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The Dark Picture Anthology: Little Hope – Recensione della versione PC

Il nuovo capitolo dell’antologia di Supermassive Games avrà fatto centro nel terrorizzarci?

Abbandonate le atmosfere oscure dell’Oceano Pacifico di Man of Medan, primo capitolo di questa antologia a tinte horror ideata da Supermassive Games (autori del buon Until Dawn su PS4), il suo seguito Little Hope cambia completamente il setting della narrazione spostando questa nuova storia in America.

Tema fondamentale di questa nuova iterazione è la caccia alle streghe nella cittadina di Little Hope nella quale si svolge la vicenda dei protagonisti, il cui cast annovera tra tutti l’attore Will Poulter.

Grazie a Bandai Namco siamo riusciti ad ottenere una copia della versione PC del titolo, saranno riusciti i ragazzi di Supermassive Games nell’impresa? Scopritelo con noi nella nostra recensione!

Una premessa interessante

Onde evitare spoiler su quello che è il focus del titolo, non andiamo a svelare troppo di ciò che riguarda il comparto narrativo di Little Hope. Vanno tuttavia evidenziate alcune criticità dello stesso che minano l’esperienza generale, ma andiamo con ordine.

L’incipit del gioco è semplice all’apparenza: i 5 protagonisti si ritrovano nella cittadina di Little Hope, a seguito di un incidente stradale.

Da questa premessa basilare si dipana quindi una storia che vedrà il gruppo andare alla ricerca di un modo per fuggire dalla città, circondata da una misteriosa nebbia che sembra averli intrappolati senza una via d’uscita.

Con uno sfondo così tenebroso (specchio di una realtà realmente vissuta nel 1600 statunitense), le premesse per una storia interessante e allo stesso modo inquietante c’erano tutte. Eppure qualcosa è andato storto…

Un pot-pourri di cliché horror

I 5 protagonisti della vicenda ricalcano almeno in apparenza i classici personaggi dei film teen horror. La verità è che trovare una signora di 48 anni come studentessa “attempata” assieme a 3 adolescenti e un professore addirittura più giovane ci ha alquanto sorpreso.

L’essere caustica di Angela è una caratteristica palpabile fin dalle prime battute del gioco.

Le differenze caratteriali tra i vari personaggi fanno presto ad emergere attraverso i diversi dialoghi che compongono il tessuto narrativo del titolo. Questi tuttavia fanno storcere il naso diverse volte per credibilità e logica di fondo.

Preoccuparsi di problematiche da teenager in una situazione da incubo come quella rappresentata nel gioco è alquanto surreale e alcuni dialoghi stonano totalmente nel contesto horror. Un peccato considerato che l’atmosfera generale è buona e il setting efficace.

I giochi tra luce e ombra rivestono anche qui un ruolo fondamentale negli ambienti di gioco.

L’anima da B movie horror si sente e in alcune situazioni funziona bene, per quanto i jumpscare di determinate sequenze, sono sì ben dosati, ma prevedibili e di scarso impatto.

Il giocato in breve

Il gameplay di Little Hope non differisce troppo da quanto visto in Until Dawn o nel più recente Man of Medan, capostipite di questa nuova antologia. Il giocatore controlla il personaggio di turno attraverso gli ambienti di gioco alla ricerca di elementi con cui interagire.

Esplorare per bene vi permetterà di ottenere nuove informazioni sul passato della cittadina, che aiuteranno ad avere una maggiore chiarezza su ciò che sta accadendo nel presente.

Anche qui non mancano alcuni oggetti da collezionare, in questo caso delle fotografie che vi mostreranno scorci confusi del futuro imminente. Starà a voi fidarvi o meno di quello che vedranno i vostri occhi.

Apprezzabile la possibilità di scegliere la periferica di input che più vi piace. Potrete giocarlo come un classico punta e clicca utilizzando solo il mouse, utilizzare la classica combo mouse e tastiera o optare per un joypad (scelta che abbiamo abbracciato).

Ad alternarsi alle fasi esplorative ci sono i classici Quick Time Event che regolano le fasi d’azione. La difficoltà di esecuzione è molto equilibrata grazie a una buona chiarezza degli input su schermo.

Vivere o morire, la scelta è del giocatore

La progressione degli eventi di gioco viene scandita mediante le varie sequenze dialogate che come detto nelle premesse non ci hanno convinto appieno e la cosa non si limita alla credibilità o meno degli stessi.

dialoghi a scelta multipla in Little Hope

La qualità della scrittura dei personaggi è altalenante non rendendo i nostri protagonisti memorabili. La possibilità di scegliere le risposte da dare e la rilevanza che queste hanno sul destino dei nostri eroi fanno capolino anche qui.

Tali scelte andranno ad influenzare l’ottenimento di uno dei diversi finali, che comunque ruotano su un unico sorprendente colpo di scena. Il problema però è che alcune cose sembrano non tornare del tutto una volta completata l’avventura.

Non vi nascondiamo che in alcuni casi avremmo voluto far morire qualche personaggio a causa della banalità della sceneggiatura e delle situazioni che sanno di già visto in altri media

Il fatto che i vari protagonisti abbiano dei caratteri comportamentali che si sviluppano a seconda delle varie risposte e regolino i rapporti interpersonali è un’idea interessante sulla carta. Dispiace purtroppo constatare come questa feature influisca effettivamente solo sul rapporto tra il singolo personaggio e il mondo di gioco.

L’interpretazione di Will Poult è forse la più convincente del cast.

Torna anche qui la possibilità di giocare l’avventura da soli o in coop sia offline (passando il controller ad un amico fino a un massimo di 5) sia online.

Vi consigliamo di giocare il titolo in compagnia così da vedere le varie prospettive dei personaggi e avere un quadro più completo della storia.

Aspetto tecnico e longevità

Il comparto tecnico di Dark Picture Anthology: Little Hope si presenta di buona fattura presentando modelli poligonali realistici e dettagliati. Il lavoro di motion capture è ottimo per quanto alcuni personaggi sembrino un pelo più curati di altri.

La resa degli ambienti funziona e restituisce pienamente la sensazione di trovarsi in una città fantasma maledetta.

Il titolo in versione PC risulta nei suoi requisiti minimi e raccomandati estremamente accessibile e ben ottimizzato dando la possibilità anche a chi non possiede una macchina da gaming di ultima generazione di poterne usufruire.

Il PC utilizzato per la nostra prova è il seguente:

  • CPU Amd Ryzen 5 3600
  • AMD RX 570 4Gb
  • RAM 16 GB
  • il gioco è stato installato su un Hard Disk meccanico da 7200 Rpm

Il doppiaggio italiano è senza infamia e senza lode. Noi gli abbiamo preferito quello in lingua originale decisamente più azzeccato.

Chiudiamo questo lungo resoconto parlando della longevità del titolo che si attesta intorno alle 5 ore. I diversi finali assieme alla possibilità di giocare anche in co-op garantiscono comunque una buona rigiocabilità.

Riassumendo

Il secondo capitolo della Dark Pictures Anthology non ci ha sorpreso come speravamo. Nonostante i diversi cliché  e la narrazione altalenante riteniamo comunque che il titolo possa risultare godibile per chi non può fare a meno del genere horror e non abbia troppe pretese sulla qualità della sceneggiatura.

Overall
6.5/10
6.5/10

Pros

  • Graficamente ben ottimizzato
  • Buona rigiocabilità che ne estende la longevità base
  • Buono il lavoro svolto con il motion capture dagli attori

Cons

  • Narrazione altalenante e confusa
  • Personaggi poco profondi e privi di carisma
  • Situazioni prevedibili che sanno di già visto
  • Il doppiaggio italiano non rende giustizia rispetto all’originale
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