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Daymare: 1998 – Recensione dell’horror nostrano

Quando l'anno 1998 ritorna in voga nel 2020

Il Team di Invader Studios si è fatto strada grazie al coraggio nel voler creare un remake non ufficiale di Resident Evil 2, nonostante il progetto sia stato poi interrotto per mano di Capcom.

Malgrado ciò, lo sforzo degli italiani non è stato vano, lo sviluppatore giapponese ha preso questo forte gesto come uno sprono per sviluppare il Remake e dare così il giusto “compenso” ai fan di vecchia data.

I ragazzi del team nostrano hanno ricevuto molti consigli da Capcom utilizzati poi per creare un titolo dello stesso genere di Resident Evil che ricalcasse quello che nel 1998 tanto amavamo con gli horror.

Proprio questo che Daymare: 1998 si impone di fare, proporre un titolo nostalgico, ricco di riferimento a Resident Evil e ai titoli celebri dell’epoca.

Rilasciato inizialmente su PC, è finalmente giunto su PlayStation 4 e Xbox One, cercando di apportare qualche piccolo miglioramento rispetto alla versione uscita poco meno di un anno fa.

Un inizio come tanti

La storia gira attorno a un centro di ricerca situato nelle vicinanze di Keen Sight, che a causa di una fuoriuscita di una sostanza chimica e letale, ha trasformato quasi tutti i dipendenti in zombie. Saremo chiamati a impersonare ben tre personaggi: un ranger, un pilota e un soldato d’élite.

La peculiarità dei tre è che sono tutti ricchi di sfaccettature narrative, ognuno a suo modo affronterà l’epidemia e con meno scrupoli rispetto a ciò che siamo stati abituati a vedere nei panni di Leon S. Kenney o Claire Redfield. Gli avvenimenti vengono raccontati in modo molto lento, ma con alcune sorprese verso la fine della storia.

L’esplorazione della mappa è molto importante, soprattutto per la ricerca dei documenti che nascondono alcuni dettagli importanti che vanno arricchire il quadro generale sull’epidemia causata all’interno di Daymare: 1998.

Partiamo dal presupposto che Daymare: 1998 cerca di trovare in tutto e per tutto una propria identità, nonostante provi a ricalcare in parte l’onda degli Horror più storici, con una maggiore influenza da parte di Resident Evil 2.

La varietà scenica è un elemento che differenzia molto il titolo da altri giochi dello stesso genere: ci ritroveremo spesso in ambienti chiusi, cupi e ricchi di nemici, mentre altre volte avremo la possibilità di esplorare degli ambienti aperti.

L’interfaccia è molto pulita, e le UI compaiono solo se richiamate dal videogiocatore, lasciando lo spazio visivo quasi sempre privo d’impedimenti che possano distrarre durante le fasi più concitate.

Il miscuglio tra esplorazione e fasi di shooting è ben assestato, ricorda molto quanto visto nei primi due Resident Evil, cercando di dare a entrambi gli elementi la giusta importanza.

Una varietà di gameplay fin troppo scarsa

Le creature che infestano le mappe sono molto resistenti, richiedendo spesso un quantitativo di munizioni spropositate per essere affrontate (a tratti anche troppe).

Il nostro armamentario sarà sin dall’inizio già ben nutrito, ma non mancherà qualche piccola aggiunta interessante durante l’esplorazione.

Purtroppo Daymare: 1998 è afflitto da una legnosità di fondo che ne compromette a tratti la godibilità, soprattutto nelle fasi più intense durante gli scontri a fuoco.

Anche i nemici non vantano di un’intelligenza artificiale particolarmente reattiva, ritrovandoci spesso ad aggirarli senza troppa difficoltà e, di tanto in tanto, assistendo a delle situazioni piuttosto imbarazzanti.

Altra nota dolente sono i Boss, tutti molto anonimi e con uno schema di attacco fin troppo semplice, che non porta nessuna vera “difficoltà” o novità.

Problemi non degni del 1998

Come se non bastasse, a minare l’esperienza di gioco ci pensano dei bug fastidiosi. È capitato spesso di vedere dei testi sovrapposti, dei menù che non compaiono quando richiamati e dei nemici bloccati all’interno dell’ambiente di gioco.

Fortunatamente sono presenti alcune meccaniche simpatiche e che spiccano in mezzo ai problemi sopracitati. Ad esempio, se ricaricheremo la nostra arma troppo in fretta durante gli scontri, le munizioni finiranno a terra, facendoci sprecare un intero caricatore.

Per poter ricaricare la nostra arma, dovremo prenderci il giusto tempo, tenendo premuto l’apposito tasto senza essere interrotti per un lungo periodo. Questo aggiunge un pizzico di difficoltà in più durante gli scontri con numerosi nemici.

Qualche incertezza

Le ambientazioni, come vi abbiamo già detto, sono variegate e ci offrono la possibilità di poterle esplorare in lungo e in largo alla ricerca di documenti e munizioni. Non possiamo dire lo stesso dei modelli poligonali, che purtroppo risultano fin troppo “plasticosi” e accompagnati da un set di animazioni di bassa qualità.

Abbiamo però apprezzato come gli effetti luce riescono a enfatizzare quell’ambientazione tenebrosa e cupa, aggiungendo un filo macabro in più che non stona con il contesto.

Rispetto alla versione per PC le migliorie sono state veramente poche, e con tutti i problemi citati poc’anzi non possiamo fare a meno di pensare che questo porting sia stato fatto fin troppo frettolosamente e con mancanze dal punto di vista del testing.

Per quanto il gioco giri abbastanza bene, non mancheranno scene in cui il titolo comincia ad abbassare il suo framerate, a causa di un ottimizzazione non propriamente ben riuscita.

Pad alla mano il titolo risulta fin troppo legnoso, con un input lag che risulta particolarmente fastidioso nelle fasi più concitate.

Per quanto riguarda il doppiaggio inglese, non possiamo fare altro che lodarlo, nonostante quest’ultimo non venga accompagnato da una buona espressività poligonale. La colonna sonora non presenta brani eccelsi, risultando accettabili per quanto riguarda il contesto in cui sono inseriti ma nulla di più.

In conclusione

Non possiamo premiare con un gran voto Daymare: 1998, nonostante gli sforzi di Invader Studios di portare il titolo anche sulle console di Sony e Microsoft.

Il porting ci è sembrato fin troppo frettoloso, presentando dei problemi che minano l’esperienza e che rendono frustrante l’avanzamento della storia.

Nonostante tutto, si tratta di un titolo horror che propone qualche meccanica interessante e dalla longevità discreta.

Il nostro consiglio è quello di aspettare una patch correttiva prima di cimentarvi in quest’avventura “made in italy”, nel caso in cui non vogliate accettare compromessi per portarla al termine.

Daymare: 1998

Riassumendo

La versione per console di Daymare: 1998 non è altro che un frettoloso porting, afflitto da diversi problemi che non permettono al titolo di spiccare. Ci auguriamo che il team di sviluppo possa migliorare la situazione in breve tempo con una patch correttiva.

Overall
6/10
6/10

Pros

  • Narrazione piacevole da seguire
  • Gameplay godibile che richiama i capitoli moderni di Resident Evil

Cons

  • Legnosità nei movimenti e nei comandi
  • Troppi bug che compromettono facilmente l’avanzamento del gioco
  • Nemici e boss anonimi e poco vari
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Federico Molino

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.

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