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Destroy All Humans! – Recensione del remake di un vecchio cult

Il vecchio cult del lontano 2005 si presenta in una versione rimodernata e pronto a sfidare le produzioni moderne

A distanza di diversi anni dal rilascio del primo capitolo su PlayStation 2 ed Xbox, Destroy All Humans torna ufficialmente sugli scaffali in una versione fortemente rielaborata del titolo che nei primi anni duemila ha fatto innamorare orde di videogiocatori, tanto da potersi considerare un vero e proprio cult.

Annunciato dal publisher THQ Nordic ormai un anno fa e sviluppato dal team di sviluppo di Black Forest Games, il remake di Destroy All Humans! punta a riportare in auge il franchise e ad attirare a sè la nuova fetta di pubblico che ha mancato l’appuntamento con lo storico primo episodio.

Dove andiamo noi non ci servono… strade!

Ambientato in un’ America degli anni ’50, il gioco mette in scena un’invasione aliena sulla Terra nella quale vestiremo i panni di Crypto, un extraterrestre appartenente alla razza dei Furon, intenti a recuperare dei frammenti di DNA Furon presenti nel codice genetico umano sin dal primo contatto tra le due civiltà avvenuto millenni prima e necessari per il futuro del popolo alieno.

Questo pretesto narrativo si rivelerà essere un utile espediente per poter giocare sui numerosi ed esilaranti clichè dell’America di quegli anni, in un divertente connubio di citazioni della cultura pop occidentale e sprazzi di satira propagandistica a fare da sfondo all’imminente devastazione pronta a scatenarsi sul pianeta Terra per mano nostra.

Destroy All Humans! Remake trailer screenshot

In più di un’occasione infatti, sarà possibile notare come gli sviluppatori abbiano inserito nell’avventura diverse critiche su argomenti che tutt’oggi fanno parte del nostro quotidiano, e che si mostrano al giocatore tramite la lettura del pensiero dei passanti o dei ritagli giornali disponibili al completamento di ogni missione.

Tutt’altro effetto invece quello relativo alle piccole chicche dei tormentoni più in voga in quegli anni, con citazioni della cultura occidentale costantemente alla portata del giocatore, persino nelle descrizioni di obiettivi ed equipaggiamenti.

Quindici anni e non sentirli…forse

La campagna principale di Destroy All Humans! gode di una longevità di circa 7 ore di gioco, nel corso delle quali il giocatore sarà chiamato a completare un totale di 22 missioni, la cui progressione si sviluppa in sei differenti località degli Stati Uniti in quelle che possono essere definite delle mappe open world liberamente esplorabili.

Per ogni missione portata a compimento, in ogni luogo esplorato in precedenza si sbloccherà una sfida da portare a termine e per un totale di quattro tipologie di sfide differenti, invitandoci a fare ritorno nello scenario già visitato per guadagnare il punteggio più alto in ciascuna di esse o per andare a caccia di collezionabili.

Il titolo di THQ soffre però di una certa ripetitività per quanto riguarda gli incarichi da completare che, sebbene siano affiancati da obiettivi secondari sempre diversi, basa il gameplay sulla ripetizione delle stesse meccaniche di gioco.

Anche le sfide opzionali da sbloccare non contribuiscono a dare all’intera esperienza una ventata di freschezza, offrendo poca varietà nelle situazioni proposte e sfociando in un risultato finale che si dimostra essere poco soddisfacente e stimolante.

Destroy All Humans! Remake gameplay screenshot

Tutte pecche già presenti nella versione originale del gioco, e a cui purtroppo non sono state date le giuste attenzioni nello sviluppo di questo remake. Tuttavia dal punto di vista puramente ludico, il titolo è comunque in grado di fornire ore di divertimento che potranno tranquillamente intrattenere vecchi appassionati e non.

Di tutt’altra fattura il lavoro svolto dal team per quanto riguarda il gameplay, reso estremamente coinvolgente e con un paio di aggiunte rispetto al passato davvero interesanti. Una di queste riguarda la possibilità di attivare una sorta di skateboard fluttuante con il quale poter sfrecciare liberamente all’interno della mappa.

Oltre a questa, è stato messo a disposizione di Crypto il potere di soggiogare qualunque personaggio in giro per lo scenario e costringerlo a restare al nostro fianco, pronto ad intervenire a nostra protezione in caso di imminente pericolo.

Destroy All Humans! Remake gameplay screenshot

Una nota di merito anche alle fasi di shooting, che si presentano ben costruite grazie anche all’ottimo sistema di aggancio dei nemici, e offrendo una sensazione di  pieno appagamento nel corso delle fasi in cui bisognerà eliminare orde di nemici.

A tal proposito, le armi messe a disposizione della furia del nostro alter ego sono ben poche, ma ognuna di esse gode di un sistema di upgrade con numerose possibilità (ben 66 potenziamenti disponibili contro i 18 della versione base).

Oltre alle armi, anche abilità di Crypto possono essere potenziate, permettendoci di allungare la durata o la portata della telecinesi, così come permetterci di assumere le sembianze di un personaggio a nostra scelta presente nello scenario per un lasso di tempo maggiore, così da intrufolarci bellamente nelle aree più pericolose della mappa.

Destroy All Humans! Remake gameplay screenshot

Stesso discorso per le risorse a disposizione del disco volante, che sebbene sia disponibile solo in determinate fasi di gioco, i mezzi con cui attaccare e relativi potenziamenti sono abbastanza da ridurre in polvere gran parte della mappa.

Un’estetica ben (ri)fatta

Sotto l’aspetto tecnico, i ragazzi di Black Game Forest hanno svolto un lavoro più che soddisfacente, mantenendo la stessa estetica cartoon e caricaturale alla base di Destroy All Humans, ma con una cura nel dettaglio abbondantemente migliorata.

Al completamento di ogni missione inoltre, nell’hub centrale del gioco sbloccheremo via via diversi artwork e progetti che mostrano nel dettaglio alcuni degli elementi estetici inseriti dagli sviluppatori e le differenze con la versione originale del gioco.

Anche nelle fasi più concitate del gioco, il motore grafico offre un frame rate generalmente stabile a 30 fps e una gestione dei particellari e della fisica che reagisce in maniera soddisfacente alle sollecitazioni, nonostante l’elevato tasso di esplosioni messe in scena da una distruttibilità ambientale molto elevata.

A parte qualche sbavatura per quanto riguarda alcune texture, l’utilizzo dell’Unreal Engine 4 offre un comparto estetico più che apprezzabile e uno stile che rappresenta degnamente il contesto storico in cui è immerso.

Destroy All Humans! Remake gameplay screenshot

In conclusione

Destroy All Humans è un remake che tiene vivo lo spirito del capitolo originale, capace di migliorarne diversi aspetti ma anche di mantenere dei difetti che in un remake distante di quindici anni sarebbe stato meglio lasciare al 2005.

Il level design di ogni missioni è rimasto piuttosto datato e alla lunga può comprometterne la piacevole esperienza che è comunque possibile vivere nel corso dell 8 ore di gioco.

Al netto di questo, il comparto tecnico si mostra come uno dei punti di forza del nuovo lavoro di THQ Nordic, con meccaniche di gioco e di gameplay in buona parte migliorate e che mostrano quanto di buono è stato il lavoro del team di Black Forest Game, capace di riprodurre perfettamente un’estetica americana anni ’50 ricca di divertenti citazioni alla cultura pop che tutti abbiamo imparato ad amare.

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Destroy All Humans! Remake

Riassumendo

Destroy All Humans! Remake è il giusto titolo a cui affidarsi per un’esperienza leggera e divertente, all’insegna della distruzione totale di ogni paesaggio visitato e alla completa eliminazione della razza umana. Una piacevole passeggiata nell’America post boom economico e pregna di citazioni alle più disparate della cultura occidentale, che si porta dietro il peso degli anni ma che riesce ad adeguarsi alle produzioni della nostra epoca grazie ad un comparto artistico degno di nota e alcune interessante intuizioni in grado di regalare una decina di ore di divertimento assicurato.

Overall
7.3/10
7.3/10

Pros

  • Comparto tecnico ammirevole
  • Estetica cartoonesca in perfetta linea con il periodo storico preso in considerazione
  • Sistema di progressione delle armi ben costruito
  • Ricco di citazioni e critiche sulla società occidentale

Cons

  • Una certa ripetitività di fondo nel level design
  • Sfide secondarie poco varie e senza notevoli difficoltà
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