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C’è qualcosa di terribilmente marcio nella nostra industria

Quand’è che finisce la libertà di critica?

La libertà di parola è forse uno dei temi che più mi appassiona a questo mondo. In molti anni mi sono sempre chiesto “fino a che punto la libertà di parola è davvero libertà?“.

E questa domanda, volente o nolente, ricade in modo incredibilmente attuale anche sull’industria dei videogiochi. Una delle più grandi macchine economiche di questo mondo, capace di generare profitti quasi più di qualsiasi altro settore.

Gli esempi non mancano sin dall’alba dei tempi, quando Nintendo e SEGA si affrontavano in lotte senza tregua a colpi di marketing e videogiochi, e arriva a toccare anche la moderna industria con review bombing su siti come Metacritic e azioni ancora peggiori.

Ma procediamo con ordine.

Review Bombing, l’essenza della soggettività

La possibilità data alle persone comuni di esprimere un proprio giudizio è una libertà che è stata conquistata ormai da anni nel mondo, grazie a dure lotte portate avanti dai nostri nonni e dai nostri antenati prima di loro. Eppure, al giorno d’oggi facciamo di tutto per allontanarci dagli ideali di libertà che allora inseguivamo.

Il review bombing è forse una delle più becere e frustranti attività che colpiscono la nostra modernità videoludica. Approfittando della possibilità di esprimere un giudizio sin dal giorno di lancio di un videogioco, in molti ritengono opportuno mettere voti estremamente bassi a prodotti non di loro gradimento.

Finché la critica viene costruita su basi serie, magari dopo aver portato a termine l’avventura di cui si vuole parlare, è ancora comprensibile il voler esprimere un proprio giudizio, positivo o negativo che sia, sull’opera in questione.

Review bombing, ovvero dimenticarsi il cervello nel cassetto

Eppure, tantissime persone si riversano costantemente su determinati prodotti con le più disparate motivazioni, molto spesso negative e ben poco fondate, affibbiando voti estremamente negativi a giochi che magari non hanno nemmeno mai toccato.

I casi più recenti li possiamo trovare in The Legend of Zelda: Breath of the Wild, il capolavoro Nintendo lanciato in contemporanea con Nintendo Switch, oppure Astral Chain financo ad Animal Crossing: New Horizons.

Il review bombing del 2017 su Breath of the Wild

Ma il caso veramente celebre di questi giorni riguarda The Last of Us 2, l’ultima opera targata Naughty Dog in esclusiva per PlayStation 4, sulla quale si sono riversate ondate di hater e fan inferociti come mai avevamo visto prima per una produzione Sony.

Il motivo è presto detto

Aprendo la pagina relativa a The Last of Us 2 su Metacritic è possibile farsi un’idea piuttosto precisa sul perché i fan abbiano deciso d’imporre una critica così pesante al gioco.

Partendo dalle accuse di sfruttamento da parte di Naughty Dog nei confronti dei suoi sviluppatori, che ancora potrebbero essere comprensibili, si arriva a critiche feroci nei confronti di Ellie e della sua omosessualità.

Non manca chi critica la trama senza aver nemmeno giocato al gioco (come ammesso da molte persone che lo hanno scritto proprio nella stessa critica), e non manca nemmeno chi ha deciso di riversare il suo odio nei confronti di una persona in particolare.

Un classico esempio di depensante

L’attrice in questione si chiama Jocelyn Mettler, ed è colei che ha prestato il suo volto (e solo il volto) a Naughty Dog per lunghe sessioni di motion capture, le quali hanno dato vita ed espressività al personaggio di Abby.

Senza volersi dilungare ulteriormente, Laura Bailey è stata costretta ad abbandonare tutti i suoi Social Network a causa della crescente onda di hater che hanno iniziato a insultarla, a minacciarla e ad augurarle ogni sorta di male possibile.

Tutto ciò nel 2020, anno in cui l’uomo pavoneggia la sua “libertà d’espressione” come fosse un trofeo a lungo sudato.

I risvolti di questa situazione

Ma quali possono essere le conseguenze di questa situazione? A quali risultati potrebbe mai condurre un comportamento del genere? E soprattutto, perché mai dovrebbero venir accettati e non fronteggiati?

Il problema, purtroppo, è proprio questo. E i primi a venirne colpiti sono quelle persone che, magari dopo aver terminato il gioco, vorrebbero poter esprimere in libertà la propria critica allo stesso, mossi magari da motivazioni sincere e ben ragionate già alla base.

Qui si arriva a minacce di stupro e morte per una live su Twitch

Lasciando la libertà totale a queste persone d’insultare a man bassa, si crea un effetto opposto che limita al massimo la libertà d’opinione, portando le coloro che vorrebbero esprimere la propria innocente critica a venir assimilate, volenti o nolenti, agli stessi hater che invece non rispettano alcun codice etico nel tempestare un gioco di voti negativi.

Le stesse persone che adoperano questo atteggiamento, tra l’altro, non si rendono nemmeno conto che a lungo andare provocano l’effetto opposto a quello sperato. Anziché convincere le persone ad allontanarsi da un prodotto per loro manchevole, le spingono con più forza verso il prodotto stesso, come dimostrano le vendite milionarie di The Last of Us 2.

E’ giusto, quindi, che chiunque possa dire la propria? E’ giusto che siti come Metacritic permettano a tutti di scrivere le proprie critiche senza nemmeno aver mai toccato il prodotto in questione? E’ accettabile, da parte nostra, che queste persone diventino i portavoce di un’ondata senza fine di odio e critica ingiustificata, anziché di critica ragionata e costruttiva?

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