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Assassin’s Creed Valhalla, il ritorno alle nordiche origini

Ubisoft torna più forte che mai con l’ultimo capitolo della storica saga

Assassin’s Creed è ormai una di quelle saghe storiche che accompagnano da oltre 13 anni i giocatori di tutto il mondo, con un primo capitolo derivato da Prince of Persia che fece innamorare milioni di fan, seguito dal maestoso Assassins’ Creed II ambientato nella nostra Firenze fino a tanti altri titoli che ci hanno portato in giro per il mondo alla scoperta di segreti mai visti prima.

Con Origins Ubisoft ha voluto dare un taglio netto col passato, reinventando l’intera struttura di gioco e dando una nuova dimensione all’immortale lotta tra la Gilda degli Assassini e i Templari, da sempre nemici mortali.

Grazie a Ubisoft, siamo riusciti a metter mano su una copia del titolo. Saranno riusciti i ragazzi di Ubisoft questo nuovo capitolo a limare i difetti dei due precedenti titoli?

Il Valhalla ci attende

Le regioni nordiche sono da sempre pregne di un fascino quasi unico e inimitabile, tra maestosi paesaggi innevati fino a tutta una serie di culture dal grande richiamo per studiosi e scrittori, per registi e lettori. La mitologia Norrena è infatti una delle preferite da molte persone, da cui diversi film e videogiochi hanno tratto ispirazione.

Basti pensare a serie TV come Vikings o a storiche saghe videoludiche come God of War e la recente Senua’s Sacrifice, per non parlare dell’eroe Marvel Thor e i numerosissimi libri e fumetti scritti e disegnati sull’argomento.

A questo giro, anche Ubisoft ha deciso di buttarsi sulla mitologia norrena e di dar così vita ad Assassin’s Creed Valhalla, l’ultima iterazione della storica saga videoludica approdata finalmente su Xbox One e PlayStation 4, ma anche sulle nuovissime Xbox Series X|S e PlayStation 5, oltre che su PC.

Sono tetre le atmosfere che ci accolgono all’inizio del viaggio, e oscuro è il racconto che ci viene narrato. All’inizio di tutto non v’era nulla, non v’era la terra ne il mare, non v’era la sabbia ne il fuoco. Ma con un grido, Ymir venne alla luce, ma fu ucciso e dalle sue ossa e dalla sua carne fu plasmato il mondo, lo stesso mondo su cui noi camminiamo e combattiamo.

E’ con queste premesse che si apre Assassin’s Creed Valhalla, ed è qui che faremo la nostra conoscenza con Eivor, il figlio di uno dei vichinghi del clan del Corvo. In una sera di festa, in cui il clan esulta per l’alleanza stretta con un altro clan, la morte si prepara a bussare alla loro porta sotto forma di Kjotve, il capo di un clan rivale e nemico giurato degli uomini liberi.

Uccisi brutalmente entrambi i genitori di Eivor, egli (o essa, in base alla scelta del sesso che farete poco più avanti) fuggirà per poi crescere colmo di un’ira irrefrenabile nei confronti dello stesso Kjotve. Ed è proprio nel tentativo di uccidere il nemico per ristabilire l’onore della propria famiglia che Eivor farà una conoscenza fondamentale, la quale cambierà per sempre la vita al/alla vichingo/a.

La storia che segue, ovviamente, non posso narrarvela. Ma sappiate che Ubisoft pare abbia premuto molto sulla qualità della stessa. Nelle 50 ore circa necessarie a completare l’opera scoprirete una storia molto ben scritta ed interessante, con diversi personaggi complessi che diventeranno nostri preziosi alleati o nemici in base alle nostre scelte (le quali avranno davvero un effetto sulla storyline), vi troverete ad affrontare numerosi nemici pericolosi e, soprattutto, avrete modo di scoprire molto di più sulla Gilda degli Assassini e sui loro movimenti tra la Norvegia e l’Inghilterra.

Se c’è un dettaglio che in Valhalla funziona bene è proprio quello relativo alla storia e alle dinamiche con le quali si svolge. Differentemente dai capitoli passati, nell’ultima iterazione di Assassin’s Creed tutto viene giustificato sul piano narrativo.

Eivor non sarà da subito equipaggiato/a con la lama celata, ne sarà in grado di effettuare il balzo della fede. Essi saranno “donati” nel corso della storia ad Eivor da parte di due assassini, i quali mischieranno i loro interessi con quelli di Eivor fino alla fine della vicenda.

Il lato RPG della vita

Una delle più grandi novità approntate da Ubisoft per Origins e poi trasportate nei capitoli successivi è l’impianto RPG alla base del combat system.

In Odyssey avevamo visto alcune scelte piuttosto discutibili, come un utilizzo dei livelli piuttosto marcato e che a lungo andare contribuivano a rendere tediosa l’avventura, oltre a rendere frustrante l’utilizzo di meccaniche tipiche della saga come l’assassinio tramite armi o lama celata, bloccate da una differenza di livello anche minima.

In Valhalla, fortunatamente, questa cosa non esiste più. O meglio, esiste sempre un sistema per differenziare la pericolosità dei nemici, ma questo è gestito in maniera più intelligente e invisibile. Eliminando nemici e scoprendo segreti guadagneremo dei punti esperienza che verranno convertiti in punti talento. Tali punti talento, una volta assegnati, aumenteranno la nostra potenza.

La potenza, tuttavia, non è un dato su cui basare la reale forza del personaggio. Le statistiche sono influenzate da noi quando utilizziamo un punto talento sulla mappa, andando quindi a potenziare un determinato elemento (che sia esso una statistica oppure un’abilità). La potenza indica, quindi, solamente il nostro grado di forza complessivo.

Ciò non significa, però, che non potremo nemmeno avvicinarci a nemici più forti. Ovviamente il rischio di morire velocemente e dolorosamente è dietro l’angolo, ma facendo la giusta attenzione potremo affrontare anche nemici con potenza pari a 90 mentre noi avremo ancora un livello di potenza ridotto, come a esempio 30.

Un campo dove invece i miglioramenti sono ridotti è quello dell’Intelligenza Artificiale dei nemici. Rispetto a Odyssey le differenze sono minime e ogni tanto ci capiterà di assistere a nemici totalmente ignari della nostra presenza malgrado una rosa di frecce infilate sulla loro testa, altre volte invece gli stessi ci scorgeranno seppur nascosti in una siepe e immobili.

Rimane intatta la gestione degli equipaggiamenti, anche se rispetto a Odyssey questa volta sarà più importante il potenziamento di un determinato equipaggiamento per poterci poi incastonare gemme di diverso tipo, al fine di aumentare determinate statistiche ed abilità.

Inoltre il sistema di miglioramento dovuto ai punti talento permette di ricevere bonus aggiuntivi qualora equipaggiassimo armi e armature provenienti da un determinato tipo di set (ad esempio, il set dell’aquila), in modo da rendere meno deleterio e impulsivo il cambio continuo degli stessi.

Grafica spaccamascella, o quasi

La saga Ubisoft ci ha abituati, ormai da anni, a una costruzione scenica di assoluta qualità. La stessa prestigiosità maniacale delle ambientazioni la ritroviamo anche in Valhalla, con scorci panoramici semplicemente mozzafiato e giochi di luce da lasciar a bocca aperta praticamente chiunque.

I paesaggi innevati della Norvegia danno vita a una composizione oscura e maestosa, tinta del bianco della neve e dal rosso delle torce di chi ha osato avventurarsi nelle gelide montagne nordiche. L’Inghilterra è fiorente e colorata come non mai, risalta ancora più del solito grazie a una scelta stilistica da capogiro, la quale riesce a coniugare aree verdi e colorate con zone più scure e nebbiose.

Insomma, come avrete capito il lato artistico di Valhalla si conferma nuovamente di altissimo livello, anche se bisogna sottolineare un paio di problemi che potrebbero infastidire non poco i giocatori più attenti.

La gestione della luce è ottima nei paesaggi esterni, ma tende a essere abbastanza pigra nel passaggio tra ambiente esterno e interno. Ciò si traduce in alcuni secondi di nero nel momento in cui entreremo in una tenda o in una casa lunga, con alcuni scorci che rimangono comunque molto in ombra e risultano difficilmente esplorabili.

Allo stesso modo, specialmente all’interno delle abitazioni il sistema di illuminazione proietta alcuni artefatti luminosi piuttosto curiosi e, a volte, anche divertenti. Vi capiterà di trovare delle luci all’interno di un’abitazione che proverrebbero dall’esterno, se non fosse che a volte sono visibili di notte e a volte in zone in cui il tetto non lascia filtrare il minimo spiraglio di vento.

Niente di incredibile, sia chiaro, ma in una composizione quasi maniacale degli ambienti fa storcere il naso notare certe mancanze del genere.

Su Xbox One X, Valhalla riesce a mantenere una risoluzione generalmente pari a 3093 x 1740, dove scende al suo minimo assoluto a 2432 x 1368 nei momenti estremamente concitati per poi salire a 3840 x 2160 negli spazi più aperti e meno pieni di vegetazione ed esseri viventi.

Per l’onore

Assassin’s Creed Valhalla è una produzione coraggiosa, che ha saputo prendere il meglio dei giochi passati e migliorarlo ulteriormente, limandone i difetti più fastidiosi per dar vita a un titolo estremamente interessante seppur non esente da alcuni problemi che speriamo di non vedere più in futuro.

Ubisoft è stata in grado di esplorare la mitologia norrena come pochi altri hanno saputo fare, nonché a donarle quel fascino che da sempre si crea in chi si approccia per la prima volta a una produzione del genere. Non fatevi ingannare dai problemi passati, Valhalla è un titolo coraggioso che merita di essere giocato e capito, e che ci fornirà molto background non solo sulla storia moderna degli Assassini e dei Templari, ma anche su ciò che è accaduto nel passato, quando le due gilde si combattevano ancora con asce e lance.

Summary

Assassin’s Creed Valhalla si conferma un titolo di grande qualità, tra una narrazione Norrena piena di fascino nordico e un dettaglio grafico spettacolare, approfondimenti sulla storia degli assassini molto graditi e un personaggio principale ben caratterizzato. Non mancano alcune criticità che ci piacerebbe vedere finalmente risolte in un futuro nuovo titolo.

Overall
8.5/10
8.5/10

Pros

  • Grafica di qualità
  • Sistema RPG ridimensionato
  • Combat System
  • La narrativa

Cons

  • Alcuni artefatti grafici fastidiosi
  • Intelligenza artificiale da rivedere
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