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Sakura Wars – Recensione del reboot della serie

La celebre saga torna all'attivo dopo ben 10 anni dal suo ultimo capitolo

Non è una novità il fatto che la serie principale di Sakura Wars non abbia visto rappresentati da molto tempo.

L’ultimo titolo uscito, infatti, risale al 2005 ed è Sakura Wars: So Long, My Love per Nintendo Wii, il quale possiede inoltre il primato di primo gioco della serie ad aver messo piede al di fuori del Sol Levante.

Nonostante ciò, il gioco non ha avuto il successo sperato, ed ha costretto il publisher SEGA a prendere la triste decisione di fermare la serie in via indefinita.

Ma non tutti i mali però vengono per nuocere, e con nostro stupore all’annuncio di Shin Sakura Taisen, ora diventato Sakura Wars, SEGA ha annunciato che il titolo sarebbe approdato anche nel resto del mondo.

Il titolo si propone come un reboot della serie che sulla carta presenta meccaniche inedite e diverse migliorie, cercando di modernizzarsi per poter essere più accessibile rispetto al passato.

Sarà riuscita SEGA a portare alla ribalta il franchise Sakura Wars? Scopritelo nella nostra recensione!

I ciliegi morenti di Ginza

Il titolo parte con lo stesso incipit dei predecessori: un nuovo capitano viene incaricato di prendersi cura della Flower Division di Tokyo, una squadra militare speciale composta da piloti donne di mech (detti Kobu nel gioco) che hanno lo scopo di contrastare le creature demoniache disseminate nel mondo.

Il gioco è ambientato in un’epoca Taisho a metà tra il reale e lo steampunk, insieme a un cast variegato e ben riuscito, grazie anche all’aiuto di artisti di fama internazionale come Tite Kubo, autore di Bleach, che si è occupato della realizzazione del protagonista e delle ragazze.

Kubo è riuscito a distaccarsi dallo stile anni ’90 che finora faceva parte della serie per puntare alla modernità degli autori del nostro secolo, pur continuando a rendere omaggio al folklore estetico giapponese.

Vestirete i panni dell’ex capitano di marina Seijuro Kamiyama, il quale verrà contattato da Sumire Kanzaki, la vecchia comandante e l’unica rimasta all’attivo del vecchio team della leggendaria Combat Revue, per poter prendere le redini e ricostruire l’attuale Tokyo Combat Revue.

Teatro base operativa delle Combat Revenue

Una volta arrivati alla base operativa delle Combat Revue, vi ritroverete davanti ad un teatro colossale, che in tempo di pace ospita opere teatrali che intrattengono i cittadini, mentre nei periodi di crisi (come quello in cui vi ritroverete all’interno del gioco) fungerà da base operativa con un hangar di Kobu nel sottosuolo.

Seguirà quindi la convocazione nell’ufficio dell’attuale comandante e una breve spiegazione sulla situazione, prima che vi venga affidato il totale controllo della Division.

Scoprirete ben presto che la situazione non sarà tutta rose e fiori, soprattutto per quanto riguarda la pessima situazione economica e teatrale della Division. Sarà compito vostro riportare ai vecchi fasti la Tokyo Division per evitarne lo smantellamento.

Dopo le prime ore di gioco la trama si diramerà in due filoni paralleli, uno legato alla difesa di Tokyo dai demoni e l’altro legato ai World Games, una competizione che vede i Combat Revenue sfidarsi in un vero e proprio torneo che deciderà le sorti della Tokyo Division Revenue.Mecha mal messi a causa degli scarsi fondi economici

Nel complesso la caratterizzazione dei personaggi è ben fatta, riuscendo a rendere ogni personaggio della storia unico.

Tutte le ragazze saranno ben distinte tra di loro, sia per quanto riguarda il background narrativo (esplorabile nei capitoli a loro dedicati) che il carattere, rendendo la scelta finale ancora più ardua.

Difendiamo Tokyo

Il gameplay di Sakura Wars, rispetto ai precedenti, perde la parte strategica a turni a favore di una di stampo più action, con un sistema di combattimento hack ‘n’ slash e un quasi totale sacrificio della componente ruolistica dei titoli passati, non permettendo nemmeno la personalizzazione dei Kobu e degli equipaggiamenti utilizzati.

Tokyo Combat Revenue

Oltre alle brevi parti action, il gioco sarà composto prevalentemente da sequenze narrative e dalle meccaniche da dating sim tipiche della serie, attraverso il cosiddetto LIPS System (Live & Interactive Picture System) che permetterà al giocatore di relazionarsi e costruire rapporti interpersonali con tutti i membri del cast.

Il sistema pone al giocatore da due a quattro scelte, ognuna delle quali porterà a una diversa conseguenza, lasciando spazio anche a diverse scene comiche (a esempio, alcune scelte potrebbero farci scambiare per dei maniaci pervertiti).

Sistema Lips con Claire

Grazie alle scelte fatte con il LIPS, otterrete o perderete la fiducia con i membri della Tokyo Combat Revenue, permettendovi di acquisire o perdere dei benefici utili nelle battaglie sul campo.

Tutte le decisioni intraprese nel corso dell’avventura, una volta arrivati al termine, vi permetteranno di intraprendere una relazione sentimentale con una delle cinque ragazze disponibili, portando così a cinque il numero di finali presenti nel gioco.

Vi precisiamo che potrete avere una relazione amorosa con tutte le ragazze ma, alla fine dell’avventura, ne potrete scegliere solo una.

Nonostante questo, però, la linearità farà da padrone durante tutta l’avventura.

La poca varietà infatti sia dei dungeon che delle missioni, limitate spesso alla distruzione di vari gruppi di nemici per poter andare avanti fino al boss, possono portare alla lunga alla noia, complice anche un level design poco ispirato e monotono a eccezione delle fasi finali.

Gli stessi nemici non varieranno granché e potranno esser sconfitti con facilità, soprattutto dopo essere arrivati in un determinato punto della storia.

Tokyo risplende come mai prima d’ora

Parlando di comparto tecnico, il tutto viene affidato al motore grafico targato SEGA Hedgehog Engine 2, utilizzato recentemente per Mario e Sonic ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020.

Grazie ad esso, il titolo riesce a dare meravigliosi scorci su Tokyo e a garantire un frame rate stabile anche su PlayStation 4 standard.

Benché gli ambienti presenti non siano molti, questi sono stati realizzati con grande attenzione, offrendo sempre un’immersione in luoghi affascinanti e ricchi di dettagli.

Scorcio della città

Purtroppo, non tutto brilla: la mole poligonale è poco più che sufficiente, il tutto mentre le ambientazioni soffrono a causa di alcune texture e colori meno accesi e vivi rispetto a quelli utilizzati sui modelli dei personaggi, armi e Kobu dei protagonisti.

Il doppiaggio è ottimo ed è disponibile solo in lingua originale, ovvero in giapponese, riuscendo a caratterizzare i personaggi ottimamente.

L’unica cosa in merito che ci ha fatto storcere il naso è il fatto che, forse per motivi di budget, non tutte le scene sono state doppiate, e a primo acchito si potrebbe addirittura avere il pensiero che sia un bug o una mancanza dei file audio visto che i protagonisti continueranno a muovere comunque le labbra anche in queste situazioni.

Un vero peccato, poiché tale mancanza è presente in alcuni momenti “chiave” del gioco facendo perdere quel senso di immersione guadagnato pochi istanti prima.

Una nota di merito va alle sequenze animate fatte dallo studio Sanzigen, il medesimo che ha realizzato quelle per Fire Emblem: Three Houses. Sono tutte di eccellente fattura e sicuramente renderanno felici gli appassionati di anime che potranno rivedere ogni singola scena tramite un menu apposito.

Sequenza animata

Lo stile complessivo è identico a quello della serie Shin Sakura Taisen the Animation che ne fa da sequel e che è da poco approdata in Giappone, la quale riprende il filone narrativo ben un anno dopo gli eventi narrati nel gioco.

A chiudere il tutto ci pensa l’ottimo comparto audio: brani di altissima qualità composti e riarrangiati dallo stesso autore dei vecchi capitoli, Kohei Tanaka.

Ogni brano della colonna sonora è qualitativamente eccelso e rappresenta alla perfezione le situazioni in cui è utilizzato, risultando poco invadente ma al contempo molto armonioso.

Nota di merito alle tracce musicali utilizzate per i combattimenti, molto incalzanti e ben integrate nell’ambiente di gioco.

Sakura Wars

In conclusione

Sakura Wars è riuscito appieno nell’intento di riportare alla luce una serie ormai abbandonata da ben 10 anni, con una storia ben scritta e articolata che saprà intrattenere sia vecchi fan che i novizi.

Il gameplay, anche se ridotto all’osso e lineare, riesce a coinvolgere e a intrattenere il giocatore fino alla fine, lasciando comunque il giusto spazio alla narrativa ed in generale al sistema LIPS.

Il comparto grafico non eccelle in tutto e per tutto, presentando problemi di povertà poligonale e scelte di colori alle volte infelici, anche se, fortunatamente, tutto questo non andrà ad inficiare sulle ottime prestazioni di gioco.

Peccato per alcuni doppiaggi mancanti che a un primo impatto faranno perdere l’immersività, visto che il gioco è un completo susseguirsi di dialoghi atti a raccontarci la strabiliante storia proposta da SEGA.

Speriamo che SEGA riceva una risposta positiva dal mercato videoludico e che riesca a riproporre ulteriori capitoli nuovi e migliorati di questa stupenda serie.

Sakura Wars

Riassumendo

Sakura Wars riesce nell’intento di riportare in vita una saga ormai abbandonata grazie a una storia ben scritta e coinvolgente, contornata da fasi di gameplay che funzionano da intermezzo tra un dialogo e un altro.

Il titolo non è purtroppo esente da difetti, soprattutto a causa  del sistema di combattimento ridotto fin troppo all’osso e di alcune scene importanti in cui il doppiaggio è assente, fattori che potrebbero far storcere il naso a certe categorie di videogiocatori.

Ci sentiamo comunque di consigliarlo a tutti i fan della serie ed agli appassionati di Visual Novel.

Overall
7.5/10
7.5/10

Pros

  • Storia ben congeniata e interessante
  • Ottima caratterizzazione dei personaggi
  • Colonna sonora bilanciata
  • Sequenze animate degne di nota

Cons

  • Gameplay ridotto all’osso
  • Level design poco ispirato
  • Presenza di scene non doppiate
  • Svolgimento molto lineare
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Gianpaolo Di Mauro

Nato ad Acireale il 28 giugno del 1996, cresce con la passione dei videogames affievolita una volta conosciuto il mondo della pasticceria.

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