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Shenmue III – Recensione dell’ultima opera di Yu Suzuki per PlayStation 4

Ryo Hazuki è tornato alla ricerca dell'assassino di suo padre!

Non è passato molto tempo da quando abbiamo avuto la possibilità di poter rivivere le profonde emozioni dei primi due Shenmue grazie alla Remastered di SEGA.

Ancora oggi sembra quasi un sogno l’uscita di Shenmue III: nessuno infatti si aspettava che Yu Suzuki sarebbe tornato a mettere le mani su questo gioiello uscito all’epoca di Dreamcast.

Bisogna però ammettere che il titolo non ha mai spiccato il volo, rispetto a magari altri suoi “derivati” come la serie di Yakuza. Per trovare una parte di “successo”, il brand ha dovuto sormontare una montagna piena di ostacoli, e nonostante tutto, si tratta ancora oggi di un titolo dedicato soltanto a una nicchia di giocatori.

Vogliamo però fare una premessa prima di entrare nel vivo della recensione: il titolo è principalmente destinato ai fan di vecchia data, a chi oggi cerca quelle meccaniche storiche e che non si aggrappano ai tecnicismi moderni, ma che con i loro tempi (molto lenti) riescono ad emozionare grazie a una storia delicata e poetica.

Dove eravamo rimasti?

La storia riprende proprio dove si era interrotto il secondo capitolo, all’interno di quella grotta dove Ryo Hazuki e Ling Shenhua hanno atteso per molto tempo il ritorno del giocatore.

I due sono ancora alla ricerca dell’assassino del padre Ryo, e la prima cosa in cui si imbattono giunti alla fine della caverna è la presenza di due grossi simboli, uno dedicato a una Fenice e l’altro a un Dragone.

Tutto ciò porta a pensare che il protagonista si trova sulla retta via per scovare il colpevole e che qualcuno all’interno del villaggio Bailu possa conoscere la chiave per svelare questo mistero.

Durante diversi dialoghi con gli abitanti del villaggio, apprendiamo che anche il padre di Ling Shenhua manca all’appello. E’ stato infatti misteriosamente catturato da un gruppo di “teppisti” che hanno invaso il villaggio durante la loro assenza.

I protagonisti Ryo Hazuki e Shenuha Ling

Il punto di partenza

Il nostro primo compito è svelare chi ha rapito lo scultore, dato che è un pezzo importante per comprendere il mistero che attanaglia Ryo. Da qui partirà una sequela di situazioni, che ci impegneranno in lunghissimi dialoghi, prima di giungere all’azione vera e propria di Shenmue III.

La storia si prenderà il suo tempo per prendere piede. Le prime quindici ore sono tutte dedicate quasi esclusivamente all’esplorazione, ai dialoghi e ad alcuni mini-giochi presenti nel il villaggio di Bailu.

I combattimenti sono poco frequenti e questo rende l’intero proseguo della narrazione molto “frustante” per chi non ha vissuto l’epoca di Shenmue e non è abituato a un titolo che si prende i suoi tempi per raccontare tutto il necessario per godersi la trama appieno.

Ryo Hazuki in un minigioco

Ritmi piuttosto lenti

Un compromesso per vivere appieno l’esperienza di Shenmue è quello di abituarsi ai lunghi viaggi da un punto A a un punto B, perché sarà la meccanica base su cui muove l’intero titolo. Oltretutto, bisognerà fare i conti anche con dialoghi piatti e monotoni, e spesso anche ripetitivi.

I combattimenti, quando presenti, sono molto legnosi e lenti, a causa anche di un comparto di animazioni non proprio impeccabile, che strizzano quasi l’occhio a un a produzione di due generazioni fa.

Gli scontri sono lenti, come accennato prima: il personaggio non sarà abbastanza veloce durante il combattimento e spesso questo si ridurrà a delle combo molto corte, che è possibile ampliare un po’ acquistandone delle altre.

Per quanto i mini-giochi spezzano la monotonia di Shenmue III, la lentezza del titolo distrugge qualsiasi tentativo di approccio al gioco da parte di un giovane che non ha mai vissuto l’epopea del Dreamcast.

I comandi sono lenti e legnosi; ogni azione richiede tempo per via dei movimenti lenti e impacciati del modello poligonale. Il ritmo della narrazione non viene in aiuto, e spesso costringe al giocatore ad evitare ogni approccio con gli NPC presenti nell’area. Spesso parlare con questi sarà tranquillamente evitabile.

L’emozione unica di Shenmue è comunque presente, la stessa di quando giocavamo ai primi due capitoli, ignari di un eventuale terzo ritorno di Ryo Hazuki. La musica e le ambientazioni fanno sì che il titolo di Yu Suzuki sia qualcosa di unico e “intimo“, che si rivolge solo a una nicchia di videogiocatori.

Il finale del gioco non chiude completamente le vicende della serie, o meglio, lancia delle basi per poter sviluppare un quarto capitolo del gioco.

Nonostante tutto, vi possiamo confermare che verranno risposte diverse domande rimaste in attesa da tempo, lasciando impresso nel cuore di ogni giocatore una storia ricca di colpi di scena inaspettati.

Tecnicamente non il massimo

Per esplorare fino in fondo il titolo c’è bisogno di prendersi molto tempo, non basteranno una quarantina di ore per poter scoprire tutto quello che la produzione può offrire.

Il tempo è inoltre un elemento fondamentale del gioco: capiremo come le persone del villaggio cambiano le loro abitudini e che alcune azioni possono portarci alla scoperta di una missione secondaria che non pensavamo minimamente potesse esistere.

Il ritmo lento e soporifero porta il giocatore ad esplorare in lungo e in largo sempre le stesse aree, affrontare ogni tanto gli stessi dialoghi e facendo crescere così la propria conoscenza di quello che ci circonda.

Il doppiaggio inglese ci è sembrato troppo sottotono, specialmente per Ryo, che spesso ha delle tonalità alquanto irritanti.

Perciò, vi consigliamo di assaporare il titolo con il doppiaggio giapponese; nonostante questo non sia di alta fattura, riesce ad accompagnare il videogiocatore con un comparto audio più coinvolgente e coerente con i personaggi interpretati.

Il titolo è stato creto con l’Unreal Engine 4, ma questo non è stato sfruttato a dovere: i modelli poligonali sono purtroppo molto “semplici” e molte volte accompagnati da texture di bassa qualità, curati marginalmente.

Le ambientazioni sono piatte e privi di dettagli, tanto che spesso vanno a ripetersi nelle aree più vaste. Le uniche aree più ispirate sono quelli dei villaggi, dove si vede che è stata riposta una cura maggiore, per trasmettere la non-appartenenza nipponica rispetto ai capitoli precedenti.

In Conclusione

E’ innegabile che Shenmue III sia un titolo destinato per pochi, e purtroppo è inaccettabile che sia stato proposto un comparto tecnico non all’altezza con le tecnologie dei nostri tempi. Ci saremmo aspettati una maggior cura per le animazioni, che risultano fin troppo lente e surreali, e che rendono l’esperienza di gioco molto frustante.

La narrazione porta a dei risvolti importanti per chi ha seguito le avventure di Ryo, e ne rimarrà sicuramente affascinato. Per chi si sta approcciando per la prima volta alla serie, potrà trovare difficile seguire la storia – specialmente per i riferimenti ai capitoli precedenti – ma sopratutto troppo lenta ad entrare nel vivo dell’azione.

Riteniamo, infine, che il Team di Yu Suzuki avrebbe potuto osare di più per donare a Shenmue III il giusto successo che avrebbe meritato.

Shenmue III

Riassumendo

Purtroppo Shenmue III è un titolo destinato a un piccolo gruppo ristretto di videogiocatori, principalmente a chi ha seguito le avventure di Ryo fino ad oggi.

I principali difetti risiedono in un comparto tecnico troppo legnoso, poco curato e accompagnato da delle animazioni imbarazzanti. Ci saremmo aspettati qualcosa in più dal ritorno di Yu Suzuki.

Overall
6.5/10
6.5/10

Pros

  • Narrazione ben scritta per la prima metà
  • Pieno di mini-giochi per spezzare la monotonia
  • I Villaggi sono ben caratterizzati

Cons

  • La seconda metà della trama è tediosa e cede verso le battute finali
  • Animazioni troppo legnose e poco curate
  • Doppiaggio inglese pessimo
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Federico Molino

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.

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