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Aeon Must Die! e il grido di aiuto degli sviluppatori

Una situazione ai limiti dell’assurdo

Lo State of Play andato in onda il 6 agosto ha portato alla luce un titolo che, a giudicare dal trailer di lancio, pare essere davvero interessante e dotato di uno stile molto accattivante. In arrivo su tutte le piattaforme, ovvero PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch e PC, Aon Must Die! pare essere una produzione davvero preziosa per il mercato indie, ma qualcosa di oscuro è avvenuto negli anni del suo sviluppo.

La pratica del crunch non è una novità, e molto spesso le aziende la utilizzano per spingere al massimo l’acceleratore in fase di sviluppo di un gioco, in modo da garantirne le scadenze previste e possibilmente un certo livello di qualità nel prodotto finale.

Ciò che riguarda Aeon Must Die!, però, è ben lontano da quello che possiamo definire il classico caso di crunch, e vi spiegherò in dettaglio il perché.

I fatti

Nello stesso momento in cui Sony mandava in onda il suo State of Play, gli sviluppatori del suddetto titolo pubblicavano su YouTube un trailer del gioco accompagnato da una descrizione piuttosto inusuale:

This trailer was created with abuse, manipulation, theft. Find out the truth about the development of this game here. https://www.dropbox.com/sh/kbabymigfi… People who have worked on every shot of this are no longer with the company holding IP rights. Some were not even paid for their work. This trailer has a pending conflict of IP. The real IP for the game was stolen from the creators via foul play. Final reaction of the publisher to this information remains to be seen

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=-5B3HRDa1MU

Una richiesta d’aiuto, un grido che speriamo non cada nel dimenticatoio troppo in fretta. Eppure, la sola descrizione non è sufficiente a spiegare a fondo la faccenda.

Aprendo l’indirizzo, infatti, è possibile accedere a una serie di cartelle salvate su Dropbox, riportanti decine e decine di file, di screenshot e di materiale audio. Ma cos’è successo nel dettaglio?

In poche parole, il team di sviluppo di Aon Must Die! avrebbe lavorato per più di tre anni ininterrottamente al progetto sotto un fortissimo crunch, obbligati dal publisher a lavorare senza diritti di ferie e con pause ridottissime. Inoltre, molti sviluppatori non hanno nemmeno mai visto il becco di un quattrino, ovvero non sono stati pagati malgrado i tre anni di lavori.

A tutto ciò si aggiungono diverse minacce subite dagli stessi lavoratori a opera del publisher, accompagnate dall’obbligo di comportarsi come comandava l’amministrazione anche a costo di screditare i propri colleghi, pressioni sul lavoro e altre pratiche scorrette che hanno creato spesso e volentieri scompensi negli sviluppatori.

Tutto ciò si è concluso nel licenziamento e allontanamento di molti sviluppatori, a cui la software house avrebbe poi “rubato” l’IP, sviluppata tra l’altro con software crackati e senza alcuna licenza regolare, così come comprovato dai numerosi screenshot chiaramente visibili all’interno delle varie cartelle del Dropbox.

Una lista dei vari software crackati utilizzati

Entrando nella cartella numero 1, e successivamente nella sottocartella 5, è possibile accedere a un documento chiamato “Letter to the Publisher“, scritto dagli sviluppatori e indirizzato ovviamente al publisher del gioco, in cui gli stessi lavoratori hanno elencato per filo e per segno tutti gli abusi e le minacce subite nel corso degli ultimi 3 anni. Tra queste, a cui vorrei solo accennarvi perché sono veramente troppe, troviamo:

  • Completo tradimento degli ideali e della cultura aziendale stabiliti all’inizio del progetto.
  • Sfruttamento dell’amore per il progetto con la diffusione della paura per la cancellazione del progetto stesso.
  • Mancata creazione di uno spazio sicuro per qualsiasi convinzione sociale positiva che non sia conforme alle opinioni della direzione.
  • Negazione e falsa rappresentazione di problemi con la pianificazione, burnout e problemi di salute all’interno del team per l’editore.
  • Inosservanza delle esigenze e degli obiettivi del progetto AMD da parte della Direzione con scarsa pianificazione o licenziamento
    membri del team prima di scadenze importanti.
  • Negazione di guasti tecnici e rimozione di supporto tecnico aggiuntivo da AMD.
  • Completa incompetenza dell’amministrazione all’interno dell’azienda.
  • Mancata compilazione di posizioni lavorative importanti. Molti membri del team indossano 2 cappelli. Alcuni fino a 4 o 5.
    La direzione non cerca di cercare nuovi talenti per alleviare la pressione sui membri del team.
  • Costante capro espiatorio della squadra da parte della direzione quando vengono sollevate preoccupazioni in merito all’irreale
    pianificazione delle scadenze. Diniego di ogni responsabilità per mancato rispetto delle scadenze da parte della Direzione.
  • Un tentativo pianificato dell’azienda di stabilire un controllo coercitivo sul Direttore Creativo con manipolazione, gaslighting, sovraccarico di lavoro e minacce finanziarie.
  • Ordini diretti ai membri del team di disobbedire al Direttore Creativo, creando confusione e diffida.
  • Campagne diffamatorie contro i membri del Team. La Direzione si è lasciata svalutare e travisare di fronte ad altri in modo sistematico.

Conversazioni surreali

Secondo questi documenti anche varie licenze Adobe non sarebbero state pagate, tra cui quelle dedicate a Photoshop e After Effects (utilizzato soprattutto per montare il trailer che abbiamo visto all’evento Sony) e diversi altri software.

Cosa possiamo fare noi utenti?

Il Crunch è una metodologia di lavoro tossica e che andrebbe combattuta, ma che purtroppo si autoalimenta a causa delle richieste sempre più pesanti del mercato. Noi utenti in primis vogliamo avere tutto e subito, e non accettiamo con facilità il rinvio di un titolo che magari aspettavamo da anni.

La situazione degli sviluppatori di Aon Must Die!, ovviamente, va ben al di là delle nostre possibilità, ed è figlia di una concezione tossica di come deve funzionare un rapporto di lavoro tra azienda/software house e suoi dipendenti. Un primo passo utile a proteggere gli sviluppatori, forse, potrebbe essere quello di dotarli di diritti lavorativi, che li mettano al sicuro da esperienze del genere e che obblighino le software house a rispettare i termini degli accordi commerciali che intercorrono tra loro e i sottoposti.

Non importa quanto dovremo aspettare, la salute degli sviluppatori è più importante

L’aver pubblicato i dati di cui vi ho parlato sopra proprio in concomitanza con lo State of Play potrebbe essere una mossa atta a far scoppiare l’indignazione generale nei confronti della software house, nella speranza che Sony si rivalga su di essa per il danno d’immagine che le è stato procurato (pur essendo ovviamente ignara di quanto avvenuto).

La domanda successiva è: comprare o non comprare il gioco? E soprattutto, a questo punto uscirà mai davvero sulle varie piattaforme da gioco? E acquistarlo aiuterebbe gli sviluppatori a recuperarne l’IP e a venir finalmente pagati per il duro lavoro, oppure si tramuterebbe semplicemente in un favore fatto alla software house che, oltre ad aver maltrattato i propri dipendenti per anni, si ritroverebbe pure a contare un sacco di soldi guadagnati proprio grazie al lavoro fatto da altri?

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