novembre di quest’anno).

Quasi come uno smacco finale nei confronti dell’azienda, è proprio il personaggio di origini cinesi di Overwatch, Mei, a essere uno dei simboli più utilizzati per la lotta contro il governo cinese.

Sempre più controversie si stanno aggiungendo alla vicenda, tra cui la scoperta della censura di alcune parole o frasi pro-Hong Kong tramite il filtro volgarità di WoW, ma per ora questi rimangono tutti i fatti principali della vicenda.

Non resta quindi che attendere gli ultimi sviluppi di questa incresciosa situazione nella quale Blizzard si è inevitabilmente ritrovata, sperando che si raggiunga infine un punto di svolta che metta d’accordo le due parti in disputa.

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Antonio Castriotta

Appassionato di molti generi, maestro di nessuno; si è cimentato nel mondo videoludico fin dalla più tenera età e conta di rimanerci ancora per molto tempo. Non sfidatelo in videogiochi che possiede se ci tenete alla vita.

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