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Amnesia: Rebirth – Recensione della versione PlayStation 4

La famosa saga horror torna con un nuovo titolo

Amnesia: Rebirth è il nuovo gioco della saga Amnesia ed è il terzo capitolo di questo brand. Il primo titolo della saga è stato Amnesia: The Dark Descent, seguito poi dallo spin-off A Machine for Pigs.

Con Rebirth, Frictional Games è intenzionata a riportare sugli schermi le atmosfere del primo gioco, che fu un vero e proprio successo ed ancora oggi è ricordato come uno dei migliori esponenti del genere horror.

Un’avventura horror con tinte diverse rispetto al passato

Amnesia: Rebirth è un survival horror in prima persona proprio come i precedenti titoli della serie. In questo sequel ufficiale non impersoneremo però Daniel, ma Tasi Trianon, ed il gioco è ambientato temporalmente quasi 100 anni dopo gli eventi di The Dark Descent.

All’inizio dell’avventura di Tasi, la protagonista si sveglia senza ricordi su quello che sembra il luogo di un incidente aereo in mezzo al deserto. L’obiettivo di Tasi è quello di scoprire dove sono finiti tutti gli altri membri della sua spedizione, cercando man mano di ricostruire i tasselli della sua memoria.

Il gioco ha un impronta narrativa più marcata e sentita rispetto al primo Amnesia, anche se la trama fa un po’ fatica ad avviarsi e sembra non riuscire mai ad incalzare come si deve.

Una catacomba esplorata da Tasi in Amnesia Rebirth

Durante il corso del gioco sono presenti momenti più riusciti (ed anche abbastanza inquietanti a dire la verità) e altri meno riusciti, che risultano essere più piatti. In ogni caso Rebirth mantiene un buon livello di coinvolgimento e l’atmosfera sinistra risulta più che azzeccata.

In alcuni momenti della storia, sono presenti anche delle scene che difficilmente vi lasceranno indifferente. Il team di sviluppo ha sicuramente cercato di creare un coinvolgimento emotivo non da poco in quest’avventura. Anche i temi affrontati non sono scontati e vengono presentati in maniera molto intelligente.

Viene però naturale confrontare le ambientazioni e l’atmosfera di questo capitolo con il precedente The Dark Descent, ed in questo paragone il nuovo gioco ne esce purtroppo sconfitto. Le misteriose caverne nascoste nel deserto in cui Tasi si deve immergere, non riescono ad eguagliare il misterioso e spaventosissimo castello di Brennenburg che si rivelò essere in un certo senso il vero protagonista del primo capitolo.

Questo non vuol dire che il lavoro svolto su Rebirth non sia valido, visto che anche qui il team di sviluppo ha saputo creare un ambiente angosciante e anche claustrofobico in alcuni frangenti, ma purtroppo non sono stati raggiunti i livelli di The Dark Descent.

Gameplay classico e immediato

Proprio come nel primo capitolo, anche qui il gameplay risulta abbastanza semplice e immediato, d’altronde l’avventura non è stata strutturata per essere complicata nelle meccaniche.

Tasi potrà spostarsi liberamente durante le varie fasi di gioco, può raccogliere oggetti utili, note, usare la lanterna ed attivare un particolare amuleto. Queste poche azioni risultano però adeguate per vivere quest’avventura che ha lo scopo di terrorizzare il giocatore.

Una grotta esplorata da Tasi in Amnesia Rebirth

Non avremo modo di combattere o difenderci dai nemici, bisognerà quindi scappare e/o nascondersi per tornare al sicuro. La sensazione di essere completamente vulnerabili aiuterà sicuramente il giocatore ad immergersi nei panni di Tasi.

Il level design non sempre spicca, ed in alcuni casi le situazioni da affrontare risultano essere un po’ troppo simili fra di loro, causando una sensazione di ripetitività.

Un comparto sonoro spaventoso

Dal punto di vista tecnico, proprio come nel primo capitolo, il lavoro migliore è stato svolto dal punto di visto del comparto sonoro. Terribili scricchioli, voci, rumori inquietanti ed altro ancora ci accompagnano durante tutte le fasi di gioco in una maniera splendidamente agghiacciante.

Giocato con le cuffie, Amnesia: Rebirth da infatti il meglio di sé da questo punto di vista, per questo motivo vi consigliamo caldamente di sfruttarle nel caso in cui vogliate provare il gioco.

Tasi e l'amuleto in Amnesia Rebirth

Per quanto riguarda la grafica, il titolo non spicca, risultando solamente sufficiente, ma non ci sentiamo di considerare quest’aspetto un difetto vero e proprio visto il piccolo team di sviluppo alle spalle della produzione. Si poteva sicuramente fare meglio dal punto di vista della stabilità, visto che il frame rate tende a scendere in alcune fasi.

Conclusioni

Amnesia: Rebirth è un survival horror piacevole da giocare e sicuramente capace di essere inquietante e spaventoso in alcuni punti. Il titolo non riesce a raggiungere i livelli d’atmosfera creati nel primo Amnesia, diventato ormai un classico del genere, ma si mantiene comunque su standard alti.

Tecnicamente poteva essere fatto qualcosa in più dal punto di vista della stabilità su console, ma il comparto sonoro riesce a dimostrarsi eccellente come in tutte le produzioni di questo team di sviluppo. Peccato per un doppiaggio che ci ha convinto decisamente poco.

Il titolo è comunque consigliatissimo agli amanti del genere, che in questo sequel del classico The Dark Descent troveranno pane per i loro denti.

Amnesia: Rebirth

Riassumendo

Amnesia: Rebirth è un survival horror piacevole da giocare, che non raggiunge i livelli del primo Amnesia ma che comunque propone un’avventura con alcuni momenti davvero inquietanti. Il comparto sonoro risulta essere il punto forte della produzione. Consigliato a tutti gli amanti del genere

Overall
8/10
8/10

Pros

  • Temi interessanti
  • Atmosfera inquietante al punto giusto
  • Ottimo comparto sonoro
  • Il classico gameplay di Amnesia

Cons

  • Level design non sempre brillante
  • Qualche calo di frame rate
  • L’ambientazione non regge il confronto con The Dark Descent
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Mattia Incoronato

Classe '98, appassionato fin da piccolo da videogiochi e tecnologia, laureato in informatica presso l'Università degli Studi di Camerino. Amante della DC Comics e del cinema.
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