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Ghost of Tsushima – Recensione dell’ultima opera di Sucker Punch

Viviamo le avventure di Jin Sakai

Sono passati all’incirca tre anni da quando Ghost of Tsushima fu annunciato ufficialmente durante la Paris Games Week del 2017, sotto l’ala di Sony Interactive Entertainment. Lo sviluppo ha avuto inizio subito dopo l’avventura stand-alone nell’universo d’InFamous: Second Son, ovvero InFamous First Light.

Gli sviluppatori hanno elaborato più volte l’idea di proporre un Giappone feudale caratteristico, che rappresentasse parte della cultura in modo fedele, consultando più volte degli esperti in materia, fino ad arrivare all’esperto del combattimento con spada David Ishimaru, per aiutarli a creare un sistema di combattimento che potesse rappresentare la realtà in maniera impeccabile.

Dopo le vicissitudini del Coronavirus, il gioco ha subito il colpo dovendo spostare la finestra di lancio per Luglio, lasciando lo spazio del mese precedente all’opera di Naughty Dog: The Last of Us Parte II.

Negli ultimi anni abbiamo avuto modo di apprezzare opere che si basassero quasi sulla stessa cultura, ma da punti differenti, come Sekiro: Shadows Die Twice e Nioh, entrambi analizzati approfonditamente nel nostro portale.

Quest’oggi siamo finalmente qui a goderci l’opera di Sucker Punch, nella speranza che il prodotto fuoriuscito sia di qualità.

La via del Samurai

La narrazione gira tutto attorno all’isola di Tsushima, durante il periodo feudale intorno all’anno 1274. Vestiremo i panni di Jin Sakai, l’ultimo dei samurai della sua famiglia, durante la prima invasione dei mongoli, cercando di spingere quest’ultimi con tutta la forza che il territorio nipponico è riuscito a radunare.

Il giovane guerriero è stato addestrato fin da piccolo dallo zio Lord Ishimura, verso la via del Samurai, rispettando determinati precetti imposti dal credo. Per liberare quest’ultimo dalle grinfie dei mongoli, sarà costretto a ricorrere a metodi poco ortodossi, scatenando così un nuovo stile di combattimento, denominato dal popolo: la via dello spettro.

La storia ci proietterà in un modo in pieno conflitto, dove i deboli vengono schiacciati dalle forze barbare di un popolo straniero, il nostro compito sarà quello di dare voce a chi non ha la forza di difendersi. Il nostro Jin Sakai cercherà di radunare un esercito, formato da elementi chiave all’interno dei precedenti conflitti.

L’obiettivo ultimo sarà quello di liberare l’intera isola di Tsushima dagli invasori. Narrativamente si presenta bene, il problema principale risiede nel raccontare una storia che sa di già “visto”, portando poche innovazioni all’interno del genere. Nonostante tutto, la campagna principale è piacevole da seguire e richiede ben venti ore prima di poter essere completata.

Qualche sfumatura

Tutti i personaggi presenti sono ben caratterizzati, fatta eccezione per quelli reclutati negli eventi secondari, che vengono lasciati al proprio destino dopo una serie di missioni svolte. All’interno del mondo di gioco potremo esplorare ogni angolo dell’isola, cercando di liberare quanto più possibile le zone sopraffatte dalla potenza nemica.

Il gameplay è molto semplice, non presenta meccaniche complesse, avremo a disposizioni diversi stili di combattimento che sarà possibile ampliare una volta che otterremo determinati punti esperienza, sconfiggendo i generali presenti nell’isola. Inoltre, non esiste un vero livello del personaggio, ma bensì questo viene sostituito dalla leggenda, che aumenta man mano che completeremo degli scontri e missioni.

I punti abilità del personaggio ci permetteranno di ampliare le tecniche a nostra conoscenza, andando ad aumentare parametri utili durante gli scontri. Avremo la possibilità di aumentare gli slot per curarci, offrendoci un maggiore vantaggio durante gli scontri.

Le dinamiche stealth sono presenti, ma non obbligatorie e non sempre funzionali, spesso i comandi non sono reattivi come ci si aspetterebbe, incappando in fastidiosi bug che distruggono la nostra copertura durante queste fasi.

Lo stile di combattimento con la Katana è fenomenale, l’impegno impiegato da Sucker Punch è palpabile dai primi scontri. Nonostante la possibilità di affrontare degli scontri di diverso genere, il combat system pecca di un’I.A. poco reattiva, e che spesso riesce a metterci a tappeto per uno spam di colpi insensati.

La via della spada

I momenti migliori sono durante i confronti, dei combattimenti dove la reattività del giocatore è fondamentale per poter abbattere con un uccisione istantanea, uno o più nemici.

Anche in questo caso sarà presente un sistema di parry, al giusto tempismo avremo la possibilità di trovarci dietro al nemico o contrastarlo con un contrattacco che infliggerà degli ingenti danni al nemico. La cosa fondamentale durante gli scontri è quello di riempire quanto più la determinazione, dato che quest’ultima ci permetterà di recuperare l’energia qualora fossimo in fin di vita.

Gli avversari si dividono in diverse categorie, spesso durante queste fasi ci troveremo costretti a valutare chi affrontare prima, poiché fronteggiare un grosso guerriero con degli arcieri al nostro seguito comporterà quasi sempre un ingente perdita di energia. Ogni nemico va affrontato con uno stile diverso, cercando di comprendere al meglio lo stile di combattimento di quest’ultimo e contrastarlo.

Il mondo di gioco è abbastanza ricco di eventi, avremo la possibilità di esplorare le storie di alcuni personaggi della storia, scoprendo cosa si cela nel loro passato e cosa attualmente li turba durante il conflitto contro l’esercito mongolo.

All’interno della produzione non saremo accompagnati da una vera mini-mappa, ma la nostra via verrà indicata dal vento, che è possibile richiamare con l’apposito movimento sul touchpad del Dualshock 4 di PlayStation 4.

Nonostante l’esplorazione sia mastodontica e ci permette di eseguire una serie di azioni che distolgono l’occhio del giocatore dal suo compito principale, Ghost of Tsushima pecca nell’essere un Open-World banale, che non porta nulla di realmente inedito e che a lungo andare ritorna quel senso di ripetitività.

Artisticamente impeccabile

Il lato stilistico è sublime, le ambientazioni di Tsushima lasciano a bocca aperta, il tutto condito da una serie di effetti che esaltano la bellezza della terra nipponica. Lo stesso possiamo dire delle città, tutte ben curate. L’unico difetto risiede in alcune texture curate solo marginalmente, con modelli poligonali che dispongono di alcune animazioni facciali poco realistiche.

Il comparto audio eccelle in quasi tutto, anche il doppiaggio Italiano è riuscito a far emergere la massima espressività di Jin Sakai, il tutto accompagnato da un accostamento sonoro di alta fattura, con alcuni pezzi che è possibile definire “capolavori”.

Commento Finale

Nonostante tutto, Ghost of Tsushima è un opera che chiude il ciclo di vitale di PlayStation 4 dignitosamente. Siamo rimasti soddisfatti dalle ore impiegate all’interno del titolo, nonostante ci saremmo aspettati qualcosa di più per la narrazione. La storia propone un racconto con del potenziale mal sfruttato.

Il sistema di combattimento è forse tra gli elementi più riusciti, nonostante non presenti chissà quali innovazioni. Ci teniamo a dire che si tratta di un opera di buona qualità, che non eccelle in tutto, ma alla fine del viaggio lascia un’esperienza piacevole.

Ghost of Tsushima

Riassumendo

Ghost of Tsushima è un prodotto di buona qualità, ma che purtroppo non è riuscito a eccellere. Nonostante sia un open-world variegato, non ha portato alcuna reale novità all’interno del genere. I combattimenti restano la punta di diamante della produzione

Overall
8/10
8/10

Pros

  • Narrazione piacevole ma…
  • I combattimenti sono mastodontici
  • Ambientazioni curate nei minimi dettagli
  • Colonna sonora da brivido

Cons

  • …fin troppo scontata
  • Il mondo di gioco non presenta chissà quale elemento inedito
  • Alcune texture sono curate marginalmente
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Federico Molino

Amante delle opera di nicchia e delle belle OST. Appassionato instancabile di molte cose, ma tra le tante spiccano il cinema e la fotografia.
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