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Di Mike Z, diritti dei lavoratori e specchi che stridono

La storia che stiamo per raccontare parla di una software house, di dimensioni piuttosto ridotte ma dal potenziale enorme. Lab Zero, questo il nome dell’azienda, è un gruppo composto da pochi sviluppatori che, nel corso degli anni, hanno partorito due perle autentiche per il panorama videoludico.

Skullgirl 2nd Encore, il primo loro titolo, è un picchiaduro 2D con uno stile tutto suo, un gameplay costruito ad arte ma allo stesso tempo accessibile anche a coloro che sono meno avvezzi al genere. E, oltretutto, è disponibile su praticamente qualsiasi piattaforma di gioco da PlayStation 3 e Xbox 360 in su, compresa PSVita e Nintendo Switch.

Indivisible, invece, è un gioco di ruolo dal gameplay molto particolare, costruito per essere gestito al meglio sfruttando tutti i tasti presenti sul pad, anch’esso dotato di uno stile unico e particolare e di diversi personaggi carismatici e simpatici. Anche questo titolo è acquistabile su PlayStation 4, Xbox One, PC e Nintendo Switch.

Ecco, d’ora in poi, non vedremo più nulla di tutto ciò, perché per l’ennesima volta la gerarchia regna sovrana sulle schiene dei lavoratori.

I fatti e i misfatti

Circa tre mesi fa, Lab Zero Games è stata gettata nella bufera più totale a causa delle denunce da parte di alcuni sviluppatori ai danni del capo della software house, Mike Z, accusato di abusi sul lavoro nei confronti dei suoi dipendenti e non solo, addirittura da persone esterne all’azienda come la cosplayer e twitcher BunnyAyu.

La ragazza aveva inizialmente intrapreso una conversazione con Mike Z circa l’inserimento di un protagonista molto particolare (il cui stile rientra pienamente nella categoria Yuri BDSM), dimostrandosi entusiasta della cosa a causa delle gravi problematiche riguardanti la sessualizzazione dei personaggi nei picchiaduro.

Al che la conversazione ha preso un tono completamente diverso, con lo stesso Mike Z che si è esposto con frasi piuttosto “strane e spinte” e non molto difficile da decifrare.

A causa di questa conversazione, ma non solo, BunnyAyu annunciò il suo ritiro momentaneo dalla FGC con il seguente messaggio:

A big reason I am taking a break from the FGC is sexual harassment I received from a big creator.

Un grande motivo per il quale mi sto prendendo una pausa dalla FGC sono delle molestie sessuali ricevute da un grande creator.

Qui la discussione completa

Questa è stata, come si suol dire, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dopo l’annuncio del temporaneo ritiro di BunnyAyu, molte persone che hanno lavorato a stretto contatto con Mike Z hanno confermato le sue tendenze a compiere molestie sessuali, battute a sfondo razziale e minacce fisiche e molto altro.

E con questo arriviamo a circa un mese fa, quando Mike Z ha tentato di difendersi dalle accuse lanciategli, con un’arrampicata sugli specchi degna di questo nome.

Dopo aver licenziato la maggior parte dei dipendenti di Lab Zero Games e dopo che molti altri si sono dimessi, Mike Z ha cercato di difendersi dichiarando che i licenziamenti sono dovuti ai grossi debiti dell’azienda a fronte di entrate molto inferiori.

Scuse immediatamente smentite da decine di sviluppatori, che con le loro testimonianze hanno cercato giustizia per un ambiente di lavoro tossico e molto difficile da sopportare quotidianamente.

La fine di Lab Zero Games, l’ennesima vittoria del padrone

Malgrado il sottotitolo possa sembrare esagerato, la chiusura definitiva di Lab Zero Games, con la conseguente fine del supporto dedicato e promesso per Indivisible, segna una nuova vittoria per il “padrone” e l’ennesima sconfitta per i diritti dei lavoratori.

Questa storia ci insegna nuovamente come gli sviluppatori non siano in alcun modo tutelati, e che il loro licenziamento possa arrivare fulmineo e improvviso come un lampo a ciel sereno, pronto a stroncare la carriera ai più rischiando di rovinare famiglie intere.

D’altronde ricordiamo tutti la storia della software house dietro a Aeon Must Die!, finita agli onori delle cronache videoludiche a causa di un Publisher che si era appropriato indebitamente del loro gioco dopo anni di lavoro a suon di sudore e crunch estremo.

E non è l’unico esempio di cui potremmo parlare, ma il motivo di sottofondo per il quale stiamo facendo questo esempio è uno solo: gli sviluppatori non sono quasi mai tutelati per davvero.

Troppo spesso decisioni ingiuste del padrone (alias del capo dell’azienda o software house) passano in sordina e finiscono per complicare non poco la vita agli stessi lavoratori che, dopo aver subito mesi o anni di crunch, stress senza fine, potenzialmente anche molestie sessuali o altro si ritrovano anche a dover fare i conti con la ricerca di un nuovo lavoro.

Ma d’altronde, come molte persone scrivono orgogliosamente sui profili social di software house e siti web, non è importante. La salute degli sviluppatori non è importante, meglio avere subito il gioco. Lo stress sul lavoro non è importante, basta sappiano sviluppare bene. Le molestie non sono importanti, basta che abbiano le idee chiare su cosa devono fare.

Perché alla fine anche noi utenti potremmo fare qualcosa. Potremmo lanciare un segnale forte e chiaro facendo capire al mondo intero che non accettiamo comportamenti del genere e che preferiamo avere un titolo in ritardo salvaguardando la salute e la posizione di lavoro degli sviluppatori.

Alla fine non è importante. Basta che al day 1 il nostro negozio di fiducia ci appoggi delicatamente la copia del gioco fresca di stampa sul bancone, e siamo subito pronti a nascondere qualsiasi problema sotto al tappeto.

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