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Spirit of the North – Recensione della versione per Nintendo Switch

Un poetico viaggio alla scoperta dell'Islanda

Dopo essere stato rilasciato a fine 2019 in esclusiva su PlayStation 4, Spirit of the North approda oggi su PC e Nintendo Switch.

Sviluppato da Infuse Studio, casa di sviluppo formata soltanto da tre componenti, il gioco è il loro primo progetto effettivo dopo aver inizialmente concentrato il loro lavoro sulla creazione di asset per Unreal Engine.

Pad alla mano, ci ritroviamo a esplorare gli sconfinati paesaggi islandesi, passando da zone innevate e ghiacciate ad altre con distese infinite di erba ed edifici in rovina.

Abbiamo fatto questo viaggio su Nintendo Switch grazie a un codice che ci è stato gentilmente concesso in anteprima, e ora siamo pronti a parlarvi approfonditamente del titolo!

Yin e Yang

In quest’avventura vestiamo i panni di una volpe rossa, la quale vaga in mezzo a delle distese innevate.

Inizieremo questo viaggio da soli, per poi trovare un compagno nel bel mezzo della desolazione: una volpe spettrale.

Questa inizierà a guidarci nel nostro percorso e a darci la forza per superare le avversità, eliminando la corruzione che sta devastando il territorio.

Non c’è mai una narrazione diretta e il gioco non ci indicherà mai un percorso. In compenso, quest’ultimo sarà piuttosto intuitivo, anche perché nel cielo avremo come perenne indizio per orientarci un’innaturale scia rossa, a rappresentazione della corruzione dilagante.

Oltre alla nostra protagonista, non ci sono altri esseri viventi: le uniche tracce di vita umana sono edifici ormai in rovina e scheletri a volte nemmeno più integri. Alcuni di questi scheletri sono di shamani, i quali vanno ricongiunti con i loro bastoni per poter liberare i loro spiriti.

Spirit of the North lascia parlare le ambientazioni, le quali suggeriscono un accenno di storia e ci danno un motivo per andare avanti con questo viaggio.

In aggiunta a ciò, in giro per la mappatroviamo statue e altre iconografie di volpi, richiami nemmeno troppo velati al folklore islandese che permeano in tutta l’opera.

Il titolo propone un’esperienza che per certi versi può ricordare Journey, titolo sviluppato da Thatgamecompany. Guardando lo stile della narrazione, il paragone è quasi inevitabile.

Ci sono delle evidenti differenze andando a vedere la componente gameplay dei due titoli, ma ciò che hanno in comune è quell’atmosfera poetica che permea tutta l’avventura.

Il potere dello Spirito

Durante il nostro viaggio ci ritroviamo a fare delle sezioni di platforming e a risolvere dei piccoli enigmi inizialmente facili, ma che poi diventano via via sempre più articolati, anche se mai troppo complessi. Man mano che procediamo con la storia sblocchiamo dei poteri che ci permettono di sfruttare le abilità dello spirito che ci segue per procedere e per eliminare la corruzione.

Per utilizzare i poteri dobbiamo innanzitutto trovare dei fiori azzurri, che soprattutto nelle prime fasi sono sparsi generosamente negli ambienti. Mettendoci sopra di essi e premendo A per far guaiolare la nostra volpe, quest’ultima viene ricoperta da dei simboli azzurrini.

Quando ci siamo “caricati” possiamo compiere una delle seguenti azioni: con X muoviamo la coda per illuminare delle speciali pietre con dei simboli scolpiti; con Y evochiamo lo spirito della volpe, il quale può accedere a delle zone a noi inaccessibili per risolvere degli enigmi; tenendo premuto A, infine, carichiamo un attacco che ci serve a distruggere le fonti di corruzione, le quali a volte ci impediscono di andare avanti.

Gli enigmi riguardano principalmente il primo dei poteri descritti: accendendo o spegnendo delle pietre apriamo dei passaggi, oppure, per fare un esempio, facciamo alzare il livello dell’acqua per accedere a zone prima irraggiungibili.
Altre pietre invece hanno delle parti da ruotare, e lo facciamo guaiolando premendo A finché non troviamo la combinazione giusta.

La parte meno riuscita, purtroppo, concerne il platforming, parte piuttosto fondamentale del gameplay. I movimenti della nostra volpe non sono abbastanza precisi da permetterci di calibrare i salti. Spesso ci troviamo a sbagliare salti proprio per questo motivo, altre volte ci troviamo incastrati tra una roccia e un’altra oppure sospesi a mezz’aria anche se abbiamo fatto il salto per bene.

Come abbiamo già accennato prima, sono presenti degli shamani che devono essere ricongiunti con i loro bastoni per poter liberare i loro spiriti. Questi consistono nei collezionabili: li troviamo se decidiamo di prenderci più tempo tra una vasta zona e l’altra, ma non sono essenziali per il completamento del gioco. Permettono, tuttavia, di allungare di un’oretta o due il tempo di gioco, arrivando ad avere un’esperienza complessiva di cinque o sei ore.

La voce della musica

Vera protagonista di Spirit of the North è la colonna sonora. I vari brani sono parecchio ispirati e arrivano a trasmetterci svariate emozioni mentre proseguiamo con la storia. Joseph Gifford, compositore di Infuse Studio, ha dato grande prova di maestria dando una voce al gioco proprio attraverso i suoi brani.

Unica nota storta di tutto il comparto audio del titolo è il guaiolo della volpe che, sentito e risentito durante la nostra esperienza, sembra più l’abbaiare di un cane. Ovviamente non è un difetto molto rilevante o che va a intaccare la qualità del titolo.

Gli scenari di Spirit of the North sono semplicemente mozzafiato Le ambientazioni, che si parli di una discesa innevata o di sconfinati prati verdi, sono solenni e memorabili. Inoltre gli scenari sono tutti parecchio vasti, con varie zone opzionali per la caccia ai collezionabili, e sono curati in ogni minimo particolare.

Lo stesso vale per la nostra volpe, che si scuote ogni volta che esce dall’acqua e che si affanna quando la facciamo correre per troppo tempo, rallentando il suo passo. Fatta eccezione per i salti, di cui abbiamo parlato prima, ogni altro movimento è stato studiato con molta cura.

Abbiamo giocato il titolo su Nintendo Switch, principalmente in modalità portatile: il frame rate è stabile e non subisce mai rallentamenti. I caricamenti non sono molti, e quando presenti sono piuttosto brevi. L’unica cosa che abbiamo notato giocando è che a volte, negli scenari più grandi, si può notare il caricamento delle texture man mano che avanziamo.

Due volpi, un solo destino

Spirit of the North è un’esperienza che non possiamo fare a meno di consigliare. Dal ritmo cadenzato e rilassante alla meravigliosa colonna sonora, si tratta di un ottimo esordio per i ragazzi di Infuse Studio, i quali hanno trasmesso tutto il loro amore per i videogiochi in questo loro titolo.

Si tratta di un gioco sicuramente non adatto a tutti, ma che, per chi vuole dargli una possibilità, può riservare delle belle sorprese con le sue atmosfere poetiche e malinconiche.

Spirit of the North

In conclusione

Spirit of the North è una poetica avventura rilassante, contornata da un platforming un po’ da rivedere e degli enigmi semplici, ma che mostra l’amore per i videogiochi dei suoi tre sviluppatori. Un’esperienza consigliata se siete avvezzi a questa tipologia di giochi.

Overall
8/10
8/10

Pros

  • Poetico e malinconico
  • Colonna sonora indimenticabile
  • Scenari suggestivi

Cons

  • Platforming da rivedere
  • Qualche piccola imperfezione tecnica
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Sofia Marotta

Classe '95, videogiocatrice dal 1998. Negli anni ha cambiato spesso genere preferito, ma da quando ha scoperto Shin Megami Tensei gli RPG sono il suo pane (quasi) quotidiano. Quando non gioca o non parla di videogiochi, scrive racconti o guarda quello che capita su Netflix mentre ricama. I suoi giochi preferiti in assoluto sono The Binding of Isaac: Afterbirth+ e Catherine

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