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Ancestors: The Humankind Odyssey – Recensione per PlayStation 4

Il nuovo titolo di Panache Digital Games si è "evoluto" su console Sony

Ancestors: The Humankind Odyssey è l’ultima fatica di Patrice Désilets e del suo nuovo studio, Panache Digital Games, finalmente sbarcata anche su PlayStation 4.

Per chi non ne fosse al corrente, Désilets è il direttore che ha lavorato a Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo nonché autore e direttore artistico della serie Assassin’s Creed fino al terzo capitolo, Assassin’s Creed: Brotherhood;.

Dopo aver lasciato Ubisoft e aver assistito alla cancellazione del progetto 1666: Amsterdam, il canadese ha deciso di fondare un proprio studio, Panache Digital Games.

Lavorando proprio con questo, ha sviluppato e ultimato Ancestors: The Humankind Odyssey; un progetto ambizioso che prende notevole ispirazione da vari elementi dei precedenti lavori di Désilets.

In seguito a una prima versione del gioco rilasciata su PC questa Estate, è da poco stata rilasciata anche la versione PlayStation 4 del titolo. Come si comporterà il titolo di Panache di fronte all’ecosistema console?

La genesi dell’uomo

Ancestors: The Humankind Odyssey si presenta come un gioco survival open world dove l’esplorazione fa da padrona.

Fin dal principio verremo catapultati nell’Africa del Neogene di 10 milioni di anni fa, e Il nostro compito sarà quello di creare una progenie di ominidi a cui dovremo insegnare a sopravvivere nella preistoria, in modo tale da evolvere la specie attraverso le ere fino ad arrivare all’Homo Sapiens.

Ovviamente non mancheranno i pericoli della natura, gli imprevisti e i predatori che ci prenderanno di sorpresa per tutto il corso dell’avventura, ai quali dovremo fare estrema attenzione per evitare che i nostri ominidi vengano uccisi e di conseguenza il nostro clan estinto.

Una struttura complessa… forse troppo

Ancora prima di iniziare effettivamente a giocare, un avviso di gioco ci indicherà che saranno ben pochi gli aiuti dati al giocatore durante tutto l’arco dell’esperienza e saremo noi a dover scoprire la stragrande maggioranza delle meccaniche di gioco.

Questo avverrà attraverso un sistema di trial and error. Sarà anche possibile eliminare del tutto HUD e tutorial, opzione estremamente sconsigliata soprattutto ai giocatori che preferiscono un’esperienza più leggera.

I nostri progressi saranno scanditi da obiettivi che fungeranno da linee guida e ci verranno dati in modo da imparare una meccanica di gioco alla volta, tuttavia saremo in grado di esplorare il mondo di gioco a modo nostro fin dall’inizio senza alcuna barriera.

Come già detto in precedenza, l’elemento chiave di Ancestors è l’esplorazione.

Dovremo infatti inviare i nostri ominidi in avanscoperta alla ricerca di risorse: cibo e acqua – che dovremo analizzare da vicino la prima volta che vi ci imbatteremo – luoghi inesplorati e persino altri ominidi da aiutare e far unire al nostro clan per aumentare la nostra popolazione.

E’ consigliato viaggiare con i cuccioli in spalla in quanto questo genererà energia neuronale ad ogni nostra azione che ci permetterà di potenziare il cervello degli ominidi.

Ogni volta che raggiungeremo un luogo nuovo, gli ominidi al nostro controllo dovranno affrontare la paura dell’ignoto, visualizzata a schermo come figure minacciose che circondano l’area.

Dovremo utilizzare i nostri sensi, olfatto e udito, e l’intelligenza – meccanica influenzata in buona parte dall'”Occhio dell’Aquila” di Assassin’ Creed – per analizzare l’ambiente circostante e, una volta razionalizzata la paura, seguire la “luce” prima che la dopamina si esaurisca per vincere la paura.

Un altro elemento fondamentale è sicuramente la gestione del nostro clan, costituita da ominidi di differenti età e sessi di cui potremo prendere il controllo, ognuno dotato di diverse abilità peculiari.

Saranno anche dotati di “nuclei” rappresentanti l’aspettativa di vita, la stamina e lo stile di vita giornaliero, basato sull’assunzione di cibo e acqua e dalle ore di sonno.

L’elemento più importante sono i cuccioli, i quali una volta diventati adulti passeranno i nuovi geni sviluppati attraverso le generazioni. Per questo sarà necessario formare coppie nel clan e procreare il più possibile.

Seppur apprezziamo il tentativo degli sviluppatori di lasciare completa libertà al giocatore e farlo immergere all’interno di quella che è a tutti gli effetti una fedele esperienza simulativa, avremmo preferito una struttura meno macchinosa, ripetitiva e sicuramente più intuitiva di quella che ci è stata proposta a prodotto finito.

Anche un esperto del genere si troverà infatti nelle prime ore di gioco a lottare con i comandi e le meccaniche stesse del titolo, ritrovandosi catapultato in un mondo sconosciuto con pochissimi riferimenti con i quali iniziare a muoversi.

L’evoluzione è intrigante, ma anche ripetitiva

Il gameplay offre vari elementi in un unico calderone, a partire dal sistema di free running – liberamente ispirato da Prince of Persia e Assassin’s Creed – che ci permetterà, in quanto scimmie, di muoverci liberamente su alberi e rocce, facendo però attenzione a non finire la stamina.

Nonostante la libertà di movimento data al giocatore sia da lodare, i comandi risultano spesso imprecisi, a cominciare dal fatto che il comando di corsa e di salto è assegnato ad un solo tasto.

Ci è infatti capitato spesso di saltare quando non vorremmo e atterrare sul punto sbagliato, magari da grandi altezze che potrebbero causare fratture.

Inoltre calcolare la distanza di ogni salto risulta macchinoso e non di rado il nostro ominide non si aggrapperà dove vorremmo, in particolar modo se si tratta di spostarsi attraverso le liane.

Insomma, dove nei precedenti lavori di Désilets il free running era fluido e divertente, purtroppo in Ancestors risulta più un ostacolo che altro.

Nel corso delle nostre spedizioni attraverso i vari ambienti di gioco ci imbatteremo spesso in molte specie di predatori, che ci attaccheranno senza darci tregua.

Potremo decidere di intimorirli, anche se saranno ben pochi gli animali a scappare da noi, saremo anzi proprio noi la maggior parte delle volte a dover scappare da essi.

Quando un predatore ci attaccherà, il gioco attiverà uno slow motion nel quale potremo decidere di sfuggire all’attacco se rilasceremo un tasto al momento giusto o addirittura di rispondere – l’esito del nostro attacco dipenderà anche dalla fortuna.

Anche in questo caso, il sistema di combattimento è estremamente povero e ripetitivo, e anche quando riusciremo a sbloccare nuove opzioni evolvendo la nostra specie (dopo molte ore di gioco), la solfa sarà comunque la stessa.

Per quanto riguarda l’evoluzione, essa viene dettata da una sorta di sferografia che dovremo sbloccare sviluppando i nostri neuroni. Questo elemento prende a piene mani dal concetto di imprint mnemonico del DNA di Assassin’s Creed.

Una volta accumulata energia neuronale sufficiente, saremo in grado di collegare i neuroni tra loro e sbloccare nuove abilità (oppure migliorare quelle già disponibili).

Alcuni neuroni saranno inaccessibili poiché dovremo necessariamente fare un salto generazionale di 15 anni e sperare che la nostra progenie acquisisca autonomamente nuove caratteristiche innate.

Quando i tempi saranno maturi, potremo decidere di evolvere la nostra progenie al prossimo stadio evolutivo e progredire più o meno velocemente rispetto a quanto auspicato dalla scienza.

Ogni qualvolta evolveremo, ci ritroveremo a distanza di svariati milioni di anni in un punto della mappa completamente diverso dal precedente.

Un pacchetto grezzo, ma ben confezionato

Il comparto tecnico è ben curato, così come l’aspetto grafico, caratterizzato da un ottima illuminazione, texture ad alta risoluzione, cambiamenti climatici procedurali e modelli poligonali convincenti; persino le animazioni degli ominidi e degli altri animali sono di ottima qualità.

Abbiamo ritrovato però un frame rate ballerino che non preclude in alcun modo l’esperienza di gioco ma risulta ciò nonostante non poco fastidioso, e una direzione artistica che ha optato per uno stile estremamente realistico il quale risulta tuttavia decisamente poco ispirato.

La sovrabbondanza di elementi su schermo rende a volte difficile destreggiarsi attraverso le varie aree di gioco, colpa anche di una telecamera che saltuariamente si compenetra nei modelli del mondo di gioco.

Dal punto di vista del sonoro Ancestors è ineccepibile, grazie all’audio di gioco sembra davvero di trovarsi nel mezzo di una giungla primordiale, e i versi degli ominidi e dei loro predatori sono convincenti.

Perfino la colonna sonora, sebbene anonima, contribuisce a rendere vivo l’ambiente circostante grazie a musiche dinamiche che accompagnano l’incedere del ritmo di gioco.

Tutto sommato, trattandosi di un titolo sviluppato da poco più di trenta persone, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla qualità tecnica, nonostante i difetti presentati.

Ci teniamo però a ribadire che avremmo preferito un sistema di gioco più immediato e intuitivo in grado di tenere incollati allo schermo nonostante la ripetitività.

Ancestors: The Humankind Odyssey - PlayStation 4

Riassumendo

Ancestors: The Humankind Odyssey è un progetto ambizioso che propone un’idea semplice ma efficace, gravato però da una struttura di gioco estremamente lenta, ripetitiva e poco intuitiva che potrebbe allontanare parecchie persone dopo poche ore di gioco.

E’ quindi un titolo indirizzato ai veterani del genere survival, che si ritroveranno con un esperienza enorme in grado di regalare innumerevoli ore di contenuto.

La versione PlayStation 4 è attualmente la peggiore presente sul mercato, complice il frame rate ballerino e comandi macchinosi.

Overall
6.9/10
6.9/10

Pros

Idea originale e interessante

Comparto tecnico e sonoro di ottima fattura

Contenuti di gioco virtualmente infiniti

Cons

Struttura di gioco lenta, ripetitiva e poco intuitiva

Comandi macchinosi che rallentano l’esperienza di gioco

Frame rate ballerino

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Antonio Castriotta

Appassionato di molti generi, maestro di nessuno; si è cimentato nel mondo videoludico fin dalla più tenera età e conta di rimanerci ancora per molto tempo. Non sfidatelo in videogiochi che possiede se ci tenete alla vita.

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