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Epic VS Apple, l’ipocrisia dietro una falsa lotta di classe

Lavoratori, unitevi. Mi servono altri soldi!

La guerra che intercorre tra Epic Games e Apple in questi giorni è forse una delle pagine dell’informazione tecnologica e videoludica più interessante degli ultimi tempi.

I due colossi sono arrivati a mettere in campo avvocati e pubblicitari per sostenere una causa che sicuramente sarà tutto tranne che veloce e indolore, anche se non abbiamo ancora modo di scoprire chi delle due aziende avrà la meglio alla fine. Ma com’è cominciato tutto?

Il giorno in cui Epic raggirò Apple

Tutto è cominciato con Fortnite, come molte cose negli ultimi anni. Il noto titolo Battle Royale di Epic è presente non solo sulle console tradizionali, ma anche su smartphone e tablet di Apple e Google. Insomma, le possibilità di mercato del titolo sono sconfinate.

Il metodo di pagamento diretto a Epic

Così come negli altri store, sull’App Store di Apple e sul Play Store di Google bisogna pagare una commissione pari al 30% del valore dell’acquisto ogni volta che un utente acquista un gioco o un contenuto digitale. Questo si traduce, essenzialmente, in guadagni minori per gli sviluppatori e in una spesa maggiore per gli utenti.

Non volendo più sottostare a questa regola imposta da Apple e Google, Epic Games ha deciso quindi di aggirare il sistema di pagamento delle due aziende, permettendo quindi agli utenti di acquistare valuta in-game senza passare per i relativi store mobile.

La scoperta

Ovviamente non è passato molto tempo prima che Apple e Google se ne accorgessero, arrivando quindi a rimuovere Fortnite dai relativi store. La reazione di Epic è stata incredibilmente rapida e formale, con un documento di più di 50 pagine pronte un’ora dopo la rimozione del gioco.

In questo documento, Epic denuncia l’abuso di potere da parte di Apple e Google ai danni degli sviluppatori, che si troverebbero a incassare molto meno del dovuto dal proprio lavoro proprio a causa della tassa del 30% imposta su tutti gli acquisti.

Come se non bastasse, Epic ha pubblicato un video su YouTube intitolato “Nineteen Eighty-Fortnite – #FreeFortnite“, creando quindi un’associazione tra i fatti appena accaduti e lo storico “1984 – Nineteen Eighty-Four” di George Orwell, ma anche con uno spot pubblicato dalla stessa Apple in occasione del lancio del primo Macintosh.

La reazione di Apple è stata immediata, con la cancellazione degli account Epic da tutti i sistemi Apple (quindi non solo iOS, ma anche iPad OS e Mac OS X), seguita dalla denuncia di Apple del tentativo di boicottaggio da parte dell’azienda ai danni delle migliaia di sviluppatori che utilizzano quotidianamente l’Unreal Engine per creare le proprio applicazioni.

L’ultima novità di questa vicenda è quella che vede il Giudice Distrettuale Yvonne Gonzalez Rogers imporre ad Apple di non rimuovere l’account Epic dedicato al supporto all’Unreal Engine, ma allo stesso tempo non permettere all’altra azienda di pubblicare nuovamente Fortnite sull’App Store.

https://twitter.com/schestowitz/status/1298197101139169280

E Google?

Mentre la società di Cupertino lotta con le unghie e con i denti per mantenere viva la sua posizione, Google ha scelto una strada meno tortuosa e morbida da percorrere: scendere a patti.

Allo stato attuale non sappiamo cosa stia accadendo in casa Google, né se per adesso abbiano avuto modo di avere un incontro con Epic Games per tentare di risolvere la situazione.

E’ anche vero che, differentemente da Apple, la situazione con Google è molto meno spinosa e facile da risolvere. Malgrado l’effettivo obbligo di pagare la tassa del 30% sugli acquisti passanti per i servizi Google (quindi tramite il Play Store e i Google Play Services), su Android è molto più facile creare e installare uno store di terze parti sul quale questi obblighi non possano più gravare.

Epic troverà quindi un accordo comune con Google? Oppure si limiterà a portare l’Epic Games Store su Android, magari acquistando l’esclusiva per determinate applicazioni e giochi da rivendere con una tassa molto inferiore, come su PC?

L’ipocrisia di una mossa ben studiata

Raccontati i fatti, in molti si staranno chiedendo: “e quindi, dove sarebbe l’ipocrisia di tutto ciò?“.

E’ vero, Epic tenta da anni di portare avanti una politica a favore degli sviluppatori, come dimostrato dal suo Epic Games Store su PC, dove la tassa da pagare ammonta a solo il 18%, molto meno rispetto al classico 30% di tutti gli altri store, compresi quelli su console.

Eppure, tutto ciò ha un sapore agrodolce, come di mossa ben studiata per raggiungere uno scopo molto preciso: riuscire a intascare molti più soldi rispetto a prima, anche al costo di dichiarare una guerra legale con chi si frappone tra loro e l’obbiettivo finale.

Fortnite porta soldi. Tanti soldi.

Da una parte abbiamo Apple, che tutti conosciamo bene per essere anche molto poco incline ad accettare che le vengano imposta regole differenti dalle sue. L’azienda di Cupertino non ha mostrato alcun interesse a cedere di fronte alla richiesta di Epic di abbassare la tassa agli sviluppatori, mantenendo il suo 30% di guadagno su ogni spesa fatta.

E’ anche vero che, differentemente dal mercato Android e PC, sui sistemi operativi mobile di Apple non è possibile installare nessuno store di terze parti. Ciò aumenta la sicurezza del sistema operativo, ma rende anche Apple l’unica in grado di prendere decisioni su argomenti del genere.

Questa politica di chiusura ha causato diversi problemi con l’Antitrust in passato, la quale ha denunciato Apple diverse volte per il monopolio nonché per una serie di scelte anticommerciali che rischiavano di creare gravi danni a servizi di terze parti. Ad esempio, Spotify denunciò l’azienda proprio a causa del fatto che pubblicizzasse Apple Music e tendesse a nascondere i risultati di ricerca che avrebbero portato, altrimenti, direttamente a Spotify.

Ed Epic?

Ed è proprio ora che entra in campo l’ipocrisia. Malgrado Apple abbia strategie di mercato altamente discutibili e tendenti al monopolistico, l’azienda di Cupertino ha sempre messo in chiaro quali fossero le sue regole.

Epic, dall’altra parte, ha chiaramente infranto un accordo durato circa due anni e firmato con prima con l’arrivo delle sue applicazioni sull’App Store, e successivamente con il lancio di Fortnite. In parole povere, Epic aveva accettato da diverso tempo le regole imposte da Apple senza lamentarsene.

A due anni dall’arrivo di Fortnite, è chiaro che Epic abbia preparato a tavolino la sua mossa per tentare da una parte di aiutare gli sviluppatori, ma dall’altra per non dover sottostare alla tassa di Apple. Insomma, il guadagno è il fine ultimo di tutta questa vicenda.

E proprio qui sta l’ipocrisia. Spacciare una mossa studiata nei minimi dettagli, tanto da avere documenti e video pronti da pubblicare nel giro di pochissimo tempo dopo la rimozione di Fortnite dallo store, e spacciarla per la nuova rivolta sociale a favore dei lavoratori.

Uno spettro si aggira per il mondo: lo spettro dell’Epic Games Store.” -Semicit

Ma per chi tifare?

La domanda che, in questi giorni, più assale le menti di tutti coloro che si interessano al discorso è questa. Quale delle due aziende ha davvero ragione?

Rivedremo mai Fortnite su mobile?

Ebbene, la risposta è: entrambe, ma non allo stesso modo.

Apple ha ragione a livello legale, poiché è stata Epic per prima a infrangere il contratto stipulato legalmente anni prima, il quale fino a oggi non aveva mai creato problemi.

Epic, in parte, ha ragione dal punto di vista umano. Molti sviluppatori faticano a vivere grazie al proprio lavoro, soprattutto se parliamo di software house estremamente piccole e che magari obbligano gli stessi a impiegare anni di lavoro e montagne di soldi prima di trarne un vero profitto (vi ricordate il caso di Aon Must Die! ?).

Dare una fetta maggiore di guadagno agli sviluppatori è una cosa giusta e doverosa. Ma, a questo punto, perché non tentare questa guerra anche nei confronti delle altre aziende? Perché non denunciare Sony, Microsoft (per Xbox) e Nintendo?

A quando la guerra anche con loro?

E, soprattutto, perché spacciarsi per salvatori della patria quando il fine ultimo è sempre e solo il guadagno, come ogni azienda punta a fare?

Se vincesse Apple, probabilmente il tutto si tramuterebbe in un nulla di fatto. Gli sviluppatori continuerebbero a dover pagare il 30% sul guadagnato ed Epic dovrebbe trovare un altro modo per sbarcare su iOS, oppure semplicemente ritirarsi dalla piattaforma.

Se invece vincesse Epic, avremmo si un mercato più facile e redditizio per gli sviluppatori. Ma chi ci dice che poi l’azienda non continuerebbe a credersi la benefattrice del mondo continuando a denunciare chi, secondo il loro solo punto di vista, rappresenta il nemico del caso?

Perché, purtroppo, questa è la cruda realtà. Questa guerra a suon di denunce è fatta per i soldi, non per i diritti degli sviluppatori.

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