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The Last of Us Parte II – Recensione di un capolavoro

I walk through the valley of the shadow of death”

Sono passati ormai sette anni da quando il primo The Last of Us si apprestava ad approdare su PlayStation 3, precisamente, alla fine del suo percorso vitale, lanciando sul mercato un ultima perla targata Naughty Dog.

Il successo è stato mondiale, i voti hanno approvato il lavoro svolto dal team e i videogiocatori, hanno potuto godere di una avventura di un duo votato alla ricerca di una cura, il cui legame si costruiva man mano si avanzava nella storia.

A distanza di quei anni siamo ancora qui a parlare di quel finale, che finalmente trova giustizia in un secondo capitolo, chiamato The Last of Us Part II.

Non potevamo esimerci dall’esprimere il nostro giudizio verso a una delle produzioni più attese sulla console di Sony, sappiamo che già molti di voi hanno avuto modo di leggere la recensione in altri lidi, ma noi vogliamo esprimervi il nostro giudizio verso il nuovo viaggio di Ellie.

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Said he come to save the world from destruction and pain

But I said, “How can you save the world from itself?”

Partiamo già con il dirvi che per noi è un prodotto di altissima fattura, che negli anni è riuscito a maturare e proporre con questo secondo capitolo una narrativa molto più efficace e dura.

Vi invitiamo a leggere il nostro parere sul titolo, per capire cosa ci ha realmente colpiti della nuova produzione di Naughty Dog.

Il peso della vendetta

La storia di The Last of Us Parte II inizia con una scena, che riprende ciò che avevamo visto alla fine del primo capitolo, la scelta di Joel che ha un peso importante nella vita di Ellie.

Rivivere quell’evento è un momento chiave, perché successivamente andremo ed esplorare meglio la motivazione.

A Jackson, dove la vita sembra ormai essersi adattata alla pandemia globale, Ellie e Joel hanno trovato un loro posto all’interno di una grossa comunità, trascorrendo così quattro lunghi anni all’interno della cittadina.

Nelle prime ore di gioco vivremo un dramma, che cambierà per sempre la mentalità della nostra Ellie, portandola a un percorso di redenzione, costellato da un istinto primitivo dettato dalla vendetta.

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Un percorso composto da piccoli pezzi

La narrazione non è solo un percorso verso la riscossione di un torto subito, ma ciò che andremo ad esplorare è molto più profondo e intrinseco. Ogni emozione emanata avviene attraverso Ellie, ciò che quest’ultima proverà sarà il sentimento del videogiocatore.

L’immedesimazione che Naughty Dog è riuscita a creare è magistrale. Il racconto è strutturato per offrire solo piccole parti, lasciando in sospeso spesso scene importanti, a favore di flashback che vanno a comporre il quadro generale.

L’attesa è ciò che differenzia questo gioco da altre produzioni, dove le parti più importanti vengono somministrate a piccole dosi e al momento più adatto, cercando di non lasciare mai dei buchi di trama.

Nelle trenta ore avremo la possibilità di esplorare ogni singolo personaggio, le motivazioni per cui muovono determinati gesti e perché si ritrovano a dover compiere determinate scelte.

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Un racconto straordinariamente violento

Solo con il tempo è possibile comprendere appieno determinate scelte compiute durante il nostro viaggio, spesso, gli sviluppatori ci chiederanno di prenderci del tempo, non in modo esplicito ma il messaggio traspare dalla narrazione.

Ogni singolo personaggio viene mosso da scelte importanti, per ciò in cui credono e lottano, per far sì che la loro giustizia abbia un significato all’interno di quel mondo ormai devastato.

La metodologia usata per raccontare questa seconda parte è magistrale, non ci sono produzioni che attualmente reggano il confronto, il tempo speso, la passione e la volontà di raccontare una storia forte è palpabile dalle prime ore.

L’esplorazione dell’animo umano avviene in piccole dosi, dove l’istinto di sopravvivenza non è alla base del racconto, premendo molto di più sui sentimenti dei personaggi che fanno da protagonista alla vicenda.

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L’importanza dell’esplorazione

Dopo aver lasciato Jackson nelle prime ore di gioco, avremo la possibilità di dirigerci a Seattle, una grande e vasta area ricca di elementi che arricchiscono l’esperienza di gioco.

Come adottato su Uncharted: L’Eredità Perduta, avremo una grande area da esplorare, sono presenti molteplici edifici nel quale è possibile recuperare del materiale utile per il nostro viaggio, oltre che goderci il viaggio, apprezzando ogni minima sfumatura di quella metropoli immersa nella devastazione.

A muoverci in questa grande area è il nostro fidato Cavallo, che funge da mezzo per gli spostamenti. Sarà possibile scendere da cavallo in qualunque momento, per apprezzare ogni angolo, o per gettarci all’azione verso un nemico errante nell’area.

Ovviamente non mancano gli ambienti al chiuso, spesso dettati per fini di trama, ma anche quest’ultimi sono vasti, immensi, e nascondono diverse vie traverse che ci permettono di ampliare il nostro arsenale.

Sparsi per la mappa di gioco, sono presenti documenti che ci fanno capire com’era la vita prima e durante la pandemia, come la gente è riuscita a difendersi e come altri non ce l’abbiano fatta ma hanno comunque lasciato una loro testimonianza prima di morire.

Sono state aggiunte diverse casseforti in giro per la mappa di gioco, è abbastanza semplice sbloccarle, solitamente la combinazione non è mai troppo lontana da quest’ultima, oltre che è possibile sbloccarla sentendo il rumore del meccanismo durante lo scassinamento.

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Crescita interiore

La nostra Ellie ha a disposizione un albero delle abilità, che è possibile arricchire di altri rami trovando dei manuali, solitamente sparsi per la zona di gioco. Per apprendere delle nuove abilità, avremo bisogno di ottenere la relativa “moneta”, come nel primo capitolo, si tratta delle pillole.

Il personaggio non sarà l’unica cosa potenziabile, in questo secondo capitolo sono stati aggiunti i banchi di lavoro, che utilizzando le nostre risorse potremo potenziare le nostre armi in modo incisivo, selezionando la parte interessata.

La cosa che sorprende sono le animazioni durante il potenziamento, vedremo il nostro personaggio impegnato ad effettuare i dovuti ritocchi alla bocca da fuoco.

L’esplorazione è un elemento molto importante per proseguire senza troppi problemi durante il nostro viaggio, soprattutto bisogna sempre possedere un quantitativo di risorse per gli scontri più movimentati.

La possibilità di poter usare una schivata come quella di Ellie, rende gli scontri molto più realistici, assicurando una fluidità maggiore all’intero comparto.

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Combatti con brutalità

Ogni scontro è un esperienza unica, è possibile trovare sempre nuovi approcci, dai più studiati a quelli più disperati. Analizzare la zona di combattimento è importante, se non si vuole sprecare troppe risorse per proseguire.

In questo capitolo è aumentata la possibilità di movimento, oltre alla schivata, è stato introdotto il salto libero, aggiungendo molta più verticalità agli ambienti.

Oltre agli scontri, la verticalità in aggiunta permette di esplorare con molta più comodità gli ambienti di gioco, inoltre, la struttura non è lineare come nel primo capitolo, ma si presenta ben articolata.

Noterete il cambiamento già dalle prime ore, quando sarete impegnati a collegare dei generatori sfruttando l’ambiente circostante cercando di raggiungere delle zone apparentemente inaccessibili.

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L’unicità alla base del successo

Non sono presenti aree uguali tra loro, ogni singolo luogo è unico, costellato da elementi mai visti. L’unicità presente nelle ambientazioni è impressionante.

Come vi abbiamo già detto, le zone spesso si aprono all’utente, lasciando lo spazio di approfondire meglio com’era un tempo quel luogo, e cosa ne è rimasto.

I nostri percorsi sono spesso occupati da infetti, clicker e umani che sono assetati di sangue tanto quanto le spregevoli creature che si annidano a Seattle.

Anche questa volta è presente il crafting degli oggetti, che sfruttano l’utilizzo delle risorse raccolte all’interno della mappa di gioco. Questa volta, però, non sarà possibile creare determinati oggetti se non apprenderemo la ricetta dal ramo delle abilità, che spesso, si trovano in quelli aggiuntivi dai manuali di addestramento.

Spesso ci ritroveremo, per motivi di trama, accompagnati da alcuni personaggi, che ci aiuteranno durante gli scontri. In questo caso, l’Intelligenza artificiale riesce a donare un ottimo riscontro, si adatta facilmente al nostro stile di gioco, aiutandoci nelle fasi più disperate.

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La bellezza degli scontri

Gli assalti sono variegati, dai più violenti a quelli meno, articolati da fasi stealth che ci permettono di approcciarsi in maniera molto più pacata. Vi confessiamo che The Last of Us Parte II è un titolo brutale, costellato di scene di pura violenza, ma mai senza un vero motivo, una ragione o senza cuore.

Il mostrario è stato ampliato, sono presenti clicker di ogni genere, in base allo stato dell’infezione, il nemico sarà o più letale o più veloce. Non vogliamo anticiparvi molto a riguardo, il titolo riserva alcune sorprese importanti.

L’unico di cui vogliamo parlarvi è il furioso, un imponente nemico che ci darà spesso filo da torcere nelle fasi più disperate, dato che ha la possibilità di distruggere quasi ogni barriera che ci rendeva sicuro durante gli scontri con i Clicker.

Queste fasi aggiungono quel pizzico di adrenalina in più che non guasta in un titolo del genere, aggiungendo la tensione tipica del genere Horror, esaltandola magistralmente.

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All’interno della nostra avventura incontreremo diversi gruppi di nemici, partendo dai Washington Liberation Front alle Iene, queste due già in perenne lotta fra loro, entrambi con credi e motivazioni diverse che spingono a muovere le loro pedine.

La cosa che ci ha sorpreso è che ogni singolo nemico ha un nome, una personalità ed interagisce con ogni singolo nemico presente sulla zona. Se causeremo un rumore, il nemico avviserà i compagni del sospetto suono, chiamandoli per nome. Lo stesso accade quando uno di questi viene fatto fuori.

Quando uno dei nostri nemici perde un compagno, la sua azione diventa molto più violenta, spinto dal desiderio di rendere giustizia all’appena compagno che ha subito una dipartita a causa nostra.

Il peso della vendetta e dell’uccisione, pressa anche in questo comparto, mostrandoci come il nostro scopo ha bisogno di grossi sacrifici.

È assolutamente sorprendente come Naughty Dog abbia curato un elemento così banale, ma non scontato, che mai nessuno si era mai preoccupato di curare così maniacalmente.

Sono proprio questi gli elementi che rendono questa seconda parte, un titolo immenso, unico e imparagonabile con le molteplici opere di qualità presenti sul mercato odierno.

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Tecnicamente superbo

Durante gli scontri, Ellie è consapevole dell’ambiente circostante, sfruttando quest’ultimo a dovere, sorprendendo il giocatore con delle animazioni spacca-mascella.

Sfruttare l’ambiente è una delle prerogative per la sopravvivenza, ogni singolo elemento potrà essere utilizzato a nostro vantaggio.

Anche la scelta di un punto dove sparare può essere decisivo, la reazione all’impatto con un arto di un nemico è realistico, lo smembramento è brutale ma scenicamente sorprendente.

Anche il comparto audio gioca un ruolo molto importante, ogni singolo suono è studiato alla perfezione per aggiungere quella sensazione di pathos durante l’esplorazione.

Durante l’esplorazione a Seattle, è possibile sentire il rumore dei ruscelli vicini, di alcune strutture che penzolano provocando dei cigolii e un’altra serie di dettagli che rendono il tutto scenicamente perfetto.

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Replicare un successo tecnico

Il primo The Last of Us portava la PlayStation 3 al limite della sua potenza, mostrando un comparto grafico di tutto rispetto, avvicinandosi quasi a quello che viene definito: inizio nuova generazione.

Anche la seconda parte sfrutta appieno la potenzialità di PlayStation 4 Pro, donando un impatto visivo ben curato, con delle espressioni facciali realistiche, mai raggiunte prima neanche dal capolavoro di Rockstar Games.

È sensazionale di quanti elementi a schermo sono presenti durante l’esplorazione, senza mai cedere alla tenebrosità del drop del framerate, il tutto è sempre rigorosamente stabile anche nelle fasi più concitate.

Il lavoro di ottimizzazione è impeccabile. Gli effetti di luce riescono ad enfatizzare quel mondo devastato che andremo ad esplorare insieme alla nostra Ellie.

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Noi abbiamo goduto di un’esperienza su PlayStation 4 Pro, che vanta una risoluzione di 1440p, senza mostrare grandi artefatti dovuti alle televisioni 4K. Qualche piccola texture non curata magistralmente è presente, ma nulla che ne compromette la bellezza dell’insieme.

Non è da meno la colonna sonora composta per lo più dal compositore Gustavo Santaolalla, già famoso per il suo lavoro svolto con il primo capitolo di The Last of Us. Ogni traccia si inserisce perfettamente all’interno del tessuto della narrazione, scavando sempre più in fondo nei sentimenti del videogiocatore.

Commento Finale

Trarre le conclusioni ad un titolo come The Last of Us Parte II non è mai semplice, soprattutto perché non pecca su quasi nessun aspetto. Si tratta di un racconto che si insidia pian piano nelle arterie del videogiocatore, lasciando alla fine del viaggio, una lacrima dolorosa, ma che lascia riflettere anche a distanza di giorni dalla sua fine.

Arrivato a questo punto è innegabile, si tratta di un capolavoro che difficilmente è replicabile, unico nel suo genere, curato in ogni minimo dettaglio. Per noi rappresenta il punto più alto mai raggiunto tra le varie esclusive di PlayStation 4, un capolavoro che non dovrebbe mancare a nessuno nella propria libreria videoludica.

Riassumendo

The Last of Us Parte II è un capolavoro, il suo tessuto narrativo affronta un lungo viaggio costellato da forti emozioni. Nella sua trentina di ore non ci ha mai annoiato, è riuscito quasi sempre a sorprenderci per la sua unicità, e per il modo in cui la narrazione viene presentata.

Overall
10/10
10/10

Pros

  • Narrativamente forte e splendidamente brutale
  • I personaggi sono variegati, curati nei minimi dettagli e tutti mossi da un background curato maniacalmente
  • Le aree sono vaste, spesso ci ritroveremo a impiegare del tempo prima di proseguire
  • I combattimenti sono molto più adrenalinici
  • Tecnicamente non ha eguali in questa generazione

Cons

  • Qualche piccolo artefatto grafico nei luoghi secondari
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Federico Molino

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.
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